BELOW recensione | L’abisso onnisciente che tutto osserva

By |18/12/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Cosa si annida nelle profondità di un’isola misteriosa in mezzo al nulla, in un luogo senza nome e senza punti di riferimento? “What Lies Below?”, recita la descrizione di gioco (che è anche il nome del sito ufficiale, tra l’altro). Cosa spinge gli avventurieri a sbarcare su quel lembo di terra irto d’insidie e orrori ultraterreni che proliferano nel buio dell’abisso più recondito? Da questa premessa parte Below, grandiosa intuizione nata dalla mente dei canadesi Capybara Games, già autori di Superbrothers: Sword and Sworcery EP.

Down in a Hole

Below si apre col lento approdo di una nave sulle coste di un’isola, con un viandante che mette piede sulla spiaggia e resta lì immobile, in attesa di un vostro input. Non ci sono parole a illustrare un antefatto, non c’è un comitato di accoglienza che prende il nome di tutorial e non c’è nulla – davvero nulla – che possa anche solo farvi intuire cosa dobbiate fare o quale sia il vostro compito. Imparerete morte dopo morte, a vostre spese, cosa significherà discendere lentamente “sotto”, sempre più giù, dove creature strisciano nell’ombra e terrori inenarrabili governano dal loro putrido trono senza luce.

Below ha il raro potere di instillare immediatamente enorme curiosità nel giocatore, facendolo sentire uno “Straniero in Terra Straniera“, inconsapevole di ciò che lo aspetta e impreparato ad affrontare un cammino periglioso, crudele, ostile, mortifero. Quando accenderete il primo falò potreste avere una sorta di déjà vu, destinato a sparire quasi immediatamente per via della natura profondamente diversa di Below: coi suoi dungeon procedurali, ma con le aree di snodo e l’esterno dell’isola che rimangono dei punti fermi e immutabili; con le sue scorciatoie che aprirete solo dopo essere sopravvissuti a uno o più livelli di profondità, Below si configura come una sorta di roguelike con elementi inediti che ben si amalgamano alla struttura.

L’esterno dell’isola, coi suoi mini atolli e le porte in pietra con strani simboli, sono le zone franche in cui potrete riprendere fiato prima di continuare la vostra discesa nell’ignoto. Qui, troverete anche una sorta di strana lampada che può rischiararvi il cammino e fendere le tenebre; una lampada che funziona coi cristalli rilasciati dai mostri, mistico oggetto dalla natura ineffabile; una lampada che può far ritirare i tentacoli che vogliono ghermirvi, se gli puntate contro il fascio di luce. Una lampada che, se morirete, rimarrà esattamente lì dove è andato a vuoto il vostro ultimo tentativo di difesa. Below prevede infatti la morte permanente, e per ogni viandante che perisce ce n’è subito un altro pronto a partire per la sua avventura. Sarà però senza equipaggiamento, perché se vorrete indietro tutto ciò che avete ottenuto nella partita precedente, dovrete recarvi esattamente dove è avvenuto il nefasto misfatto. E quest’andirivieni potrebbe capitare più spesso di quanto pensiate, perché nei dungeon, oltre ai mostri, ci sono svariate trappole e anche pericoli ambientali imprevedibili; come quelli delle terre ghiacciate, dove per non morire assiderati d’improvviso, dovrete scaldarvi con un mini fuoco da bivacco. Ne consegue dunque che non è facile fare una stima del tempo totale di gioco, ma tutto sommato non dovreste superare le otto ore complessive.

Losing My Soul

Il sistema di combattimento di Below è semplice ed essenziale: prevede la parata, l’attacco da fermo e quello in corsa, da effettuare dopo aver premuto il tasto per la schivata. Non ci sono parry, non ci sono combo né altri orpelli, ma va segnalata una reattività non sempre elevata e un pizzico di farraginosità nei movimenti circolari. Poco male, perché Below vi costringerà a correre ed evitare il più possibile gli scontri: il tempo sarà implacabile e le vostre necessità di sopravvivenza saranno più pressanti di ogni altro bisogno. Dovrete infatti sfamare il vostro personaggio, farlo bere e prestare attenzione alla temperatura corporea, se non volete che l’energia vitale cali giù inesorabilmente fino ad esaurirsi. Below è quindi un gioco a tempo, anche se in cima non vedrete mai un timer che, di fatto, in qualche modo esiste lo stesso: se indugiate troppo, infatti, difficilmente riuscirete a reperire le risorse che vi serviranno.

È una scelta senz’altro controversa, che potrebbe non far piacere a chi vuole esplorare con calma, piano piano, senza l’obbligo di fare una rincorsa alle provviste e una corsa per trovare al più presto una via di fuga. Tra l’altro, va detto che per via della generazione procedurale (vera croce di ogni videogioco), talvolta il tempo risulta essere un po’ più risicato del solito, motivo per cui bisogna avere una buona memoria, prontezza di riflessi e un po’ di fortuna. Per via di queste scelte di game design, la difficoltà di Below risulta essere piuttosto elevata, ma mai proibitiva se v’improvviserete dei giocatori a metà tra lo “speedrunner” e il “coraggioso incosciente”. Per tutti gli altri, com’è facile immaginare, i grattacapi potrebbero rivelarsi sin troppi, e la possibilità di abbandonare il gioco anzitempo potrebbe farsi concreta. Tenete duro e non fatelo, perché il finale, sebbene sia striminzito e poco articolato, è in grado di sprigionare una potenza immaginifica incredibile, che mi ha fatto addirittura pensare a qualcosa che sta a metà tra lo shockante space horror preternaturale messo in scena dal film The Void e gli orrori brulicanti descritti da William Hope Hodgson (senza cui Lovecraft, probabilmente, non avrebbe mai potuto scrivere i suoi capolavori).

Per sopravvivere dovrete anche usare il semplicissimo sistema di crafting interno al menù di gioco, che vi indica in modo inequivocabile quali sono gli abbinamenti ideali per fabbricare torce, bende e altre provviste essenziali. Al falò potrete creare qualcosa di più complesso, perché i calderoni vi consentono di usare l’acqua per la cottura dei cibi e mescolare ingredienti per creare intrugli. Sempre al falò, se lo desiderate, potrete privarvi di venticinque cristalli per trasformarlo in un checkpoint, e ben presto potrete trasferire anche parte dei vostri averi in un pratico deposito.

Lord of Light

Below narra la sua ermetica storia in silenzio, ma sa bene come usare dei simboli efficaci da cui far partire congetture e spiegazioni: parla di bene e male attraverso concetti espansi legati a luce e oscurità, ma mette anche in mezzo una potenza ancora più grande, che si fa beffe delle lotte intestine e dall’alto della sua segretezza e indecifrabilità determina i destini degli esseri e del mondo, il loro ciclo, i loro limiti, la loro sostanziale mancanza di peso nella bilancia dell’eternità.

Il vostro scopo, come capirete ben presto, è di far vostri dei frammenti di luce che completano lo strano simbolo incastonato nella lampada; dovrete portarli lì dove la terra comunica col cielo, stabilendo un contatto con qualcosa che pensate possa tirarvi fuori da quelle profondità… O che forse ne è proprio l’origine.
Non sottovalutate Below, né narrativamente, né per quanto concerne i pericoli che vi mette contro. Se proprio si dovesse muovere un appunto, sarebbe contro l’uso dell’arco, sostanzialmente inutile nell’economia di gioco e durante gli scontri, soprattutto considerando l’obbligo alla frenesia a cui dovrete piegarvi se volete evitare di collezionare una miriade di tentativi andati a vuoto. Attenzione però ai cristalli da raccogliere: se scendete a zero, la lanterna non avrà “combustibile” e vi lascerà al buio, e se siete anche senza torcia, la situazione si farà ancora più complicata.

Menzione d’onore alla colonna sonora di Jim Guthrie (già al lavoro sul precedente lavoro della software house), capace di creare un’atmosfera senza pari grazie al sapiente uso di sintetizzatori, in grado di conferire all’opera un’incredibile aura di inquietante mistero. Il tappeto sonoro è cupo e si avvicina a quello space-ambient che si sposa alla perfezione con le note lunghe e stranianti del dark sci-fi, rafforzando quella sacralità malevola che permea tutta l’avventura. Tutta l’isola. Tutta quella sconcertante incognita senza forma che esiste e che forse non riuscirete nemmeno a idealizzare.

+ Grande atmosfera, con tanti significati su cui teorizzare la storia di fondo
+ Impegnativo e misterioso, con un mondo di gioco articolato e ben costruito...
+ Non vi spiega nulla e vi lascia il piacere della scoperta graduale
+ Gameplay semplice e asciutto, ma mai banale
... Ma La proceduralità, come sempre, può creare qualche problema inatteso
- È a tempo e richiede sveltezza: la cosa potrebbe non piacere a tutti
- Alcuni elementi di gioco (con annesse tempistiche) non sono sempre ben calcolati, pertanto potrebbe risultare frustrante

7.4

Dopo anni di attesa, Below si rivela un titolo di grande interesse, soprattutto per la sua narrazione ricca di simbolismi e allegorie, capace di inquietare e incuriosire. Sebbene sia in parte derivativo nella sua struttura e sposi parzialmente quel generatore di problemi e pigrizia nel level design che prende il nome di proceduralità, l’opera di Capybara Games ne esce meglio del previsto: in pochi hanno la sua atmosfera, ancora meno hanno dei finali così spiazzanti ed enigmatici.