Backlog – Yakuza 0

Kamurocho ai tempi dei Bee Gees

Rubrica
A cura di DottorKillex - 27 Maggio 2019 - 10:37

La coda di freddo di questi giorni favorisce qualche pomeriggio al chiuso fuori tempo massimo, e allora ecco arrivare anche la nuova puntata della nostra rubrica dedicata, come avrete intuito dal titolo, al backlog, quell’animale mitologico che incalza tutti noi videogiocatori, incutendo un misto di ansia e di una rassicurante sensazione di opulenza (“magari trovo qualcuno che mi paga per giocare”). In questa rubrica tratteremo di giochi che hanno ottenuto un riscontro minore di quello che avrebbero meritato, a causa di un cocktail di fattori non necessariamente concomitanti: genere di nicchia, recensioni troppo severe, o, semplicemente, sfortuna. Il riilancio della serie Yakuza da parte di Sega nell’ultimo triennio ha fatto felici milioni di fan occidentali del brand, ma non sempre ha riscosso il successo commerciale che avrebbe meritato: Yakuza 0 ne è il più lampante e sfortunato esempio.

Backlog – Yakuza 0

Il fascino degli anni ottanta

Dei quattro capitoli della serie giunti in occidente nel corso degli ultimi tre anni (Yakuza Kiwami, Yakuza Kiwami 2 e Yakuza 6 sono gli altri tre), Yakuza 0 è uno dei due che raccontano una storia inedita, in questo caso un prequel delle vicende che conosciamo e amiamo: il racconto vede un giovanissimo Kazuma Kiryu e un insospettabilmente responsabile Goro Majima al centro delle vicende. L’uno, agli esordi nel Tojo Clan, deve immediatamente ripulire il suo buon nome da un’infamante accusa di omicidio, mentre l’altro, con qualche anno in più sulle spalle, è costretto ad emigrare a Sotenbori, in una sorta di esilio dorato necessario per espiare una serie di comportamenti che il clan non ha gradito.

Inizialmente separate, geograficamente e concettualmente, le due storyline finiranno con l’intersecarsi, offrendo un interessante spaccato del rapporto tra i due personaggi principali della serie, le cui origini erano state finora solamente accennate negli altri capitoli del franchise. Ad aggiungere charme ad un plot ispirato e raramente banale, come da tradizione della serie, si aggiunge il fascino sempiterno degli anni ’80, durante i quali sono ambientate le vicende narrate: dai tagli di capelli più assurdi (Kiryu in primis) alle mise più improponibili, Yakuza 0 si rivela, una volta di più, un efficacissimo ritrato di un’epoca, di una cultura, di una nazione. L’introspezione psicologica dei personaggi, il connubio tra storia di mafia e dramma umano, ed una serie di personalità credibili e ben disegnate contribuiscono a fare dell’intreccio uno dei migliori della serie, il che, considerando il livello raggiunto da titoli come Yakuza Kiwami 2 e Yakuza 6, rappresenta, di per sè, un ottimo punto di partenza.

Combattimento corpo a corpo

Poter agire senza particolari vincoli legati alla trama, avendo il vantaggio di porsi all’inizio della lunga e complessa timeline del franchise, ha dato grande libertà al team di sviluppo, e questo ha giovato alla narrativa e alla caratterizzazione dei personaggi, eccellenti anche nella sezione antagonisti. L’assenza di sottotitolazione italiana e la presenza del solo doppiaggio nipponico, rappresentano una barriera di difficile valicamento per gran parte del pubblico nostrano, il che spiegherebbe, almeno in parte, i risultati raggiunti in termini di vendite, con il titolo che si avvicina alle settecentomila copie vendute in occidente, sommando il mercato statunitense e quello europeo. Nondimeno, allo sforzo di comprensione corrisponde un’enorme soddisfazione per aver ben compreso e digerito un’opera stratificata, ben scritta, portatrice di molti valori della cultura giapponese contemporanea a cui si aggiunge, per i nati negli anni ’80, un senso di nostalgia e di familiarità che nemmeno molti titoli sviluppati molto più vicino a noi riescono a restituire.

Yakuza di schiena

Kamurocho by night

Il gameplay è quello tipico della serie, con un mix riuscitissimo tra esplorazione, combattimenti, tonnellate di attività secondarie e filmati di lunga durata, utili a portare avanti la trama, eppure qualche novità, a ben vedere, c’è, a partire dalla presenza di tre stili di lotta differenti, elemento che, purtroppo, non abbiamo ritrovato nei remake dei primi due capitoli. La presenza di set di mosse radicalmente differenti aggiunge profondità e personalizzazione all’esperienza di gioco, consentendo poi di passare da uno stile all’altro in qualsiasi istante, anche nel mezzo della battaglia, per adattare il proprio modo di combattere ai nemici che il gioco ci tira dietro a secchiate. Peraltro, grazie alla sua collocazione nella timeline della serie, Yakuza 0 risulta particolarmente adatto ai neofiti, che, grazie anche al lavoro di Sega, che sembra intenzionata a portare in occidente versioni rivedute e corrette di tutti i capitoli principali mancanti, originariamente usciti su Playstation 3, potrebbero ripercorrere la saga nell’ordine corretto, apprezzando a pieno l’intreccio generale e la crescita dei personaggi di episodio in episodio.
L’attenzione di questo capitolo al versante economico e al guadagno di yen per supportare non solo la crescita del personaggio ma anche numerose attività opzionali porta il giocatore a cimentarsi in passatempi uno più assurdo dell’altro, tutti accomunati, però, da una realizzazione che spazia dal buono all’ottimo.

C’è la consueta possibilità di svuotarsi le tasche in uno degli arcade Sega sparsi per Kamurocho, con riproduzioni pixel-perfect di grandi classici come Out-Run o Super Hang-on, quella di improvvisarsi magnati del mattone, facendo investimenti nel campo dell’edilizia fino a costruire un vero e proprio impero o, per i più attenti al fascino femminile, persino quella di diventare manager di numerosi club di hostess, fiore all’occhiello dell’intrattenimento made in Japan in quegli anni. Insomma, che si opti per la saga di Kiryu per il fascino dei personaggi e delle ambientazioni, per le storyline piene di doppiogiochisti e colpi di scena o, semplicemente, per godersi il gameplay e la miriade di passatempi di cui è riempita la mappa, ognuno troverà pane per i suoi denti.

Inseguimento in taxi

Per tutte le tasche

Al momento di redigere questa rubrica, a circa due anni e mezzo dal lancio europeo, Yakuza 0 si può portare a casa con un investimento contenuto, compreso nella fascia da quindici a venti euro per la versione digitale e da venti a trenta, a seconda dei prezzi dei singoli rivenditori e della scelta di una copia nuova o usata, per quella fisica. Considerando la longevità del prodotto, la bontà dell’offerta e l’importanza all’interno della cronologia della serie canonica, non possiamo che consigliare senza particolari riserve il prodotto Sega a tutti i tipi di giocatori, meno che a quelli che non digeriscono la cultura nipponica (ve ne sono davvero?!?) e a coloro i quali hanno problemi con l’inglese, perchè quantomeno la comprensione dei sottotitoli si rivela fondamentale per godere appieno della trama.

Nonostante manchino miglioramenti per la versione per PS4 Pro, e alla luce della natura cross-gen del progetto, edito anche su PS3 in Giappone, l’aspetto tecnico di Yakuza 0, pur lontano dalle vette di recente raggiunte del nuovo Dragon Engine, si difende egregiamente, facendo dell’espressività facciale e della grande abbondanza di elementi contemporaneamente a schermo due dei suoi principali cavalli di battaglia. Peraltro, supportare la saga pubblicata da Sega potrebbe (e sottolineiamo il condizionale) portare alla presenza quantomeno dei sottotitoli nella nostra lingua negli episodi futuri, a cominciare dallo spin-off in arrivo, Judgment…intelligenti pauca.

Non ci stancheremo mai di promuovere titoli e serie meritevoli su queste pagine, e quella di Yakuza, da moltissimi ignorata, appartiene sicuramente a questa categoria. Yakuza 0, allora, diviene il portabandiera di un modo “artigianale” di intendere i videogiochi, con un open world che quasi si fatica a chiamare così, per via delle dimensioni ridottissime ma stracolmo di dettagli, storie secondarie, attività opzionali, denso e mai banale. Come i suoi protagonisti, che trasudano carisma da ogni poligono, o come le sue storyline, che riservano sempre una sorpresa: se non avete mai messo piede a Kamurocho, iniziare da questo capitolo può rappresentare una delle migliori idee del vostro 2019 videoludico.

E poi non dite che non vi avevamo avvisati. Al mese prossimo con la nuova puntata di Backlog.




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