Backlog – Assassin’s Creed Origins, alle origini del mito

L'episodio della svolta per il franchise Ubisoft

Rubrica
A cura di DottorKillex - 19 Aprile 2019 - 10:00

Giunta la primavera, ecco arrivare anche la nuova puntata della nostra rubrica dedicata, come avrete intuito dal titolo, al backlog, quell’animale mitologico che incalza tutti noi videogiocatori, incutendo un misto di ansia e di una rassicurante sensazione di opulenza (“se beccassi l’influenza, almeno avrei cosa giocare”).
In questa rubrica tratteremo di giochi che hanno ottenuto un riscontro minore di quello che avrebbero meritato, a causa di un cocktail di fattori non necessariamente concomitanti: genere di nicchia, recensioni troppo severe, o, semplicemente, sfortuna. Nonostante sia stato accolto con grande favore dalla stampa, e abbia da poco superato la quota delle quattro milioni di copie vendute, crediamo che in pochi abbiano compreso la portata dei cambiamenti che Assassin’s Creed Origins ha portato al brand Ubisoft: ecco perchè questa puntata è dedicata a Bayek ed Aya.

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Un credo appannato

Dopo aver rivoluzionato, a suo modo, il genere degli action in terza persona con la trilogia dedicata ad Ezio Auditore, il brand Assassin’s Creed aveva vissuto fortune alterne, tra capitoli sottovalutati (Assassin’s Creed III), altri ben riusciti (Black Flag) ed altri ancora semplicemente disastrosi (Unity).
Al franchise Ubisoft serviva una scossa, e quando questa è arrivata, ad ottobre del 2017, aveva il profilo egizio di Bayek, un medjay dell’entroterra egiziano in epoca tolemaica, quando in riva al Nilo si concentravano giochi di potere e lobby di insospettabili agivano nell’ombra.
Dopo un salvifico anno di pausa, che ha spezzato la cadenza annuale che il franchise si portava dietro da un lustro, il team di sviluppo, in questo caso Ubisoft Montreal, ha avuto tutto il tempo di rivoluzionare la struttura di gioco, spingendo ancora di più sulle meccaniche da gioco di ruolo già abbastanza evidenti sin dai tempi di Black Flag, ma mai abbracciate del tutto.
Da stealth action in terza persona, allora, il gioco diviene un gioco di ruolo a tutti gli effetti, guardando a produzioni come Horizon e The Witcher 3, sia nella struttura delle missioni, con un’alternanza tra tantissime secondarie ed un arco narrativo principale ben delineato, sia nella natura open world, limitata solamente dalla forza dei nemici in certe zone della mappa.
Il combat system, da sempre uno dei punti di maggiore criticità della serie, viene allora rivisto completamente, prendendo spunto dalle sfide mortali dei Souls di Hidetaka Miyazaki ma senza perseguirne la tecnicità nè l’elevato livello di difficoltà, così da non alienare una fanbase ben più larga di quella dei prodotti From Software.
Ecco che, allora, lo scudo diviene il migliore amico del protagonista (salvo poi sparire quasi del tutto nel susseguente Odyssey), e l’importanza dell’equipaggiamento raggiunge il suo apice, segnando la differenza tra una sanguinosa sconfitta, mai comunque troppo punitiva, e un obiettivo di missione brillantemente raggiunto.
A scanso di equivoci, le avventure di Bayek ed Aya non riescono a rivaleggiare con i titoli succitati nei rispettivi campi, non potendo vantare nè il raffinato sistema di combattimento dei Souls nè la spettacolarità visiva di Horizon, ma l’intenzione appare chiara e le idee dietro la serie lo sono altrettanto: i tempi dei contrattacchi come unico strumento di offesa e dei pedinamenti con game over istantaneo sono finiti.
Assassin’s Creed Origins segna uno stacco netto con il passato, e, come tutti i prodotti costruiti ex novo (o quasi), perde quacosa nel confronto diretto con i titoli ispiratori, ma, nel complesso, si rivela l’episodio più solido a livello di gameplay di tutta la serie, rappresentando per essa la medesima rivoluzione che il secondo capitolo rappresentò dopo le avventure di Altair.

A spasso per l’Egitto

Anche un neofita della serie, che magari aveva avuto modo di mettere le mani solamente su uno dei titoli precedenti, si renderebbe conto immediatamente delle novità inserite se si cimentasse con Assassin’s Creed Origins: l’innalzamento del livello medio di sfida, la possibilità di equipaggiare armi e parti di equipaggiamento per ogni parte del corpo, la necessità di acquisire quest secondarie da personaggi non giocanti, presenti in gran numero sull’enorme mappa di gioco, sono tutti elementi che riconducono ad una decisa svolta RPG.
A livello Difficile (che non è nemmeno il maggiore selezionabile) è impensabile affrontare più di un soldato nemico per volta, a meno di non agire nell’ombra giustiziando i nemici con un singolo colpo letale: soprattutto gli avversari dotati di grossi scudi a torre si rivelano degli ossi davvero duri da abbattere, rinculando le iniziative di Bayek e affondando i colpi al primo varco.
Come detto, siamo lontani dai picchi della serie Souls e di prodotti simili, come Nioh, ma se nei precedenti capitoli del franchise lo stealth era un’opzione inutile, adesso diviene fondamentale in più di un’occasione.
Il lavoro svolto sull’ambientazione, da sempre uno dei marchi distintivi della serie, e sulla trama, che, pur nella sua linearità, riesce a coinvolgere fino alla fine, testimoniano come gli sforzi di Ubisoft per rinnovare il gameplay non abbiano intaccato i punti di forza del franchise, che si conferma capace di trasportare il giocatore in un mondo fittizio come pochi altri titoli sanno fare.
Certo, i margini di miglioramento non mancano: il combat system, pur molto buono, tende a poggiarsi troppo sull’utilizzo dello scudo (che, difatti, verrà quasi rimosso dal seguito), la qualità delle missioni secondarie è altalenante, tra alcune memorabili ed altre fatte con lo stampino, e l’intelligenza artificiale nemica è in linea con quella della precedente iterazione, e quindi sotto la sufficienza.
In ogni caso, i pregi superano ampiamente i difetti, e crediamo che il coraggio (finalmente!) dimostrato dalla software house transalpina nel rinnovare il suo brand di punta debba essere premiato, come d’altronde non solo noi di Spaziogames.it abbiamo fatto in sede di recensione del titolo.
Le avventure di Bayek ed Aya hanno gettato le basi per il prosieguo della serie, e, come visto con Odyssey, lavorando sui dettagli è possibile migliorare ulteriormente, e consistentemente, l’esperienza di gioco: adesso ci aspettiamo che Ubisoft non forzi il franchise nuovamente in un ciclo annuale, lasciando ai suoi team interni il tempo necessario per fornire prodotti di qualità come questo, per il bene dei giocatori ma anche del brand.

Assassin's Creed Origins the hidden ones

Affarone

Aldilà della bontà delle meccaniche di gioco e del peso rivoluzionario delle novità portate in dote da Assassin’s Creed Origins, ad un anno e mezzo dal rilascio sembra davvero giunto il momento, per quanti se lo fossero perso, di recuperare il titolo Ubisoft, approfittando della fascia mid-price in cui si trova al momento di redigere questo pezzo.
Se sono necessari poco meno di trenta euro per una copia fisica, con qualcosa di meno è possibile portarsi a casa quella digitale, per un’avventura che può portare via da un minimo di venticinque ore per i giocatori più frettolosi fino alle sessanta abbondanti per quanti volessero perdersi nel meandro di missioni secondarie (alcune delle quali scritte davvero bene, peraltro), sfide nell’arena e, soprattutto, nella ricerca dei phylakes, gli odiosi mercenari dell’Ordine con la tendenza a palesarsi nei momenti meno opportuni.
Il lavoro di patch post lancio ha ripulito il codice originale dai bug, inevitabili per produzioni di così ampio respiro, e rifinito l’aspetto estetico, che non esitiamo a definire strabiliante nella sua versione Xbox One X, soprattutto in caso si possegga un televisore 4K HDR.
Come se non bastasse, i due dlc rilasciati, rispettivamente a gennaio e marzo dello scorso anno (Gli Occulti e La maledizione dei Faraoni), vanno a completare ed ampliare l’affascinante arco narrativo del titolo base, aggiungendo numerosi contenuti e variando la formula originale quel tanto che basta per non sapere di stantio.
A conti fatti, recuperarlo e giocarlo a distanza di qualche mese potrebbe rivelarsi ancora più conveniente, grazie alla stabilità del codice e alla disponibilità immediata di tutti i contenuti rilasciati dal team di sviluppo.

Tanto quanto le avventure rinascimentali di Ezio Auditore hanno segnato l’inizio del successo mondiale della saga di Assassin’s Creed, quelle di Bayek e della sua focosa consorte hanno riportato il franchise Ubisoft al centro della scena videoludica mondiale, dove, secondo noi, merita di stare. Il successo di critica e di pubblico riscosso da Origins ha aperto la strada a quello di Odyssey, che ne ha ripreso ed ampliato tanti degli spunti, costruendo su fondamenta già molto solide. Per il futuro della saga abbiamo due speranze: prima di tutto che Ubisoft continui sulla strada tracciata, lasciando ai suoi studi tutto il tempo necessario per creare prodotti ricchi di contenuti come questi, anche a costo di saltare un anno o due.Secondariamente, ci piacerebbe rivedere in azione la coppia di assassini egiziani, magari con un seguito diretto che, guarda caso, all’interno della serie manca dai tempi di Ezio Auditore da Firenze… Al mese prossimo con la nuova puntata di Backlog.




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