Astral Chain non è il classico titolo che vi aspettereste da Platinum Games

Astral Chain non è il solito videogioco di Platinum Games anche perché, tra un momento d’azione e l’altro, il protagonista è pur sempre un poliziotto.

Recensione
A cura di Valentino Cinefra - 26 Agosto 2019 - 15:00

I primi 90 minuti, circa, di Astral Chain sono tra i più galvanizzanti esordi che Platinum Games ci abbia mai proposto. Dopo una brevissima creazione del personaggio (poche opzioni, che verranno leggermente approfondite nel corso del gioco) veniamo catapultati subito nell’azione. Precisamente, una corsa in motocicletta dentro una galleria, costretti a difenderci dall’assalto di non meglio precisate creature. Un inizio che più cyberpunk non si può, in un tripudio di luci al neon, musica rock ed elettronica. L’intero primo capitolo è un crescendo d’azione dove non si riprende mai fiato, e le meccaniche di gioco vengono spiegate a scaglioni, dando al giocatore giusto quello che serve per poter capire cosa sta succedendo intorno a lui.

Ci vengono introdotti i Legion e la necessità di difendere l’Arca (una sorta di fortezza-città utopica che potrebbe fungere da rifugio definitivo per l’umanità) dall’assalto delle Chimere, creature che infestano il nostro mondo attraverso dei portali. Vanno ovviamente annientati attraverso l’uso della forza, con i suddetti guardiani che aiuteranno il protagonista (maschile o femminile, muto, con il fratello gemello del sesso non scelto che invece è doppiato e caratterizzato) a scatenare le combo più feroci possibili. Le Chimere ed i Legion, scopriremo subito dopo la prima adrenalinica sequenza, sono legati a doppio filo. Con un’idea che ricorda vagamente Neon Genesis Evangelion (Astral Chain lo citerà alcune volte) il machiavellico Yoseph, comandante dell’unità special Neuron, ha trovato il modo di intrappolare queste creature e trasformarle nei Legion, degli esseri che accompagnano gli agenti speciali della Neuron a cui sono legati in maniera neurale con il cosiddetto sistema Legatus, attraverso una… catena astrale.

Questo è l’incipit di Astral Chain. Sebbene l’ultimo lavoro di Platinum Games in esclusiva per Nintendo Switch possa sembrare il classico action sugli stilemi della software house nipponica, a poco a poco si scopre che questo è tutt’altro che il classico action a cui noi fan dei ragazzi di platino ci siamo abituati. Con Astral Chain, l’impressione è che lo studio di Osaka abbia voluto fare i conti con la propria storia e provare a fare una summa di tutto ciò che hanno creato finora. Come vi accennavo nell’anteprima, quelli di voi dall’occhio più allenato troveranno riferimenti ludici a praticamente ogni opera mai sviluppata da Platinum Games, con anche qualche rimando a quando esisteva ancora Clover Studio: da Okami e Viewtiful Joe fino a Bayonetta e Nier: Automata. Un lavoro del genere, fatto di sperimentazione nel creare un’avventura molto più corposa del solito, ha portato un risultato molto positivo, pur con alcune perplessità e leggere storture di cui bisogna tenere conto.

Astral Chain non è il classico titolo che vi aspettereste da Platinum Games

Io sono Legion

Il combat system è esattamente ciò da cui è necessario iniziare per capire quanto sia eclettico Astral Chain. Partiamo dal protagonista, il quale ha a disposizione una sola arma ed un solo tipo di attacco. Il Manganello X è uno strumento multiuso che può trasformarsi, istantaneamente e quindi anche all’interno di una stessa combo, in una spada in grado di attaccare velocemente, uno spadone lento ma con un output di danni maggiore, ed infine una pistola. Per attaccare c’è un solo input, ovvero il grilletto destro. Potenziando il Manganello X è possibile ottenere alcune mosse aggiuntive come il colpo caricato, il colpo rotante, o la possibilità di inserire una pausa tra un colpo e l’altro per creare nuove combo.

Le vere armi sono i Legion, ovvero le creature che accompagnano il nostro cyber-poliziotto. Nel corso del gioco arriverete a sbloccarne cinque: Spada, Ascia, Possente, Bestia ed Arco. Ognuno dei Legion ha un suo skill tree con bonus da sbloccare, come delle abilità da ottenere sia passive che attive. Quelle passive ricordano molto i chip di Nier: Automata, ovvero dei perk che costano degli slot e vanno gestiti con attenzione (sebbene gli slot siano pochissimi e ben lontani dalla complessità del titolo citato), ed in cambio garantiscono bonus come la rigenerazione, resistenza allo stordimento, maggior velocità di movimento e tanto altro. Quelle attive sono invece banalmente delle mosse che i Legion posso attivare, con tanto di cooldown. Assalti feroci, colpi ad area, buff di vario tipo, mosse relative al dispiegamento della catena astrale, ed altre. In quest’ultimo caso va detto che buona parte delle mosse disponibili per i Legion sono identiche, mentre quelle che caratterizzano ogni creatura dall’altra sono circa due o tre. Da un lato è un bene perché si impedisce di costringere l’uso di un particolare Legion per usare una singola abilità, ma dall’altra ho constatato che si finisce per usare molto più alcuni di essi rispetto ad altri. Dipende dallo stile di gioco probabilmente, ma alcuni Legion sono fin troppo situazionali e può capitare di lasciarli un po’ indietro rispetto ad altri.

I Legion si controllano con il grilletto sinistro invece, e si può fare letteralmente quello che si vuole con essi. Si possono lanciare addosso agli avversari, per poi magari raggiungerli ed attaccare in velocità, far girare intorno ad un nemico per incatenarlo per qualche prezioso secondo, creare una barriera per respingere i nemici in carica, ed ovviamente inserirli all’interno di un attacco qualsiasi della combo. Inoltre, in determinati momenti, è possibile creare un attacco combinato tra personaggio e Legion: uno scintillio azzurro avverte della possibilità e, premendo sempre il grilletto sinistro, giocatore e Legion attaccano all’unisono. Anche questi attacchi sono delle vere e proprie combo, pertanto con il giusto tempismo si possono sferrare anche più attacchi combinati in sequenza.

Ogni Legion ha le sue peculiarità, ovviamente. Spada attacca velocemente ed è sostanzialmente ben bilanciato; Ascia, al contrario, è lento e possente, ma può generare degli scudi che difendono il giocatore; Bestia è il più veloce ed ha delle mosse che controllano gli avversari; Possente è in grado di generare un output di danni considerevole, ma è il più lento del lotto; Arco, come è facile intuire, è specializzato nella distanza e nei colpi ad area. Oltre alle mosse, e quindi all’aiuto nel combattimento e nella realizzazione di combo che, con l’apprendimento delle regole di gioco e l’avanzamento dell’avventura, diventano sempre più spettacolari e mozzafiato, i Legion sono fondamentali per l’esplorazione. Un po’ come gli strumenti di un metroidvania, l’ottenimento di un Legion permette di poter accedere a delle zone nuove della mappa (alcune delle quali saranno accessibili solo da una seconda partita, ad esempio), che sia per superare ostacoli ambientali, risolvere piccoli puzzle, o semplicemente accedere a delle zone.

Astral Chain si rivela quindi un action diverso dal solito, molto eclettico e di posizionamento per certi versi. La schivata è fondamentale, perché colpire alle spalle di un nemico significa infliggere molti più danni. Ci sono status che possono innescarsi come lo stordimento, e in generale l’azione di gioco piuttosto che essere votata al leggere le mosse dell’avversario e contrattaccare, tra personaggio e Legion, spinge il giocatore a ricercare una risposta ad ogni azione, sfruttando tutti i mezzi a sua disposizione. Componenti gdr che, nell’insieme, restituiscono un action game tra i più complessi stratificati dello studio. Ci sono tante chicche da scoprire giocando come, una tra tutte, la possibilità di curarsi completamente infliggendo un particolare colpo di grazia ai nemici invece di picchiarli normalmente. Sì, la stessa dinamica di Metal Gear Rising. Per gli appassionati della ludoteca dello studio di Osaka, Astral Chain ha dell’enciclopedico.

In questo senso, Platinum Games ha sviluppato anche un ottimo sistema di difficoltà scalabile, ancor di più di quanto non abbia fatto nei suoi lavori, da Bayonetta in poi. Potete giocare ad Astral Chain semplicemente menando le mani senza preoccuparvi della barra della vita dei Legion (possono essere evocati e mandati via a piacimento, ma nel caso i punti vita finiscano il tempo di attesa per il loro ritorno è molto più lungo), né delle vite massime a disposizione. Ma il livello di difficoltà più alto non ha vite aggiuntive, i nemici sono più furiosi, e potrete addirittura disattivare elementi dell’HUD per giocare ancora più istintivamente e padroneggiare la vostra conoscenza del gioco in caso di run successive.

Astral Chain non è il classico titolo che vi aspettereste da Platinum Games

Una storia che è una Chimera

Appurato che l’atmosfera di Astral Chain è calzante anche e soprattutto nella costruzione degli ambienti come la stazione di polizia per esempio, grazie poi ad una colonna sonora che seppur pecchi nel non avere un brano distintivo, riesce perfettamente a sorreggere perfettamente l’avventura come dovrebbe, purtroppo in termini di narrativa non tutto va per il verso giusto.

Neon Genesis Evangelion è una delle ispirazioni più palesi per Astral Chain, ne riprende alcuni temi e dinamiche in maniera abbastanza chiara. Sebbene non si possa parlare di un plagio, perché altrimenti dovremmo parlarne per una buona parte delle opere d’intrattenimento degli ultimi anni, il titolo di Platinum Games non riesce a spiccare il volo con le sue ali. Ed è un peccato perché, come dicevamo in apertura, Astral Chain parte con il proverbiale botto. Però i personaggi secondari sono profondi come la carta velina, e la stessa trama alla fine si arrabatta per costruire quello che dovrebbe essere un mistero oscuro ed imperscrutabile che in realtà, a patto di non aver letto o visto nessuna storia di nessun tipo nella vita, si riesce a preveder sin dalle prime battute.

Sebbene raramente i lavori dello studio siano diventati celebri per la trama, ad esclusione di Nier: Automata in cui effettivamente non l’avevano curata loro, Platinum Games è sempre riuscita a confezionare almeno dei personaggi memorabili. Magari pacchiani, con dei piccoli stereotipi, ma distintivi ed unici, e senza voler tirare fuori la solita strega Cereza, non è solo Bayonetta ad averci regalato dei personaggi forti. Questo Astral Chain non lo fa praticamente mai, ad esclusione del fratello gemello del protagonista (uomo o donna, in base alla vostra scelta), che essendo fortemente legato alla narrazione assume alla fine una certa profondità. In ogni caso, niente di indimenticabile. Peccato anche perché, ad un certo punto, Platinum Games costruisce una serie di capitoli che per chi ha dimestichezza con i videogiochi di questo genere sembrano il proverbiale rush finale. Poi rimette in gioco tutto, e lo fa con intelligenza, continuando la storia per abbondanti altre ore (ne ho impiegate circa venti per completarla, saltando numerosi casi che comunque si possono recuperare ripetendo i capitoli), ma non riesce a sostenere questo interessante twist con una narrativa di pari livello.

Astral Chain è però una splendida dimostrazione di stile da parte di Platinum Games. La grafica in stile anime si sposa perfettamente con il lavoro di Masakazu Katsura al character design, ed in generale il colpo d’occhio è molto buono. Effetti, luce, costruzione delle scene e degli ambienti, animazioni, tutto è di grandissimo pregio. Sul lato tecnico ci sono però dei problemi. In primis la telecamera che, soprattutto contro i nemici grandi e/o in spazi stretti, impazzisce con una certa frequenza, che i nemici siano agganciati o meno. Ogni tanto si notano delle scalettature un po’ eccessive nei profili dei modelli poligonali e, pur raramente che sia ed in situazioni davvero limite, il frame rate perde qualche colpo rispetto ai suoi stabili 30 frame per secondo.

Astral Chain non è il classico titolo che vi aspettereste da Platinum Games

Il lungo braccio futuristico della legge

Astral Chain non è il solito videogioco di Platinum Games anche perché, tra un momento d’azione e l’altro, il protagonista è pur sempre un poliziotto. Questo significa casi da risolvere ed indagini da portare a termine. In ogni capitolo troverete casi principali e secondari, che una volta risolti permettono di ottenere preziose risorse, che siano oggetti da consumare in battaglia oppure il codice genetico (punti esperienza, banalmente) per potenziare i Legion.

I casi rossi, quelli principali, sono più corposi, prevedono a volte di combattere, esplorare dei portali e risolvere dei puzzle ambientali, e generalmente hanno un’attenzione per la narrativa secondaria leggermente maggiore, ed i voti ricevuti durante il loro svolgimento contribuiscono alla classica valutazione finale del livello. Quelli blu, i secondari, sono invece più banali, nella maggior parte dei casi delle fetch quest o dei minigiochi, che servono più che altro a smorzare la tensione ed ottenere delle risorse ulteriori. Purtroppo, nella volontà di costruire un’avventura più corposa come è stata quella di Nier: Automata (Astral Chain deve molto a questo titolo, occhio per esempio alle animazioni della versione femminile del personaggio…), questi sono gli elementi più deboli. Da un certo punto in poi della partita ho iniziato ad abbandonare i secondari, soprattutto quando bisognava riconsegnare dei gelati ad un bambino o impilare delle scatole di cartone. Anche quelli rossi, a volte, sono dei meri riempitivi (non è necessario completarli tutti per finire il capitolo), ma se non altro c’è mediamente qualcosa da fare.

L’avventura di Astral Chain ha quindi delle variazioni di ritmo tutto sommato interessanti. Le stesse indagini sono un buon pretesto, stavolta riuscito, per far sentire il giocatore davvero un poliziotto. Le invasioni delle Chimere generano dei disordini nella vita di tutti i giorni, e l’unità Neuron è l’unica a poter intervenire perché il Legatus consente loro di vedere fisicamente le creature che ai cittadini comuni sono invisibili, e quindi di affrontarle. Con un’ottima attenzione per l’estetica e le tematiche cyberpunk del titolo, gli agenti hanno a disposizione un software di realtà aumentata installato nella retina chiamato IRIS che permette di analizzare con più profondità le scene del crimine. In termini di gameplay, l’IRIS permette di vedere gli indicatori delle quest, ma anche le zone degli ambienti con cui i Legion possono interagire attraverso le loro capacità, come accennato sopra. Non aspettatevi di dover risolvere complicati casi, né di fare appello alle vostre doti di investigatori, perché le fasi di indagine sono perlopiù un modo per alternare l’azione a fasi platform e di esplorazione. Un modo riuscito, nella maggior parte dei casi, per messa in scena e gameplay.

+ Combat system stratificato e pieno di opzioni, forse come non mai
+ Worldbuilding coinvolgente
+ Avventura longeva, più del previsto
- Trama e personaggi fuori fuoco
- I casi secondari sono spesso dei meri riempitivi
- Qualche inciampo dell’engine

8.3

Astral Chain è senza ombra di dubbio il lavoro più complesso di Platinum Games, ed allo stesso tempo tra i più eclettici e distintivi della storia dello studio di Osaka. È evidente la voglia di fare tesoro del proprio lavoro e costruire un gameplay che prenda le miglior idee da tutte le produzioni degli anni passati. Per un fan di Platinum Games è una gustosa enciclopedia del videogioco d’azione, per un neofita una corposa enciclopedia da studiare, ma che è possibile affrontare con più dolcezza grazie a delle sagge opzioni in termini di bilanciamento dell’esperienza di gioco. Astral Chain è più un’avventura che un gioco d’azione per certi versi. Ci sono vari collezionabili, missioni principali e secondari, capi d’abbigliamento per personalizzare il protagonista, una colonna sonora molto buona, ma sebbene il worldbuilding sia strepitoso purtroppo narrativa e personaggi non riescono a rendere memorabile l’avventura quando i titoli di coda iniziano a scorrere. In ogni caso, se c’è un “anime videoludico”, da oggi è difficile trovarne qualcuno migliore di Astral Chain.




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