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Avatar di Valentino Cinefra

a cura di Valentino Cinefra

Ex Staff Writer @SpazioGames

Pubblicato il 22/05/2017 alle 00:00
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Il 24 maggio sarà l’anniversario di Overwatch, la testata nucleare che Blizzard ha tirato sull’ecosistema dei giochi multiplayer online, dilaniandolo per buona parte.Nel primo anno di vita dello shooter sono successe talmente tante cose intorno al prodotto che sembrano esserne passati almeno cinque. Tra le tante polemiche relegate ai personaggi – tra cui ricordiamo le natiche di Tracer, l’omosessualità di Tracer e la non omosessualità di Zarya – i meme, il merchandise, i video parodia, i cosplay, la presenza sempre più potente del gioco nella scena degli eSport, Overwatch è uno di quei titoli che entrano di diritto nella memoria storica dei videogiochi.L’ho definito un “instant classic” in un articolo dell’anno scorso, ma in realtà ci sono sufficienti motivi per cui ogni buon cittadino, tra cui il sottoscritto, potrebbe addirittura arrivare a odiare Overwatch. Lasciate che vi spieghi il perché.

La routine quotidianaDa quando Overwatch è andato online pubblicamente, per un lungo periodo di tempo ho iniziato a vivere la vita sezionandone le attività in funzione del gioco. Il tempo a mia disposizione non era più minuti oppure ore, ma “tot partite di Overwatch”. Venti minuti prima di dover uscire per un impegno sono diventate due partite di Overwatch, o tre molto veloci.

“Tra quanto arrivi?”“Mah, più o meno un trasporto del payload di Numbani e mezzo. Senza Hanzo, ovviamente, e con una dive comp decente che almeno…”“Eh??”“No dicevo, un quarto d’ora e sono lì”.

Sorvoliamo ovviamente sulla pietosa sindrome dell’ultima partita, perché è una cosa ovvia e ben nota. Altro che la fascia oraria delle Bermuda di ZeroCalcare, qui si inizia a giocare in ora aperitivo e, il tempo di esultare per una manciata di skin leggendarie nei box che già gli uccellini fuori cominciano a cinguettare.Non mi fa neanche più dormire Overwatch. Decidi di uscire per andare al cinema, farti una birretta, o semplicemente vederti con qualcuno, con la pia illusione di tornare a casa ed andare a dormire finalmente ad un’ora decente perché Overwatch neanche lo tocchi stasera, perché tu sì che sai sconfiggere le tentazioni. Poi arriva l’infame messaggio del gruppo WhatsApp dei tuoi giocatori abituali, il prestigioso Team Lasagna di cui sei il fiero capogruppo (se avete incrociato “WhiteLasagna”, “RedLasagna”, “BlueLasagna” e compagnia bella in Rainbow Six Siege su PC, siamo noi) della terza serata, ore 23:30 circa: “Noi siamo online. Che fai, entri? Dai che rankiamo che c’è la Leila in formissima stasera”.E anche oggi si va a dormire presto domani.

Mi ha fatto amare il ruolo che tutti odianoChi ha giocato con un certa lucidità un MOBA a caso ha già capito dove sto andando a parare. Parliamo di support, quel ruolo che serve a portare a casa le partite e che nessuno vuole giocare mai. Perché se la partita finisce bene nessuno ti si calcola di pezza (e tre volte su quattro è merito tuo), ma se per sbaglio sopraggiunge la sconfitta allora è tutta colpa tua perché non hai curato mai, non ha piazzato le torrette, o qualsiasi sia la cosa che devi fare, ma che in realtà hai fatto per tutta la partita mentre i tuoi compagni di squadra si lanciavano in giocate incredibili dimenticandosi di non essere dei coreani e morendo come delle seppie al sole.Il bello di Overwatch è che i personaggi di supporto sono i più divertenti da giocare, ma più li giochi e più cadi nel baratro di una sindrome di Stoccolma verso i tuoi compagni di squadra. Fino a qualche tempo fa potevo obiettare che Symmetra, almeno, fosse un pick poco utile, ma quell’anima pia di Jeff Kaplan l’ha sistemata e adesso è stimolante pure lei da giocare. Giocare di supporto in un gioco del genere di solito è una noia incredibile, ma Overwatch ti fa fare le corse per cliccare su uno dei personaggi nella parte della destra dello schermo. Tutto ciò poi viene sublimato da quella giocata della partita che fai ogni 150 match circa, ma quando succede è qualcosa tipo una ultra di Zenyatta per arginare la Pioggia di Fuoco di Pharah, mentre il Soldato-76 alleato attiva il Visore e tira giù tutto quello che si può legittimamente tirare giù. E questo ci porta al prossimo punto.

Verso la play of the game che ci esaltaAbbiamo detto che giocare in sordina impegnati nel proprio compitino è divertente, in Overwatch. Sì, però… All’ennesima ultimate di Reaper di fila finita nell’highlight della partita ti inizia a venire voglia di provare ad entrarci pure tu. Il primo passo è prendere proprio Reaper, perché alla fine che ci vuole a premere un tasto quando i nemici sono tutti vicini?Ci vuole il tempo di una Widowmaker che ti fa passare l’emicrania ogni volta che metti il naso fuori da un riparo, un Reinhardt che ti travolge ogni 3 per 2 come un Frecciarossa in ritardo, un Bastion giocato da un reduce della guerra del Vietnam, e un Hanzo che tira frecce che rimbalzano su trecento angoli prima di prenderti in testa. E allora inizia a passare al setaccio tutti quelli che solitamente vedi nelle play of the game: Pharah, Soldato-76, Bastion, ecc. Il risultato è sempre quello: per inseguire la giocata della partita finisci per morire un sacco di volte. Poi arriva la quadrupla con il dragone di Hanzo e pensi di avercela fatta, ma ovviamente, la fanfara del play of the game è del Torbjorn di turno, la cui torretta rievoca il massacro di San Valentino a King’s Row mentre l’inquadratura è sul giocatore fermo che è andato in bagno.Quando finalmente ti liberi della schiavitù della giocata migliore della partita tutto torna bellissimo. Giochi per divertirti dando il meglio di te, e proprio con quello stato mentale finisci per goderti il filmato della rianimazione intera della squadra di Mercy a 3 metri dalla meta del payload avversario, ribaltando poi la partita.Però tu quel turno hai preso Reaper.

We could be heroesVi ho già parlato di come i personaggi di Overwatch siano il motore principale del coinvolgimento del giocatore. Si viene attirati a giocare per i protagonisti, ma anche per il gioco in sé che, come sapete, è riuscito ad ammiccare ad un pubblico molto variegato. Allora capita che, di tanto in tanto, ti dicono: “Ho comprato da poco Overwatch, dammi la tag così ti aggiungo e giochiamo insieme!”. È una cosa bellissima condividere una passione con i propri amici, soprattutto se tramite ciò ne conosci di nuovi. Poi inizi a giocarci.

“Pensavo di prendere Bastion, che dici?”“Beh, siamo in attacco e dobbiamo conquistare il punto, non è proprio un personaggio che…”“Ma sì dai gioco attento, fidati. Tanto ho appena iniziato, non mi metto mica a fare le giocate strane”.

0-3 senza ritegno. Overwatch è un gioco per tutti, si può saltellare e sparare giocando in pausa pranzo, oppure si può saltellare e sparare precisamente dove si vuole calcolando le hitbox del proprio personaggio. Basta solo capire da che lato stare, e sapere che probabilmente è quello sbagliato, a prescindere.

Gira la modaGiocando a GTA V perdevo le ore a comprare vestiti per Trevor, Franklin e Michael, cambiando spesso outfit ogni volta che mi veniva un’idea interessante. Ecco, in Overwatch faccio più o meno la stessa cosa. Ore ed ore (e soldi, a volte) spese ad accumulare forzieri nella speranza di trovare la skin, l’emote o la frase preferita. Altrettanto tempo speso a creare la combinazione migliore. All’inizio, almeno, si potevano tenere una sola emote e un solo audio, ma con uno degli ultimi aggiornamenti se ne possono selezionare fino a quattro di ognuno. Capite la crescita esponenziale del mio disagio.Overwatch risveglia il mio lato femminile. Il che non è un problema in sé, non fosse che tutto quel tempo sprecato così lo avrei potuto impiegare nel cercare di capire perché quel punteggio delle partite classificate non ne voglia proprio sapere di aumentare. I forzieri, ed il loro contenuto, sono la causa del fatto che, dopo una fortunata prima stagione, la divisione oro di Overwatch per me sarà un lontano ricordo.

Se non si fosse capito, io ad Overwatch voglio molto bene. Lo odio anche un pochino quando non si comporta bene, ma alla fine lo perdono sempre. Dopo un primo anno sensazionale, in cui Blizzard ha lavorato benissimo dal lancio ad oggi, Overwatch è un vero e proprio fenomeno di culto della games industry. I primi 365 giorni sono fondamentali per un gioco incentrato unicamente sull’esperienza multigiocatore online, e la storia recente è piena di esponenti che non ce l’hanno fatta a tenere il passo, ma non è il caso dello shooter di Blizzard.

E voi, come avete vissuto questo primo anno di Overwatch?

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