Arise: A Simple Story, gli strazianti ricordi dell’anima – Recensione

Arise: A Simple Story è intenso viaggio nelle memorie di un uomo che ripercorre la propria vita dopo la morte. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 2 Dicembre 2019 - 15:21

Ce ne sono molti di titoli definiti “poetici”, in grado di trattare tematiche delicate solo perché una determinata nicchia di giochi è ormai ovvio che lo faccia; di opere come Arise: A Simple Story ce ne sono invece poche, perché toccare certe corde dell’anima non è una qualità da tutti, né tutti sono davvero capaci di arrivare al cuore con la disarmante semplicità di una storia comune che parla di grande umanità, delle tribolazioni della vita e del ciclo di sofferenze a cui tutti siamo chiamati a sottostare.

Rivivere le angosce del passato

Arise: A Simple Story inizia con la morte di un uomo anziano, il cui corpo viene bruciato su una pira dagli altri abitanti di un remoto villaggio. Risvegliatosi in un limbo dai contorni rarefatti, che sembra galleggiare tra le nuvole placide di un cielo senza confini, l’uomo si trova a ripercorrere le tappe salienti della sua dolorosa vita: dalla gioia e spensieratezza del bambino, alle responsabilità dell’adulto, fino ai grandi drammi che lasciano profonde e incurabili cicatrici.

Arise: A Simple Story, gli strazianti ricordi dell’anima – Recensione

Arise: A Simple Story parla di noi, della nostra umanità, di ciò che tutti – in un modo o nell’altro – testimoniano loro malgrado. L’opera di Piccolo Studio si focalizza poco sui momenti felici, relegati nell’età dell’infanzia e nei pochi eventi lieti che segnano i grandi traguardi di ogni individuo; al contrario, il focus principale è sui traumi e sulle loro conseguenze, sull’ineluttabilità del caso e su come l’unione e la vicinanza siano gli unici viatici per rendere più lievi i patimenti.
A sorprendere di Arise: A Simple Story è la capacità di comunicare i grandi temi portanti con semplicità ed efficacia, senza mai ricorrere a una linea di dialogo né a scene che spieghino gli eventi più di quanto le immagini statiche e in movimento riescano già a fare.

Arise: A Simple Story, gli strazianti ricordi dell’anima – Recensione

Ma in Arise: A Simple Story è la narrazione ambientale a farla da padrone, in grado com’è di amplificare sensibilità sopite persino in chi bada poco alla realtà dei fatti o pecca di scarsa empatia. Ci sono momenti in cui tramite un attento game design si ricreano le simbologie legate alle fratture interiori e di coppia, alle fatiche della riconciliazione, agli isolamenti, alle perdite, al buio che si protende verso la coscienza, annegandola nel pozzo nero dello scoramento. Arise: A Simple Story è il compendio di una vita intera condensato in quattro ore intense che sanno essere delicate e tristi, leggiadre e commoventi, tenere e terribili.

Arise: A Simple Story, gli strazianti ricordi dell’anima – Recensione

Tempus fugit

Anche il modo in cui si interagisce col mondo di gioco è estremamente semplice, ma mai banale. Oltre ad azioni come il salto o l’arrampicata su delle pareti rocciose tramite delle sporgenze evidenti, il protagonista può agganciarsi a degli appigli fissi per tirarli a sé o per superare dei crepacci, oppure a delle enormi api che possono condurlo in zone altrimenti irraggiungibili. Il tutto, mentre sarete voi a manipolare lo scorrere del tempo, scandendo i tempi delle traversate o decidendo come il mondo attorno a voi muta al cambiare delle stagioni o tra il giorno e la notte, alterando in modo evidente gli scenari. Ecco dunque che le acque in cui si annega possono ritornare ad essere delle grandi lastre di ghiaccio su cui camminare, o che un cornicione crollato può essere ripristinato alla sua posizione iniziale.

Arise: A Simple Story, gli strazianti ricordi dell’anima – Recensione

E questi, badate bene, sono solo alcuni degli esempi di ciò che dovrete affrontare durante l’avventura. Avanzando, oltre a stabilire il modo in cui scorre il tempo, potrete anche bloccarlo tenendo premuto il tasto adibito a questa funzione. Accadrà dunque che un albero caduto potrà essere portato indietro al momento in cui, staccandosi a metà, formava un ponte naturale, oppure che una vallata cessi di esistere e ritorni ad essere un abbraccio tra due lembi di terra. Capiterà però che dobbiate ripetere qualche salto più del dovuto, perché talvolta la riposta dei comandi non è così scattante come ci si aspetta; il lieve input lag si affaccia di tanto in tanto e scombina i piani per delle semplici traversate, mentre cercate di non farvi ingannare da giochi prospettici che disallineano le piattaforme.

Arise: A Simple Story, gli strazianti ricordi dell’anima – Recensione

Arise: A Simple Story alterna ottimi enigmi ambientali a sezioni in cui bisogna capire in che modo gli ambienti possano offrire un sentiero di fuga, inframmezzati da situazioni in cui i grigi ricordi sfociano in momenti quasi fiabeschi, dove le memorie che riaffiorano si mescolano ad atmosfere da sogno, e il protagonista viene trascinato via in correnti d’aria turbinanti, con sfondi di grandi stagni al crepuscolo e tenui bagliori che rischiarano gli stati d’animo più cupi. Avviene tutto mentre delle magnifiche musiche di archi e pianoforte dosano alla perfezione le diverse intensità dei sentimenti trasmessi su schermo, con note che non possono far altro che ricordare i Notturni più intensi di Chopin o le Gymnopédie di Erik Sadie.

+ La sua semplicità sa come toccare le corde più profonde dell'anima
+ La manipolazione del tempo altera in tempo reale e in modo credibile gli ambienti, offrendo anche ottimi enigmi ambientali
+ Musiche magnifiche
- Input lag saltuario

8.3

Semplice e intensa, capace di coinvolgere tutti indistintamente, la storia di Arise: A Simple Story riesce con delicatezza e grande sensibilità a toccare le corde più intime del giocatore. L’alternanza di momenti ora fiabeschi, ora più cupi e drammatici, riesce con un amalgama perfetto a comunicare con efficacia tutte le emozioni che l’opera vuole trasmettere, più di quanto le parole avrebbero fatto.




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