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AO Tennis 2, la nuova stagione si apre col primo grande slam – Recensione

Abbiamo provato AO Tennis 2 con la speranza che potesse in qualche modo onorare questo sport, ma ci si poteva aspettare di più.

Dopo un’ottima annata per per l’Italia, col formidabile risultato di Berrettini giunto alle ATP Finals e l’esplosione della giovane promessa Jannick Sinner, la nuova stagione si apre come da tradizione col primo grande slam, preceduto dall’antipasto della ATP Cup. In attesa del 20 gennaio, data in cui prenderanno il via gli Australian Open che danno il titolo al nuovo gioco di Big Ant Studios, le nazionali si sfidano lasciando già intravedere quali sono i rapporti di forza, rimasti sostanzialmente inalterati dall’ultima Coppa Davis. AO Tennis 2 tenta dunque di colmare quel vuoto abissale lasciato da Top Spin 4 nove anni or sono, ma già dal materiale promozionale si è palesata la netta sensazione che l’impresa apparisse del tutto fuori portata.

La dura vita dell’aspirante campione

AO Tennis 2

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
simulazione, sportivo
Data di uscita:
9 Gennaio 2020
Sviluppatore:
Big Ant Studios
Distributore:

AO Tennis 2 riesce a migliorarsi rispetto al capitolo precedente, sistemando alcuni dei difetti più grossolani visti nel capostipite della serie; tuttavia il lavoro degli sviluppatori non riesce a essere pienamente soddisfacente, perché la produzione risulta essere talmente pigra da faticare a raggiungere la sufficienza nemmeno in molti degli aspetti fondamentali. Si tratta di un gioco che punta tutto sulla licenza degli Australian Open, e da questo punto di vista avere tutti i campi in cui si disputerà il primo grande slam del 2020 non risulta essere una grande sorpresa, così come la presenza dei due giocatori più rappresentativi di quel continente, ossia l’estroso e irascibile Nick Kyrgios, e il rapido e tenace Alex De Minaur.

Ciò che lascia l’amaro in bocca è la povertà del roster, che comprende una decina di giocatori del circuito ATP e una decina di quello WTA, non tenendo conto dell’importanza rappresentata dall’attuale ranking mondiale ed escludendo in sostanza quasi tutti i grandi campioni. Dell’attuale top 10 sono infatti presenti solo Nadal e Monfils, mentre per la controparte femminile le giocatrici più in vista sono Ashleigh Barty e Karolína Plíšková, rispettivamente numero uno e numero due della classifica. Oltretutto, i valori assegnati non sembrano tenere molto conto dell’ultima stagione appena trascorsa.

La modalità carriera vi terrà impegnati per un anno intero, e vi consentirà di affrontare i tornei Challenger, 250, 500 e i Master 1000, senza licenza poiché sono solo gli Australian Open ad aver ricevuto un trattamento di tutto rispetto. Dovrete dosare le vostre forze, la resistenza, spingere forte durante gli allenamenti e tenere d’occhio gli infortuni, oltre a vincere naturalmente il più alto numero di tornei per scalare la classifica e piazzarvi in una posizione di alto rango.

I diversi livelli di difficoltà sono discretamente gestiti ed esiste la possibilità di disattivare il posizionamento automatico del corpo dei tennisti in relazione alla palla, ma la realtà dei fatti è che le velleità simulative vengono rese più modeste da alcune animazioni e giocate che non hanno nessuna aderenza col mondo reale. Ecco dunque che i movimenti possono diventare d’improvviso rapidi senza un buon abbrivio, o che la violenza di certe risposte sia come quella di un dritto da fondo campo anche quando il massimo che ci possa aspettare è una stop volley stentata.

Corse folli a tutto campo

In generale, la velocità di gioco appare più sostenuta rispetta alla controparte reale, e se i tennisti si muovono grossomodo correttamente, lo stesso non si può dire per la pallina, che rimbalza da una metà all’altra del campo in modo ritmato. L’effetto della fisica funziona fino al colpo, soprattutto quando si assiste a quell’imperdonabile effetto calamita con le racchette che certi colpi sembrano avere. Assurda è invece la traiettoria a parabola di tutti i top spin aggressivi, sempre carichi di un effetto eccessivo.

Sebbene esista un cursore che consente di decidere in quale punto piazzare la palla, in colpi come il lob o la smorzata l’attacco si rivela in molti casi arbitrario. Dall’altra parte, la risposta a un pallonetto lungo non è quasi mai un disperato e spettacolare tweener, ma una racchettata di lato che ha sostanzialmente sempre successo. AO Tennis 2 soddisfa a tratti e dimostra in alcune fasi dei match come tra gioco e realtà ci sia ancora una evidente barriera, e in tal senso le animazioni accompagnano certi automatismi restituendo delle movenze talvolta innaturali per il corpo, soprattutto nelle partite in doppio, dove il cambio di posizionamento fra i giocatori interviene nella guida dei protagonisti i campo.

Meglio il colpo d’occhio e la grafica, ma comunque non entusiasmante il comparto tecnico, che si dimostra un po’ stantio, soprattutto nella modellazione poligonale dei volti e nella loro espressività pressoché nulla. Gli spalti sono in larga parte ispirati e recuperati dal titolo precedente, le nuove introduzioni si notano, ma non rivoluzionano il pacchetto confezionato ad AO Tennis 2; dettaglio di certo non poco rilevante, se si considera che stiamo parlando di uno sport dove in campo si muovono appena due giocatori. Al di là degli Australian Open, insomma, è la struttura della modalità carriera a sorreggere la produzione, mentre tutto il resto galleggia intorno alla sufficienza.

+ Licenza ufficiale degli Australian Open
+ La modalità carriera è discretamente strutturata e vi impegnerà a lungo
– Fisica della pallina da rivedere
– Roster povero
– Animazioni, volti e risposte dei tennisti poco credibili

6.3

AO Tennis 2 migliora alcune delle criticità del capitolo precedente e ci porta a considerare un fattore di miglioramento continuo per la serie, ma è ancora lontano dal diventare il punto di riferimento per la simulazione di questo sport. Da ben nove anni non si riesce infatti a trovare un degno erede di Top Spin 4 – il che rappresenta un ulteriore motivo di disappunto, se si considera il ragguardevole salto tecnologico intercorso tra l’inizio della scorsa generazione e la fine di quella corrente. Gli amanti del grande tennis troveranno un capitolo che interpreta il tennis ma non rappresenta ciò che forse da tempo speravano.