Anthem, l’inizio del gioco in anteprima

Hands on
A cura di Filippo "Xsin" Consalvo - 24 Gennaio 2019 - 19:00

Tute esoscheletriche, ambientazione post-apocalittica con antichi e potenti macchinari e BioWare alla guida: già dal suo annuncio Anthem sembrava avere degli ottimi ingredienti per rivelarsi la nuova, avvincente avventura single player erede di Mass Effect. I tempi cambiano però e in una community iper connessa e sempre più globale il ruolo che i titoli multiplayer stanno assumendo è sempre più preponderante, così anche BioWare ha voluto gettarsi nella mischia e realizzare il suo action GDR in terza persona multiplayer cooperativo. In uscita ormai tra un mese, siamo volati a Londra per provarlo in anteprima e testare il gioco in single player e soprattutto in co-op, essendo questa l’opzione preferita e suggerita dagli sviluppatori, anche tramite diverse battute e consigli off-game.

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Anthem, il tempo degli eroi è finito

Anthem è ambientato in un mondo dove le divinità, chiamate Creatori, hanno lasciato incompleta la loro opera di creazione e abbandonato i potenti macchinari tramite i quali la stavano realizzando, marchingegni dall’enorme potere e per la maggior parte sconosciuti all’uomo responsabili della creazione di creature mostruose e di cataclismi. Un mondo pericoloso nel quale gli Specialisti, soldati armati di tute esoscheletriche da combattimento chiamate Javelin, conducono diverse missioni nel mondo esterno e difendono l’umanità costretta a vivere in enormi città-fortezze: eroi, rispettati, indispensabili. Quando però Dominion, una comunità aggressiva intenzionata a controllare il potere delle macchine lasciate dai Creatori, decide di fare la propria mossa e di conquistare una delle città costruite a difesa di uno di questi pezzi qualcosa va storto e si scatena un’enorme cataclisma che nemmeno un esercito di Specialisti riesce a fermare. Un fallimento epocale, una disfatta che distrugge la reputazione degli Specialisti e fa perdere loro tutta la fiducia della stessa per cui si battono.
Anni dopo questi eventi, il nostro protagonista vive alla giornata occupandosi dei pochi contratti disponibili come mercenario, ma Dominion, creduta finita dopo il cataclisma che avevano scatenato, sembra essere tornata e così si ripresenta di nuovo l’occasione di difendere l’umanità e riguadagnare la fiducia persa anni prima.

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L’inno della creazione

Anthem si divide in due parti: i contenuti iniziali, dove si scoprono i vari retroscena sulla storia dei Creatori, dei loro macchinari e dell’Inno della Creazione (“Anthem”, appunto) necessario ad attivarli, oltre a raccogliere componenti, armi, denaro ed esperienza per potenziare il proprio protagonista e le varie Javelin, e l’End Game, una seconda parte del gioco di cui vi parleremo in un secondo momento. Il concept è semplice: si parte con un Javelin di base, si esplora il mondo esterno, si portano a termine le missioni e le ricompense (armi, componenti o denaro come già detto) ci rendono più forti o possono essere usate per creare nuovi pezzi. Il tutto si ripete con missioni diverse, obiettivi sempre più complessi e scoperte legate alla storia, sino ad arrivare all’End Game.
In Anthem però non è la meta ma il viaggio a contare e farlo in compagnia è ovviamente più interessante: dei tre livelli di difficoltà selezionabili per ogni missione a sfida più dura corrispondono ricompense migliori, essenziali per tutto il loop di crescita del personaggio citato prima, ma in solo bisogna essere preparati al massimo e non sbagliare nulla se si vuole riuscire nell’impresa, mentre formare un team e aiutarsi a vicenda non solo lo rende più abbordabile, ma regala anche un’esperienza che a detta di BioWare (e possiamo confermarlo) è più dinamica, strategica e apprezzabile.

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Ciao Owen, Oggi hai una bella cera

Lo si nota subito dai quattro Javelin (o Strali, in italiano) disponibili, che giocano le parti di altrettante classi con i loro perk e stili di combattimento unici: il Ranger (o Guardiano) versatile e bilanciato; il Colosso, possente e armato pesantemente; l’Intercettore, veloce e letale 1 vs 1; il Tempesta, il “mago” della situazione con potenti attacchi elementali ad area d’effetto. Quattro macro classi estremamente personalizzabili con armi, componenti, accessori e abilità speciali combinabili tra loro con risultati incredibili se combinati con strategia. A loro volta ognuno di questi pezzi può avere un livello di rarità da Comune a Leggendario e il loro drop durante le missioni o il Freeplay dipende direttamente dal livello di difficoltà con cui le si affrontano. Grazie a una buona componente open world, la ricerca di materiali da raccogliere, i nemici da eliminare e mini quest estemporanee da completare sono le chiavi della crescita del proprio strale, sia per la ricerca di drop migliori a quelli attualmente in possesso, sia per la possibilità di craftarli: opportunità che al momento è stata rivelata ma non mostrata.

Terminato il prologo-tutorial ci ritroviamo a Fort Tarsis, unica città fortezza finora confermata, e incontriamo Owen, il nostro Cypher, una sorta di ingegnere che segue i nostri movimenti e ci coordina interpretando le letture dei vari sensori da remoto. Sin da subito è chiaro che BioWare ha imparato da Mass Effect Andromeda, l’animazione facciale di Owen è sbalorditiva, espressiva al massimo e perfettamente coordinata ad un doppiaggio brillante, in grado di restituirci davvero la sensazione di parlare con un essere umano; lo stesso si può dire per molti altri personaggi principali, ognuno col proprio accento, le proprie movenze e un’espressività più che convincente.  Qualche minuto nella Forgia ci permette di scegliere lo strale iniziale e capire quali armi e abilità avremo a disposizione: dopo un prologo con il Guardiano a suon di mitra, missili e granate è toccato a Tempesta, che grazie ad un volo in sospensione prolungato e le sue abilità elementali ci ha permesso di dispensare morte dall’alto mentre i nostri compagni facevano piazza pulita in mezzo alla folla. Prima di partire per la nuova missione infatti la schermata di lancio della spedizione ci ha permesso di invitare altri tre compagni e formare un team completo, per nostra fortuna anche eterogeneo: uno per ogni Strale.

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Anthem? Meglio in compagnia, ma anche soli va bene

Una volta fuori, la missione sembra seguire un pattern standard: volo verso l’obiettivo, indagine o eliminazione nemici, attivazione strumento o recupero oggetto, ripetizione alternata. Nonostante questo in tre ore di gioco nessun senso di ripetitività: i combattimenti, all’aperto o al chiuso, ci vedono sempre contro un elevato numero facilmente eliminabili, e qualche osso duro più resistente e pericoloso, con qualche variabile a seconda della difficoltà, ma questo sistema restituisce un forte senso di soddisfazione aiutato da una spettacolarità visiva e sonora vivissima, senza contare che spostarsi in volo, sparare mentre si è sospesi, scendere giù, lanciare una granata, uccidere un nemico corpo a corpo e riprendere immediatamente il volo è una sequenza di azioni davvero inebriante.

Abbiamo anche avuto l’opportunità di intervistare Thomas Singleton, producer del gioco, che ci ha confermato come lo spirito vuole essere quello di regalare un’esperienza appagante in multiplayer, in combinazione con gli amici e i loro stili di gioco, senza però sminuire il gioco in single player che potrebbe anzi tradursi in una sfida più ostica per il giocatore. Dalla nostra breve esperienza sentiamo però che soprattutto alle difficoltà più alte giocare in solo significa farsi del male: alcuni nemici in particolare vanno attaccati su più fronti per essere abbattuti, ma da soli più che complicato rischia di diventare frustrante. Interessante anche la volontà di BioWare di regalare costantemente contenuti futuri con particolare attenzione ai feedback della community, un impegno che secondo Singleton potrebbe anche portare a nuove strali.
Gli unici contenuti acquistabili con moneta reale saranno solamente quelli estetici come nuovi caschi, versioni differenti delle tute e così via, ma il gioco offre già una notevole personalizzazione cromatica che sicuramente farà felice molto giocatori. Diventerà mai competitivo? Assolutamente no, l’esperienza voluta per Anthem è categoricamente cooperativa e non cambierà in futuro.

Tre ore sono decisamente pochissime per capire quanto Anthem abbia da offrire ma già domani avremo tra le mani la VIP Demo, mentre altri contenuti in anteprima arriveranno nelle prossime settimane in attesa della recensione del gioco finale. La sensazione attuale è che Anthem riesca a trasmettere pad alla mano sensazioni nettamente migliori di quanto faccia in video, quindi se i gameplay rilasciati finora non vi hanno convinto un hands on potrebbe ribaltare completamente le vostre impressioni. Per adesso ci ha messo tantissima voglia di tornare a giocarci.




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