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Abzu

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a cura di Nick

Pubblicato il 15/07/2016 alle 00:00
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Esiste una grande verità, che qualunque videogiocatore di vecchia data conosce bene: i livelli sottomarini sono solitamente una seccatura. Sapete a cosa ci riferiamo. Controlli rallentati per simulare l’effetto del movimento in acqua, alghe urticanti, mine subacquee, campo visivo alterato dalle bolle, ma soprattutto quell’odiosa barra che indica quanto ancora possiamo trattenere il respiro. La lista di livelli sottomarini snervanti è lunga e percorre tutta la storia dei videogiochi, senza escludere nemmeno le saghe più blasonate. Legend of Zelda, Metal Gear Solid, Kingdom Hearts, Sonic, persino Super Mario: da qualche parte nella storia di un franchise si nasconde un complicato e spesso odiato livello subacqueo (anche se il primo premio lo detiene senza dubbio Teenage Mutant Ninja Turtle per NES). Non stupisce quindi che la storia dei videogiochi non possa vantare moltissimi titoli a tema sottomarino, con la notevole eccezione di Ecco the Dolphin (e no, Bioshock non conta). Per sfatare questo mito videoludico e mostrare al mondo dei videogiocatori idrofobi che i vasti oceani meritano la loro parte di gloria, ecco a voi lo studio Giant Squid e il loro primo titolo: Abzû.
Sabbia
Già dal titolo, Abzû si preannuncia un titolo carico di mistero. Abzû (o Apsû) nella mitologia sumera era infatti la personificazione delle acque sotterranee, più precisamente di un immenso mare ancestrale da dove si pensava provenisse ogni fonte d’acqua dolce. E visto chi sono gli sviluppatori, una scelta di tono simile non stupisce affatto. Infatti alla guida del progetto troviamo Matt Nava, già art director di Flower e Journey. Il titolo, da alcuni ribattezzato non a caso “Journey sott’acqua”, riprende in effetti diverse caratteristiche del capolavoro di That Game Company. Come il suo predecessore “spirituale”, il punto di forza di Abzû risiede nella cura estetica con cui è stato realizzato il suo mondo sottomarino. Ben lontano dalla monotonia che caratterizza il mare aperto, gli sviluppatori hanno tratteggiato con delicatezza ambienti marini dei più vari, mentre una palette di colori pastello anima un universo subacqueo ricco di svariate razze di pesci, alghe e coralli, che digrada verso tonalità più scure e soffuse mano a mano che ci inoltriamo negli abissi. L’elemento che più di tutti colpisce il giocatore è di sicuro l’impressionante IA dei pesci, caratterizzata da comportamenti dinamici e da un realistico sistema di predazione. Ma osservare il complesso ecosistema sottomarino non è l’unica attività possibile. Il nostro protagonista, un “subacqueo” senza nome, dovrà esplorare gli ambienti di gioco alla ricerca di artefatti e portali, con l’obiettivo di ripristinare un equilibrio da tempo violato. Sembra che all’interno del titolo sarà di fondamentale importanza l’interazione fra tre elementi principali: la natura, rappresentata dall’oceano; la tecnologia, rappresentata dalla nostra tuta e dai droni che avremo come alleati; e il sovrannaturale, che percorre le misteriose architetture nelle quali ci imbatteremo. 
Stile libero
Da quanto emerso nella nostra prova sul campo, il gameplay del titolo verte principalmente sull’esplorazione e consiste nel risolvere enigmi ambientali, come ad esempio attivare un drone che elimini eventuali ostacoli o interagire con alcuni portali per ripopolare zone di mare buie e disabitate. Per fare ciò potremo contare sul nostro misterioso “nuotatore”, che oltre a esibirsi in acrobazie subacquee, possiede un sonar in grado di richiamare a sé i pesci nei dintorni, e può persino afferrare i più grossi e lasciarsi trasportare nelle profondità. Scelta interessante è quella di legare il movimento ad un solo stick analogico, dedicando l’altro al controllo della telecamera, che però non influisce sulla direzione del protagonista. Questa decisione, che può sembrare a prima vista curiosa, ci dice moltissimo su che tipo di titolo sarà Abzû. Dare al giocatore la possibilità di decidere liberamente l’inquadratura, mentre volteggia fra le alghe o si lascia trasportare negli abissi aggrappato ad un pesce luccicante, rivela quella che sembra essere l’anima profonda del titolo, votata al senso di scoperta e all’immersione (letterale) nell’ignoto. Come collante di tutta l’esperienza, troviamo la colonna sonora realizzata da Austin Wintory (già autore delle musiche di Journey), ideata parallelamente all’art design, in modo da essere sempre contestuale alle varie situazioni. La narrativa dà l’impressione di voler fare a meno di un’esposizione lineare e si inserisce nella lunga lista di titoli che preferiscono un approccio visivo, implicito e silenzioso alla più classica trama raccontata a parole.
Tutti al mare
Nel suo complesso Abzû promette di essere un titolo capace di affrontare con successo il complicato mondo del videogioco sottomarino, e vuole farlo attraverso un universo straordinariamente ricco e dinamico, una cura estetica impressionante e la presenza di uno spiccato elemento sovrannaturale (ci spingiamo a definirlo “religioso”). A questo aggiungiamo una tematica di fondo di grande attualità, vale a dire il nostro rapporto con il mare e più in generale con l’ecosistema naturale. Le uniche riserve sembrano essere la durata, problema che spesso affligge questo genere di giochi indie ma che, almeno per chi scrive, non influisce troppo sulla qualità di un titolo; in secondo luogo il carattere peculiare del gameplay, di certo inadatto a chi cerca elevati livelli di sfida o azione mozzafiato. A parte questi dubbi, tutto lascia pensare che ad agosto avremo un’ottima scusa per nuotare, tanto nella vita vera quanto in quella virtuale.

– Direzione artistica eccellente

– Ecosistema subacqueo dinamico e realistico

– Tematiche di grande attualità

– Dopo tanto tempo, un titolo a tema sottomarino che promette bene

Se Journey ci aveva mostrato deserti desolati e città invase dalla sabbia, Abzû ci spingerà a esplorare i meandri più profondi dell’oceano, fra barriere coralline e banchi di pesci luccicanti, ma alla base rimane lo stesso senso di scoperta, la stessa cura estetica, gli stessi meccanismi di fondo. La nuova opera di Matt Nava promette di essere un’esperienza sospesa e onirica, certo non adatta a chi cerca azione frenetica e gameplay movimentato. Più che un cento metri stile libero, una tranquilla nuotata fino alla boa.

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