Anno 1800 Recensione | Una nuova età di scoperte e progresso

Una nuova età di scoperte e progresso per la serie Anno

By |15/04/2019|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

L’esplorazione di mondi futuri non ha portato benissimo ad Anno e a Blue Byte, teutonica software house a cui è affidato lo sviluppo della serie gestionale arrivata a spegnere le sue prime venti candeline. Anno 2070 e il successivo Anno 2205 non hanno infatti mantenuto il medesimo standard qualitativo dei capitoli precedenti e quei pianeti colonizzati da fantascientifiche installazioni e macchine volanti sono stati presto etichettati come esperimenti mal riusciti, non proprio dei disastri da nascondere in fretta a furia sotto il tappeto, ma di certo nemmeno qualcosa da cui poter pescare per proseguire e far ripartire questa longeva saga. Anno 1800 si pone dunque come vero e proprio punto di rottura e, pur rimanendo fedele alla sua natura ibrida che fonde gestione economica e strategia, si stacca con forza dai suoi sfortunati predecessori.

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La prima e ovvia differenza è il setting. Come suggerisce il suo stesso nome, il titolo è ambientato agli albori del XIX secolo, in quella che a tutti gli effetti è una trasposizione mai nominata dell’epoca vittoriana. Se ci si guarda alle spalle sarebbe facile indicare la scelta come una mera successione cronologica, dopo che il ‘400, il ‘500, il ‘600 e il ‘700 erano già stati affrontati in passato. Questa sarebbe però solo una mezza verità, smentita innanzitutto dal salto temporale compiuto nel recente passato della serie, e che soprattutto non renderebbe in alcun modo merito al lavoro svolto dal team di sviluppo per ricreare con estrema attenzione una stagione di forti cambiamenti. Il 1800 fu infatti un’era di progresso scientifico, uno spartiacque tra una società ancora ad impronta principalmente agricola e le città sempre più industrializzate, dove i fumi delle ciminiere facevano da sfondo a movimenti politici e sindacali, mentre giungevano da lontano gli echi di luoghi esotici e di spedizioni alla ricerca di nuovi mondi. Anno 1800 condensa queste tensioni e le inserisce all’interno di schemi ben rodati, dove a farla da padrone sono le classiche catene di produzione, che partono da materiali grezzi e arrivano alla creazione di beni finiti indispensabili per sostenere la popolazione.

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Chi conosce la serie si troverà perfettamente a suo agio in quest’ultima interazione, ma questo nuovo capitolo è anche il perfetto punto di partenza per chi vorrebbe iniziare ad affacciarsi sull’universo dei gestionali economici. Il merito principale va riconosciuto alla campagna in singleplayer. Attraverso sei lunghi capitoli si racconta la caduta e la rinascita della Goode & Sons, una compagnia navale rimasta letteralmente orfana della propria guida a causa di un complotto e passata in mano ad una nuova generazione di imprenditori, un fratello – vero protagonista e interpretato dal giocatore stesso – e una sorella – voce fuori campo, guida e costante dispensatrice di suggerimenti – che dovranno riabilitare il nome del proprio padre e far fruttare nuovamente la società. Questa modalità di gioco non brilla per particolari colpi di scena o personaggi memorabili, ma risalta in un’ottica di lungo e approfondito tutorial, dove tutti i passaggi vengono spiegati nel minimo dettaglio e diventano così chiare tutte le sfaccettature di un gioco ricco di risvolti e azioni di svolgere. La traduzione dei testi in italiano è sicuramente una presenza gradita e aiuta a comprendere ogni passaggio, mentre il doppiaggio in inglese presenta alcuni problemi di sincronia labiale, con evidenti incongruenze tra i volti dei protagonisti e le loro voci. Accanto alla campagna trova poi posto la classica partita sandbox, una modalità in cui determinare le condizioni di partenza fin nel minimo dettaglio e dove gestire liberamente la propria civiltà.

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Che si tratti della campagna o della partita casuale, l’ottima interfaccia di gioco si rivela il più prezioso degli alleati, ha un ruolo fondamentale sul lato dell’accessibilità e tutti i menù, gli indicatori e gli avvisi favoriscono la perfetta comprensione di ciò che sta accadendo e cosa serve alle città virtuali. Prendiamo ad esempio in considerazione la produzione del sapone, un bene che diventa necessario quando il proprio insediamento inizia ad aumentare di dimensioni. Cliccando sull’icona corrispettiva alla risorsa si attiva immediatamente un menù in cui viene riportata la necessità di un allevamento di maiali con porcili annessi, di uno scannatoio e, solo infine, di una fabbrica di saponi. Questa perfetta esemplificazione dei vari legami di input-output vale per ogni singolo edificio, del quale vengono anche perfettamente messe nero su bianco le risorse necessarie alla costruzione, i lavoratori richiesti per sostenere la produzione e i costi di manutenzione.

Anche nelle fasi più avanzate, quando i materiali diventano molto numerosi e occorre soddisfare i bisogni dei propri cittadini per evitare che questi scendano in piazza, Anno 1800 risalta per la sua pulizia e comprensibilità e non mancano mai le indicazioni sulla correttezza o meno della prossima mossa. Anche nel caso in cui si siano commessi degli errori non vi è mai quell’effetto valanga che rende irreversibile qualche scelta avventata e c’è sempre modo per correggere il tiro. In una corsa disperata verso la crescita si migliorano magari troppe case, avendo così un eccesso di manodopera specializzata ma una carenza di contadini. A questo punto si possono costruire nuove abitazioni investendo del denaro oppure, con un semplice click, riportare le palazzine al loro stato originario e ripristinare in tal modo il giusto equilibrio dei lavoratori nel proprio insediamento.

Questo è solo un esempio ma ben specifica l’armonia interna di Anno 1800, un vero e proprio ecosistema in cui occorre trovare il giusto equilibrio tra i vari fattori per proseguire lungo la via dello sviluppo. Proprio come un essere vivente, mano a mano che l’organismo cresce ci saranno sempre più richieste ed esigenze: un villaggio è solo un agglomerato di qualche casa, un mercato e un magazzino, ma ben presto i confini crescono, aumenta l’attrattività della città e le strade sterrate lasciano spazio a lunghi vialoni di pietra. Inizialmente le pretese non vanno oltre al gin, al pesce e ai vestiti, a cui si sommano poi alcune strutture basilari come il pub. Questi ingredienti non sono però sufficienti a garantire la felicità di una popolazione sempre più numerosa e accanto alla taverna dovranno sorgere una chiesa, una scuola e una caserma dei pompieri, le quali a loro volta richiederanno cittadini sempre più specializzati e materie specifiche. Molti edifici hanno poi degli slot da occupare con oggetti specifici in grado di dare ulteriori bonus, ad esempio sulla felicità o sulla produzione, un’altra opportunità strategica per gestire al meglio la città.

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La progressione è sempre perfettamente calibrata e, a meno di decisioni avventate, è difficile che il proprio piano urbanistico caschi come un castello di carte, anche a causa – o per merito, a seconda di come la si pensi – di un sistema economico molto permissivo. La contabilità è infatti affidata ad una ristretta manciata di voci che convergono nelle entrate e nelle uscite e, nel caso in cui il bilancio sia negativo, si possono sempre vendere le proprie imbarcazioni e ottenere delle immediate entrate.

La rivoluzione industriale non è solo sinonimo di progresso e benessere: le città rischiano di diventare delle spettrali cattedrali soffocate da polveri, carbone e anche petrolio ed è facile che i lavoratori disertino le fabbriche per manifestare il proprio disagio. Purtroppo il lato politico e sociale si esprime attraverso delle meccaniche poco incisive e questi sono solo dei piccoli inconvenienti lungo la strada del progresso, costellato anche di spedizioni verso un nuovo mondo complementare alla madre patria, con delle risorse proprie e con una popolazione organizzata secondo differenti schemi. Oltre all’esplorazione di nuovi territori, assume un’importanza centrale il controllo delle rotte marittime, indispensabili per ottenere preziosi materiali provenienti da sperduti atolli, per commerciare con le potenze alleate e per evitare pericolose incursioni da parte delle flotte nemiche. Anno 1800 possiede anche una componente da RTS classico per quel che concerne i combattimenti navali, ma diciamo che dal punto di vista bellico non ci troviamo proprio davanti al titolo più accurato. L’interazione con le altre potenze poteva invece essere un ingrediente più importante, ma si è rivelata al contrario come uno dei principali punti deboli, con una componente diplomatica ridotto all’osso e di cui spesso ci si dimentica l’esistenza, assieme ad un sistema di relazioni poco sviluppato.

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Anno 1800 è un’opera bilanciata e armoniosa e questa sua peculiarità non è solo confinata alla progressione e alle catene produttive, ma si riverbera anche nel comparto grafico. Il lavoro svolto da Blu Byte è tecnicamente molto valido, le città sono ricche di dettagli e tutti gli edifici sono impreziositi da una cura maniacale, ma quello che realmente colpisce è la vita pulsante che si respira fra le strade e la perfetta complementarietà fra tutte le parti degli agglomerati urbani ed industriali. Non esistano soluzioni di continuità fra i quartieri che mano a mano sorgono e non c’è traccia di quella crescita “a blocchi” che nei city building porta spesso ad avere a lungo andare delle metropoli sgraziate e non connesse. Qui è invece l’esatto opposto ed è un piacere osservare da vicino la quotidianità dei propri cittadini virtuali mentre spostano pesanti barili dentro una distilleria o caricano di patate un calesse.

+ Interfaccia creata a regola d'arte
+ Tutorial chiaro e preciso
+ Progressione bilanciata
+ Ricco sistema economico
+ Setting storico ben sfruttato
- La campagna non lascia il segno
- Problemi di sync-lip
- La diplomazia poteva essere implementata meglio

8.0

Anno 1800 è un netto passo avanti rispetto agli ultimi episodi della serie e il ritorno ad un contesto storico si è rivelata una scelta vincente alla luce dell’importanza data all’ambientazione e la sua conseguente valorizzazione. Il setting è stato sfruttato per creare un senso di progressione ad ampio respiro, dai campi ingialliti dal grano fino alle sbuffanti ciminiere che annunciano l’avvenire di una nuova era. Il lungo percorso attraversato da Anno 1800 viene reso meno tumultuoso tramite l’implementazione di un’interfaccia di gioco semplicemente magistrale, dove ogni cosa è al punto giusto senza alcuna inutile navigazione e spreco di click. Qualcosa in più poteva essere fatto sul versante della scrittura per quel che riguarda la campagna, che a conti fatti si è rivelata solo un ricco ed esaustivo tutorial, in ogni caso il giusto antipasto per una modalità sandbox potenzialmente infinita.