Tomb Raider: The Angel of Darkness

By |15 anni fa|Categories: RECENSIONE|Tags: |

Bentornata Lara!
Era il lontano 1996 quando una certa Lara Croft apparve per la prima volta sui nostri monitor, allora costituiti da spixellosissimi poligoni. Il gioco di cui era protagonista, ad ogni modo, riuscì ad avere un successo certamente straordinario. Il numero di copie vendute era superiore a qualsiasi più rosea aspettativa e il personaggio Lara Croft divenne così celebre da diventare un fenomeno non solo videoludico, ma anche televisivo e successivamente cinematografico. Tutto questo portò i ragazzi della Core (autori anche degli indimenticabili Chuck Rock) a realizzare ben altri quattro giochi basate sulle gesta di Lara Croft e questo, ovviamente, portò al decadimento della saga. I cinque giochi, infatti, risultarono praticamente identici, rendendo la saga quasi un fenomeno di serie B. Ma, colei che non ha perso certamente fascino è Lara. Il successo dei Tomb Raider va principalmente accreditato al fatto di aver creato un personaggio femminile da sogno e di renderlo protagonista delle avventure dei poveri videogiocatori impelagati nei meandri più remoti di ogni parte del mondo a combattere contro lupi, dinosauri, feroci truffatori, pipistrelli e quant’altro si può trovare in uno dei giochi di Tomb Raider. Dopo tutto questo, i ragazzi della Core hanno preparato per noi questo sesto episodio (il primo a non uscire solamente un anno dopo il predecessore) con la promessa di cambiare radicalmente il gameplay della serie, ormai inevitabilmente logoro. Ci sono riusciti? Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo Tomb Raider? La risposta è semplice: continuate a leggere per saperlo!

L’angelo delle tenebre
Tutti i Tomb Raider hanno puntato moltissimo sulla trama e sull’ambientazione. Quest’ultima, a dire il vero, è sempre stata molto vicina a quella degli Indiana Jones ma il fatto che il personaggio principale fosse femminile ha saputo dare qualcosa in più per certi versi, anche se il carisma di Indy resta sempre irraggiungibile. La prima delle differenze rispetto ai precedenti episodi della serie che i programmatori della Core avevano promesso era un restyling completo della figura di Lara e soprattutto dell’atmosfera che l’avrebbe circondata. L’obiettivo era di creare una Lara Croft dark, accusata di omicidio e sfuggevole, al posto della radiante e celebre Lara degli episodi precedenti. Dobbiamo dire che da questo punto di vista le cose non sono andate molto male. Non vi svelo niente di importante, infatti, se vi dico che l’atmosfera dark dona molto a tutto il gioco e il restyling di Lara, tutto sommato, è molto azzeccato e piacevole. La trama, che racconteremo tra un attimo, d’altra parte è veramente ben fatta e, durante il gioco, viene la voglia di andare avanti almeno per scoprire come si evolve. Come dicevamo, Lara è accusata di un omicidio e, difatti, i primi quadri ci vedranno fuggire dalla polizia. Tutto questo ci viene mostrato nella presentazione, quando Lara va a trovare il suo mentore Werner Von Croy. Per una strana coincidenza scoppia una colluttazione tra i due e Von Croy strapazza misteriosamente al suolo. E’ così che inizia la nostra fuga. Per potersi scagionare Lara è così costretta a portare avanti le indagini di Von Croy su una serie di Dipinti Oscuri, cinque tele del 14° secolo che costituiscono l’oggetto delle brame di un misterioso alchimista di nome Eckhart e della sua setta e contenenti tutta una serie di misteri che solo con l’andare avanti nell’avventura potremo dipanare. Messasi sulla strada dei dipinti, Lara incappa nelle attenzioni dell’alchimista e da qui inizia una furibonda sfida a chi mette prima le mani sui dipinti. Non mancherà anche un intenso incontro con un nuovo personaggio, Kurtis Trent, che potremo addirittura comandare per una breve sequenza di gioco.
In realtà, nel gioco tutto questo si svolge fra antichissime cripte, fra cimiteri abbandonati, in dungeon con tonnellate di trappole, in tunnell senza fine e totalmente bui, in celle piene di individui vittime di strani esperimenti genetici e in una serie di ambientazioni che lasciano stupefatti innanzitutto per la loro straordinaria quantità e poi per la fantasia dei programmatori che, lo ripetiamo, sono riusciti a ricreare un’atmosfera veramente azzeccata e assolutamente coinvolgente. Ma basterà per rendere The Angel of Darkness un capolavoro al pari dei primi due episodi della serie?

Un gameplay da rivedere
Le critiche alle ultime avventure di Lara Croft sono dovute, senza dubbio, principalmente al suo gameplay ormai estremamente datato. Di Tomb Raider se ne sono visti ben cinque e tutti e cinque hanno esattamente lo stesso gameplay, con piccole aggiunte per quello che riguarda il parco mosse di Lara. E’ vero che l’idea iniziale era assolutamente originale e che regalava ore e ore di divertimento agli appassionati, ma i ragazzi della Core hanno certamente esagerato proponendo la solita minestra in tante salse diverse. Con questo Tomb Raider un po’ tutti ci aspettavamo sostanziali cambiamenti al gameplay di gioco. Ma, ve lo dico subito onde andare troppo per le lunghe, le modifiche non sono così sostanziali come sarebbe stato lecito aspettarsi e, alla fin fine, The Angel of Darkness non si discosta più di tanto dai suoi predecessori. Ma procediamo con calma.
Sostanzialmente, nella maggior parte delle partite a Tomb Raider: The Angel of Darkness, dovremo risolvere enigmi sulla conformazione della locazione che ci circonda. Ad esempio, dobbiamo raggiungere una piattaforma collocata in una particolare e rialzata posizione? Bene, dovremo scervellarci sul come raggiungerla saltando di qua in la per le piattaforme dislocate nella locazione. Dobbiamo aprire una particolare porta? Bene, dovremo scandagliare la zona che ci circonda in cerca della chiave o di qualcosa che ci possa permettere di aprire la porta in questione (tra le nuove armi c’è anche un piede di porco). Insomma, come avrete capito bene, da questo punto di vista di novità non se ne vedono nella maniera più assoluta. Quello che invece è cambiato è il parco azioni che può compiere Lara, ancora una volta ampliato rispetto al predecessore. Innanzitutto, è adesso possibile farla arrampicare in grondaie, parapetti di ogni tipo o pareti scoscese, ma qui bisogna stare attenti ad un’altra novità. In pratica, Lara adesso soffrirà il fatto di stare appesa su un qualcosa per molto tempo e, una volta finite le forze (che ci verranno segnalate tramite una barra gialla in alto a sinistra dello schermo), mollerà inevitabilmente la presa e cadrà nel vuoto. Altre aggiunte sono la possibilità di farla scendere dalle piattaforme sopraelevate premendo il tasto di azione. Così facendo, infatti, Lara si arrampicherà nella piattaforma e resterà in questa posizione fino a quando non le impartiremo un nuovo ordine. Altro elemento da segnalare è la possibilità di procedere a passo lento: così, Lara non correrà il rischio di cadere da postazioni sopraelevate e si potrà controllare meglio quello che ci circonda. Inoltre, nella modalità a passo lento (che viene indicata con un’icona nella parte bassa dello schermo) potremo compiere delle azioni che altrimenti è impossibile compiere come lo scavalcare ostacoli bassi come staccionate, balconi, casse e così via. Il tutto va a confluire in un ambiente di gioco più realistico e più dettagliato in confronto a quello dei precedenti episodi nei quali era subito evidente quali erano i posti dove la nostra Lara poteva arrampicarsi e quali erano quelli dove non poteva farlo a causa, proprio, dell’eccessiva spigolosità degli ambienti. Adesso, invece, il tutto è più realistico e le varie piattaforme sono meglio amalgamate con quello che ci circonda. Insomma, è vero che queste piccole innovazioni portano dei benefici, ma in conclusione la facilità di utilizzo di Tomb Raider non è migliorata, anzi. Prendere possesso delle azioni di Lara è molto difficile e, inizialmente, il tutto è molto ostico, forse anche di più rispetto ai precedenti episodi. Lara appare legnosa soprattutto perché non farà caso a quello che le ordiniamo se non completa prima l’azione che le abbiamo ordinato in precedenza. Insomma, prendere mano con il sistema di controllo non è un’operazione immediata e farà scoraggiare chi non ha una certa esperienza con i Tomb Raider.
Ma le novità più importanti le troviamo nell’introduzione della modalità stealth. Sostanzialmente, in alcuni momenti è molto più conveniente cercare di cogliere di sorpresa i nemici invece che di attaccarli frontalmente come avveniva sempre negli altri Tomb Raider. Questo è possibile farlo con il tasto furtività. Una volta premutolo, infatti, Lara procederà con grande cautela e facendo pochissimo rumore. Così sarà possibile avvicinarsi silenziosamente agli avversari, coglierli alle spalle e, tramite il tasto di azione, metterli fuori gioco grazie alla brutalità della nostra eroina. Tutto questo è abbastanza avvincente, ma purtroppo è limitato da un paio di fattori: principalmente dal fatto che gli avversari sono mossi da un’intelligenza artificiale a dir poco ridicola. Infatti, non si accorgeranno della nostra presenza nemmeno quando saremo molto vicini a loro oppure lo faranno anche quando siamo molto lontani. In secondo luogo, i loro movimenti sono sempre gli stessi e, quindi, è molto semplice coglierli di sorpresa. Il secondo fattore al quale facevo riferimento è il fatto, sgradevolissimo, che i corpi dei nemici scompaiono una volta che sono fuori gioco. Questo compromette molte strategie stealth come quella, da sempre presente nei giochi del genere, di occultare i corpi in modo che le altre guardie non possano accorgersene. Insomma, è vero che la parte stealth del gioco non è assolutamente predominante, ma visto che è stata aggiunta poteva essere curata un po’ meglio. In ogni caso, delle azioni che Lara può compiere quello che salta subito all’occhio è la finalmente elevatissima qualità delle animazioni. Adesso Lara si sposta con grazia da donna, ma anche con grande decisione e prontezza da eroina qual è. Tutti i movimenti appaiono molto realistici, soprattutto quando si arrampica su parapetti ed è costretta a compiere delle torsioni per spingersi su una piattaforma più lontana o su una grondaia vicino al parapetto. E’ molto bello vederla anche correre, camminare, sbloccare meccanismi, accovacciarsi e via di questo passo. Purtroppo, però, anche da questo punto di vista vanno sottolineati un paio di difetti. Principalmente, le animazioni che la vedono correre su gradini suscitano veramente dell’ilarità. Infatti, sembra una povera paraplegica in queste circostanze e più di una volta spingono a voltare gli occhi da qualche altra parte quando si accinge a salire su dei gradini. Il secondo difetto è la mancata proporzione tra i salti che compie la nostra Lara e l’ambiente che ci circonda. Voglio dire che va bene che ci troviamo in un gioco dove i salti sono la componente principale, ma non è possibile che un essere umano compia salti di tre-quattro metri, raggiungendo immensi portoni e riuscendo a salire su altissimi edifici. La sensazione di sproporzione in questi frangenti è molto elevata e spesso si rimane confusi dalle possibilità atletiche di Lara.
Le altre due grandi innovazioni molto pubblicizzate sono quelle delle componenti da avventura grafica e da gioco di ruolo. La prima in realtà è presente solo quando dovremo interagire con altri personaggi non giocanti. Ad esempio, nella prima parte di gioco saremo chiamati ad indagare su un losco personaggio dei ghetti di Parigi. E’ così che potremo chiedere informazioni in giro e cercarlo per le strade più povere della capitale francese. Capirete bene, però, che il tutto funziona in maniera precalcolata: i dialoghi sono sempre quelli e non può succedere di compromettere la nostra situazione se sbagliamo a chiedere qualcosa, tranne in rarissimi casi in cui Lara può essere uccisa dal suo interlocutore. Nei dialoghi è comunque possibile scegliere cosa dire fra al massimo due possibili selezioni. Addirittura, ancora peggio realizzata risulta la fase di gioco di ruolo. Infatti, in alcune circostanze potrà capitare che Lara ci dica che non ha la forza necessaria ad aprire una porta, a spostare qualcosa di pesante o per arrampicarsi su qualche parete scoscesa. In una situazione come questa dovremo cercare in giro qualcosa da spostare, da aprire o, comunque, in modo che lei vi interagisca per farle guadagnare un po’ di forza in più. Insomma, la cosa funziona ancora una volta in maniera precalcolata e, inoltre, la forza acquisita non resta da una locazione all’altra ma è caratteristica solo della locazione in cui siamo in quel momento impegnati. Insomma, anche queste due innovazioni restano assolutamente marginali rispetto al gameplay principale del gioco e, comunque, non sono assolutamente realizzate in maniera ottimale. Insomma, alla fin fine, anche questo The Angel of Darkness resta un gioco nel quale è fondamentale saltare da piattaforma a piattaforma con la massima precisione e cercare di risolvere i soliti enigmi trova la chiave-apri la porta.
Non possiamo non segnalare anche la presenza di moltissimi bug. A volte, infatti, è possibile che Lara non riesca ad interagire con elementi fondamentali per poter andare avanti nel gioco, che il programma torni misteriosamente a Windows o che il gioco fatichi a partire a causa di alcune incompatibilità con i driver audio. Alcuni problemi si riscontrano anche nel motore fisico del gioco che, se da una parte si comporta molto bene dimostrando ciò soprattutto nelle cadute di Lara, dall’altra soffre di altri bug. Può capitare, infatti, che Lara si incastri su due superfici o che compia strane evoluzioni prima che cada a terra.

Finalmente vediamo questi benedetti pixel shader 2.0
Tomb Raider: The Angel of Darkness ha un potente motore grafico in grado di muovere anche gli effetti grafici delle ultimissime schede video. Innanzitutto, c’è la presenza dei pixel shader 2.0 e questo lo porta ad essere il primo gioco a sfruttare questo effetto grafico. Inoltre, questi sono presenti in molte locazioni diverse come muri, tetti, acqua e varie superfici e non solo sull’acqua come gli altri giochi ci hanno abituato. Non mancano nemmeno effetti di vertex shader, di bump mapping e di blur. Insomma, nel complesso la nostra Lara è molto più realistica e “viva”: i suoi abiti si muovono con grande realismo e le sue procaci forme risaltano in maniera molto più tangibile. Il numero di poligoni è anch’esso, ovviamente, aumentato ma non sufficientemente. Il tutto sembra molto spoglio e, addirittura, in molte locazioni non sembra neanche che il penultimo Tomb Raider sia uscito ben tre anni fa. E’ vero, d’altra parte, che Lara è costituita da moltissimi poligoni e che quindi risalta in maniera massiccia rispetto al resto. Le texture non sono nemmeno allo stato dell’arte e anzi spesso i paesaggi appaiono leggermente slavati e con pochi colori. Se a tutto questo aggiungiamo che il gioco richiede PC veramente molto potenti, capirete bene che anche da questo punto di vista si poteva fare di meglio. Passando all’audio dobbiamo annoverare i soliti pro e contro. Le musiche sono, infatti, assolutamente orecchiabili e perfettamente attinenti con l’atmosfera che ci circonda. Il brano principale è quasi da film. Per quello che riguarda gli effetti sonori siamo rimasti, invece, molto delusi. Molti sembrano addirittura campionati dai precedenti Tomb Raider e, comunque, nella maggior parte dei casi la loro qualità è veramente molto bassa. Per il resto dobbiamo solamente segnalare che il gioco è presente in Italia nella versione completamente parlata in italiano e dobbiamo anche elogiare la doppiatrice di Lara che, a nostro avviso, è veramente molto brava.

HARDWARE

Requisiti Minimi:Pentium III 500 o equivalente, 128 MB RAM, scheda video con almeno 32 MB di RAM, 300 MB su hard disk.

MULTIPLAYER

Non vi è nessuna modalità multiplayer.


– L’ambientazione dark è molto efficace
– Ottime animazioni
– Tantissime locazioni differenti


– Bug a non finire
– Pessima giocabilità
– Le novità introdotte non sono sufficienti per rinnovare una struttura di gioco ormai estremamente logora


7.5

Dare un giudizio finale a questo The Angel of Darkness è veramente molto difficile. Infatti, da una parte usa una struttura di gioco ormai logora e ripetitiva, soffre di alcuni difetti nella giocabilità, ha moltissimi bug e un motore grafico molto pesante; dall’altra è molto coinvolgente e, anche grazie ad un’ottima trama, spinge sempre il giocatore ad andare avanti nell’avventura. E’ vero che ci si aspettava un restyling profondo e che le novità si incastonassero a dovere nel disegno principale e, purtroppo, tutte queste aspettative si sono rivelate vane. Ma è anche vero che la struttura di gioco è comunque amata dai tantissimi fan della serie e che l’atmosfera di Tomb Raider è comunque profonda e intrigante. Insomma, per dirla tutta, consiglio The Angel of Darkness a tutti gli appassionati della saga: per loro il gioco sarà coinvolgente e anche molto divertente grazie ai ben disegnati enigmi e alla presenza di tantissime locazioni differenti. Per chi odia, invece, questa struttura di gioco è meglio lasciar perdere questo sesto episodio della serie, perché alla fin fine non offre molto di più rispetto ai precedenti.