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Tartarughe Ninja: Fuori dall’Ombra

Due anni dopo il reboot della saga dedicata alle Tartarughe Ninja, dalle fogne della Grande Mela si torna a vivere le esperienze dei mutanti animali più apprezzati dell’industria fumettistica americana. Figli di un’esperienza oramai ventennale, che ha reso le Teenage Mutant Ninja Turtles un’icona vera e propria di almeno due generazioni, la produzione cinematografica che porta la firma di Dave Green prova con tutte le sue forze a rendere onore a quel fenomeno pop legato alle tartarughe. Guai a chiamarle testuggini!

L’antagonismo che cerchi
Siamo nel punto più alto di New York, la cuspide di quello che è il Chrysler Building, a pochi passi dal palcoscenico di una partita di NBA, con protagonisti i più titolati e appariscenti cestisti americani. Spettatori non paganti, pronti ad accaparrarsi un non comodissimo posto nelle tribune alte, dove sono installati gli occhi di bue e i riflettori, ci sono le quattro tartarughe ninja, che arrivano ai loro posti muniti di rigorosa pizza e seguiti da una ripresa che già ci fa storcere il naso, oltre che donarci qualche fastidio agli occhi, già affossati da un 3D non del tutto ottimale. Chi vi scrive, imparate, è un fan delle tecnologie che ci permettono di fare sempre un passo in avanti, che si tratti, per l’appunto, della terza dimensione cinematografica o che si parli di VR all’interno del medium videoludico, quindi la critica è chiara: il 3D di Tartarughe Ninja, per come è stato utilizzato, è realmente fastidioso e nella scena iniziale lo si subisce moltissimo. Schiavi di cambi di direzione repentini, di riprese che insistono sulle quattro tartarughe, che occupano spazi e tempi diversi tra di loro, ci ritroviamo subito dinanzi a un cumulo di fotogrammi troppo rapidi e a intermittenza molto fastidiosa. La resa tecnica, da questo punto di vista, quindi, ci ha convinto poco, nonostante poi i movimenti delle Tartarughe, la resa degli avversari e tutti gli effetti speciali annessi sia ben riuscita. Il lavoro svolto per tutte le figure antropomorfe, tra cui anche i due nuovi antagonisti che portano il nome di Bebop e di Rocksteady (interpretato dal wrestler sampdoriano Sheamus), è di pregio, e non stanca mai. I nostri ninja sono, come d’altronde anche nel primo film del 2014, dettagliati e riescono a muoversi in maniera adeguata, fatto salvo la scena che abbiamo già criticato in apertura. Stessa cosa dicasi per il cerebriforme Krang, la nuova minaccia per il pianeta terra: apparso per la prima volta nel 1987 nella serie classica dedicata alle Tartarughe Ninja, rappresenterà, insieme a Shredder, il vero nemico di stavolta.

La fatica delle gag
C’è da sottolineare, in ogni caso, che la scelta di inserire Krang poteva essere premiata maggiormente. A parte lo scontro finale, d’uopo in questi casi, e la presentazione a circa metà film, il personaggio è quasi una comparsa che altro, pronto a rispondere alla chiamata di un cameo. Senza una vera e propria caratterizzazione, senza un reale movente e soprattutto spinto dalla più banale delle necessità legate alla conquista del nostro pianeta, l’antagonismo viene realmente ridotto all’osso, infarcito da diversi co-antagonisti, che frammentano soltanto l’esperienza finale. La stessa resa dell’intero film ci riporta dinanzi a una struttura troppo puerile, accorta esclusivamente a un pubblico di giovanissimi, che apprezzeranno probabilmente le gag, sia quelle dialettiche che quelle fisiche, come DeAndre Jordan che scivola su una fetta di pizza mentre gioca a basket. Per il resto, nonostante il flow continuo dell’intera sceneggiatura, che non ha momenti morti, è bersagliato da quella che è la voglia di rendere troppo banale l’intera produzione. A cercare di renderla meno naif e leggermente più accorta alle esigenze del pubblico adolescenziale c’è la presenza di Megan Fox: con qualche inquadratura davvero demodé e completamente votata al fan service, l’attrice si lascia andare a un rapido cambio d’abito nelle prime scene del film, assicurandoci un gioco di gambe fugace e una scollatura che però non fa girare la testa così come potrebbe. Sicuramente scene che cozzano con quella che è la restante scelta di indirizzare la produzione a un target decisamente più puerile di quello che potrebbe apprezzare nell’attrice una presenza chiaramente sensuale piuttosto che inerente al contesto. Insomma, sembra che la trama sia stata inserita a mo’ di palliativo, per far sì che vi sia una motivazione a tutto ciò che Michael Bay offre, ossia una sequenza di azione infinita, rapida e indolore, che ci aiuta a rimanere fissi sullo schermo per ammirare quelle che sono le frenetiche movenze degli interpreti: in pieno stile del produttore, insomma, che qui pare abbia trovato anche più ordine del solito.

Fuori dalle fogne

Le potenzialità del film si riversano, infine, tutte nel concept generale del film, che già nel titolo spiega semplicemente quali sono le intenzioni di Michael Bay, qui produttore esecutivo, e del regista già citato: il Fuori dall’Ombra vuole premere il tasto sulla necessità di essere accettati da parte dell’intera città di New York, che ha dovuto bersi la storia del Falco, sceso come deus ex machina a vincere la crudeltà di Shredder; si cerca in qualche modo di portare le Tartarughe alla luce del sole, così da poter dare alla Grande Mela l’eroe di cui ha bisogno e che ha già difeso per una volta il pianeta. Il tutto, però, è incredibilmente abbozzato, senza approfondire adeguatamente l’idea originale, che lascia una sorta di amaro in bocca. Un’altra situazione che appoggia il movente di cui sopra, che non vuole sottolineare una grande sceneggiatura, che inserisce delle inaspettate decisioni nei punti di svolta e che non si appoggia nemmeno su un cammino dell’eroe.




Tartarughe Ninja: Fuori dall’Ombra non è un film che vuole raccontarvi una memorabile storia, ma è una pellicola che vuole intrattenervi per portare nuovamente sul grande schermo un prodotto pop e culturalmente universale, con un’anzianità, dalla sua, che permette alle Teenage Mutant Ninja Turtles di ritagliarsi un posto importante in questo panorama di reboot e proposte cinematografiche provenienti dal mondo dei fumetti. Michael Bay e Dave Green riescono a offrire qualcosa di molto frenetico, di attivo e di funzionale, ma specificatamente per un pubblico giovane, molto giovane: perché per chi va a cercare un intrattenimento di due ore per farsi raccontare una bella storia, non avrà molto di cui sorridere. Smussati un po’ gli angoli infausti del precedente capitolo, leggasi soprattutto la presenza ingiustificatamente prorompente della Fox, siamo dinanzi a un sequel che rispetta il primo capitolo e accontenterà i giovani scalmanati che vogliono godersi del sano combattimento con delle tartarughe antropomorfe.