Anteprima 4 min

Project X Zone

Nonostante l’ultimo decennio abbia visto un graduale spostamento dell’ombelico del mondo videoludico in direzione ovest, è innegabile che il Giappone, pur lamentando una certa crisi creativa dei suoi esponenti di punta, sappia ancora stupirci di quando in quando con titoli assolutamente fuori di testa, figli di idee strampalate e che non sempre funzionano, ma che, quando funzionano, funzionano alla grande, portando una ventata di aria fresca in generi altrimenti stantii.
Prendete Project X Zone, strambo crossover che getta i personaggi Sega, Capcom e Namco Bandai all’interno di arene apparentemente tipiche dei giochi di ruolo strategici a turni (a la Fire Emblem, per intenderci) e ibrida la formula classica di questo sottogenere con scontri in tempo reale, arricchiti da combo che meglio figurerebbero in un picchiaduro 2D. Confusi? Ci stupiremmo del contrario.

Piattaforma:
3DS
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
Sviluppatore:
Monolith Soft
Distributore:

Quando Frank West fa la mano morta a Chun-Li
Da pochi giorni è disponibile sullo shop di 3DS una prima demo del titolo, inaspettatamente portato nei lidi occidentali da Namco Bandai e in uscita il prossimo 4 luglio in esclusiva sulla console a due schermi di mamma Nintendo.
I personaggi presenti in questa demo, intitolata “ A Lethal Surprise”, provengono da titoli come Sakura Wars, Space Channel 5 e Valkyria Chronicles, in un festival per gli appassionati dei brand Sega, ma è già stata annunciata una seconda demo, in uscita il prossimo 27 giugno, contenente presumibilmente personaggi da universi Capcom, visto che sarà ambientata in un livello preso di peso dall’intramontabile Ghosts’n’Goblins.
Fare una lista di tutti i franchise delle tre case coinvolte nello sviluppo sarebbe proibitivo, ma vi basti sapere che ci sono quasi tutti i brand di punta di ognuna, da Resident Evil a Street Fighter, passando da Virtua Fighter e Resonance of Fate, per arrivare fino a Tales of Vesperia e Tekken.
A questo punto anche i meno attenti tra voi avranno notato la sovrabbondanza di personaggi provenienti da beat ’em up, e, nonostante la brevità della demo, abbiamo visto abbastanza per assicurarvi che questo elemento non è affatto casuale.

Meno strategia e più mazzate, please
Quello che sembra differenziare questo ibrido rispetto a titoli più canonici del genere come Fire Emblem e i recenti Devil Survivor di Atlus è la preponderanza di una componente action nelle meccaniche di gioco, laddove i titoli succitati prediligono invece una impostazione rigorosamente a turni, senza possibilità alcuna per il giocatore di interagire direttamente e impartire comandi al proprio esercito.
Una volta che invece la schermata passa alla fase di combattimento, il gameplay è assimilabile, più che ad un picchiaduro bidimensionale (di cui, per ovvi motivi, non riesce a ricreare la perfezione tecnica e le hit box particolarmente raffinate), ad uno scontro preso di peso da uno qualsiasi dei capitoli della saga di Tales of, con una rappresentazione essenzialmente a due dimensioni e in real time, una buona varietà di colpi e mosse speciali che garantiscono un surplus notevole in fatto di danni inflitti.
Inutile dire che questa scelta di design allontana il gioco dalla staticità tipica del genere e ne rivitalizza il gameplay, toccando anche picchi di button mashing niente male, con le diverse concatenazioni di colpi possibili mostrate sullo schermo tattile del nostro 3DS: l’avversario, inerte, potrà essere palleggiato per decine di colpi a patto di possedere il giusto tempismo e una conoscenza almeno basilare delle più comuni combo da picchiaduro viste nei prodotti degli ultimi 10-15 anni.
Di contro, il peso specifico del titolo a livello puramente tattico sembra di gran lunga inferiore a quello di prodotti più blasonati che vantano una storia ventennale (Fire Emblem Awakening, stiamo indicando te) e questo, siamo sicuri, non piacerà agli amanti duri e puri della strategia portatile.
D’altronde, vista la presenza di una enorme quantità di personaggi provenienti da saghe arcinote al grande pubblico, il target di Namco Bandai è probabilmente molto diverso da quello di Nintendo e Atlus, e, in questo senso, l’imbastardimento delle meccaniche di gioco classiche del genere potrebbe rappresentare non solo una scelta di design voluta, ma anche un asso nella manica della produzione, che pure in Giappone (dov’è uscita nell’ottobre 2012) non ha venduto quanto il publisher sperava.
Da quel poco che abbiamo potuto apprezzare direttamente, comunque, il titolo si lascia giocare e, a patto di non pretendere un’esperienza di gioco troppo profonda, potrebbe incontrare i gusti del pubblico europeo.

Pixel multibrand
In un titolo così peculiare, sarebbe stato da stolti aspettarsi un comparto grafico banale, e infatti Project X Zone sposa la visuale tridimensionale del campo di battaglia con quella a base di pixel 2D degli scontri tra truppe con un evidente calo di dettaglio che nemmeno l’effetto stereoscopico della console Nintendo riesce a mascherare.
Onestamente nessuno dei titoli appartenenti a questa categoria di giochi ha mai rappresentato il cosiddetto “benchmark” per le rispettive console ospiti, ma, nonostante una buona cura per il dettaglio e un roster di personaggi che rappresenta l’apoteosi del fan service, non siamo rimasti particolarmente colpiti dal livello tecnico raggiunto, né dalla fluidità generale garantita dal motore di gioco.
Certo, manca un mese e mezzo all’arrivo nei negozi e quella analizzata non è che una demo, ma crediamo sia doveroso avvisare quanti si aspettano lo stesso spettacolo ammirato di recente con l’ultima fatica Intelligent Systems.

– Roster da sogno
– Una ventata di aria fresca nel genere
– Grande quantità di contenuti




Dopo aver esultato come un allenatore che ha appena vinto una Champions League all’annuncio ufficiale dell’arrivo in occidente di questo peculiare titolo, abbiamo ricevuto sensazioni contrastanti dalla breve demo rilasciata, non tanto per la qualità finale del prodotto, che sembra comunque di ottimo livello, ma dallo scarso spessore tattico generale, che sembra richiedere molta meno materia grigia di quanto non facciano svariati suoi colleghi, che però, a onor del vero, non possono contare su una all-star di protagonisti di tanti pomeriggi di gioco.
Il risultato finale probabilmente offrirà uno strategico “lite” allo zoccolo duro degli appassionati del genere e un’ottima occasione per avvicinarvisi a quanti hanno finora evitato come la peste questa affascinante tipologia di videogiochi.