Recensione 7 min

Onimusha 3

Sbarca finalmente in Italia il terzo e teoricamente ultimo episodio della serie di Onimusha, anche se, considerando il successo riscosso, è difficile credere che Capcom possa davvero rinunciare ad una delle sue galline dalle uova d’oro.
Con davvero scarsa fantasia, gli sceneggiatori hanno ripescato il nemico di sempre, Nobunaga Oda, ed il protagonista del primo episodio, Samanosuke Akechi (ma anche il buon Jubei non è stato del tutto accantonato), ai quale sono stati affiancati il francese Jacques Blanc (“interpretato” da Jean Reno, quello de “Il Quinto Elemento”, “Leon” e “I Fiumi di Porpora”) ed un’inedita ambientazione parigina, forse per distrarre un poco dalle solite locazioni nippo-medievali (comunque presenti).
Il titolo in questione è già stato analizzato approfonditamente dal buon Jacklord nella sua recensione della versione americana, che vi invito a leggere: quindi mi limiterò a riassumere i punti salienti e a trarre le conclusioni su questa versione italiana.

Piattaforma:
PS2
Genere:
azione
Data di uscita:
Sviluppatore:
interno
Distributore:

Il militare e il samurai
Il gameplay di Onimusha 3 ricalca fedelmente quello dei precedenti episodi, nonostante qualche logica aggiunta e miglioramenti vari: rimaniamo quindi nel campo degli action-adventures in cui il giocatore, per procedere nell’avventura, deve affrontare continui combattimenti, generalmente in inferiorità numerica, intervallati da scontri con i boss e basilari enigmi, come da tradizione Capcom.
Il miscuglio nippo-parigino conferisce al gioco un’atmosfera davvero particolare ma anche ambivalente: la trama, di per sé, con i suoi continui salti tra presente e passato e gli innumerevoli colpi di scena è interessante da seguire e in più di un’occasione persino esaltante, coadiuvata com’è da un magnifico comparto visivo. D’altronde, proprio come la maggior parte dei blockbuster hollywoodiani, a conti fatti la maggior parte delle situazioni proposte, molto belle prese a sé stanti, finiscono con l’apparire poco credibili, a partire proprio da quella di partenza, con Jacques trasportato nel passato e Samanosuke nel futuro per chissà quale ragione: niente di grave, comunque, da questo punto di vista la maggior parte dei videogiochi risulterebbero carenti, soltanto dispiace constatare come agli enormi sforzi produttivi non corrisponda quasi mai altrettanta cura per la sceneggiatura. Prendiamo ad esempio lo stupendo filmato iniziale, uno dei migliori e più lunghi mai visti in un videogioco: la bellezza dello stesso è indescrivibile, ma nel contesto della narrazione illustra un momento assolutamente secondario (Samanosuke che assalta i rinforzi di Nobunaga), che infatti non ha praticamente conseguenze sulla storia e dove Jacques nemmeno compare.

A spasso nel tempo
In pratica la storia vede Jacques e Samanosuke (coadiuvato dal figlio e dalla fidanzata del francese) impegnati a combattere le orde dei Genma (i demoni al servizio di Nobunaga) rispettivamente nel Giappone del 1582 e nella Francia del 2004: il collegamento tra i due è mantenuto grazie alla figura di Ako, una piccola (letteralmente: sta nel palmo della mano dei protagonisti) Tengu (spiritello alato) in grado di viaggiare nel tempo e di conferire speciali poteri ai protagonisti a seconda dell’abito indossato. Questo stratagemma ha permesso ai programmatori di inserire una delle novità del gioco, gli enigmi temporali, risolvibili unicamente mediante l’azione coordinata (o lo scambio di oggetti) dei due protagonisti in epoche differenti; purtroppo l’effettiva portata di questa novità è molto limitata, Jacques e Samanosuke non sono solo in epoche differenti, ma anche in luoghi distanti tra loro (Giappone ed Europa), quindi possono interagire solo in determinate locazioni (tipo la base dei Genma): inoltre gli enigmi in questione rimangono comunque piuttosto semplici e, sotto certi aspetti, persino più guidati di quelli normali.

Dal 2D al 3D
L’altra grande novità introdotta in Onimusha 3 è l’abbandono dei fondali bidimensionali prerenderizzati in favore di ambienti (e di un sistema di controllo) totalmente 3D; anche in questo caso, però, l’innovazione è più apparenza che altro. Pur potendo bearsi della terza dimensione, i fondali sono assolutamente statici e le telecamere sono rigorosamente fisse: quindi scenari poco interattivi (oltre ad aprire i forzieri disseminati nei vari ambienti, si possono rompere giusto vasi, botti e poco altro: basta una cassetta della frutta in mezzo alla strada per impedirci di proseguire) e nessuna possibilità di modificare la visuale da quella impostata (e quindi spesso ci si trova a menare fendenti contro nemici che non si vedono a causa dell’inqudratura). Viene dunque da chiedersi perchè Capcom abbia deciso di abbandonare la precedente impostazione grafica a favore di un 3D concretamente non sfruttato: va comunque riconosciuto che per realizzazione e dettaglio, gli scenari di questo capitolo hanno ben poco da invidiare ai predecessori. Le ambientazioni giapponesi e parigine sono per lo più fantastiche ed evocative, nonostante siano esplorabili in minima parte.
L’aspetto grafico, nel complesso, lascia senza fiato: modelli dei personaggi (non solo dei protagonisti) dettagliatissimi (specie i volti, Jean Reno è riprodotto alla perfezione), ambientazioni di forte impatto (a volte, però, sembrano prese direttamente da un RE qualunque, vedi le fogne parigine…), palette di colori azzeccatissima, effetti di illuminazione in tempo reale…
Difetti? Textures a volte un po’ piatte e qualche rallentamento nelle situazioni più affollate o negli scontri con i boss, nient’altro.
Particolare attenzione è stata dedicata anche dal punto di vista degli effetti sonori, estremamente realistici e curati: il rumore degli scontri, delle lame che cozzano l’una contro l’altra o che dilaniano le carni sono davvero ben fatti (per quanto possa capirmene, ovviamente) e sono stati previsti, ad esempio, rumori diversi a seconda del tipo di terreno calpestato. Molto valido il doppiaggio inglese (ma i protagonisti parlano anche in giapponese e francese; la voce di Jacques è proprio quella di Jean Reno, ma solo nelle scene in cui usa la sua lingua madre), ben coadiuvato da sottotitoli italiani una volta tanto di buona fattura. Meno incisiva la colonna sonora che pur accompagnandosi degnamente all’azione, non rimane particolarmente impressa.
Da segnalare l’inclusione del (mai troppo scontato) selettore per i 60hz, che permette di godersi il gioco senza bande nere; consiglio inoltre, prima di cominciare a giocare, di dare un’attenta occhiata al menù delle opzioni perchè il gioco parte, di default, col sangue verde e il livello di violenza settato verso il basso. Se volete sangue rosso e violenza ai massimi livelli dovete selezionarli subito, perchè una volta cominciato a giocare non potrete più modificare queste impostazioni (e, se non sbaglio, questa possibilità è un’esclusiva della versione occidentale del gioco!).

Di frusta e di spada
I comandi sono facili ed immediati, come tradizione della serie: Jacques e Samanosuke si differenziano per l’arma utilizzata (frusta e spada, almeno inizialmente: in seguito troverete altre armi, ognuna associata ad un elemento naturale), ma si controllano allo stesso modo.
Il sistema di controllo è ora totalmente screen relative (o 3D, se preferite), i movimenti sono deputati allo stick analogico sinistro, X è il tasto azione, i colpi normali vengono portati col Quadrato (e variano a seconda dell’inclinazione degli stick e dal numero di pressioni), quelli speciali col Triangolo, col Cerchio si assorbono le anime dei nemici abbattuti (come al solito ce ne sono di 4 tipi: gialle curative, rosse per potenziare armi ed armature, blu per ripristinare l’energia magica e viola per diventare un Onimusha), R1 serve per caricare i colpi oppure lockare ed aggirare i nemici, L1 per la parata, R2 per girarsi di 180° (manca, come al solito, la possibilità di saltare); una volta accumulate sufficienti anime viola, inoltre, è possibile, mediante pressione del tasto R3, trasformarsi per qualche istante in Onimusha, una versione potenziata ed invulnerabile del nostro eroe.
L’unica vera differenza tra Jacques e Samanosuke è rappresentata dall’arma secondaria: Samanosuke ha un arco con cui abbattere i nemici da distanza oppure colpire oggetti sospesi in aria per poi raccoglierli, Jacques può usare la frusta per raggiungere posti altrimenti inaccessibili (alla Indiana Jones, tanto per capirci). Naturalmente a controlli simili non corrisponde necessariamente un’identica giocabilità, così le tattiche da mettere in atto variano a seconda di quale dei due protagonisti si stia impersonando; in alcuni momenti del gioco, inoltre, saremo affiancati da alleati gestiti dalla IA del gioco, senza contare le (purtroppo) brevi sezioni stile sparatutto nei panni della splendida Michelle Aubert (la donna di Jacques).
In generale l’intelligenza artificiale non ha subito migliorie rispetto ai capitoli precedenti: i mostri compaiono ad ondate ed attaccano secondo schemi fissi e ripetitivi e lo stesso vale per i boss di fine livello (ondate a parte). Nonostante questo i combattimenti sono sufficientemente vari ed esaltanti e la frequente alternanza di personaggi permette una discreta varietà di situazioni.
Da segnalare l’introduzione della modalità Allenamento, liberamente selezionabile dall’inventario: in giro per il mondo di Onimusha 3 troveremo varie pergamene che ci permetteranno di allenarci in una determinata mossa: completare con successo l’allenamento ci vede premiati con oggetti, inizialmente abbastanza banali ma, col procedere delle prove, sempre più utili (tipo l’abitino finale di Ako).
La progressione è quasi sempre estremamente lineare ed arricchita da moltissime scene di intermezzo che rendono l’esperienza di gioco molto cinematografica, mentre gli enigmi non vi porteranno mai via più di qualche minuto, tanto sono ovvi: ritroviamo anche gli enigmi a tassello che sbloccano la chiusura di determinati scrigni e che devono essere risolti entro un certo numero di mosse.
Resta, infine, da parlare della longevità, probabilmente l’unico vero punto debole del prodotto Capcom perchè si comincia a giocare al livello di difficoltà medio, senza possibilità di scelta: se morirete un certo numero di volte, potrete impostare anche la modalità facile, mentre per avere a disposizione un livello di sfida più impegnativo occorrerà portare a termine il gioco almeno una volta. Il problema è che chiunque abbia un minimo di dimestichezza con questo genere di prodotti, troverà il livello medio assai abbordabile e completerà il gioco entro una decina di ore: solo a questo punto si renderà disponibile la modalità difficile, ma Onimusha 3, a parte qualche bonus, non offre stimoli seri alla rigiocabilità, visto che la storia è lineare e che anche affrontandolo una seconda volta, gli avvenimenti non cambiano.

– Spettacolare ed esaltante
– C’è Jean Reno
– Tecnicamente rasenta il massimo che una PS2 può offrire

– Abbastanza facile
– La trama non convince del tutto
– Un gameplay che non offre significative novità

8.5

Il terzo capitolo della famosa saga Capcom dovrebbe essere anche quello destinato a concluderla, ma Nobunaga è un avversario restio a morire (come hanno dimostrato i due episodi precedenti) quindi non è detta l’ultima parola. Che sia o meno l’episodio finale, questo Onimusha 3 si rivela, in sostanza, come una riuscita summa dei predecessori: tecnicamente il passaggio alla terza dimensione quasi non si avverte, tale è la magnificenza di un motore grafico in grado di offrire quanto di meglio si sia mai visto (o quasi) su PS2. L’aggiunta di Jean Reno e dell’ambientazione parigina risulta da subito vincente ed aiuta a superare la monotonia di un Giappone feudale che, dopo tre videogiochi, rischiava di risultare fin troppo prevedibile; anche il sistema di controllo, che vede finalmente l’implementazione dello stick analogico, si avvantaggia con comandi più rapidi e precisi. I combattimenti sono ben strutturati e divertenti, nonostante la limitata IA degli avversari, mentre l’esplorazione, arricchita dagli enigmi temporali, risulta comunque circoscritta dalla linearità degli ambienti e dalla facilità delle sfide proposte.
In conclusione, dunque, un’esperienza coinvolgente ed esaltante che però rischia di terminare fin troppo presto ed offre pochi stimoli alla rigiocabilità: un prodotto spettacolare, ma senza significativi passi in avanti rispetto al 2!