Recensione 6 min

Onimusha 3

I pilastri: trama avvincente, tecnica evoluta, alta giocabilità
Giunta al terzo episodio, la gloria di Samanosuke rischiava seriamente di appannarsi, perché quelle che erano una volta intrepide gesta stavano per rasentare la ripetitività, annoiando i giocatori più appassionati e fedeli ed allontanandone quelli nuovi. Eppure questo esito negativo è stato scongiurato – per nostra fortuna e per la buona sorte – dal terzo capitolo di Onimusha. Allora qual è stato l’antidoto alla noia, la pozione magica che nuovamente ha fatto rivivere il genio creativo di Capcom? Semplice quanto efficace: conservare l’idea di fondo del gioco e il suo personaggio, sviluppare una storia affascinante e coinvolgente, capace di afferrare il giocatore e tenerlo avvinghiato al gioco; il tutto sostenuto da un eccellente comparto tecnico. L’esito finale? Intense emozioni a dosi massicce.

Piattaforma:
PS2
Genere:
azione
Data di uscita:
Sviluppatore:
interno
Distributore:

Una sola storia? No, tante
Iniziamo dalle vicende narrate in Onimusha 3 (d’ora in poi solo O3): qui la storia su cui si sviluppa l’azione non è una soltanto, e non è lineare. Al posto di questa soluzione tradizionale, O3 presenta un innovativo incastro di più vicende, che sprigionano un ben più piacevole profumo di sorpresa, intrigo, coinvolgimento. In sintesi estrema e senza sciogliere l’incanto che avvolgerà tutti voi già dai primi istanti di gioco, le principali storie sono queste.
Proiettato ai giorni nostri, Samanosuke è impegnato nella lotta contro il malefico inventore Gildenstern che sta cercando di conquistare l’intera Francia, ed ecco allora che Jacques Blanc – Jean Reno – mentre sta difendendo gli Champs Elysees in quanto membro di un commando militare, si ritrova gettato nel Giappone del XVII secolo a lottare contro Genma. A soccorrere uno spaesato Jacques, privo di tutta la tecnologia occidentale del XXI secolo, interviene prima Ako, un piccolo spirito alato, il solo che possa viaggiare nel tempo e nello spazio, collegando Samanosuke e Jacques, e poi Oni, che conferirà all’incredulo Jacques il potere di risucchiare l’anima dei nemici uccisi attraverso la speciale armatura posta sull’avambraccio destro.

Samanosuke non è più solo…
Una delle principali innovazioni di O3 è quella di affiancare all’eroe della tradizione un personaggio estraneo in tutto e per tutto sia a Samanosuke che al suo mondo. Eppure la figura di questo nuovo arrivato riesce a collimare perfettamente con Samanosuke, facendo affidamento ad un volto noto e capace di riscuotere immediata soddisfazione: l’attore francese Jean Reno. Già visto e ammirato in pellicole come Ronin e Il Professionista, la scelta di Jean Reno è più che mai felice anche vista l’ambientazione parigina di gran parte del titolo, dove proprio Reno contribuisce a trasmettere il binomio di un’ambientazione altamente realista (le stradine parigine, l’arco di trionfo, il Louvre, la gendarmerie e i reparti speciali dell’esercito) con eventi assolutamente immaginari, come l’invasione dal cielo delle orde di Gildenstern.

Il controllo è tutto
L’onda di innovazioni di O3 non si infrange solo sulla storia o sui personaggi, ma raggiunge anche il sistema di controllo, alzando ancora più in alto la giocabilità. Ad ogni pulsante d’azione corrisponde una precisa mossa, consentendo scene di combattimento ad alta spettacolarità senza richiedere difficili combo. Colpo singolo, sequenza di colpi singoli, colpo magico, risucchio delle anime, raccolta di un oggetto sono questi i principali comandi da impartire a Samanosuke e a Jacques, che sostanzialmente presentano il medesimo tipo di azioni. Cambia invece l’arma usata: quando è ancora a Parigi, Jacques spara con una mitraglietta automatica, mentre in Giappone usa una specie di frusta. A Samanosuke toccano invece spade di varie fatture, con possibilità di usarne due contemporaneamente. Alla precedente e poco felice scelta di limitare il controllo dei movimenti ai quattro pulsanti direzionali, adesso si sostituisce la scelta di implementare pienamente lo stick analogico sinistro, rendendo più agevole manovrare i nostri personaggi. Questa scelta si apprezza ancora di più se si pensa che l’inquadratura della telecamera è predeterminata, così che dovremmo modificare l’orientamento dei tasti direzionali a seconda della direzione dell’inquadratura, mentre ciò non serve più usando lo stick analogico. Peccato però per la camera: se fosse stata anch’essa mobile utilizzando lo stick destro, avremmo potuto godere appieno delle splendide e ricche ambientazioni.

Struttura di gioco
Questo è il settore che meno di altri necessitava di rivoluzioni e stravolgimenti, sostenendo, anzi, con una struttura piuttosto solida l’ampia varietà di situazioni e personaggi in gioco. A grandi linee il gioco è suddiviso in una decina di livelli, corrispondenti a locazioni geografiche e temporali diverse. All’inizio di ognuno di essi, il giocatore prende possesso o di Jacques o di Samanosuke, avendo sempre a disposizione i preziosi servizi di Ako. Ogni livello ha poi un suo ingresso e una sua uscita, rendendo poco interessante la fase esplorativa rispetto a quella votata al combattimento puro e crudo, che invece abbandona fino a diventare la nota dominante di O3. Una volta eliminati gli avversari, dall’IA un po’ fragile, restano da aprire bauli e raccogliere documenti che integrano le informazioni illustrate nei filmati di intermezzo. La complessità dei livelli non è mai esagerata, così come la loro estensione è piuttosto ridotta, facilitandone la perlustrazione. Al termine di ogni livello incontrerete il caratteristico “boss” che metterà certo a dura prova la vostra tecnica di combattimento, ma non costituirà un punto insuperabile. Ho parlato di tecnica: più che mai per vincere i boss occorre individuarne il punto debole, evitando lo scontro diretto, perso in partenza. La perlustrazione e la raccolta degli oggetto non sono infatti superflui: oltre a trovare chiavi per sbloccare serrature, troverete potenziamenti e medikit indispensabili per sconfiggere i boss. Per quanto riguarda gli enigmi da risolvere, niente per cui impazzire ma neppure da sottovalutare. Più che la difficoltà in sé di un singolo enigma, qui conta la capacità di mettere insieme differenti oggetti in differenti situazioni, come chiavi e pietre da usare in porte e statue collocate in luoghi più lontani. Oppure andare avanti e indietro parecchie volte per incastrare meccanismi con cui sbloccare altri potenziamenti. A lungo andare però potrebbe insinuarsi un po’ di ripetitività, di monotonia alimentata da uno sviluppo del gioco talvolta forzoso, del tipo “fai-ora-questo-fai-dopo-quello”.

Grafica rivoluzionata
La dimensione più immediatamente percettibile di tutte le innovazioni di O3 è la sua veste grafica: dimenticate i fondali prerenderizzati, qui gli ambienti sono tutti realizzati in un 3D che s’impone davvero per bellezza ed efficacia rispetto agli altri titoli concorrenti. L’accuratezza degli scenari e delle strutture architettoniche coinvolge tanto la moderna Parigi, in ogni suo aspetto, quanto il Giappone del 1500. Prevale sempre la cura grafica per i dettagli, per gli oggetti sui mercatini giapponesi o sui tavolini dei bar francesi, le targhe commemorative sull’arco di trionfo, i tesori del Louvre oppure le statue e gli affreschi di Notre-Dame. Allo stesso modo, i due protagonisti e i loro avversari sono resi con un grado davvero elevato di dettaglio, con armature che brillano al sole e giacche che sventolano quando corrono o si illuminano avvicinandosi ad un fuoco. Quindi luci e colori sono le fonti di una visualizzazione grafica che fa primeggiare O3 rispetto agli altri action-game, potendo essere tranquillamente paragonato, per fattura grafica, ai grandi rpg. Certamente, il prezzo da pagare per raggiungere questo livello sono textures il cui grado di dettaglio decresce vistosamente se osservate da vicino. Ma il ragionamento che va fatto per O3 è quello di un gioco d’azione dove comunque il movimento prevale sempre, quindi conta l’impatto grafico d’insieme, non la singola veduta. L’antialiasing è particolarmente efficace quando c’è poco movimento, mentre si sente la sua mancanza in tutte le situazioni dove ci sia movimento. Entusiasmante è poi l’impatto della luce, soprattutto del sole ma anche delle luci artificiali in ambienti chiusi, che finalmente sono luci dinamiche, producendo pregevoli effetti di chiaro-scuro, mentre la realizzazione delle ombre non è certo al suo massimo. A far esultare ci pensa invece l’effetto delle onde dell’acqua, così come il loro tremolio quando vengono attraversate, la loro trasparenza è realistica come la sensazione di consistenza. Le acrobazie del motore grafico di O3 non si fermano qui, arrivando anche a rendere i riflessi dei movimenti dell’acqua sulle pareti, effetto davvero strabiliante.

Sonoro realistico
Il commento al sonoro va distinto in due voci: l’audio ambientale è di ottima fattura e copre con efficacia ogni tipo di suono, dallo scintillio delle lame, ai passi di Samanosuke e degli altri combattenti tutto è reso con forte accento realista. Anche la natura ha la sua voce e onde di mare, fruscio di foglie, scorrere di rigagnoli danno un senso di immediatezza e “naturalità”. Il tono delle voci si adatta splendidamente all’ambiente in cui si trovano, riecheggiando dentro alle navate gotiche, oppure perdendosi davanti alla spiaggia, oppure ancora riflettendo lo stato dell’umore.
Il discorso cambia passando alle colonne sonore, che risultano anonime e comunque prive di mordente, più simili ad un sottofondo di accompagnamento che ad un elemento in cui si esprime l’azione.

– Longevo e divertente
– Protagonisti carismatici
– Comparto tecnico d’eccellenza

– Colonna sonora non sempre all’altezza

8.0

Per quanto esauriente possa essere, la mia recensione è limitata alla versione americana di O3: l’augurio è che l’ormai prossima versione Pal possa anche soltanto replicare tutti i punti di forza di quest’ultima, beneficiando di una conversione all’altezza. Da questo punto di vista, O3 si è rivelato un ottimo titolo, prossimo a ricevere tutti gli allori che giustamente merita, sia per la storia e i personaggi (avvincente e innovativa, resa ancor più palpitante dal tandem Samanosuke-Jean Reno), sia per la tecnica (grafica maestosa). Sommate questi due cavalli di battaglia con un sistema di controllo efficace e capirete l’essenza di O3. Note dolenti? Nessuna. Ombre? Poche: la colonna sonora inadeguata e qualche raro momento di appesantimento della giocabilità.