NBA 2K18, la recensione del titolo di basket di 2K

Recensione
A cura di SD - 18 Settembre 2017 - 0:00

Nel vasto panorama di titoli sportivi che ogni anno esaltano gli appassionati e indignano chi li trova solo uno spreco di denaro, nonché un mero “aggiornamento delle rose”, c’è qualcuno che è sempre riuscito a mettere tutti d’accordo, e quel qualcuno si chiama NBA 2K. La serie che porta il nome della software house californiana si è sempre contraddistinta per l’incredibile realismo e le novità che, puntuali, vengono inserite in ogni nuovo capitolo, e l’edizione 2K18 non è certamente un’eccezione, anzi.
Dove (non) eravamo rimasti?
Dopo la modalità storia curata da Spike Lee in persona per 2K16 e la guest star Michael B. Jordan a farci da spalla in 2K17, entrambe buone idee ma che non hanno dato quel quid in più a una campagna in singolo da troppo tempo simile a se stessa, quest’anno è stata fatta una vera e propria rivoluzione. La Mia Carriera non è più il solito susseguirsi di partite stagionali intervallate da filmati, questa volta il giocatore è padrone in tutto e per tutto della sua vita con Il Quartiere, un vero e proprio mini-open world da esplorare. Il Quartiere propone un modo tutto nuovo di approcciare la modalità, dandoci l’opportunità di proseguire nella trama come preferiamo: le location sono persistenti e vive, popolate da altri utenti umani, negozi e attività con cui interagire nei modi più svariati. Come in ogni quartiere che si rispetti sono presenti campetti da basket dove misurarsi in avvincenti 3 vs 3, 1 vs 1, gare di schiacciate, di tiro e chi più ne ha più ne metta; c’è lo store NBA (basato sul modello di quello reale a New York) per acquistare i capi firmati delle franchigie, c’è il barbiere, con cui scambiare quattro chiacchiere negli ottimi intermezzi filmati, oltre a regolare barba e capelli, chiaramente. C’è anche una sala giochi con l’immancabile gioco del canestro e diverse altre chicche, e ultima, ma non per importanza, c’è la palestra dove allenarsi con la squadra o in solitaria. 
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Road to 99
Tutto questo ci porta al fulcro della modalità, ovvero la corsa al migliorare costantemente il nostro avatar: il sistema di crescita è stato infatti modificato, ora ogni attività, che sia in strada, nella palestra o sui parquet dei palazzetti NBA più prestigiosi, conferisce dei punti esperienza che vanno a influire su un parametro o un altro, in base al modo in cui ci siamo comportati con la palla in mano. Per fare un esempio, se in una partita  siamo stati particolarmente bravi a catturare i rimbalzi, al termine della stessa verranno assegnati più punti al cartellino “Specialista dei Rimbalzi”: una volta raggiunto il target necessario viene sbloccata la versione successiva del cartellino, conferendo al giocatore abilità sempre maggiori. I punti di tutti i cartellini sommati confluiscono nel livello generale, visualizzato in percentuale: una volta raggiunto il 100% vedremo migliorare di 1 il totale del cestista, partendo da 60. Insomma, la strada verso il tanto agognato 99 è bella lunga, e ognuno può decidere di intraprenderla come vuole, volendo è possibile anche non giocare mai partite di NBA, la storia e la scalata proseguono comunque!
Ball don’t lie
Non è solo la carriera a essersi rifatta il trucco, anche il gameplay ha subito qualche ritocco, e la prima cosa che salta all’occhio è la nuova barra di tiro, una mezza luna verticale da caricare e rilasciare al momento giusto per scagliare il tiro perfetto: per chi ha giocato tutti i capitoli precedenti purtroppo l’impatto è abbastanza traumatico, e nelle prime ore di gioco abbiamo tirato tante mattonate da costruirci un grattacielo, complice forse anche un minimo ritardo nella comparsa della barra stessa al momento della pressione del tasto. Nulla che non possa essere comunque sistemato con una delle tante patch che verranno rilasciate, come di sovente accade, nel corso dell’anno. Se da un lato il nuovo metodo di tiro può risultare difficile da padroneggiare, a complicare ulteriormente gli attacchi (ma questa volta è una nota positiva) si aggiunge il Q.I. cestistico della CPU, sensibilmente migliorato sul lato difensivo: gli avversari ora molto difficilmente lasciano libero di tirare chi porta la palla, e sono anche più rapidi a leggere tagli e blocchi, quindi se vogliamo giocare come i Golden State Warriors dobbiamo allenarci veramente parecchio questa volta, i tempi dei tiri smarcati con i difensori immobili a guardare da lontano sono finiti. 
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Vecchi e nuovi amici
Pensate che la lista delle novità sia finita? Nemmeno per sogno! In 2K non ci si accontenta mai, e quindi, al già imponente quantitativo di squadre presenti e passate giocabili, sono state introdotte le “All Time”, ovvero delle rappresentative dei migliori giocatori di tutti i tempi, in totale 30, una per ogni franchigia. Utilizzare i Lakers e trovare nella stessa squadra Jerry West, Kobe Bryant e Wilt Chamberlain è una cosa che fino allo scorso anno potevamo sognarci di fare solo in La Mia Squadra (spendendo un quantitativo di crediti non indifferente, in realtà), mentre ora sono lì, a nostra disposizione quando vogliamo. Proprio di La Mia Squadra vogliamo parlare ora: per chi non sapesse di cosa parliamo, si tratta di una modalità in cui possiamo costruire il nostro roster dei sogni tramite la compravendita di carte, acquistando pacchetti e così via, un format reso celebre ormai parecchi anni fa da FIFA con Ultimate Team. 2K ha estremizzato il concetto, migliorando La Mia Squadra di capitolo in capitolo, rendendo di fatto la modalità “un gioco nel gioco”, non di rado infatti abbiamo conosciuto persone che si cimentano unicamente con le carte. In 2K18 la grande novità è “Pacchetti & Playoff”, modalità online dove dobbiamo scegliere il nostro quintetto titolare (e allenatore), partendo da uno stile di gioco che preferiamo: il gioco propone cinque carte coperte e noi abbiamo l’ingrato compito di girarne due a caso, da lì dobbiamo decidere quale prendere, tenendo conto dell’affinità che tale giocatore può avere con tale stile di gioco/allenatore. Procedendo nella modalità si possono vincere ricompense e carte presenti unicamente in P&P, un importante stimolo per affrontare la sfida. Per bilanciare in generale il livello dei giocatori in La Mia Squadra, 2K ha ben pensato di introdurre un sistema di cap salariale basato sull’utilizzo delle varie carte: più giocatori usano, per esempio, LeBron James Zaffiro, più cresce il salario richiesto dalla carta per poter essere schierata, e ogni partita ha un determinato cap da rispettare, pena il non poter scendere in campo. Il Mio GM, dove dobbiamo dirigere una franchigia in veste di General Manager, La Mia Lega e tutte le altre modalità online completano l’offerta, incredibilmente vasta e più longeva che mai.
La lega più bella del mondo
Passiamo al lato tecnico, fiore all’occhiello della produzione: non sembrava possibile, eppure il miracolo è accaduto ancora, e anche quest’anno il titolo sembra migliorato graficamente. Quello su cui sono stati fatti enormi passi avanti è la fluidità, arrivata a livelli estremi, così come le animazioni dei giocatori, del tutto identiche alle controparti reali. La cura del dettaglio in ogni minimo particolare, dagli outfit dei giocatori ai tatuaggi, fino alle centinaia di divise presenti, i palazzetti e tutto il resto, è semplicemente sbalorditiva ed è il punto più alto toccato da 2K. La colonna sonora comprende pezzi di vario genere, dalla musica più commerciale di Sean Paul al mai banale hip-hop americano e, come di consueto da qualche anno a questa parte, anche italiano, con due canzoni dei nostrani Emis Killa e Salmo.

La rinnovata modalità Carriera
Le tante novità in La Mia Squadra
CPU migliorata
Tecnicamente stratosferico


La nuova modalità di tiro potrebbe spiazzare


9.5

NBA 2K18 è la simulazione di basket definitiva, un titolo che terrà incollati al pad i fan dello sport con la palla arancione per mesi e mesi, ma allo stesso tempo in grado di attirare anche i non avvezzi al genere, grazie alla vastità dell’offerta. Quest’anno è davvero difficile trovare difetti, e mai come questa volta sono state aggiunte novità importanti: probabilmente la concorrenza ha fatto bene a 2K, che ha raggiunto la vetta dei titoli sportivi e non ha nessuna intenzione di abbandonarla.




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