Fuse

Provato
A cura di AleZampa - 23 Ottobre 2012 - 0:00

Londra – Non vi nascondiamo che tra i tanti titoli presenti al Fall Showcase di Electronic Arts, come ad esempio FIFA Wii U, Most Wanted, Mass Effect 3: Special Edition e Aftermath (e questi sono solo quelli di cui abbiamo già parlato), chi vi scrive aveva un interesse particolare per Fuse, titolo che segna la svolta multipiattaforma di Insomniac dopo un sodalizio durato generazioni con Sony che ha portato sulle console del produttore giapponese franchise di un certo spessore come Resistence e sopratutto Ratchet & Clank. Le capacità e il talento dello studio sono infatti assolutamente fuori discussione, e la curiosità per la nascita di questa nuova IP, votata alla cooperativa, come d’altronde gran parte della line-up Electronic Arts, era molto alta. Per tagliare la testa al toro, qualora foste di fretta o la suspance vi stesse uccidendo, vi possiamo già anticipare che nonostante sia ancora indietro nel percorso che lo porterà alla commercializzazione, il titolo (o quantomeno la porzione da noi provata) ci è sembrato già in forma, e siamo certi potrà dire la sua una volta disponibile al grande pubblico.

The game formerly known as Overstrike
Quando all’E3 2011 Insomniac annunciò il suo nuovo accordo con EA, il nome della sua prima produzione multipiattaforma non era ancora Fuse, e certo non aveva questo stile grafico. I motivi che hanno spinto gli sviluppatori a passare da uno stile visivo sopra le righe e cartoonesco ad uno più classico e serioso non sono ancora del tutto chiari, anche se la casa di Ratchet & Clank rassicura che questo è un evento comune a molte loro produzioni. Il nuovo aspetto del titolo, che possa piacere più o meno rispetto a quello precedente non deve comunque essere una discriminante per giudicare questo titolo, che fa del gameplay cooperativo il suo punto di forza. Anche il cambio del nome non è casuale: se prima infatti l’attenzione era verso il giocatore (Overstrike è infatti il nome del nostro team) ora le luci della ribalta sono tutte per il Fuse, una sostanza aliena scoperta nella seconda metà degli anni quaranta dall’esercito americano in grado di combinarsi con qualsiasi elemento terrestre, e dare così vita ad armi che definire fuori dal comune sarebbe un eufemismo.
Quando però studi e crei armi di questo tipo è inevitabile che prima o poi qualche gruppo terroristico (Raven in questo caso) voglia impadronirsene, ed è per questo che viene chiamata la squadra Overstrike, quello che senza troppa fantasia è il classico team di cui ogni governo non può fare a meno ma di cui verrà negata l’esistenza fino alla morte. La storia in Fuse ha un ruolo centrale, così come la caratterizzazione dei personaggi, ognuno con il suo carattere, il suo modo di fare, e sopratutto i suoi scheletri nell’armadio che non tarderanno a saltare fuori nei punti nodali della vicenda. I tratti dei nostri personaggi si iniziano a delineare già dalle primissime fasi, quando per intenderci Dalton, il caposquadra, ordina la distruzione del centro di ricerca nel quale sono custodite le armi basate su Fuse, ma Izzy, la testacalda del gruppo, decide che forse è meglio divertirsi un po’ con i nuovi giocattoli piuttosto che farli saltarli in aria. Nei minuti successivi ognuno dei protagonisti prenderà un’arma, che ne caratterizzerà indelebilmente lo stile di gioco da li fino alla fine della partita.

Meglio un’arma grande o una grande arma?
Vista l’importanza che ricoprono non solo nella trama ma anche nel gameplay è forse il caso di andare a rivedere brevemente il funzionamento di ogni arma, prima di passare alle nostre impressioni sulla missione che siamo stati in grado di portare a termine. Come si potrebbe facilmente intuire, in quanto caposquadra, Dalton funge da tank del gruppo, visto che la sua arma, il Magshield, è in grado di creare un campo di forza che all’occasione può sfociare in un’onda d’urto e spazzare via tutto quello che si trova davanti. La già citata Izzy invece, equipaggiata con lo Shattergun, sarà in grado di cristallizzare i nemici per farli esplodere mentre Jacob Kimble, un ex poliziotto dal suo particolare codice morale, sarà armato con l’Arcshot, una balestra armata con diversi tipi di munizioni votate al maggior danno possibile. A chiudere il quartetto ci pensa Naya, che con il suo Warp Rifle sarà in grado di creare dei piccoli buchi neri (concatenabili tra loro), capaci di eliminare i malcapitati nelle vicinanze in men che non si dica. Ogni arma ha inoltre un attacco secondario, pensato con un occhio di riguardo per la componente cooperativa: Dalton ad esempio potrà piazzare un suo scudo per qualche secondo sul campo di battaglia, dando modo agli alleati di riparasi dietro ad esso e sparare a tutto ciò che si muove, mentre allo stesso modo anche Jacob potrà sistemare delle utili trappole, Izzy curare gli alleati feriti e sparare ad area mentre Naya avrà la facoltà di diventare invisibile e sferrare attacchi di sorpresa.
Ogni azione compiuta in teamwork verrà premiata dal sistema con una cospicua quantità di punti aggiuntivi, utili a sviluppare il classico ramo delle abilità di ogni personaggio. Per quanto la connotazione di quest’ultimi sia abbastanza chiara sin da subito, e ulteriormente corroborata dall’arma in utilizzo, ogni giocatore potrà sviluppare il proprio personaggio come meglio crede, affinando il suo feeling con l’arma e le caratteristiche d’elezione piuttosto che scegliere percorsi del tutto nuovi.
L’esempio più classico che viene portato in questi casi è quello di Dalton: il giocatore che lo sceglierà infatti potrà optare per potenziare la sua resistenza fisica e le abilità del Magshield, trasformandolo così in un vero e proprio muro, oppure diversificare le sue capacità e aumentare le affinità con altri tipi di armi, rendendolo così più votato all’attacco. Grazie poi alla funzione Leap ci sarà data al possibilità di cambiare in qualsiasi momento (nel corso della campagna single player) il personaggio che stiamo usando, in modo da farci scegliere l’angolazione migliore per ogni attacco e svilupparne le abilità in parallelo con gli altri.

Prova sul campo
Dopo aver ampiamente parlato di praticamente tutte le caratteristiche conosciute di Fuse è il momento di passare alla prova sul campo: assistiti dal resto della stampa italiana presente all’evento abbiamo potuto prendere parte all’infiltrazione in una base nemica, che più che un operazione stealth si è rivelata una vera e propria azione di guerra. Prendere confidenza con i comandi è molto semplice: i pattern di assegnazione dei tasti sono infatti molto classici, con i grilletti deputati allo sparo e all’utilizzo secondario dell’arma e il d-pad al cambio delle stesse (sarà possibile portare infatti un paio di armi aggiuntive e una tipologia di granate con se oltre all’arma Fuse). Imbracciato il Magshield di Dalton abbiamo fornito la difesa necessaria fino al raggiungimento di alcune casse opportunamente posizionate per fornire copertura (immancabili in un third person shooter), e da li, letteralmente scatenato l’inferno. Complice il livello di difficoltà della demo evidentemente dettato su easy (ma che lascia ben sperare per i livelli più avanzati) abbiamo potuto con facilità asfaltare le difese nemiche senza andare troppo per il sottile, sperimentando però a dovere gli attacchi combinati: con il campo di forza difensivo piazzato in maniera strategica infatti Izzy ha potuto cristallizzare i nemici per dar la possibilità a Jacob di finirli con la sua balestra, mentre Naya, resasi opportunamente invisibile e scivolatagli alle loro spalle, finiva quelli fuori visuale con il Warp Rifle. L’incremento dei Fuse Points ottenibili in questo modo è sensibile, e fa ben sperare che anche i giocatori più individualisti puntino alla cooperazione senza se e senza ma, visto inoltre che alla morte di un solo giocatore (avremo comunque qualche secondo di tempo per avvicinarsi e prestargli le cure del caso) corrisponde il wipe dell’intera squadra. La varietà degli stili di combattimento e l’utilizzo di armi così potenti e bizzarre è decisamente appagante, e se giocato con tutti i crismi, vale a dire con tre amici in costante comunicazione che provano a pianificare ogni attacco potrà dare grandissime soddisfazioni, ne siamo certi.
Dal punto di vista tecnico, nonostante i diversi mesi che lo separano dalla sua uscita (prevista per il prossimo mese di marzo), Fuse fa bella mostra di sé, grazie sopratutto a quel Insomniac Engine 4.0 che ha già fatto bella mostra di sé in passato. I personaggi sono ben caratterizzati e hanno un loro stile, anche se in molti rimpiangono l’impatto più scanzonato e fuori dagli schemi che i primissimi trailer di Overstrike avevano restituito. L’impressione generale è quella che visivamente parlando ci si possa trovare davanti ad un titolo che non è ancora in grado di colpire al primo impatto, considerando poi che Insomniac Games ha sempre fatto della personalità stilistica un suo motivo (giustamente) di vanto.


– Concept delle armi perfettamente riuscito
– Azione frenetica
– Abilità dei protagonisti ben assortite e bilanciate






La nostra prima prova con Fuse ci ha lasciato particolarmente soddisfatti, lasciando intravedere da un’impatto grafico non proprio indimenticabile un gameplay solido, capace di divertire e creare situazioni che non mancheranno di gratificare chi saprà abbracciarlo senza compromessi. La sfida di Insomniac Games sarà quella di creare non solo una progressione all’interno della storia che sappia catturare i giocatori, ma anche di invogliarli il più possibile a rigiocarla più e più volte con altri personaggi, in modo che diventi una sorta di piacevole abitudine e non una volta e via.




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