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For Honor, è tempo di tornare a dar mazzate

Con il weekend appena passato, Ubisoft ha provato una mossa disperata: provare a rilanciare uno dei picchiaduro più controversi degli ultimi anni. E per chi si chiedesse con che cosa abbiamo fatto colazione stamattina, risponderemmo che no, non è stato con del vino. Perché For Honor è un picchiaduro a tutti gli effetti, uno di quelli atipici, strutturati e pensati bene ma che fin dal lancio sono stati afflitti da problemi non del proprio trascurabili, che lo hanno affossato e fatto passare in sordina. Per recuperare il tempo perso la software house è tornata alacremente al lavoro sul proprio titolo, non trascurandolo mai nonostante le vendite nel corso del tempo non sia state delle più incoraggianti. Il che è un vero peccato, perché sotto a una livrea controversa e fatta da una comunità stanca, a una decina di mesi dalla sua uscita For Honor continua ad essere un titolo molto interessante,ben sopra la media del suo genere. E così, dopo questo weekend gratuito che ha coinciso con il rilascio della Stagione 3, ovvero il secondo DLC gratuito per il titolo, abbiamo approfittato per rimetterci le mani sopra e, al netto dei solito problemi, abbiamo riscoperto quello che ci mancava da un po’: del sano e sincero divertimento.

Tu quoque, Ubisoft, fili mi!
Facciamo il punto delle situazione velocemente. For Honor è uscito a febbraio e secondo la politica di trasparenza che Ubisoft ha adottato fin da subito con questo titolo, sapevamo che sarebbe uscito con contenuti limitati ma che sarebbero stati incrementati con il tempo e con il rilascio continuo di DLC. Attenzione, perché limitati non significa dire superficiali, e fin dai primi istanti di gioco ci siamo resi conto che il potenziale del titolo Ubisofot era a dir poco sconfinato. Altro appunto, seguendo la stessa politica, Ubisoft fin da subito ha rassicurato i videogiocatori garantendo la completa gratuità dei contenuti aggiuntivi: nuovi combattenti, nuove arene, nuove skin, armi e accessori sarebbero stati alla portata di tutti, semplicemente chi aveva acquistato il Season Pass li avrebbe avuti con qualche giorno di anticipo e senza la necessità di sborsare Acciaio, ovvero i crediti in game ottenibili dopo ogni battaglia (e farmabili molto, molto facilmente). Dunque, cosa è andato storto? Cosa ha portato i server della casa canadese a svuotarsi gradualmente, rimanendo su una soglia numerica di giocatori accettabile quasi solo su PS4 -dove la community è agguerritissima ancora-, perdendosi per strada tutta una infrastruttura pensata per un serio esport competitivo (parliamo dei Duelli 1vs1)? La risposta è semplice tanto quanto dolorosa: i server stessi. O perlomeno, la mancanza di server stessi. Perché For Honor, gioco pensato per il multiiplayer competitivo, non ha mai avuto server dedicati obbligando Ubisoft a tentare una politica azzardata quanto suicida, ovvero porre tutte le istanze di gioco con connessione tra giocatori in p2p. Non vi stiamo a raccontare il caos apocalittico che ciò a creato: continue disconnessioni, istanze crashate a due secondi dalla fine dei match, giocatori rage quitter host di un’intera partita che, in netto svantaggio e ben consci che al momento non esistono ancora penalità di disconnessione, terminavano in anticipo la partita ben sapendo che tutti gli altri giocatori sarebbero stati buttati fuori. Avete presente l’inferno di fuoco e olio bollente che i poveri soldati semplici dovevano affrontare durante l’attacco ad un castello nemico? Ecco, For Honor è stato anche peggio. A nulla sono serviti gli interventi da parte di Ubisoft per stabilizzare il netcode e far sì che un host disconnesso potesse passare l’istanza ad un altro giocatore, magari con una connessione più solida e affidabile. In un febbrile rincorrersi soprattutto nei primi due mesi, di aggiornamenti ne sono arrivati anche se decisamente troppo tardivi. In quel momento la community si era già sfilacciata ed aveva cominciato a perdere i pezzi. A nulla sono serviti i nuovi contenuti e le nuove mappe introdotte gratuitamente: il danno era già fatto. Un vero peccato, considerando l’eccellenza di un titolo come For Honor che, non ci stancheremo mai di dirlo, con coraggio e idee chiare ha portato una ventata di aria fresca nel mondo dei picchiaduro. Ma non è ancora tutto perduto, e vi diciamo anche il perché. 

“Tornerà la gioia in questa casa. E allora faremo festa, tra ragnatele e polvere”
For Honor ci piace e ci piace parecchio, dunque ogni occasione è buona per rispolverarlo, come ad esempio nel weekend appena conclusosi che ha dato l’occasione a tutti di poterlo giocare gratuitamente dopo l’introduzione del nuovo DLC, ovvero la Stagione 3 “Grudge and Glory”. Con questo nuovo DLC Ubisoft ha voluto mettere in chiaro alcune cose di vitale importanza, oltre alla continua aggiunta di contenuti gratuiti a cadenza trimestrale, a partire da novembre ci sarà l’introduzione di server dedicati, progetto sul quale Ubisoft Montreal sta già lavorando da alcuni mesi, oltre all’estensione dei contenuti con una quarta stagione che traghetterà i giocatori fino a febbraio del nuovo anno, giro di boa di un titolo che avrà appunto un anno di vita e che forse verrà celebrato adeguatamente (e sistemato una volta per tutte, speriamo vivamente). Insomma, i motivi per pensare bene ci sono, considerando anche la buona struttura sulla quale si base For Honor, e cioè un picchiaduro qualitativamente eccelso sotto tanti punti di vista. Ritmico, ragionato, mai frenetico ed estremamente tattico, For Honor era l’elemento chiave che ibridando vari generi, gli action all’arma bianca in primis, ha portato su console e PC un titolo divertente e accessibile a tutti, scalabile e variegato. Già con l’introduzione della precedente stagione “mighty and Shadow” e quindi con l’introduzione del Legionario e dello Shinobi e la forte equilibratura fatta a classi già esistenti (ricordiamo tra tutte, la pressoché immortale e immorale Pacificatrice dei primi giorni di gioco), il gioco ha assunto un altro aspetto, ancora più dinamico nelle scelte delle classi da specializzare e nelle tecniche di combattimento. Combattimento in affondo, di attesa, aggressivo o furtivo, sono solo alcuni dei metodi con i quali giocare determinati Eroi rispetto ad altri, che a loro volta potrebbero essere facilmente counterizzati da Eroi opposti utilizzatori di uno stile di combattimento contrario. Con l’introduzione delle nuove due classi, l’Highlander e il Legionario, ci sarà ancora tanto da divertirsi. Partiamo dall’Highlander, enorme guerriero vichingo che nel tempo libero ama fare a pezzi i propri nemici con la sua gigante e fidata claymore, una spada da brandire a due mani, lenta negli affondi ma dal grande raggio d’azione. Cambia la musica per il Centurione (o per meglio dire il Reziaro, poiché dovremmo tirargli le orecchie a Ubisoft in quanto a terminologia utilizzata), combattente corpulento e veloce, che utilizza il suo tridente per affondi veloci in salto e si difende con il suo piccolo scudo da mano. Un combattente che se usato in tattiche da “affonda e scappa”, soprattutto nelle Risse, potrebbe fare la differenza. I due nuovi Eroi introdotti, in aggiunta a due nuove mappe, nuove armi, nuove decorazioni, nuove Esecuzioni, fanno di questa Season 3 un DLC che vale la pena di provare e di spolpare a fondo, in attesa di un sensibile miglioramento dell’infrastruttura server che, incrociando le dita, arriverà a breve.




E’ vero, siamo degli inguaribili romantici, e pure dei pazzi sanguinari che bramano morte e distruzione. E’ anche per questo che For Honor ci piace e continua a piacerci parecchio nonostante tutti i difetti di un titolo imperfetto che il gioco Ubisoft si porta appresso dal DayOne. Ma non ci scoraggiamo, perché Ubisoft si sta dando da fare e non vuole lasciarlo indietro, nonostante fosse uscito già ferito sul mercato. For Honor, dunque, non accenna a mollare, rispondendo colpo su colpo, affondo su affondo, a tutte le critiche negative ricevute. I server si sono gradualmente svuotati è vero, ma pensiamo che con l’introduzione dei server dedicati che garantiranno matchmaking più stabili a partire dall’autunno, la creatura della software house canadese inizierà a marciare con i giusti ritmi e, perché no, magari riuscendo ad affermarsi sull’attuale panorama competitivo.