Bloody Roar 3

By |21/09/2001|Categories: Recensione|Tags: |

“Zoantropi… uomini con l’abilità di trasformarsi in bestie che possiedono un potenziale di combattimento ben oltre quello degli uomini ordinari. Sono già passati moltissimi anni da quando l’umanità ha riconosciuto la loro esistenza.
Recentemente uno strano fenomeno si sta diffondendo tra gli Zoantropi.
Strani segni appaiono sul loro corpo: vengono chiamati “creste”. Gli Zoantropi con le creste riescono a spingere il loro potere ben oltre i limiti, ma si è sparsa voce di incidenti improvvisi che ne provocano la morte, senza cause apparenti. Anche quelli che hanno abusato dei poteri degli Zoantropi si confrontano ora con la morte stessa, poiché hanno ritrovato le creste anche sui loro corpi”.
Quella che avete appena letto era l’intro ufficiale del gioco, dalla quale ho dedotto che uno degli Zoantropi con le creste non è altro che Xion, il boss finale del gioco.
Egli, infatti, per sfuggire al suo destino, cioè alla morte, ha deciso di impadronirsi della Tabula, un antico artefatto che potrebbe dargli vita eterna, e di eliminare tutti gli altri uomini bestia esistenti.
A differenza degli episodi apparsi su Psx, qui, non dovremo più preoccuparci delle vecchie rivalità fra i gruppi capeggiati da Gado (il vecchio boss) e da Yugo ma solo di eliminare la nuova stirpe di uomini bestia (quelli con le creste, o meglio quello con le creste).
La caratteristica fondamentale che decretò il successo dei primi due episodi di Bloody Roar è stata mantenuta inalterata in questo terzo capitolo, ovvero, la semplicità di controllo.
I tasti adibiti alle mosse sono principalmente tre più il tasto della trasformazione bestiale.
Con la X si sferrano i calci, con il [] i pugni, con il triangolo le prese ed il O è preposto alla trasformazione.
I tasti che utilizzerete nella maggioranza dei casi sono quelli appena citati benchè nel controllo del tutto siano coinvolti anche i quattro pulsanti dorsali.
Con R1 ci si para e con L1 è possibile liberare l’energia bestiale (naturalmente quando si è in sembianze animali), la quale sfocia in un mossone segreto, variante da personaggio a personaggio.
I rimanenti due tasti dorsali svolgono un ruolo molto interessante: essendo il gioco interamente in 3D e discostandosi per questo da quello camuffato delle release Psx, gli sviluppatori, tramite la pressione di L2 e R2, ci hanno dato, di fatto, la possibilità di schivare i colpi o far perdere la pazienza al nostro contendente girandogli intorno.
Quanto detto, in alcuni casi, è fondamentale per schivare le micidiali mosse che vi verranno indirizzate contro, ma in altri sarà inutile visto che la CPU rileva con gran semplicità la nuova posizione che avrete assunto.
La meccanica che porta alla realizzazione di devastanti combo, in Bloody Roar 3, differisce notevolmente da quella dei vari Tekken: combinando la pressione di X e [] con il movimento della croce analogica (mezze lune, mezzo giro o dei giri completi) si andranno attivare automaticamente delle sequenze dalla spettacolarità assoluta pur non potendo realizzare delle combinazioni, in contemporanea, di tasti come nel classico Namco (es. X+[] o []+O).
Se vogliamo il pulsante della parata non è implementato alla grande in quanto, tirando semplicemente indietro la croce direzionale, nel senso opposto dal quale proviene il colpo, il lottatore si parerà automaticamente creando una sorta di ripetizione del controllo della parata, quando il tasto R1 poteva così essere destinato ad altro…nulla di male comunque.
La trasformazione si compie né più né meno come nei precedenti capitoli: in basso sullo schermo è posto un indicatore che, una vota diventato di colore giallo, vi garantirà la mutazione nel momento della pressione del pulsante O.
Una volta esaurita la carica bestiale la barra si svuoterà e in conseguenza dei vostri attacchi o dei colpi subiti, comincerà ad assumere un colore blu e a caricarsi progressivamente fino a riempirsi di nuovo.
Superato questo nuovo limite, essa, tornerà a caricarsi con il colore giallo.
Naturalmente più l’indicatore sarà carico, prima di ogni trasformazione, più queste ultime dureranno (potrete anche decidere in ogni momento di riprendere volontariamente le sembianze umane).
Attenzione, però, a non subire troppi danni: ogni colpo subito porta alla diminuzione progressiva dell’energia bestiale fino a ritrovarsi nuovamente dei semplici uomini.
Quello che affascina maggiormente di Bloody Roar 3 è la componente tattica che si è andata ad aggiungere alla spettacolarità che il prodotto presenta; infatti, potrete trovarvi anche prossimi alla dipartita, in condizioni umane, ma trasformandovi il potere della bestia vi permetterà di recuperare energie a poco a poco donandovi l’opportunità di ribaltare la situazione.
Molto interessante anche la possibilità di poter schivare i colpi: una volta presa confidenza con il sistema di controllo ed imparate le sequenze di colpi degli avversari potrete, invece di limitarvi a parare, schivare calci e pugni dando inizio ad una vera e propria danza.
La realizzazione tecnica dei personaggi è molto buona (ognuno presenta tre costumi differenti) sia per ciò che concerne le sembianze umane sia quelle animali.
Anche i caracters design Hudson hanno, in un certo senso, seguito l’esempio di Dead or Alive: le signorine presenti (in tutto quattro) mostrano orgogliosamente le loro generose e poco coperte forme anche se i ballonzolamenti, seppur presenti, non arrivano a toccare le condannabili vette raggiunte nel secondo capitolo del picchiaduro Tecmo.
I contendenti non mostrano la benché minima spigolosità dimostrando la notevole quantità di poligoni di cui sono composti; le texure seppur buone mostrano alcune incertezze, prima fra tutte la compenetrazione che ho riscontrato più volte fra le gambe di Xion ed il suo lungo abito; anche i capelli potevano essere resi un poco meglio (sembra che alcuni personaggi portino il parrucchino tanto la loro chioma pare rigida).
C’è da notare un altro piccolo difetto che però potrebbe anche non essere tale: gli indumenti di alcuni lottatori sembrano in continua fluttuazione anche quando sono immobili.
L’unica spiegazione che ho trovato è la costante presenza del vento derivante dall’ubicazione delle ambientazioni: queste sono poste in sospensione nelle più disparate zone del globo e quando non lo sono, si trovano nelle vicinanze di un aeroporto o di una stazione ferroviaria. Per alcuni miei colleghi rimane comunque un difetto, al sottoscritto rimangono solamente dei dubbi.
Riprendiamo un attimo le ambientazioni: sono molto ampie, dettagliate e decisamente ben strutturate nonostante non brillino per originalità.
I campi di combattimento, sono poi delimitati da delle recinzioni che c’impediscono, in alcuni stage, di cadere nel vuoto (niente ring out quindi) mentre in altri, queste si palesano più fragili: come in Dead or Alive 2 potremo ritrovarci a combattere in più di un’ambientazione all’interno dello stesso stage.
Nota di merito va fatta sicuramente agli splendidi effetti luce, che sono protagonisti incontrastati ogni qual volta viene lanciata una mossa letale, vi trasformate in bestia o eseguite una serie di combo in sequenza (in quest’ultimo caso assisterete alla creazione di scie luminose in tempo reale).
Il difetto principale del picchiaduro Hudson è il numero dei personaggi: in tutto quattordici (dodici di base più due nascosti); quantità nella media per gli standard odierni ma lontano da quelli imposti da Tekken Tag.

SI’ MA CHI SONO I BAMBOCCI CHE SE LE DANNO ?

Yugo
Il fighetto della situazione è il più equilibrato di tutti presentando delle sequenze di colpi sia coi pugni che con i calci davvero devastanti.
Sembrerebbe un licantropo, ma visto che si trasforma quando vuole e non con la Luna piena preferisco chiamarlo uomo lupo.

Gado
Un uomo leone da sempre rivale di Yugo, dopo i trascorsi mercenari ha deciso di impegnarsi per l’integrazione degli uomini bestia nella società umana.
In quanto a potenza non ha rivali ma presenta una mossa segreta che non è fra le migliori.

Busuzima
Un malato di mente, questo è Busuzima!
Guardatelo combattere e poi mi darete sicuramente ragione; ad ogni modo si tramuta in un grosso Camaleonte: la sua mossa cattura insetto è davvero spassosa.

Long e Schen Long
Le due Tigri.
Questi due sono molto simili: utilizzano entrambi il Kung Fu e si differenziano solamente per la velocità e la potenza con la quale portano alcuni colpi.
Fra i due io preferisco Long, il quale mi pare il più equilibrato e il meno buffone.

Stun
Stun di umano non ha proprio nulla poiché, essendo un insetto, la sua forma umana si riduce a quella di una larva decisamente schifosa.
Si caratterizza per gran lentezza e poca efficacia di calci e pugni, ciò che gli riesce meglio sono le prese, le quali stanno alla base della sua tecnica.
Decisamente impegnativo da padroneggiare al meglio.

Bakuryu
Yogo gli salvo la vita e da allora Bakuruy si è riproposto di contraccambiare il favore. E’ fondamentalmente un ninja con una tecnica di combattimento molto interessante.
In cosa si trasforma? Essendo una spia in una Talpa, ovviamente.

Xion
Il boss finale è definito come “Unborn”, letteralmente “non nato”; sinceramente non sono riuscito a capirne il significato anche dopo ore di ricerca sulla rete, ma considerando il suo aspetto tenebroso, ha sicuramente qualcosa a che vedere con il soprannaturale.
Si trasforma in una strana creatura somigliante ad un insetto, ad ogni modo, è molto veloce e potente e schiva molto bene i colpi.

Jenny
La Bat-women, si presenta con un vestitino dallo spacco incredibile e con dei tacchi a spillo da paura che usa per abbellire la faccia dei suoi avversari.
Il suo forte sono delle raffiche di calci in grado di stendere chiunque, mentre con i pugni si dimostra piuttosto debole.

Shina
Ex-mercenaria pare piuttosto equilibrata sia con i calci che con I pugni (nulla di eccezionale comunque).
Le cose migliorano decisamente quando si tramuta in leopardessa.

Alice
Pare sia la ragazza di Yugo ed ha un passato da infermiera in una clinica psichiatrica dalla quale, guarda caso, è fuggito Busuzima.
Si tramuta in un Coniglio bianco che non rende giustizia alla sua bellezza umana, ma tant’è.
La sua tecnica di lotta si basa prevalentemente su combinazioni veloci a discapito della potenza.

Uriko
E’ una mezza bestia giacché si tramuta solo per metà in una gattina.
Poco potente ma notevolmente veloce.

Come in ogni picchiaduro che si rispetti sono presenti anche le modalità VS, Survivor e Pratice che, mi pare, non necessitino di molte spiegazioni.
Sul fronte del sonoro solamente Dead or Alive 2 può reggere il confronto: BR3 implementa delle colonne Hard Rock (al limite dell’Eavy Metal) molto coinvolgenti che disprezzerete solamente se non amate il genere.
Esse vanno ad unirsi a degli effetti irrealistici (nel senso che il rumore di un pugno può sembrare il fragore di un tuono) ma ben fatti e notevolmente superiori agli “effettucci” degni dei film di Bud Spencer e Terence Hill ascoltati in Tekken 3 soprattutto, ed in parte in TTT.
La giocabilità è assicurata dalla gran semplicità di controllo, da una gran fluidità, dall’immediatezza che sta alla base del tutto, da un’I.A ottima e da un livello di difficoltà ben equilibrato.
Gli unici nei li possiamo trovare nel numero non elevatissimo di personaggi e nella mancanza di una modalità Tag.


Grande sonoro. Semplicità di azione ed immediatezza.
Buona grafica e spettacolari effetti visivi.


Numero non elevatissimo di personaggi. Mancanza di una modalità Tag e alcuni piccole imperfezioni grafiche.


8.0

Il titolo Hudson si presenta frenetico, nervoso ed in alcune situazioni casuale avvicinandosi, come tipologia, di più a Dead or Alive 2 che non a TTT.
Ad ogni modo, nella mia personalissima classifica Bloody Road 3 occupa il primo posto seguito dai beast’em up Tecmo e Namco.
Il miglior picchiaduro in circolazione, col quale sollazzarsi nell’attesa di Virtua Fighter 4 e Tekken 4.