Baldur’s Gate: Dark Alliance II

By |24/02/2004|Categories: Recensione|Tags: |

Al termine del primo “Baldur’s Gate: Dark Alliance” il nostro trio di avventurieri, sventata la minaccia della Torre di Onice, scoprivano che un pericolo ben peggiore gravava sulla Costa della Spada: il gioco terminava con gli eroi circondati da minacciose ombre nere, un finale aperto che lasciava l’amaro in bocca. Ora che finalmente è uscito il seguito è ora di scoprire il loro destino…

La fine e l’inizio
Il gioco parte proprio da dove l’avevamo lasciato: i tre personaggi del primo capitolo (l’umano Vahn, il nano Kromlech e l’elfa Adrianna) vengono circondati e sopraffatti da alcune oscure creature guidate da un misterioso individuo: chi sarà mai costui? Per la risposta dovrete aspettare perché a questo punto l’azione si sposta nuovamente sulla Costa della Spada: la minaccia della Torre di Onice ha attirato diversi avventurieri in cerca di fama e gloria verso Baldur’s Gate ed anche ora che la sua minaccia è stata sventata, molti altri problemi affliggono quelle lande.
I personaggi tra cui scegliere questa volta aumentano da tre a cinque, presentando, oltre ad alcune figure classiche come il barbaro o la chierica, interessanti novità; i personaggi a disposizione sono
– l’umano Dorn, un barbaro in grado di combattere anche con due armi contemporaneamente e dalla potenza fisica devastante;
– la chierica umana Allessia, in grado di associare la forza del guerriero alla capacità di lanciare utilissimi incantesimi curativi e di supporto;
– Borador, un nano esperto nelle sottili arti del ladrocinio e letale con la sua balestra;
– l’elfo necromante Ysuran, in grado di evocare schiere di non-morti in suo appoggio e di debilitare fisicamente i nemici;
– la monaca/drow (elfo scuro) Vhaldra, maestra del combattimento a mani nude.
Personaggi insoliti, si diceva, e proprio per questo i programmatori hanno dedicato loro più attenzione rispetto all’anonima caratterizzazione dei precedenti tre eroi: in conseguenza di ciò varierà non solo l’approccio da adottare nei combattimenti (il barbaro si trova a suo agio nei corpo a corpo ma il necromante farebbe bene a tenersene alla larga) ma anche la reazione dei png (personaggi non giocanti, governati dall’I.A.) nei nostri confronti, senza contare che ognuno dei cinque avventurieri avrà a disposizione delle missioni inaccessibili a tutti gli altri che serviranno per approfondire la sua storia e personalità.

La legge del più forte
Il gameplay del gioco è rimasto pressoché invariato rispetto al prequel: al giocatore si richiede di esplorare ambienti più o meno vasti ripulendoli dalle creature che li presidiano. L’I.A. di queste ultime è basilare, appena vedono un nemico lo attaccano: è molto facile, pertanto, approfittare della loro ottusità per rendere più agevoli i combattimenti.
L’approccio agli scontri varia a seconda del personaggio impersonato, da quello esclusivamente fisico dei guerrieri a quello “magico” degli stregoni, senza dimenticare vie di mezzo come chierici e monaci, con abilità di entrambi i tipi anche se meno focalizzate.
Esplorando e combattendo potremo venire in possesso di denaro, vari oggetti più o meno preziosi, pozioni e numerosi pezzi di equipaggiamento (armi, armature, scudi), che potremo far utilizzare al nostro personaggio per migliorarne le caratteristiche oppure rivendere per accumulare soldi da spendere in qualche negozio: ogni arma o equipaggiamento indossato modifica l’aspetto del personaggio stesso. Non dimenticate mai che a seconda del valore della forza del vostro personaggio varia la quantità di oggetti che è in grado di trasportare: valutate sempre con attenzione quali oggetti raccogliere e portare con voi e quali vale invece la pena abbandonare. In questo secondo episodio è stata inoltre introdotta la possibilità di montare e smontare a piacimento armi ed armature magiche: raccogliendo particolari pietre potremo infatti utilizzarle per potenziare una delle nostre armi o armature, rendendo un poco più vario l’altrimenti poco flessibile sistema di personalizzazione del gioco.
Dopo ogni combattimento verremo ricompensati con punti esperienza che ci serviranno per potenziare il nostro personaggio: ad ogni passaggio di livello, infatti, avremo punti da spendere per migliorarne le caratteristiche e le abilità, scegliendo tra tutta una serie di opzioni a nostra disposizione. Una delle novità di questo secondo capitolo è inoltre rappresentata dalla possibilità di ritornare in quasi tutte le locazioni già visitate in precedenza, in modo da poter recuperare eventuali segreti tralasciati al primo passaggio oppure aumentare i propri punti esperienza in vista di un passaggio particolarmente complesso.
In parte rinnovato il sistema di controllo che, oltre ai tasti fissi per attacco, parata, salto e azione, permette di assegnare liberamente agli altri i poteri speciali o le magie del personaggio: in qualunque momento è richiamabile la mappa di gioco ed è pure possibile lasciare una minimappa trasparente sempre in primo piano sullo schermo, per non perdere mai l’orientamento.

Due è il numero perfetto
Il motore grafico deriva direttamente da quello del predecessore, distinguendosi unicamente per un maggior numero di dettagli e per l’implementazione di uno zoom che permette di giocare avvalendosi di due visuali, una più lontana ed una più vicina, espediente che permette di apprezzare maggiormente l’ottima cura profusa dai programmatori nel realizzare ambienti e personaggi.
Gli eroi sono realizzati con molta cura, i loro abiti non sono mere texture incollategli addosso ma si muovono e variano a seconda dell’equipaggiamento indossato: tuttavia rimane quella sensazione di legnosità che avevano già nel prequel; nulla di fastidioso, ma un minimo di cura in più non avrebbe guastato.
Varie e diversificate, ma piuttosto lineari, le ambientazioni anche se, inevitabilmente, per la maggior parte del tempo predomina un forte senso di deja vù: in fondo vi troverete nuovamente ad aggirarvi per fogne, dungeon, foreste, paludi e montagne… dopotutto, non è che fosse possibile variare un granchè!
Molto buone le musiche e gli effetti sonori, mentre come al solito la localizzazione italiana suscita qualche perplessità: innanzitutto il volume della voce narrante è troppo basso rispetto a quello della colonna sonora, al punto che spesso è molto difficile riuscire a comprendere cosa viene detto (problema, questo, già riscontrato nel giocare il prequel). Anche la scelta dei doppiatori per i vari personaggi, giocanti e non, suscita qualche perplessità visto che le voci risultano quasi sempre troppo “strane” o in falsetto, col risultato di apparire del tutto inappropriate al personaggio o alla situazione in cui ci si trova.
La longevità del gioco è assicurata da un numero maggiore di missioni da completare, dalla necessità di utilizzare tutti e cinque i personaggi se si vogliono visionare tutte le missioni e da tre livelli di difficoltà: a seconda del livello a cui viene portato a termine il gioco si sblocca, inoltre, un personaggio segreto differente! Molti tempi morti potranno essere infine eliminati grazie alle pozioni di teletrasporto (presenti già nel predecessore): avete raccolto troppi oggetti ed ora siete stracolmi e non potete trasportare più nemmeno uno spillo? Sarebbe un peccato dover abbandonare tutto, molto meglio teletrasportarsi in città, vedere tutto e poi ritornare al punto di partenza!
Come nel precedente capitolo si potrà salvare il gioco unicamente presso gli appositi save point, più che generosamente dislocati nei vari livelli.
Un ultimo appunto va fatto riguardo al multiplayer che ancora una volta permette a due giocatori di affrontare l’intera avventura in cooperativa: se la scelta di non portare da due a quattro i personaggi controllabili può avere un senso limitatamente alla PS2, di certo penalizza non poco i possessori di Xbox amanti delle sfide con gli amici…


– Immediato e divertente
– Più personaggi da utilizzare
– Maggiore libertà d’azione


– Identico al prequel
– Localizzazione in italiano migliorabile
– Multiplayer ridotto a due giocatori


7.8

Questo Baldur’s Gate: Dark Alliance II apporta ben poche novità rispetto al predecessore, al punto da sembrare più un’espansione che non un vero e proprio seguito: non che la cosa sia necessariamente un male, chi ha già apprezzato il primo troverà in questo seguito lo stesso divertimento e la stessa meccanica di gioco che lo hanno accompagnato nella prima avventura.
D’altronde qualche sforzo in più volto al miglioramento di un prequel ottimo ma non esente da difetti sarebbe stato quantomeno auspicabile ed alla fine sembra davvero di giocare al primo capitolo, con gli stessi pregi e gli stessi difetti.
Un buon titolo, quindi, ma che avrebbe potuto essere migliore se i ragazzi del Black Isle Studio non si fossero limitati a riproporre pedissequamente l’ottimo lavoro svolto dagli Snowblind Studios due anni fa: il voto è una conseguenza di questa mancanza di coraggio ed originalità, ma il gioco resta comunque divertente ed estremamente godibile, specie se giocato con un amico (o, perché no, con la propria ragazza!).