Alien breed: Impact

By |21/06/2010|Categories: Recensione|Tags: |

Team 17, qualunque amante della strategia dovrebbe riconoscere questo nome. A loro si deve la creazione del mitico Worms, ancora oggi uno dei più originali e divertenti strategici a turni esistenti. Questa carismatica software house indie esiste da moltissimi anni e ha una discreta fanbase, che aspetta con grande eccitazione tutti i loro prodotti e che è stata pugnalata al cuore con una violenza inaudita quando è uscito l’ultimo Leisure Suit Larry, affidato proprio ai loro beniamini. Fortunatamente, dopo quell’enorme passo falso nel mondo delle avventure, il Team17 sembra essersi ravveduto e si è dedicato al rifacimento di uno dei suoi vecchi successi, Alien breed.
Alien Breed: Evolution, acquistabile su Xbox Live, si è rivelato un discreto rifacimento del classico sparatutto ma aveva parecchi difetti. Gli sviluppatori non si sono comunque arresi davanti alle critiche non proprio lusinghiere ricevute e hanno deciso di ascoltare i fan, recuperare il remake e migliorarlo per la sua versione PC e PS3, rinominata Alien Breed: Impact.

Dovrebbero chiamarla legge di Conrad, altro che legge di Murphy
Alien Breed: Impact vi mette nei panni di Theodore J. Conrad, ingegnere militare dotato di incredibile intelligenza e abilità con le armi da fuoco, che si ritrova coinvolto in una catastrofica collisione tra la nave su cui si trova, la Leopold, e una gigantesca astronave apparentemente abbandonata. Se il protagonista fosse un normale personaggio la cosa si risolverebbe in un grosso spavento, una constatazione amichevole galattica e in una ripresa della rotta, peccato che al nostro comando c’è probabilmente l’uomo più sfortunato dell’intero universo.
Si dà il caso infatti che la nave fantasma sia abitata da numerosissimi alieni molto aggressivi che, trovatisi davanti un’altra navicella come snack, non hanno esitato a migrare in direzione del cibo. Come se gli alieni non bastassero, Conrad (tralaltro rimasto vedovo ben due volte) è una vera e propria vittima della legge di Murphy, se qualcosa può andargli storto, state pur certi che gli andrà stortissimo.
Durante l’esplorazione della Leopold, infatti, dovrete raggiungere specifiche zone di fuga per superare i vari livelli e riattivare i sistemi della nave semi distrutti, peccato che le porte saranno sempre bloccate, che quando troverete la chiave necessaria ad aprirle il più delle volte sarete comunque ostacolati da qualche calamità naturale (incendi, gas tossici, etc..) e che gli alieni provenienti dall’altra nave abbiano il simpatico vizio di saltar fuori da pareti e pavimenti mentre camminate per i corridoi. Gli obiettivi delle varie missioni saranno sempre gli stessi per tutta l’avventura e non farete altro che riattivare console e riparare porte per tutto il gioco, con qualche pericolosa variante qua e là per mantenere il gameplay un po’ più vario. Il cuore di Alien Breed: Impact tuttavia non è la parte esplorativa, stiamo pur sempre parlando di uno sparatutto.

Ma questi ingegneri con chi hanno studiato all’università? Rambo?
Per qualche oscura motivazione gli ingegneri nel mondo dei videogames sono spesso abilissimi con le armi da fuoco. Conrad non fa eccezione e per sopravvivere all’invasione aliena fa uso di un arsenale di tutto rispetto. Inizierete con un mitragliatore, una pistola a ripetizione e un fucile a pompa, in giro per i livelli però troverete altre tre armi, un lanciafiamme, un cannone laser e lo ion spike, un potentissimo cannone ionico. Diversamente dal predecessore, questa volta è possibile potenziare le armi oltre che acquistare le munizioni ai terminali di salvataggio, utilizzando i crediti sparsi per la nave.
Il protagonista viene controllato con la classica combinazione tastiera mouse. La visuale è isometrica dall’alto e la telecamera può essere ruotata a piacimento. Pur lasciando una discreta visibilità, la telecamera è piuttosto vicina al vostro alter ego. Si tratta di un effetto voluto, che contribuisce a rendere gli attacchi improvvisi dei vari alieni ancor più impressionanti. Certo, non si tratta di un survival horror, qui saranno i mostri a dover avere paura di voi.
Il sistema di controllo è molto semplice, con il tasto destro del mouse Conrad può anche utilizzare oggetti secondari come kit curativi o granate, molto utili per ottenere dei vantaggi aggiuntivi durante le battaglie. I controlli rispondono molto meglio rispetto a quanto avveniva in Evolution, dove blocchi del personaggio e un sistema di puntamento non proprio preciso rovinavano l’esperienza.
Durante l’avventura il vostro ingegnere incontrerà e sterminerà un numero sempre maggiore di alieni. I tipi di xenomorfi sono piuttosto vari ed hanno abilità molto diverse tra loro ma la l’intelligenza artificiale che li comanda è piuttosto rudimentale e non faranno altro che caricarvi a testa bassa per tutto il gioco. La difficoltà della campagna singleplayer, quindi, non sta nella furbizia dei nemici ma nel loro numero. Verso la fine sarete spesso circondati da orde di alieni, in particolare al massimo livello di difficoltà, niente che un giocatore con una buona esperienza negli sparatutto non possa affrontare comunque.
Nonostante la semplicità del sistema il gameplay funziona, in particolare la modalità cooperativa è molto divertente, peccato che se non disponete di amici con cui giocare trovare una partita rapida online si riveli spesso essere un’operazione piuttosto lunga. Il vero difetto di Impact è invece nella ripetitività delle missioni che ne costituiscono l’ossatura generale. La sfortuna di Conrad diventa quasi ridicola verso la fine e, davanti all’ennesima porta bloccata a causa di un malfunzionamento, proverete probabilmente un po’ di stizza.

Il mondo è più bello visto a 45 gradi, ma non troppo
Alien Breed utilizza l’Unreal Engine 3. Un ottimo motore grafico che tuttavia stavolta non è certo stato utilizzato al massimo delle proprie possibilità. Le ambientazioni sono molto ben fatte ma scarsamente varie e la stessa cosa vale per i modelli degli alieni, un po’ anonimi e sicuramente meno spaventosi rispetto a quelli ispirati al film di Ridley Scott presenti nel primo capitolo della saga. Discorso a parte meritano gli effetti, spesso di ottima qualità. Il sonoro si attesta su buoni livelli, con un ottimo doppiaggio nelle scene animate sotto forma di fumetto tra le missioni e dei buoni effetti sonori. Nulla di eclatante dal punto di vista delle musiche. Il gioco è piuttosto corto, la campagna principale vi terrà impegnati per meno di 5 ore e dopo averla rigiocata in co-op perderà appeal, salvo non siate maniaci dei punteggi online.


– Sistema di controllo “vecchia scuola” ma efficace
– Discreto utilizzo dell’Unreal Engine
– La modalità cooperativa è molto divertente
– Costa poco


– Ripetitivo
– Non vi terrà impegnati a lungo


7.0

Alien Breed: Impact è il remake di un remake, ma riesce comunque ad essere un videogame con una discreta personalità. Il gameplay è semplice ma adrenalinico e se vi piacciono gli sparatutto vecchio stile con una tonnellata di armi e nemici non rimarrete delusi. La campagna principale è alquanto ripetitiva e ha scarsi sprazzi di originalità, ma vista la scarsa durata ve la godrete comunque, in particolare in compagnia di un amico. Su steam il gioco costa solo una decina di euro e senza dubbio li vale tutti. Ora però speriamo che Team17 si metta al lavoro seriamente su un progetto di una certa portata, rivogliamo un gioco all’altezza di Worms.