Airline 69

A cura di Jacklord - 30 Settembre 2004 - 0:00

Il gusto dell’avventura col pizzico dell’erotismo
L’ambientazione non è certo “stimolante” rispetto alle aspettative fomentate dalla copertina, non essendo certo Casablanca la patria spirituale e materiale in cui consumare “succosi” incontri eterosessuali – poi ognuno ha i propri gusti che vanno rispettati – ma guardando alla copertina e al tripudio di natiche e al florilegio di tracotanti seni, e dove per giunta l’unico uomo impugna una “pistola”, beh, sembra strano che tutto ciò abbia luogo a Casablanca. Comunque: la scelta degli sceneggiatori si inquadra perfettamente nell’atmosfera del 1942, in una Casablanca popolata di prestanti francesi e di ancor più esuberanti ragazze, sia europee che maghrebine.
Dopo succulenti filmati che lasciano sperare, quasi agognare, lo sfoggio di bellezza ed erotismo in dosi massicce, ci ritroviamo davanti la mappa della città che occupa la banda centrale dello schermo, come si trattasse di una pellicola in 16:9, mentre nella fascia superiore sono collocate le icone relative al nostro gruzzolo iniziale, alla data e all’andamento del nostro business, mentre sotto compare l’icona della carta topografica di Casablanca insieme a quella del Marocco. Nell’angolo in alto a destra sono posizionati poi i pulsanti per salvare ed uscire dalla partita. Altrettanto spartano è anche il menu di gioco, inclusivo delle opzioni minime indispensabili.

Erotismo di facciata, avventura gestionale nella sostanza
“Airline 69” è il marchio della compagnia aerea privata fondata da tale Wayne, trentenne ragazzotto americano e da tale Chou-Chou, procace agente dell’intelligence francese. Entrambi si ritrovano a Casablanca dopo essere miracolosamente scampati ad un attacco aereo nazista diretto contro Chou-Chou mentre stava volando proprio sull’aereo privato di Wayne. Spolpata fino all’osso, la trama è questa. Inutile aggiungere che tra i due protagonisti scoccano scintille di un amore carnale (se questo si può definire amore). Già da questi brevi accenni si intuisce quanto pesante sia il ruolo dell’avventura e soprattutto della gestione della nascente compagnia rispetto all’istintiva, o almeno tale, vena eroticheggiante così sbandierata dalla presentazione. Raccogliere e amministrare il denaro, cercare clienti, affittare un hangar dove nascondere l’aereo dalle insidie naziste, non sono compiti da sottovalutare. Per riuscire in questo lavoro sotterraneo, in tutto e per tutto illegale, i nostri eroi dovranno ricorrere ai sotterfugi più efficaci, suggeriti dall’esperienza di Chou-Chou e messi in pratica da Wayne.
La struttura di gioco segue un ordine lineare e progredisce a mano a mano che si rendono disponibili nuove fonti di denaro e nuove attività, moltiplicando così le occasioni di gioco. Potremo, quindi, puntare al casinò (con l’accento), contrabbandare merci, fare il paparazzo, fino ad arrivare a gestire il casino (senza accento) locale, ricorrendo ad ulteriori tecniche di profitto che sfrutteranno a vostro vantaggio i vizietti dei clienti. Coll’avanzare della trama, avremo a disposizione anche nuove locazioni dentro Casablanca ovviamente in modo parallelo ai nostri successi economici ma non certo alle nostre prestazioni sessuali – si offrono anche altre località marocchine, tra le quali poter effettuare trasbordi aerei e altri traffici connessi.
Nonostante questi piccanti dettagli, gran parte della realtà erotica è tenuta ben nascosta e tutt’al più appena accennata in pochi momenti, più allusivi che espressivi, fatti di frasi “vogliose” e a doppio senso invece che di riferimenti espliciti. Senza tenere conto poi che scene effettive di pratiche sessuali sono così “coperte” dalla patina del pudore che deliziano più per l’ironia che per il riferimento esplicito.
Osservando lo stile canonico delle avventure, il mezzo principale con cui interagire con il mondo esterno è la parola, dandosi numerose situazioni in cui poter dialogare (sempre però con una scelta di battute alquanto risicata) con altrettanto numerosi personaggi, spesso tratteggiati con toni ironici e caricaturali: dal capo della polizia al sindaco, dalla madama che gestisce il casino (senza l’accento e che sembra ricalcare la procace e onirica tabaccaia di Amarcord di Fellini) al piccolo factotum con cui trafficare merci che comprendono rotoli di carta igienica, videocassette a luci rosse, bamboline gonfiabili e altri, indispensabili, arnesi dell’erotismo “fai da te”.

Grafica
L’equipaggiamento visuale con cui Airline 69 si presenta può sfoggiare un’ottima tecnica di cel-shading con cui far luccicare gli occhi dei videogiocatori più affascinati dallo stile fumettistico che non dalle bellezze locali, contribuendo così a spargere un profumato aroma di sano divertimento ambientato nei bazar e nei luoghi più tipici di Casablanca. Pare proprio che il cel-shading si “accoppi” naturalmente con le avventure punta-e-clicca, permettendo di rianimare un genere troppo svalutato per il dirompente balzo tecnologico dell’hardware videoludico. Ciò che latita è il senso dello spazio, con fondali troppo lontani e personaggi troppo ravvicinati, dando uno sgradevole senso di artificiosità alle immagini.
Ma in giochi di questo genere la grafica conta poco rispetto alla dose di erotismo che viene sparsa, lo ammetto con scoramento, a dosi molto esigue.

I gemiti dell’eros
Quanto all’audio, il cavallo di battaglia (che non è un cavallo di Troia) sono ovviamente le voci, soprattutto quelle femminili, vellutate e suadenti come un coltello che affonda la sua rigida lama in un caldo panino di burro…Questa visione o, meglio, questo audio così allettante viene deflorato violentemente da una monotona musichetta che non ha niente a che fare col tema o l’ambiente del gioco.

HARDWARE

Pentium 2 500, 64 MB Ram, Scheda video e audio con supporto DirectX, CdRom 4X

MULTIPLAYER

Assente.


– Pupe di ogni continente, anche se solo disegnate
– Variegato: avventura, gestionale e un pizzico di erotismo


– Tecnicamente obsoleto
– Longevità che crolla dopo qualche fiammata iniziale


6.0

Airline 69 è un titolo ambiguo: si presenta inaspettatamente giocabile, tenuto conto dei pesanti vincoli alla libertà d’azione posti da ogni gioco gestionale, restando contemporaneamente “anche” un gestionale. Ma è soprattutto un’avventura in vecchio stile, anche se priva di una solida trama, a parte l’infarinatura cinematografica della guerra.
Chi si lascia attrarre dalla promessa di erotismo lanciata da Airline 69 resterà all’asciutto, in ogni senso, riducendosi qui l’erotismo ad una patina glassata che si scioglie presto davanti ad una mediocre avventura, scanzonata e ironica, ma già vista.




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