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20 anni di Final Fantasy IX: la Leggenda Dimenticata

A precisamente 20 anni dalla sua distribuzione in Europa, indaghiamo le sensazioni e i temi di Final Fantasy IX

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20 anni di Final Fantasy IX: la Leggenda Dimenticata
Avatar di Adriano Di Medio

a cura di Adriano Di Medio

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 16/02/2021 alle 12:09
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Dalle recensioni delle sue riedizioni prima su PlayStation 4 e poi su Nintendo Switch, fino ai vari anniversari, sembra proprio destino che ogni tanto su queste pagine si debba tornare a parlare di Final Fantasy IX.

L’addio di Squaresoft alla console grigia Sony sfiora e raggiunge il capolavoro immortale, capace di rimanere nelle menti sia degli appassionati quanto degli scettici. Il 16 febbraio 2001 il gioco ha debuttato in Europa: a precisamente vent’anni da quel momento, indaghiamo temi e sensi dell’ultima epopea di Squaresoft sulla prima PlayStation.

https://www.youtube.com/watch?v=S28rChLnjfQ

Il più improbabile dei rapimenti

Non mettiamoci a riassumere per l’ennesima volta la trama di Final Fantasy IX: questa epopea parte con i toni dimessi di un rapimento della principessa di Alexandria da parte di una banda di ladruncoli fintasi compagnia teatrale. Ma è la stessa principessa a ribaltare la situazione e a sfruttarla per evadere dal suo castello e capire come mai sua madre Brahne sia improvvisamente divenuta una monarca assetata di conquista. La giovane Garnet Til Alexandros XVII (o più semplicemente “Daga”) instaurerà con il suo “rapitore” Gidan Tribal un rapporto praticamente paritario e complementare.

Un legame che chiaramente crescerà di importanza, ma non è l’unico: chiunque l’abbia giocato ricorda bene come gli otto personaggi della storia (Gidan, Daga, Vivi, Steiner, Freija, Eiko, Quina e Amarant) siano “pesanti”, capaci di imprimersi a fuoco nella memoria del giocatore. Gidan è un giovane con tratti zingareschi (tanto che in originale si chiamava proprio Zidane: il nome venne cambiato in Europa per evitare controversie con l’omonimo calciatore), Quina è una cuoca perennemente affamata, Eiko una bambina cresciuta in solitudine e in custodia di antichi poteri, Freija una donna con un passato doloroso che non vuole dimenticare. Ugualmente basta poco per vedere come la shogun Beatrix sia, sotto la spietatezza del militare, una fragile e tormentata antieroina.

I dialetti della Fantasia Finale

Alla bella e tormentata Beatrix si avvicinerà il povero Steiner. Questo cavaliere di latta, sotto al faccione accigliato, è tormentato dall'aver realizzato come il regno, da lui servito con devozione, lo abbia solo sfruttato per scopi ignobili. Oppure il maghetto Vivi, che deve realizzare il perché della propria esistenza e rabbrividisce quando fa i conti con quella che potrebbe essere la propria natura. In effetti, la trama di Final Fantasy IX è in realtà un percorso di crescita dei personaggi, che espandono i propri orizzonti e quindi crescono nella loro ricerca di un antagonista manipolatore e folle di dolore.

Le mire espansionistiche della Regina Brahne però servono anche a evidenziare la natura folle della guerra, cercando un contatto con la politica. Una contaminazione comunque utilitaristica e appena accennata, in quanto introduce anche il tema sotteso (nonché molto caro ai FF dell’epoca) della magia utilizzata a fini guerreschi: le immagini inquietanti degli spiriti dell’invocazione che travolgono e annientano capitali e regni sono fin troppo rimembranti e metaforiche delle armi di distruzione di massa. Quest’ultimo è uno “spettro” che insegue la cultura giapponese moderna fin dal 6 agosto 1945.

Negli anime robotici e in quelli fantascientifici in genere, così come in tutto il cinema di SF [science fiction] del Sol Levante, ricorre il tema della bomba atomica e dei suoi effetti devastanti per la vita sul pianeta. Radiazioni, mutazioni genetiche, terribili mostri, oceani prosciugati, l’estinzione dei dei regni animale e vegetale, popolazioni decimate.

(Marco Pellitteri, 2008, Mazinga Nostalgia – Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation 1978-1999, Coniglio Editore p. 212)

Allo stesso tempo Final Fantasy IX è insieme un tributo e un addio a quello che la saga era stata alle origini: un medievale che confina col fiabesco, fatta di personaggi fantasiosi e un po’ ingenui. Un “addio” i cui echi arrivano lontanissimo, fino alla traduzione italiana.

Nell’originale giapponese infatti molti personaggi (tra cui tutti i Tantarus) parlavano con inflessioni delle diverse isole del Giappone; in sede di traduzione in italiano si decise quindi di “sostituire” questi accenti con quelli nostrani. Ecco quindi che il loro boss Kalò acquisì la flessione sicula, Er Cina e la tribù dei Qu (di cui fa parte Quina) quella romanesca, Marcus un italiano tedeschizzato simile a quello delle Sturmtruppen di Bonvi. Un modo di fare che ai tempi era ancora accettato, ma oggi divenuto così discutibile che solo I Simpson sono riusciti a farlo “sopravvivere”.

Final Fantasy IX e il tema della magia

Fuori dalle critiche più indagatrici, è arrivato il momento di parlare di un altro tema che, seppur sotteso, è di importanza cruciale per ogni Final Fantasy: il ruolo della magia all’interno del contesto sia narrativo che di universo. In questo senso Final Fantasy IX ribadisce la propria unicità, in quanto si discosta decisamente da tutti i suoi “fratelli” sia precedenti che, volendo, anche successivi. Perché, dove nel sesto capitolo la magia era un “errore” e nel decimo è una perversione dell’uomo che vuole diventare divinità, in Final Fantasy IX assume connotati più “naturali”.

Final Fantasy si era infatti distinto a partire dal sesto capitolo per la sua capacità di creare contesti che mischiassero in maniera coerente magia e tecnologia. Alla regia di questo corso c’era Yoshinori Kitase, regista di sesto, settimo, ottavo e decimo capitolo della saga (per il sesto fu aiutato anche da Hiroyuki Itou). Oltre a dirigere, Kitase si ritagliava spesso anche il ruolo di sceneggiatore, venendo in tal posizione affiancato da Testuya Nomura e Kazushige Nojima.

In particolare quest’ultimo è fautore di alcuni temi ricorrenti che compaiono nei Final Fantasy diretti da Kitase, tra cui un ruolo della magia classificabile come sostanzialmente negativo. Non solo: un nodo di trama molto presente (seppur in diverse vesti) è anche il fatto che la magia debba cedere il passo alla tecnologia: in questo modo l’avventura narrata assume quindi i tratti dell’ultima fantasia: appunto, final fantasy.

In piena avversione a questa “corrente”, tanto i protagonisti quanto il contesto narrativo stesso di Final Fantasy IX non hanno una vera e propria ostilità alla componente magica. Piuttosto, essa viene percepita come qualcosa di “naturale” all’interno di quel contesto. In qualche modo è una forza preesistente e neutrale che entro certi limiti può essere imparata e controllata. Questo perché alla scrittura di Final Fantasy IX c’era il solo Hironobu Sakaguchi, creatore originale della serie negli anni Ottanta nonché suo regista fino al quinto capitolo.

Con Hiroyuki Itou (stavolta da solo alla regia), Sakaguchi ha voluto recuperare proprio quell’essenza più “mitica”, che si riallacciasse al contesto medievale e soprattutto riuscisse a trattare temi importanti nascondendoli sotto un aspetto fintamente bambinesco.

Fantasia Finale contro Missione del Drago

È evidente quindi come Final Fantasy IX aderisca alle radici più tradizionali del videogioco di ruolo alla giapponese. Come abbiamo visto potrebbe trattarsi di precise scelte tanto di regia quanto di sceneggiatura, ma fa recuperare anche una vecchia rivalità, ovvero quella con Dragon Quest. In patria, Final Fantasy e Dragon Quest sono state per molti decenni rivali nell’ambito dei videogiochi di ruolo alla giapponese. Dragon Quest tuttora si “aggrappa” a questo ideale, proponendo eroi sostanzialmente “puri” dentro a contesti abbastanza “dipinti”, complice anche il fatto di avere a disposizione Akira Toriyama come disegnatore.

Ma dove la creatura di Yuji Horii ha preferito continuare lungo la sua strada di JRPG molto classico tanto nelle meccaniche quanto nelle ambientazioni, Final Fantasy ha appunto costruito la sua identità sull’opposizione a tutto questo.

È da tale contrapposizione che è appunto nata l’idea dei contesti a metà tra il magico e il tecnologico, che tra le altre cose hanno permesso ai Final Fantasy di sfondare anche e soprattutto in Occidente.

Con Final Fantasy IX questa componente tecnologica viene meno, ma allo stesso il fantasy medievale proposto da Sakaguchi e Ito è meno tradizionalista di quello che ci si aspetterebbe. Il disegno delle architetture e delle scenografie pre-renderizzate assume i tratti del dipinto a olio, in cui si muovono personaggi che, come abbiamo visto, poco hanno a che fare con degli eroi e degli antagonisti classici. Il tributo ai Final Fantasy delle origini si riflette anche nell’ambientazione stessa, con molti luoghi e nomi che in qualche modo si riallacciano (anche solo foneticamente) a quegli anni Ottanta in cui le cose erano un po’ più ingenue per tutti.

Conclusione: la riflessione travestita

A precisamente vent’anni dalla sua distribuzione qui in Europa, Final Fantasy IX ha ancora qualcosa da dire. La sua prima apparenza di ballata medievale un po’ idealizzata è ancora presente, ma di nuovo l’ingenuità acuita è solo uno specchietto per le allodole. Bisogna infatti andare oltre questo vestito sontuoso, per coglierne i significati più profondi.

A essere rappresentata infatti non è la guerra, ma le terribili conseguenze che porta, le quali verranno sempre pagate da quelli che non c’entrano, ovvero dai piccoli e dagli ultimi. Il tutto per seguire vecchi regnanti che, nel loro rincorrere obiettivi anche nobili, hanno perso il contatto con la realtà, arrivando a il tollerare e compiere gesti terribili.

Da una riflessione sulla guerra come pazzia e portatrice solo di distruzione, l’avventura di Gidan e dei suoi sette sodali assume i tratti di un elogio della vita travestito da riflessione sulla morte. La morte come “liberazione” e il nulla come unico modo di liberarsi dal dolore è il non voler accettare che il dolore è parte del gioco. Un’ideale che si muove sul filo sottile di tematiche delicate, in cui a contare non è “come” si è nati, e per certi versi neanche “da chi”: conta ciò che facciamo con il tempo che ci viene concesso.

Se volete riscoprire i vecchi Final Fantasy, potete trovate sia Final Fantasy IX in versione Switch che la compilation di Final Fantasy X e X-2 in versione PS4!

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