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I 10 giochi che aspetto di più nel 2021 (e tre grandi esclusi)

La mia lista della spesa, completa di assenti illustri e menzioni d'onore

Storicamente, mi ritengo uno che prima il gioco, poi la piattaforma: mi lascio guidare dal titolo e da quello che mi appassiona di più, e non dalla console su cui uscirà. Per chi si ferma ai titoli degli articoli, e non ne capisce o vuole capire il contenuto, una posizione del genere potrà suonare strana ma è così: amo i videogiochi, non le scatoline che li fanno girare, e penso che dovreste arrivare presto o tardi tutti ad una conclusione del genere.

In un anno in cui non si fa altro che dire che non escono giochi, e non si fa altro che riflettere e dunque lamentarsi dello stato di un’industria che ha spinto per l’avvio di una generazione senza essere particolarmente pronta ad accoglierla, voglio fermarmi un attimo e fare il punto della situazione: che 2021 sarà per i videogiochi che piacciono a me?

Il 2020-2 ci consegnerà un anno fondamentalmente povero di grandi uscite ma non per questo del tutto privo di quei tripla-A che fanno brillare gli occhi e spesso muovono l’opinione pubblica, e, al contempo, saranno tantissime le alternative da un lato e dall’altro che non faranno rimpiangere i colossi dell’intrattenimento videoludico.

Così, con l’intento di stimolare una discussione e chiamarvi fuori dal vostro guscio per sapere quali siano i titoli che attendete quest’anno – non per quale piattaforma facciate il tifo –, eccomi qui per proporvi i 10 giochi che aspetto di più nel 2021, con un paio di finestrine aperte sulle menzioni d’onore che se la sono giocata fino all’ultimo per finire in top ten e quei prodotti che ad oggi mi incuriosiscono ma non hanno ancora generato la scossa dell’acquisto impulsivo all’una di notte.

Forse non ho giocato ancora 'benissimo' quest'anno, ma di certo ho giocato tanto.

Tre caveat prima di cominciare. In primo luogo, non ho incluso nel computo titoli che la cui esistenza o uscita nel 2021 sia chiacchierata, ma soltanto quelli che saranno della partita in via ufficiale. Nei grandi esclusi noterete un titolo il cui day one è stato confermato in una sola occasione per il 2021 ma è, secondo fonti attendibili, molto improbabile si celebri quest’anno: senza fare spoiler, i giochi che troverete in quella parte dell’articolo li aspetto eccome, solo che per una ragione o per un’altra, che vi spiegherò lì, sono finiti nel girone di quelli che mi dovranno convincere a tempo debito (che si spera sarà presto).

In secundis, l’ordine è sparso e non per preferenza, e nel listone non compaiono titoli che siano già usciti e abbia già giocato – tra questi, per menzionarne alcuni, figurano Outriders, It Takes Two, Bravely Default II, Monster Hunter Rise, Persona 5 Strikers, Control per PS5 (rigiocato perché sì), The Medium, Atelier Ryza 2. Insieme ad altri dal backlog, e già ne ho una manciata che ci sono finiti appena usciti come Fantasian, mi hanno fatto una buona compagnia nei primi mesi dell’anno ma è chiaro come si sia trattato solo di un antipasto.

Returnal

Non so precisamente come mai, ma seguo Housemarque in pratica dagli inizi di questo studio scandinavo e mi ritrovo sempre a divertirmici per ore: Resogun, Alienation, Matterfall… L’unica cosa che è apparsa chiara col tempo è che questo team di sviluppo si fosse meritato un upgrade rispetto ad un filone, quello delle produzioni arcade, e che dovremmo essere contenti che gli sia stato concesso quest’opportunità agognata a lungo.

Housemarque tenta il grande salto alla sua maniera.

La notizia che mi fa ben sperare è che questo upgrade non sta avvenendo secondo dettami calati dall’alto, quelli che si poteva immaginare provenissero dall’editore degli story-driven Sony: Returnal ha un’estetica affascinante, sfrutta tecnologie procedurali per introdurre un elemento roguelike finora appannaggio esclusivo o quasi degli indie, e soprattutto mantiene la dinamica bullet hell/shoot ‘em up che è entrato fa parte del DNA dei suoi creatori.

La componente storia è in tal senso “soltanto” una gustosa aggiunta, una conditio sine qua non per venire portati da protagonisti su una console PlayStation, e un altro elemento che – insieme a tutto il resto – mi fa guardare con una certa fiducia alla prima grande uscita di questo sottovalutato sviluppatore.


Deathloop

Deathloop è un caso piuttosto simile a quello di Housemarque, ovvero un titolo che prende le logiche dei roguelike e le porta per una rara volta nel mondo dei “grandi”. Sarò sincero, ci ha messo parecchio a convincermi e da Arkane Studios, di cui sono un cultore, mi sarei aspettato e probabilmente avrei desiderato ben altro sulla scia di un Dishonored o al più di un Prey.

Ci vuole fegato, e Arkane Studios ne ha da vendere.

Tuttavia, l’idea che la software house fondata in Francia abbia l’opportunità di portare a compimento il progetto di quell’ambizioso The Crossing scartato per le sue continue peripezie e limitazioni tecniche, e di farlo con un contesto narrativo, una direzione artistica e un’ambientazione che al tempo non aveva trovato e qui appare estremamente affascinante, è qualcosa che mi alletta davvero molto.

Sarò tra i pochi, insieme alla nostra Stefania Sperandio, a soffrire ogni volta che lo rinviano (letteralmente, ci scriviamo inveendo contro molteplici divinità ormai su una base regolare per questo tema, ma a quanto ci risulta sono in pochi a preoccuparsene, purtroppo) ma le sue ultime apparizioni e in particolare il coverage di Game Informer mi hanno trasmesso delle sensazioni parecchio positive.


Resident Evil Village

Resident Evil Village è uno dei baluardi del 2021 e l’unico probabilmente che mette d’accordo tutti, correndo il serissimo rischio di candidarsi al GOTY. A metterci lo zampino è la sua capacità di evocare, ed essere quasi aderente, al setting e all’immaginario di Resident Evil 4, un classico relativamente moderno che ha riscritto le sorti al tempo e oggi (guidando gli standard dei remake) della serie di Capcom.

Non vedo l'ora di esplorare questa mappa.

Come e forse più di Resident Evil 7, Village ha un’ambientazione e personaggi ispirati, nonché una direzione artistica curata e affascinante che non chiede altro che essere esplorata. Inoltre, un aspetto che attendo con trepidazione di approfondire, punta ad un ammodernamento benvenuto nell’ampliamento orizzontale e verticale del gameplay, promettendo una componente di navigazione e selezione dei contenuti senza precedenti per l’IP.

Insomma, senza neppure scomodare una trama ancora misteriosa e tutto da scoprire, restano giusto un paio di punti da verificare: se il gioco avrà finalmente una consistenza omogenea dall’inizio alla fine (il rischio di una metà moscia come per RE7 è sempre dietro l’angolo, e se la sua mitologia si sarà arricchita al punto da superare il sottile confine tra il quirky dei giochi giapponesi e il pasticcio incomprensibile.


PES 2022

L’esistenza di PES 2022 è stata confermata nel momento in cui Konami ha optato, discutibilmente ma comprensibilmente, per saltare la stagione che volge al termine e concentrare tutti i propri sforzi dal primo istante utile su un capitolo next-gen. Questa mossa ci ha fatto soffrire un anno ma sta per dare i suoi frutti, presumibilmente deliziosi.

Ci aspecta.

A livello puramente funzionale, Pro Evolution Soccer ha messo la freccia e, se non superato, fornito un’alternativa valida, posta su un’estremità del tutto opposta a quella della concorrenza, allo strapotere di FIFA. Uno è calcio, l’altro è un videogioco di calcio, e la cosa pare star bene ad entrambi i franchise – di certo sta bene a me, che ogni anno mi godo entrambi (da un paio di anni, sarò sincero, di più PES).

In termini tecnologici, invece, Konami ha effettuato il passaggio all’Unreal Engine (probabilmente per poter sbarcare in maniera più comoda su Nintendo Switch) ma manterrà la sua prerogativa di puntare sul fotorealismo, sulla cura impressionante per i volti e l’illuminazione, e sulla fedeltà al beautiful game che le impone di prendersi la briga di cogliere i lineamenti persino dell’ultimo bomber di provincia: questo significa la sua serie calcistica sarà abbastanza agilmente una delle prime esibizioni di ciò che possono fare PS5 e Xbox Series X.


Lake

È plausibile che tanti tra voi non lo conoscano, pure comprensibile, ma io questo Lake lo seguo da un po’ ed è sul mio taccuino virtuale per il 2021. Banalmente, è un gioco in cui tornerete a casa e prenderete in cura l’attività di consegna pacchi di vostro padre, esplorando location “familiari” e riscoprendo piano piano il loro malinconico fascino insieme ad abitanti e amici di un’epoca ormai andata.

So che è un rischio, ma mi voglio fidare.

In pratica, è un mix tra Death Stranding e Night in the Woods, con questo loop da corriere (stavolta a bordo di un furgone) in cui dovremo consegnare pacchi completando sfide e godendoci i panorami, e una struttura narrativa che prevede la classica resa dei conti con il posto dove si è cresciuti – e che ci si è lasciati alle spalle alla ricerca di una vita migliore. Sarà migliorato pure lui?

Da appassionato di entrambi non posso di certo esimermi dal provarlo quando uscirà quest’anno – si spera non faccia scherzi con i rinvii, visto che è da un pochino che non se ne parla – sia su PC che su Xbox (ma, caso più unico che raro, ad oggi non risulta tra i giochi in arrivo su Xbox Game Pass).


Biomutant

Su Biomutant sono un po’ schiavo del mio personaggio – chi ci segue su Twitch sa che lo tiro in ballo continuamente insieme ai giochi di micilli & micioni – ma è una produzione che aspetto da parecchio e sono molto curioso di provare non appena sarà disponibile, ormai nel giro di poco più di un mese e cioè dal 25 maggio.

Fin troppo misterioso, ma nella mia top 10 ci sta.

Ci ha messo molto più tempo di quanto non avrebbe dovuto prendersene, arrivando su una generazione di console non più sulla cresta dell’onda e dopo aver sciupato parecchio del momentum del suo annuncio, ma la filosofia no-crunch di Experiment 101 è lodevole e affascinante allo stesso tempo; se tutto andrà bene con questo progetto, un po’ come con Hades, ci mostrerà che fare sviluppo di videogiochi in maniera diversa dopotutto si può.

Quanto al gioco in sé, ha come protagonista un gatto che spara e fa mosse di Kung Fu in uno scenario post apocalittico rigoglioso. Già questo dovrebbe bastarvi a capire perché sarà day one, ma ci aggiungo, tra i dubbi del caso perché l’abbiamo visto poco in azione e quando l’abbiamo fatto ne abbiamo pure colto qualche eccessiva spigolatura, una vena da Blinx che proprio mi manca nei videogiochi di oggi.


Sable

In questa fantastica avventura a base di esplorazione vestiremo i panni di Sable nel suo rito di passaggio noto come Planata, in cui dovrà girovagare per deserti e paesaggi pieni di relitti di una civiltà futuristica passata. È sul mio taccuino da una vita e, pare, è finalmente in rampa di lancio per il 2021 (salvo complicazioni che mi auguro sia riuscito ad evitare).

Troppo bello per essere vero?

Con il palmares di vibrazioni che emette, del resto, non poteva che attirarmi come una calamita: mi ricorda tantissimo Nausicaa della Valle del Vento (Studio Ghibli) e Star Wars, con questi vaste aree desolate in cui procacciarsi rottami e scoprire segreti di una misteriosa civiltà di precursori. L’aspetto del mistero sarà tutt’altro che soltanto sulla carta, perché potremo (o potremo non) completare puzzle opzionali, scalare e incontrare altri “nomadi” per dare loro una mano.

La direzione artistica è assai ispirata: la tecnica di animazione è estremamente peculiare, con una sorta di stop motion che rallenterà il flusso del movimento, mentre il tratto e i colori sono ispirati ai fumetti di Moebius – una cosa incredibilmente ambiziosa per uno studio indie come Shedworks, che si è avvalso anche di una colonna sonora originale da Japanese Breakfast. Personalità ne abbiamo?


Stray

Se Biomutant è il micione del 2021, Stray è il mio micillo su cui punto non poco in una sorta di salto della fede nel vuoto più totale. Per ora, infatti, abbiamo visto soltanto un trailer di questa esclusiva console PS5 (e PC) e peraltro neppure in game ma in computer grafica, per cui ho delle aspettative e pure abbastanza elevate ma so che dovranno passare per il vaglio del reality check si spera molto presto.

Irresistibile.

A dirla tutta, non sono troppo fiducioso nella possibilità di un lancio nel 2021, vista appunto la penuria di materiale a nostra disposizione, ed è stata questa la ragione per la quale ho ragionato fino all’ultimo sul tenerlo o meno in lista. Ma le sensazioni che mi ispira sono così forti che ho preferito chiudere un occhio (o magari entrambi, in questa fase).

Il nostro gattino è un randagio che ha perso la sua famiglia e, per ritrovarlo, dovrà riuscire a lasciarsi alle spalle una inquietante metropoli al neon fumante. Quello che mi affascina, oltre alla storia tenerissima che sicuramente mi strapperà qualche lacrima, è la prospettiva nuova, sia visivamente che in termini di verticalità ludica, sul cyberpunk e tutte le piacevoli conseguenze che questa potrà portare. Grande fiducia & speriamo bene.


Halo Infinite

Non pensavate mica che me ne sarei dimenticato, vero? Sono forse uno dei pochi a cui dell’intera debacle del comparto grafico dello scorso luglio non ha toccato minimamente – intendiamoci, che ci fossero problemi era cosa evidente, ma quello che vedevo e sentivo quando 343 Industries mi presentava il gameplay di Halo Infinite mi piaceva così tanto che avevo praticamente chiuso gli occhi su questioni così poco importanti.

La più grande avventura di Halo?

Halo è però il prodotto di punta di Microsoft e del marchio Xbox, per cui ci sta che con Infinite si siano presi tutto il tempo del mondo per farlo uscire al massimo delle sue possibilità; una volta che sarà disponibile, anche su Xbox Game Pass, si parli però della sua apertura in senso sandbox, quell’ammodernamento cui facevo riferimento prima, che è un elemento così congeniale alla serie che non si capisce quasi perché non sia stato fatto nel passato recente.

E poi, e poi: la componente umana, con il Pilota-companion che darà una nuova prospettiva sulle eroiche gesta di Master Chief ed è mancata ad un franchise che era partito per aspera ad astra nelle ultime iterazioni; la (nuova) storia di Cortana, introdotta dal finale di Halo 5 Guardians, troverà una sua quadra dopo avermi lasciato perplesso per anni, e ho apprezzato il collegamento a Halo Wars 2 con quell’Atriox e gli Esiliati che si dimostreranno tutto fuorché comparse in questo universo; il multiplayer gratuito. Insomma, le ragioni per crederci sono davvero tante e le dita, giusto per evitare sorprese, le tengo incrociate da adesso.


Psychonauts 2

Quest’ultimo posto se lo sono giocato in almeno una decina ma, alla fine, ho optato per un titolo che potesse aggiungere davvero qualcosa al 2021: un bel platform carismatico come Psychonauts 2 che potrebbe in un solo colpo riportare l’attenzione sul genere nelle macchine non Nintendo e farci godere una bella avventura fuori di testa offerta da Xbox Game Pass.

Ci vuole proprio.

Il primo capitolo l’ho giocato letteralmente una vita fa ma questo seguito è apparso, nelle sparute apparizioni filtrate da quel matto di Tim Schafer, un upgrade sostanziale e soprattutto ispirato del gioco un po’ grezzo che ha fatto innamorare gli appassionati del filone e tanti fuori dalla sua cerchia all’epoca.

Una delle sue ultima esibizioni è stata particolarmente convincente, quando il povero Raz si è ritrovato invischiato in una versione deviata di uno studio dentistico, ma pure altri spezzoni di gameplay che mi è capitato di vedere hanno reso l’idea di un platform piuttosto solido e dalla direzione artistica abbastanza penetrante da rimanerti in testa per un bel pezzo: da tenere seriamente d’occhio.


Menzioni d’onore

Non è mai facile stabilire spesso senza aver messo le mani su un gioco se questo dovrà entrare o meno nei tuoi desiderata. La buona notizia è che per i pavidi come me c’è sempre la scappatoia delle menzioni d’onore, con cui dirvi che quel gioco che voi avete messo al primo posto in verità lo conosco anch’io e lo apprezzo quasi allo stesso modo.

Quest'ambientazione mi ha conquistato dal primo istante.

Le mie menzioni d’onore riguardano nello specifico:

  • Mass Effect Legendary Edition
  • 12 Minutes
  • Diablo II Resurrected
  • Life is Strange True Colors
  • The Legend of Zelda Skyward Sword HD

Ci sono due remaster, lo so, ma nel caso di Mass Effect non vedo l’ora di vedere come sia cambiato il capitolo originale (a mio modesto parere, il migliore) dopo aver ricevuto lo svecchiamento dei sequel, e in quello di The Legend of Zelda Skyward Sword HD sono curioso di scoprirlo finalmente libero, seppur non al 100%, dalle manette del motion gaming. Diablo II Resurrected, in particolare dopo la mole senza senso di ore che ho speso sul terzo capitolo, non ha bisogno di troppe spiegazioni.

12 Minutes e Life is Strange True Colors si sono giocati fino all’ultimo istante utile un posto in top ten: il thriller a base di loop temporali, una roba di quelle che ho amato in Outer Wilds, e imbottito di stelle di Hollywood deve praticamente solo uscire e non vedo l’ora di svelare il mistero che nasconde (ci state mettendo un po’ troppo, magari?), mentre del nuovo Life is Strange mi ha fatto piacere il recupero del tono del primo episodio e mi ha lasciato a bocca aperta l’ambientazione, per cui sarà tranquillamente day one.

Fatelo uscire... in 12 minuti?

In ordine sparso seguirò Ninja Gaiden Master Collection, Cris Tales, Hollow Knight Silksong, Scorn, Tales of Arise, Scarlet Nexus, Astria Ascending, Backbone, The Wild at Heart, Little Devil Inside e The Ascent, alcuni guilty pleasure, altri delle opere d’arte in movimento che vorrò assolutamente approfondire.

I grandi esclusi

Sì, ci siamo resi conto tutti che mancano alcuni grandi giochi all’appello e, come vi avevo anticipato, eccomi qui per spiegarvi come mai non ci sono. Questa lista è a dirla tutta abbastanza breve ma incisiva, me ne rendo conto, per cui è il caso di prendersi un minuto per parlarne candidamente.

Horizon Forbidden West non c’è perché fin dal debutto, a prescindere dai punti di forza del capostipite come una mitologia affascinante e da una protagonista che ha tanto da dire, mi ha dato la sensazione di una produzione cross-gen, prim’ancora che venisse dato l’annuncio del lancio anche su PS4, e del more of the same fin troppo agile.

L'immaginario c'è, ma c'è pure da vederlo un po' di più.

La strada che porterà alla sua uscita è ancora piuttosto lunga e aspetto con interesse di vedere se tali impressioni saranno smentite, e in particolare vorrò capire se Guerrilla Games avrà fatto tesoro del feedback e avrà limato i difetti dell’originale – un sistema di combattimento un po’ confusionario, in primis, ma pure un open world non troppo denso e profondo.

God of War: è stato annunciato per il 2021 ma sappiamo tutti che non uscirà mai quest’anno, salvo sorprese che sarebbero davvero epocali e smentirebbero in un colpo solo mezzo settore (ne sarei ben felice). Il rischio del copia-incolla, come per Horizon, è dietro l’angolo ma, dopo il lavoro fatto sul reboot del 2018, Cory Barlog e i suoi hanno un mio assegno in bianco già firmato sulle loro scrivanie – di recente l’avevo dimenticato, mi è bastato giocarlo con voi su Twitch due ore per rinfrescarmi la memoria sui come e sui perché. Quindi, se pure dovesse essere un clone, quel gioco mi è piaciuto così tanto che non sarebbe un problema, diversamente da un Forbidden West che invece dovrebbe mettere qualche pezza, per i miei gusti.

Infine, Kena Bridge of Spirits: mi spiace davvero perché il titolo in arrivo in esclusiva console per PlayStation ha tutto al suo posto, ha una direzione artistica fantasy lussureggiante e un gameplay che pare premere tutti i tasti giusti – e persino provare qualcosa di non lineare (combattimenti con arco e lancia, magia, quei mostriciattoli da governare) – ma la scintilla non è ancora scattata.

Spettacolare, ma il termometro dell'hype è ancora basso.

Sarà forse, come per i suoi due compagni di squadra, che ne abbiamo visto così poco che persino farsi dell’hype risulta difficile adesso, e spero che da qui al prossimo agosto ci potremo gustare qualcosa in più di semplici spezzoni rapidissimi di gameplay che impostano il tono ma non mi permettono di farmi un’idea più precisa sul perché dovrei volerlo.

Sono ben felice, adesso, di lasciarvi la palla e la parola: come avete visto, al di là delle carenze di un settore tripla-A che si sta ancora costruendo e riceverà un’iniezione di sicuro all’imminente E3, i giochi in questo 2021 non mancheranno affatto, grazie alla complicità di un ramo indie e doppia-A in forte crescita come qualità e appeal. Non sarà l’anno più ricco e traboccante di sempre, non è un nuovo 2017 e ce ne siamo già accorti da questi primi mesi, ma le soddisfazioni sembrano essere davvero a portata di mano. Voi che ne dite?

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