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Wonder Boy Asha in Monster World | Recensione – Siamo nel 1994?!

Monster World IV ha preso la DeLorean senza avvisare nessuno

L’onda lunga dei remake che ha bagnato le coste del mercato videoludico nell’ultimo decennio non sembra volersi placare, complici i buoni risultati di vendita dei lavori migliori e l’entusiasmo del pubblico anche meno giovane per queste operazioni. Wonder Boy: Asha in Monster World appartiene in pieno a questa categoria e, sulla scia dell’ottimo Wonder Boy di Lizardcube, riporta sugli schermi di PS4 (e quindi di PS5), PC e Switch uno dei platform più amati degli anni ’90. Dopo aver spolpato fino all’osso la versione per la console ibrida Nintendo, siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo.

Wonder Boy Asha in Monster World

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH
Genere:
platform
Data di uscita:
28 Maggio 2021
Sviluppatore:
Inin, G-Choice
Distributore:
Inin, SEGA

Ah, e nel processo abbiamo anche stuzzicato Ryuichi Nishizawa-san su argomenti tangenti alla pubblicazione del gioco, durante un’intervista breve ma intensa: non vi resta che continuare a leggere per tuffarvi nel mondo di Wonder Boy, insomma.

Un franchise senza tempo

Dopo aver vissuto i suoi anni migliori a cavallo tra la generazione ad otto bit e quella a sedici, per la serie firmata da Westone e pubblicata da Sega la seconda vita iniziò quattro anni fa, quando l’ottimo Wonder Boy and The Dragon’s Trap sbarcò sul mercato, riportando in auge meccaniche di gioco per nulla invecchiate e coniugandole con una presentazione audiovisiva di prim’ordine.

Gli scontri con i boss rappresentano i punti probabilmente più alti della produzione

Di lì la strada fu tracciata, e, con cadenza biennale, stiamo vedendo capitoli della saga riproposti sulle console moderne con eguale cura e dedizione, sebbene con differenti team di sviluppo in plancia di comando: dopo Monster Boy and the Cursed Kingdom nel 2019 (tecnicamente un gioco inedito, ma pesantemente ispirato a temi e meccaniche di gioco della serie), quest’anno tocca ad Asha ritornare in grande stile, con la firma dei ragazzi di Artdink, capitanati da Ryuichi Nishizawa, autore del titolo originario.

Il destino del titolo originale è tra i più curiosi e meno fortunati tra quelli appartenenti ad un franchise che conta almeno una dozzina di prodotti, usciti negli anni su varie piattaforme: pubblicato solamente in Giappone nel 1994, quando l’epoca a 16-bit stava sparando le sue ultime cartucce (e che cartucce!), Monster World IV giunse in Occidente solamente diciannove anni dopo, nel 2013, su Xbox 360, PS3 e Wii, come parte di una delle numerose raccolte di vecchi titoli Sega.

 

A tal proposito, Nishizawa-san durante la nostra intervista ci ha spiegato come la scelta di non portare il titolo fuori dal mercato giapponese nel 1994 fu figlia dell’arrivo del Saturn sul mercato, console sulla quale Sega intendeva puntare tutte le sue fiches… oggi, purtroppo, sappiamo com’è andata.

Il lancio avvenne allora quasi in sordina, insomma, rispetto alle buone qualità del titolo e al successo che seppe riscuotere in patria all’epoca della prima pubblicazione, e proprio per questo Nishizawa-san ed il suo team hanno optato per un remake estremamente fedele all’originale, senza grossi stravolgimenti né dal punto di vista del gameplay né da quello delle feature aggiuntive, optando piuttosto per una riproposizione quasi uno ad uno per le nuove generazioni di videogiocatori.

Il nostro compagno d'avventura si rivela fondamentale in più circostanze

La classicità al comando

Il gameplay della produzione è quello classico di un action platform a scorrimento laterale, con un level design piuttosto basilare ma anche dotato di un buon ritmo, di meccaniche semplici ma godibili e di qualche boss fight degna di nota.

La dolce creaturina azzurra che accompagna Asha, richiamabile tramite la pressione del dorsale destro nella versione Switch oggetto di questa recensione, riveste un ruolo di primaria importanza in termini di puro gameplay: può essere lanciata per raggiungere oggetti e collezionabili altrimenti fuori dalla portata della nostra eroina, congelata in blocchi di ghiaccio utili per sfruttare la verticalità di certi stage, utilizzata a mo’ di scudo per evitare le fiamme e finanche come appiglio improvvisato per effettuare salti doppi o planare dolcemente sopra baratri e burroni.

 

Ciò che distinse Monster World IV da quasi tutti i suoi predecessori fu l’abbandono di molte delle meccaniche ruolistiche, quasi sempre presenti, sebbene in maniera piuttosto superficiale, nelle altre incarnazioni del franchise.

Senza troppi oggetti da collezionare né magie da utilizzare, allora, e con assai meno equipaggiamenti da indossare, viene meno l’incentivo a rigiocare stage già completati o ad esplorare oltre al percorso principale alla ricerca di qualche interessante bonus, qui presente solo nella forma di sfere azzurre capaci di aumentare il numero di cuori massimi dopo dieci rinvenimenti.

Ogni tanto, nella vita, ci si deve lasciar trasportare dalla corrente...

Il paradosso è che in questo remake, differentemente dal titolo originario, è possibile tornare sui propri passi per raccogliere le sfere blu lasciate indietro, una feature comunque gradita ma che perde di significato per chiunque non sia un assoluto completista.

Se all’epoca la scelta di rimuovere gli elementi RPG fu apprezzata, perché aggiunse ritmo alla progressione, snellendo l’avanzamento a tratti più farraginoso degli altri capitoli, oggi toglie respiro al prodotto, che si rivela assai più lineare dei predecessori e, conseguentemente, più breve, con una durata complessiva media che si attesta attorno alle cinque o sei ore di gioco, a seconda di quanto ci si dedichi all’esplorazione degli stage.

Stuzzicato da una nostra domanda a tal proposito, Nishizawa-san ha confessato che il team di sviluppo al lavoro sul remake ha considerato l’inserimento di maggiori elementi ruolistici, solo per poi scartare questa possibilità in una seconda fase, così da «rimanere il più possibile fedeli all’opera originale». Da segnalare anche due importanti aggiunte per tutti i neofiti, che volessero avvicinarsi al titolo senza incappare in troppi game over legati alla riproposizione dei vecchi (e purtroppo superati) standard di difficoltà: l’aggiunta di una modalità facile, in cui bisogna davvero impegnarsi per lasciarci le penne, e la possibilità di salvare in qualsiasi momento, con grande disappunto del vecchio saggio a cui prima era delegata in esclusiva questa funzione.

Manca, invece, una funzione di autosalvataggio, che avrebbe completato il pacchetto delle migliorie dedicate ai giocatori più smemorati e meno hardcore.

Coordinare salto ed attacco insieme sarà spesso la chiave della vittoria

Treddì con benefit

La scelta di utilizzare un miscuglio di elementi poligonali e di cel-shading, per la quale Nishizawa-san si è assunto ogni responsabilità rispondendo a precisa domanda della redazione, differentemente dalla strada percorsa da entrambi i precedenti remake della serie, dividerà sicuramente la community.

Da parte nostra, troviamo più rigida e meno affascinante per gli occhi la soluzione qui adottata dall’esperto director giapponese e dal suo team, ma si tratta perlopiù di una questione legata ai gusti personali, che ha reali effetti solamente sul comparto animazioni, oggettivamente meno ricco e fluido di quello dei due titoli succitati.
Nondimeno, questa scelta ha permesso di esplorare alcuni degli ambienti anche in profondità, e la fedeltà al set di animazioni originale e agli artwork dell’epoca è ammirabile, come d’altronde c’era da attendersi vista la presenza di Nishizawa-san alla produzione, esattamente come ventisette anni or sono.

La versione Switch da noi testata si è comportata perlopiù bene tanto in modalità portatile quanto giocata su un televisore OLED 4K da 55”, rendendo giustizia al lavoro svolto sull’ottimizzazione, sebbene dobbiamo segnalare rarissimi cali dal target originario dei sessanta frame per secondo che hanno innalzato artificiosamente l’asticella della difficoltà in occasione di fasi platform già impegnative di loro. Altalenante la qualità degli sfondi e delle ambientazioni, tra scenari ricchi di particolari e che sembrano pulsare di vita indipendentemente dal giocatore ed altri vuoti e scarsamente interattivi.

Piccoli puzzle ambientali punteggiano l'avanzamento

Nishizawa ed il suo team non hanno poi mancato di strizzare l’occhio ai fan di vecchia data: non solo è presente la versione originale della colonna sonora, attivabile tramite un cheat code proprio come fossimo ancora negli anni ’90, ma nella versione fisica del gioco, distribuita insieme a quella digitale, è presente anche la versione originale di Monster World IV, per tutti coloro che volessero immergersi nei ricordi dei bei tempi andati.

Un’iniziativa lodevole, in qualche modo controcorrente in un periodo in cui non si fa altro che parlare di totale passaggio al digitale – com’è lodevole trovare, anche in una produzione così piccola, la localizzazione in italiano, grazie a sottotitoli non sempre impeccabili dal punto di vista della correttezza, quantomeno nei giorni precedenti al lancio.

Versione recensita: Switch

Se volete godervi Wonder Boy: Asha in Monster World direttamente su Nintendo Switch, vi raccomandiamo di approfittare del prezzo della console in versione Lite su Amazon.

7,0

Wonder Boy Asha in Monster World

Piattaforme: pc, ps4, switch
Wonder Boy Asha in Monster World è un remake estremamente fedele al titolo originale, figlio di un team di sviluppo composto in parte dai membri che diedero vita a quest'ultimo nel 1994 su Mega Drive, e, come tale, porta in dote tutti i pregi ed i difetti tipici di questa tipologia di operazioni. Al netto del fattore nostalgia, allora, comunque da non sottovalutare, abbiamo un gameplay semplice e divertente, qualche gradita aggiunta per i giocatori moderni ed una colonna sonora nuova di zecca, ma anche un level design non sempre convincente, una struttura generale piuttosto antiquata ed una durata complessiva probabilmente insufficiente se confrontata con quella di tanti congeneri più moderni. Nel complesso, sebbene non al livello di Wonder Boy and the Dragon's Trap o di Monster Boy and The Cursed Kingdom, l'ultima fatica di Nishizawa e del suo team rimane un'opera affascinante ed adatta a grandi e piccini, che trova la sua casa ideale su Nintendo Switch e che consigliamo di acquistare in versione fisica, così da godere anche del titolo originale senza costi aggiuntivi. Speriamo che Artdink non si limiti a rivolgere il suo sguardo al passato e di poter vedere presto un episodio inedito della serie, magari sulle console di nuova generazione.

Pro

  • Fedele all'originale, ma con qualche gradita aggiunta
  • Due colonne sonore al prezzo di una, ed entrambe meritevoli
  • Divertente e di facile approccio...

Contro

  • Non il migliore capitolo della serie
  • Level design altalenante
  • ...ma più breve e meno profondo di molti suoi fratelli
7,0