PROVATO 5 min

Warhammer 40,000: Battlesector è fortemente tattico, come piace a noi

Il titolo creato da Black Lab Games e Slitherine ha tutte le carte in regola per essere un tattico a turni solido e convincente, uno scontro all'ultimo sangue tra Blood Angels e Tiranidi

Qualche giorno fa ci siamo imbattuti in un’infografica che riportava le principali aziende che più hanno accresciuto il proprio fatturato durante la pandemia e, fra questi nomi, spuntava anche quello di Games Workshop. Chi vi scrive non fatica a crederlo, data la montagna di miniature acquistate, per metà montate e quasi mai dipinte.

Piattaforma:
PC
Sviluppatore:
Black Lab Games
Distributore:
Slitherine

Inutile girarci attorno, il brand di Warhammer, in tutte le sue infinite incarnazioni, sta vivendo una seconda giovinezza, un ritorno sulla cresta dell’onda alimentato e che sua volta alimenta le varie trasposizioni videoludiche. Il titolo cerchiato in rosso sul calendario è quello di Total War: Warhammer III, ma il capitolo finale della trilogia di Creative Assembly non è l’unica opera che i fan hanno messo nel loro mirino. Nella lista d’attesa figura anche Warhammer 40,000: Battlesector, tattico a turni ambientato nel 41esimo millennio e sviluppato da Black Lab Games, autori dell’ottimo Battlestar Galactica Deadlock.

In attesa della sua pubblicazione definitiva – ancora non c’è una data certa – abbiamo indossato la pesante armatura da Space Marines e ci siamo cimentati nel massacro indiscriminato di qualche Tiranide. Queste sono le nostre prime impressioni.

La devastazione di Baal

Il codice fornitoci da Slitherine – nella sua solita veste di publisher – era abbastanza scarno e metteva a disposizione solo un paio di missioni in singleplayer, slegate fra di loro e solo con qualche sprazzo di narrativa qua e là. Con così poche informazioni è dunque difficile farsi un’idea ben precisa di ciò che sarà Warhammer 40,000: Battlesector, soprattutto dal punto di vista della campagna, anche se sappiamo quali saranno i protagonisti e già da questo primo faccia a faccia è ben emerso il solito tono militaresco, altisonante e fanatico di chi si prende troppo sul serio, in un universo che avrebbe anche altro da offrire oltre a zeloti alti quattro metri e spessi come due armadi in preda a deliri mistici.

Baal non è un villaggio turistico

In ogni caso, gli attori principali sono i Blood Angels, uno fra i capitoli più celebri fra le schiere degli Space Marines, loro malgrado costretti a fronteggiare una devastante invasione di Tiranidi, xenomorfi che sembrano i cugini meno simpatici di Alien e la cui unica motivazione di vita è letteralmente mangiare interi pianeti.

Nel loro menù è finito anche Baal Secundus – anche questo un nome ben noto a chi ha letto qualche pubblicazione uscita dalla Black Library – scenario in cui sono ambientate anche le due missioni da noi provate che, assieme alle venti complessive che andranno a comporre lo story mode, racconteranno gli eventi successivi alla Devastazione di Baal.

Una battaglia senza fronzoli

Purtroppo, come già detto, i due scenari proponevano situazioni già determinate, partite pre-fabbricate prive della componente strategica e senza alcuna possibilità di incidere sugli schieramenti. Dalle informazioni trapelate abbiamo comunque capito che le singole missioni saranno tenute assieme da una lunga catena di cause-effetti, con gli eserciti reduci che via via verranno rinforzati, modificati e, purtroppo, gettati nel cestino come conseguenza delle vittorie e delle sconfitte riportate sul campo di battaglia.

Per quanto ancora superficiali, queste note sono comunque uno degli aspetti più interessanti di Battlesector, che dunque non andrà a proporre spezzoni di storie senza alcuna conseguenza sul gameplay.

Uno squadrone di Blood Angels pronto all'assalto

Finiti i preamboli necessari, raccontiamo ora quello che abbiamo testato in prima persona: una pioggia di proiettili, granate e colpi di Boltstorm. Sin da queste prime battute Battlesector sembra attenersi al credo di Warhammer 40,000, un mix di colpi dalla distanza, fendenti ravvicinati e unità di cui sfruttare i punti di forza, in un concerto tattico dove i click non ragionati possono avere conseguenze nefaste.

Dal punto di vista delle meccaniche di gioco siamo nei paraggi del tradizionalismo e, avendo alle nostre spalle una certa esperienza nel genere, non abbiamo trovato alcuna difficoltà con i comandi di base, nonostante un tutorial ancora in divenire. Le ampie mappe di gioco sono suddivise nella canonica griglia, su spostare le proprie unità per cercare la posizione migliore spendendo i punti movimento.

La seconda risorsa sono poi i punti azione, necessari per colpire i nemici o per utilizzare una delle tante abilità peculiari dei vari battaglioni. Fin qui nulla di rivoluzionario, ma anche questi compiti base sono svolti con una evidente conoscenza della materia da parte di Battlesector.

Modificatori statistici in base alla posizione, bonus generati dalla presenza di un generale, fuoco di copertura, status positivi o negativi: tutti tasselli di un puzzle ordinato e ben costruito. Black Lab Games non si è comunque limitata a riproporre la solita minestra riscaldata – anche se le similitudini con Warhammer 40,000: Sanctus Reach sono abbastanza evidenti – e uno degli elementi più peculiari è la gestione delle unità.

Le unità hanno numerose abilità a loro disposizione

I manipoli di Space Marines non hanno infatti un’unica barra della vita condivisa, ma ciascuna singola unità ha i suoi punti vita e lo stesso sistema è applicato anche alle truppe aliene. Questo approccio ha evidenti ripercussioni tattiche e incide sul piano di battaglia. Ad esempio, è quasi inutile sprecare un punto azione per eliminare definitivamente una pedina a cui è rimasta una singola unità – che quindi sarà capace di infliggere pochissimi danni con un attacco – ma sarà meglio concentrare il fuoco su un ostacolo ancora immacolato e che potrebbe rivelarsi un pericolo decisamente maggiore.

Un’altra nota lieta è il concetto di Momentum, un risorsa che aumenta compiendo azioni aggressive e duelli corpo a corpo e, al contrario, penalizza la staticità e l’attesa passiva della prossima ondata di nemici. Una volta riempita la barra dedicata al Momentum, il battaglione può in seguito compiere un’azione aggiuntiva, spesso fondamentale in scontri tesi e all’ultimo sangue.

Un esercito da 2000 punti

Abbiamo trovato ottima anche la differenziazione fra le varie unità. Se conoscete un minimo il gioco da tavola, saprete bene che gli Space Marines non sono tutti uguali e, già da questo primo assaggio, Battlesector fa bella mostra di alcune unità iconiche. Abbiamo così potuto gestire i pesanti Aggressors, lenti nei movimenti ma armati di pesanti Boltstorm e coperti da spesse corazze, avevamo una manciata di Intercessors dotati di granate, un enorme Dreadnought ha ridotto in brandelli un colossale Tyrannofex e i rapidi Land Speeder si sono rivelati indispensabili per raggiungere in pochi turni la casella dove era posto l’obiettivo.

Fra le truppe impiegate hanno trovato inoltre spazio un Librarian e un Techmarine, utili per curare le proprie schiere e per garantire un supporto tattico in termini di bonus statistici. Per quel che riguarda la varietà, questa anteprima ci ha lasciati soddisfatti e confidiamo quindi che a titolo finito i roster dei due schieramenti verranno ampliati con altre tipologie di unità. L’unico vero rimpianto – ma questo vale per la gran parte dei titoli Warhammerè la riproposizione continua di poche fazioni, soprattutto per quel che riguarda gli Space Marines, protagonisti che troppo spesso mettono nell’ombra le altre armate dell’Impero.

Un Dreadnought è sempre un valido alleato

Accanto ai numerosi spunti positivi sono però emersi anche degli elementi meno convincenti. Le due missioni testate non hanno infatti brillato per varietà degli obiettivi – piuttosto banali e generici – spesso era difficile capire l’entità e la provenienza delle ondate Xeno – con una conseguente pianificazione tattica approssimativa – e anche lo zoom si è rivelato troppo ristretto e incapace di offrire uno sguardo allargato sul terreno di battaglia. In questo ultimo senso, anche la mappa tattica dall’alto presenta qualche difficoltà di lettura ed è abbastanza macchinosa da consultare.

Il suono della guerra

Infine, dal punto di vista grafico Warhammer 40,000: Battlesector riesce a difendersi in modo più che valido, soprattutto se paragonato ad altri esponenti del genere, le animazioni sono fluide, i turni scorrono rapidamente – cosa non scontata quando ci si trova a spostare tonnellate di acciaio – e anche l’UI fornisce senza intoppi tutte le informazioni necessarie.

L’unico appunto è sugli effetti sonori, un continuo rumore di proiettili, colpi di motosega e raggi laser che diventa ben presto un sottofondo dimenticabile e monotono.

Se volete armarvi di un PC da gioco per godervi la saga di Warhammer, questa è un’ottima scelta!

Piattaforme: pc
È ancora presto per farsi un'idea definitiva di ciò che sarà Warhammer 40,000: Battlesector e questa anteprima ci ha data modo di testare esclusivamente un paio di missioni, senza troppe indicazioni sui risvolti della campagna complessiva. Nonostante l'esiguità, l'opera di Black Lab Games e Slitherine ci ha convinti per la sua profondità tattica e per la gestione delle unità anche se, complessivamente, non utilizzeremmo l'aggettivo rivoluzionario per descrivere ciò che è avvenuto turno dopo turno nelle battaglie fra Blood Angels e Tiranidi.

Pro

  • I Blood Angels sono uno dei capitoli degli Space Marines più amati dai fan
  • Si respira la solita pesante atmosfera del 41esimo millennio
  • Gli scontri hanno uno spiccato contenuto tattico

Contro

  • In futuro speriamo di veder coinvolte altre fazioni
  • Non proprio originalissimo
  • Qualche incertezza sulla gestione della mappa