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War Movie e Zombie | Come mai la Seconda Guerra Mondiale

Una combinazione vincente, per fortuna solo in quanto a intrattenimento, quella che unisce da tempo zombi e nazisti. Orrori completamente agli antipodi, seppur solo per il semplice fatto che gli uni sono reali mentre gli altri appartengono alla sfera più catastrofica dell’horror.

Fin dove si siano spinti i nazisti nel cercare l’ultima tecnologia per risolvere un conflitto fra ragione e follia non lo sappiamo. Sappiamo però che il punto di confine tra le ricerche svoltesi nel cuore dell’Europa e una fantasia lugubre, non è lontano da entrambe.

Da Return of Castle Wolfenstein, il mondo dei videogiochi ha capito l’incredibile potenziale di questo mix, su cui poi in molti hanno ricamato storie più o meno macabre e bizzarre, con il vantaggio di giocare sul piano videoludico dell’irreale. E da lì tutta una serie di produzioni ha ammiccato neanche troppo velatamente a queste atmosfere, replicandole oppure portandole come proprie portabandiera.

Provette, virus, batteri alieni in sotterranei di mattoni, tra cripte ed esperimenti, sono gli ingredienti imprescindibili di questa ricetta. Semplici soldati, qualche plotone, morti o non, diventano Ubertruppe, zombi e militari marcescenti per un mix talmente sopra le righe, da trasformare spesso tutti i prodotti che conosciamo in una marcata espressione di una follia generale.

Cruda e violenta, a tratti paradostica, tutta la produzione videoludica a tema zombi ha mantenuto intatti i suoi cardini, anzi ha esasperato la montagna di horror e gore per elevare ancora di più il loro paradigma comune: l’eccesso.

Ed è giusto evidenziare ciò, quando, per la reale vicinanza fra gli efferati crimini nazisti e le mostruosità zombie è facile che sorga nella mente del giocatore o dello spettatore un punto di dubbio, un punto di contatto vittima di una credibilità latente.

Nazisti e morti viventi, un incubo cataclismatico che è oramai impossibile da non sognare con un minimo di fantasia. Un disastro su larga scala che solo i più nerboruti e coraggiosi eroi possono risolvere, eroi come William “B.J.” Blazkowicz.
Il prototipo del soldato tutto patria e muscoli è l’emblema della semplicità che si oppone con tutte le forze alle infingarde trame degli scienziati nazisti e dei loro super soldati.

In realtà questo ragionamento andrebbe esteso alla guerra in generale, ma con la Seconda Guerra Mondiale effettivamente giungiamo alla soluzione fra tutti gli elementi.
Se da una parte la guerra funziona con gli zombi, dall’altra parte la Seconda Guerra Mondiale con l’elemento Nazi funziona ancora di più. Perché non solo l’eccesso è portato al limite, ma esiste anche una giustizia di fondo che porta tutti a lottare contro il male e a giustificare una lotta incessante contro il nemico. Quasi a voler chiudere un cerchio che serve a rendere più valido il prendere le parti dell’eroe. Ovviamente sempre nella chiave di questa rivisitazione.

Credo poi che la Seconda Guerra Mondiale, vissuta dai soldati trincerati per mesi in una logorante azione bellica, sia sempre immaginata con tinte sporche, stanze infangate, e una luce tetra che cerca di far breccia nel più impenetrabile cielo plumbeo. Di per sé, l’habitat naturale per la trasmissione dell’infestazione del necromorbo tra le pile di cadaveri.

Il cinema dal canto suo, non è mai stato molto generoso con questa ambientazione, anzi, considerati i maggiori anni di militanza del medium, è sorprendente notare come questa nicchia conti relativamente pochi esponenti, molti di cui degli ultimi anni e nessuno veramente interessante.

Forse l’impossibilità di suscitare la credibilità degli spettatori, intraprendendo la via seria, e il rischio opposto di scadere nella parodia, intraprendendo quella più faceta, non hanno aiutato. Servirebbe come nei videogiochi un punto di riferimento. tenendo fisso l’esempio che nel mondo videoludico fu per tutti l’intramontabile Return to Castle Wolfenstein.

Zombie e nazisti sono un’accoppiata vincente nel mondo videoludico, tanto da diventare quasi classici. Gli ingredienti in comune e i punti di incontro sono tanti, e l’eccesso del videogioco li porta in un limbo di credibile assurdità che funziona e piace. Nel cinema, anche per colpa della mancanza della finzione ludica, manca ancora un vero portabandiera del genere, ma di certo non mancano tentativi di colmare questo posto vacante.