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WandaVision è la versione inquietante e distopica di Animal Crossing: New Horizons

Wandavision ed Animal Crossing condividono molto più di quello che sembra: il racconto e la rappresentazione della nostalgia.

Attenzione! L’articolo che segue contiene analisi e dettagli dai primi cinque episodi di WandaVision, con potenziali spoiler sulla trama della serie Marvel.

Prodotti come WandaVision ed Animal Crossing potrebbero non avere niente in comune. La verità è che non hanno letteralmente niente in comune, se non nella testa di qualcuno come il sottoscritto che, nel guardare una puntata del serie, ha intravisto una cosa che lega lo show Marvel che dal 15 gennaio scorso apre la Fase 4 del MCU su Disney+ ed il simulatore di vita di Nintendo.

Oltre, certo, a rappresentare due delle cose che ci hanno salvato in un 2020 in cui il mondo intero, compresa l’Italia, ovviamente, ha dovuto affrontare un lockdown ed una pandemia mondiale: i videogiochi ci hanno salvato nell’anno appena trascorso, così come l’hobbistica, il gioco di ruolo e lo streaming on demand di film e serie tv, e continueranno a farlo ancora a lungo sicuramente.

Per dirvi cosa, secondo me, c’è in comune tra le due opere, è necessario fare un attimo il punto della situazione, per chi magari può sentirsi giustamente spaesato da questo gancio iniziale. Nel farlo non potremo non raccontare alcuni degli eventi che accadono in WandaVision. Quindi, se non volete rovinarvi alcune svolte narrative dello show, questa è la vostra ultima occasione per fermarvi e non beccarvi spoiler.

Wandavision: fuga nella nostalgia

In WandaVision assistiamo ad uno scenario inquietante, ispirato dalla famosissima miniserie a fumetti House of M e dal ciclo di storie di Visione scritte da Tom King, in cui Wanda Maximoff costringe i cittadini di Westview a vivere come fossero personaggi di una sitcom (l’omonima WandaVision) che spazia dai cliché degli sceneggiati dagli anni ’50 all’attualità.

Wanda e Visione vivono insieme come la classica coppietta modello, che si barcamena tra commedie degli equivoci, scene di vita quotidiana, malintesi, momenti sentimentali e tutto quello che siamo stati abituati a vedere nelle commedie in televisione. Ci sono i personaggi ricorrenti, Wanda e Visione risolvono tutti i loro problemi alla fine della puntata tra la goliardia e rilassatezza generale, e in generale tutto va bene perché tutto è incentrato sulla coppia.

C’è un problema però, il primo di tanti, che i fan del Marvel Cinematic Universe sanno già: Visione è stato ucciso da Thanos in Avengers Infinity War. Quella che, fino al quarto episodio, pensavamo fosse una creazione totale di Wanda in realtà è una trasformazione, perché nella quinta puntata apprendiamo che la strega è riuscita a trafugare il cadavere del sintezoide suo ex-compagno di vita dai laboratori dello SWORD. Visione è, teoricamente, ancora morto, come apprendiamo in un frangente fugace durante una delle ultime puntate, ma Wanda lo ha reso in qualche modo vivo.

Elizabeth Olsen e Paul Bettany sono meravigliosi in WandaVision.

Insomma, per farla breve, sta creando la sua piccola realtà immaginaria. Non vuole conquistare il mondo, né esercitare nessuna violenza sul mondo esterno, come dichiara proprio nel quinto episodio quando, esasperata, si confronta con lo SWORD dopo l’ennesimo tentativo di incursione a Westview.

Vuole solo stare bene, nel suo mondo perfetto, dove tutto va come deve e tutti sono al suo fianco. Pensate addirittura a Pietro Maximoff che, con una manovra meta-narrativa da manuale, viene rimpiazzato con la versione del personaggio interpretata da Evan Peters nei film del franchise di X-Men della Fox, che ora sono dentro il conglomerato produttivo e narrativo dell’MCU, e quindi della Disney.

Wanda non accetta ciò che le è successo (anche se, forse, potrebbe essere manipolata da qualcuno), non vuole elaborare il lutto né i suoi errori come l’incidente a Lagos che dà il via agli eventi di Civil War, non va avanti ma si rifugia nel passato arrivando a creare letteralmente una realtà che le è congeniale e dove niente è fuori posto, triste o semplicemente brutto. Si rifugia praticamente nella nostalgia.

Un meccanismo del tutto umano e naturale, che rievoca ricordi del passato andando a pescare solo gli aspetti positivi della propria vita di un tempo. Perché, di fronte ad un momento storico o un evento che ci affligge, aggrapparsi a quanto di bello si è vissuto è un placebo potentissimo. Talmente tanto che è anche un segmento comunicativo in cui le aziende infilano i propri prodotti, su cui basano il proprio marketing, un sentimento che smuove le coscienze e porta le persone ad acquistare un prodotto per sentire, ricordare, o vivere di nuovo un’esperienza antica legata ad un momento piacevole della propria vita.

Vedremo nel corso delle prossime settimane cosa sarà davvero “l’Anomalia Maximoff”, ma sicuramente nasce dalla volontà di rifugiarsi in un mondo che è ben diverso, più sereno di quello reale. La stessa cosa che è successa con Animal Crossing: New Horizons.

La serenità in una immagine.

La nostalgia discreta di Animal Crossing

Abbiamo parlato tantissimo del titolo Nintendo nell’ultimo anno, campione d’incassi arrivato al momento giusto per dare sollievo ai videogiocatori (e nuovi videogiocatori) di tutto il mondo che si stavano preparando al lockdown, e diventato la gallina dalle uova d’oro di Switch. Un videogioco che ha salvato delle vite in maniera quasi letterale, che ha unito persone lontane ed è diventato per tanto tempo il centro culturale e sociale di molte campagne mediatiche, di sensibilizzazione ed anche politiche.

Animal Crossing: New Horizons non nasce con l’idea di essere nostalgico, ovviamente, ma arrivati a febbraio 2021 lo è diventato senza dubbio. Per circostanze fortuite, un tempismo grottescamente ottimo, ha rappresentato la miglior ancora di salvezza videoludica in un periodo in cui si cercava disperatamente un sollievo: una fuga su un’isola lontana in cui l’unica preoccupazione è raccogliere frutta e chiacchierare con i propri vicini di casa.

Un videogioco lontano da tutto quello che è lo scenario videoludico attuale, un’esperienza di gioco che si prende i suoi tempi, provoca assuefazione o rilassa allo stesso modo, a seconda di quella che è la sensibilità di ognuno. E che inevitabilmente fa volare via con il pensiero, sognare di essere davvero su un’isola lontana da tutto e tutti, magari in un periodo storico dove si è costretti solo ad immaginarlo.

Ecco, a parte l’inquietante paragone tra Westview e l’isola, i cui abitanti sono rispettivamente intrappolati e costretti a rimanere per non rovinare l’estetica del luogo di villeggiatura, Wandavision ed Animal Crossing: New Horizons raccontano lo stesso sentimento ma in modo diverso.

Se WandaVision fosse ambientato in un'isola di Animal Crossing: New Horizons.

WandaVision ed Animal Crossing come rifugio per chi sta soffrendo

La nostalgia di Wandavision è quella di una persona ferita, che si rifugia in uno scenario fittizio per sfuggire alla sua condizione psicologica, da una vita che l’ha messa a dura prova. Una nostalgia che, per altro, si confronta in maniera molto interessante con quella che è chiaramente una serie di traumi che Wanda ha subito, contro i quali non riesce a confrontarsi e quindi evade.

Quella di Animal Crossing è meno pesante perché non intenzionale, potremmo dire quasi “di riflesso”, ma non per questo meno grave. Perché il trauma da superare attraverso la nostalgia non è quella dell’Abitante, ma del Giocatore – il quale all’inizio del 2020 stava per vivere un periodo tragico, ha continuato a farlo ed oggi non vede probabilmente un futuro altrettanto sereno. Un videogiocatore che magari ha perso qualcuno durante l’emergenza sanitaria, e che ha bisogno di confrontarsi proprio con questi avvenimenti ma si rifugia su un’isoletta virtuale, solo per lasciare libera la propria mente per un po’.

Ma Wanda Maximoff è un personaggio di finzione. Ed è incredibile quanto i media di intrattenimento – quella cultura più o meno alta che spesso viene derisa e bistrattata, denigrata e lasciata indietro – riescano invece a vibrare alla stessa frequenza di chi ne fa uso.

Qualcuno vedrà nelle sofferenze della protagonista di Wandavision un pezzo della propria vita, quel sentimento di sconfitta che avrà provato in qualche occasione, o il bisogno di fare finta che il mondo non stia crollando intorno a sé. Le stessa cose da cui, tra una raccolta di rape e l’ennesimo versamento a Tom Nook, si cerca di scappare mentre si gioca ad Animal Crossing: New Horizons.

Per conoscere le ispirazioni di WandaVision vi consigliamo il ciclo di fumetti House of M e Visioni del futuro di Tom King, oltre ad Animal Crossing: New Horizons se volete tuffarvi nella vita isolana!