Vita, morte e miracoli in Red Dead Redemption 2 – Rubrica

Il personaggio di Arthur vive momenti difficili. Sta al giocatore scegliere come affrontarli.

IL DETTAGLIO
A cura di Francesco Ursino - 1 Novembre 2019 - 13:21

Attenzione: sono presenti pesantissimi spoiler su Red Dead Redemption 2

Sulle pagine de Il Dettaglio si torna a parlare nuovamente di Red Dead Redemption 2, perché un gioco del genere non può, secondo il mio avviso, essere liquidato solo con un paio di speciali. Complice anche la prossima uscita del titolo Rockstar su PC, allora, ecco che ho pensato di tornare su un aspetto che, mentre vivevo le avventure di Arthur e John, mi ha colpito in maniera evidente.

Vita, morte e miracoli in Red Dead Redemption 2 – Rubrica

Un gioco violento, ma non sulla violenza?

Red Dead Redemption 2 può essere analizzato sotto infiniti punti di vista. Uno dei temi che mi tornavano in mente continuamente giocando al titolo Rockstar, era legata alla moralità delle proprie scelte. Certo, il gioco permetteva di comportarti nel modo che volevi, ma era proprio così, alla fine? Sapere che il titolo avrebbe giudicato ogni mia azione, e che mi avrebbe presentato le conseguenze dei miei comportamenti, mi ha completamente tolto ogni voglia di fare “il cattivo”. Mai una taglia, mai una sparatoria gratuita, niente di niente. Ripensavo spesso a quando passavo i pomeriggi a GTA: Vice City a cercare di rubare carrarmati e a portarli al concessionario d’auto. All’epoca nessuno ti giudicava, e una volta finito di fare la guerra (letteralmente) per le strade, potevi tornartene a gironzolare come se niente fosse. Era tutto un “gioco”, se mi passate il termine.

In Red Dead Redemption 2 non è così, non lo è affatto. In questa specifica accezione, il gioco Rockstar mi pare tutto tranne che un gioco. In un certo senso mi sono sentito molto meno libero che in GTA III, tanto per dire, e questa è una sensazione che mi sono portato dietro per tutto il gioco.

Ed è una cosa ancora più strana se si considera che una delle sequenze più belle del titolo, almeno per me, non richiede di sparare, compiere scelte morali o altro. Ed è di questa sequenza che voglio parlare.

Vita, morte e miracoli in Red Dead Redemption 2 – Rubrica

Cosa ho fatto quando ho scoperto di essere malato

L’intera storia di Arthur Morgan è una sorta di parabola di redenzione (oppure no, a seconda delle proprie scelte) dal sapore tremendamente beffardo. Almeno, così è se si pensa alla sorte del personaggio. Perché con un colpo di scena difficilmente ripetibile in altri giochi (e ancora meno ripetibile in un open world), succede che il nostro cowboy a un certo punto si ammala. Il gioco ci dice questo durante la missione A Fork in the Road, titolo piuttosto evocativo. Se avete già giocato al titolo, sapete come va a finire: a un certo punto Arthur inizia a tossire, sviene, si risveglia e viene trascinato dal medico di Saint Denis. Qui scopre di avere la tubercolosi. E più o meno la missione finisce qui.

La cosa che mi ricordo chiaramente quando ho giocato questa missione era una certa sensazione di sospensione del tempo. Prima di venire a sapere della malattia di Arthur ero diretto da Sadie, per una missione. Dopo la fine della cutscene dal medico, però, decisi di non continuare con la storia. Mi presi del tempo: andai a teatro, mi tagliai i capelli, “coccolai” Arthur. Per inciso: mi rendo conto da solo che tutta la questione è un po’ bizzarra, ma la narrazione della malattia di Arthur mi aveva completamente preso alla sprovvista. Perché la malattia, o le brutte notizie in genere, accadono proprio come in Red Dead Redemption 2 – arrivano improvvise, e dopo lasciano spazio a un certo senso di vuoto, che va pur riempito in qualche modo.

Vita, morte e miracoli in Red Dead Redemption 2 – Rubrica

C’è sempre ironia, anche nella morte

E com’è che si ammala, Arthur? Sul momento, non mi era nemmeno venuto in mente di rispondere a una domanda del genere. Poi però, sono andato a cercare, e l’internet mi ha saputo fornire tutte le risposte – come succede quasi sempre. E la risposta è stata veramente ironica. Succede nella missione Money Lending And Other Sins III, quando Arthur va a riscuotere i debiti di tale Thomas Downes. I due combattono, Downes soccombe, e a quel punto sputa un grumo di sangue in faccia ad Arthur (questa la sequenza). Ed è da qui che la storia inizia a cambiare, almeno stando a quanto si può leggere nel diario di Arthur.

La cosa diventa ancora più ironica se si considera che Arthur, sul finire del gioco, farà di tutto per rimettere in sesto l’esistenza della vedova Downes e di suo figlio. E proprio i due saranno protagonisti di una breve cutscene durante i titoli di coda, e il gioco avrà modo di farci sapere che, anche grazie al nostro intervento, la loro vita è ripartita definitivamente.

E qui il cerchio si chiude visto che Arthur, causa della rovina della famiglia Downes, e ammalatosi per colpa di uno dei membri della famiglia Downes, ne sarà la salvezza. E se c’è una cosa che anche Red Dead Redemption ci ha insegnato, è che la redenzione di un fuorilegge non può che finire con la morte.

Affrontare il tema della malattia in Red Dead Redemption 2 è stata una gran trovata, o una scappatoia narrativa banale. Sono entrambe interpretazioni valide, e non è detto che la verità non stia nel mezzo anche stavolta. Voi come avete reagito alla sequenza in cui Arthur scopriva di essere malato?




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