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Twin Mirror | Video Recensione – Dualismi e misteri irrisolti

Twin Mirror segna una piccola svolta per Dontnod, che si addentra con audacia nei territori del thriller psicologico. Scopriamo come se l'è cavata nella nostra recensione.

Quando quest’estate vedemmo i primi diciotto minuti di Twin Mirror, non potemmo fare a meno di evidenziare le migliorie apportate a un titolo che, durante la sua prima presentazione, aveva al contrario troppe lacune e una direzione di gioco estremamente confusa. Oggi l’opera di Dontnod appare finalmente con una storia molto più centrata e intrigante, con elementi di design rivisitati e ben inseriti nella struttura di base, assieme a un intreccio da thriller psicologico che riesce a tenere sul filo il giocatore fino alla fine, portandolo a una graduale scoperta di un agghiacciante misfatto e delle personalità del posto con cui il protagonista ha perso tutti i contatti da tempo.

Twin Mirror

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Genere:
avventura
Data di uscita:
1 Dicembre 2020
Sviluppatore:
Dontnod Entertainment
Distributore:

Twin Mirror è un gioco sulla falsariga delle avventure grafiche moderne, con molti dialoghi e interazioni obbligate all’interno di scenari circoscritti. Se da una parte ciò aiuta a mettere molto bene a fuoco le analisi e le indagini che Sam Higgs dovrà fare per dirimere la fosca questione, dall’altra vengono fuori diverse limitazioni che inchiodano le ambizioni del gioco ideato da Dontnod.

Com’è ormai risaputo, l’aspetto più importante di simili opere incanalate in un genere molto specifico e con poche variazioni, è senza ombra di dubbio la storia, e da questo punto di vista Twin Mirror mette sul piatto un buon lavoro di sceneggiatura a caratterizzazione dei personaggi, eppure non tutto funziona come dovrebbe, con note stonate che fanno capolino su una partitura altrimenti ben scritta.

Twin Mirror, la storia

Twin Mirror racconta la storia di Sam Higgs, un uomo che fa ritorno nel proprio paesino natale dopo due anni dal suo definitivo trasferimento altrove. Il suo miglior amico è morto in seguito a un incidente, e dopo aver tagliato i ponti con tutti per ricominciare una nuova vita, Sam decide di presenziare alla veglia funebre di Nick. Osservandone la superficie, Basswood non sembra affatto cambiata, ma due anni talvolta sono tanti, troppi per ritrovare storie e situazioni come le si erano lasciate; le vite degli altri vanno avanti, si evolvono, cambiano.

Soprattutto in un paesino dove tutti si conoscono, ma forse non abbastanza. Per il giocatore, il ritorno di Sam nella cittadina del West Virginia è dunque una ricostruzione a ritroso della sua vita passata, un percorso di conoscenza graduale che mette allo scoperto dettagli utili a far comprendere alcuni dei motivi per cui la fuga diventava sempre più necessaria, per chi voleva mettere un punto definitivo e andare a capo una volta per tutte.

Eppure c’è qualcosa sotto la superficie che si anima in quella comunità, un tessuto fatto di silenzi prolungati, cose non dette, segreti sopiti, rapporti umani ambigui. Dontnod in tal senso riesce ad aggrapparsi con forza allo stereotipo lynchiano lanciato in Twin Peaks, senza tuttavia mai cedere al surrealismo a lui tanto caro, ma mantenendosi sempre nei territori del thriller psicologico. Ecco dunque che forse quell’incidente non è stato frutto di una sfortunata casualità, perché Nick lavorava al giornale locale e stava forse per scoprire delle scomode verità che coinvolgevano molte delle personalità di Basswood.

E poi c’è Sam, che lotta col suo fosco passato, con le conseguenze di una storia d’amore importante andata in malora, coi suoi doveri mai rispettati che lo angustiano, con le spiegazioni mai date a chi si aspettava di non essere abbandonato. Sam sembra letteralmente diviso in due, e Twin Mirror si gioca così la carta del doppelgänger, della doppia personalità che fa capolino nei momenti più calzanti, in quelli decisivi dove le scelte hanno davvero un peso, dove determinano l’andamento dei rapporti personali.

In Twin Mirror capiterà di prendere delle scelte nette: darete voce al vostro alter ego o farete emergere la vostra personalità? Non sempre agire d’istinto è la giusta soluzione, ma Twin Mirror rimane sempre in un precario equilibrio dove non è così facile capire se si stia agendo in maniera sconsiderata o meno, perché le conseguenze di certe azioni verranno a galla poco dopo, e c’è sempre una sorta di diario consultabile dal menù a ricordarvi in che modo state indirizzando i vostri rapporti coi personaggi che avete sin lì incontrato.

Altre linee di dialogo non cambiano invece le carte in tavola (benché talvolta la sensazione sia diversa), e questo mette in luce alcune limitazioni dell’opera di Dontnod, che al di là di pochi reali binari alternativi, non offre incredibili variazioni sul tema. Si tratta però di un’opera story-driven che tutto sommato ha la necessità di non esagerare con alcune conseguenze sotto il controllo del giocatore, perché il filone thriller e l’impronta autoriale per certi versi lo impongono. E tutto sommato va bene così, perché al di là di alcune ingenuità e di certe situazioni dialogiche non sempre convincenti, la storia regge fino alla fine e offre una spaccato di vita paesana e un buon approfondimento psicologico su Sam, evidentemente in balia di se stesso e dei suoi fantasmi che lo perseguitano.

Gameplay

In Twin Mirror, come già lasciato intendere, l’avanzamento avviene a compartimenti stagni, alternando fasi di ricerca e investigazione ad altre in cui dovrete approfondire le dinamiche dei rapporti interpersonali tramite i dialoghi. Tra questi due grandi tronconi che compongono il gioco, s’insinuano delle sezioni di gioco in cui Sam dovrà di fatto lottare con la sua interiorità e con la labilità della sua psiche, evitando di farsi assalire dal panico o concentrandosi per non perdere il contatto con la realtà, venendo a capo di quelli che sono a tutti gli effetti dei mini giochi che spezzano il ritmo delle consuetudini e le schematicità di gioco.

Se le discussioni e l’importanza delle giuste parole da proferire hanno un ruolo chiave per l’avanzamento del racconto, le fasi investigative pongono il giocatore davanti alle sue capacità logico-deduttive. Quando infatti le questioni si rivelano poco chiare e bisogna in qualche modo ricostruire il corretto svolgimento di una vicenda, Sam dovrà muoversi in piccole zone molto circoscritte in cui sarà impegnato a raccogliere indizi fondamentali che lo aiuteranno a schiarirsi le idee.

Dopo averli raccolti tutti, bisognerà passare al Palazzo Mentale, che è una sorta di non-luogo in cui Sam agisce col pensiero per dare forma alle sue congetture, fino a trovare quella che calza meglio e che si rivela corretta. Questo elemento di gioco, nonostante funzioni piuttosto bene, ha dei limiti oggettivi che non tengono conto dei margini di errore, e che in definitiva obbligano l’utente a sperimentare davvero poco per risolvere puzzle tutto sommato banali e univoci. In sostanza, basterà unire alcuni pezzi del puzzle fin quando non affiora la giusta sequenza, in un processo di ricostruzione che ci saremmo aspettati potesse avere molta più complessità rispetto a quella proposta in Twin Mirror.

Il Palazzo Mentale fa capolino anche quando Sam si perde nei ricordi, quando deve richiamarli alla memoria e in definitiva dare forma a ciò che fu; ma è senza dubbio quando bisogna usare la logica, che ha il suo effetto più prorompente. Al di la di ciò, Twin Mirror non presenta altre novità degne di nota, e si avvia in una decina di ore verso una conclusione certamente non scontata, ma che avrebbe senz’altro beneficiato di un ulteriore approfondimento legato a certi comprimari, soprattutto per dare una forma ancora più tangibile a delle personalità che a volte sembrano ben delineate, mentre in altre occasioni sfumano via senza infamia né lode.

Se Twin Mirror si rivela in grado di catalizzare l’attenzione nei momenti clou, dove in effetti i risvolti della storia si aprono verso i territori della psiche traviata e dei sotterfugi inaspettati, lo stesso non si può dire in determinate sezioni in cui si perpetua un andirivieni un po’ scialbo, che si rivela in ultima battuta non così necessario nell’economia del racconto.

Sebbene Twin Mirror sia un titolo di fine generazione, Dontnod non è riuscita a spingere al limite le possibilità offerte dalle vecchie console. Va meglio invece nella versione PC, quella da noi provata, che a settaggi alti riesce a restituire ottimi scorci paesaggistici quelle poche volte che il gioco li concede. Rispetto a versioni più obsolete che erano letteralmente costellate da bug di media entità, e con una presenza degli stessi davvero fuori controllo, la versione finale si rivela finalmente molto più pulita e prive di quelle assurde brutture che rovinavano l’esperienza di gioco.

Qualche sbavatura è indubbiamente rimasta, ma non è nulla che non si possa risolvere con una patch correttiva. Rispetto a com’era stato presentato agli albori del progetto, Twin Mirror è adesso un titolo che riesce ad accendere la curiosità degli amanti delle storie fosche investigative dai forti tratti thriller, ma per aspirare a risultati più importanti, avrebbe senza dubbio dovuto offrire maggiore coesione narrativa e prendersi molti più rischi di così, soprattutto giunti all’alba di una nuova generazione.

Oltre che sulle console di vecchia generazione, Twin Mirror è disponibile su PC. Trovate a questo link una selezione di ottimi monitor.

7,0

Twin Mirror

Piattaforme: pc, ps4, xone
Rispetto alle preoccupanti fasi iniziali di presentazione, che avevano mostrato un progetto confuso e fuori focus, oggi Twin Mirror ha una sua identità ben precisa e una storia che tutto sommato funziona e riesce a tirare dentro il giocatore con le sue buone fasi investigative. Tuttavia, il progetto è poco ambizioso e l'unica vera novità degna di nota, rappresentata dalla meccanica di introspezione del pensiero che dà forma a ricordi e congetture, risulta essere sin troppo limitante e poco coraggiosa.

Pro

  • Storia intrigante, con fasi investigative e di introspezione psicologica del protagonista
  • La doppia personalità e le scelte alternative danno modo di incanalare i rapporti umani coi comprimari
  • Il Palazzo Mentale è una buona idea per dare forma alle congetture...

Contro

  • ... Ma risulta essere limitante e con soluzioni spesso univoche
  • Sbavature nella storia, con mancati approfondimenti su alcuni personaggi importanti
  • Poco coraggioso e ambizioso, con interazioni limitate e aree da esplorare troppo circoscritte
7,0