Travis Strikes Again Recensione – Suda51 e Travis colpiscono ancora

By |16/01/2019|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Nel mondo dei videogiochi l’autorialità ha un concetto ed un peso assai differenti da quello cinematografico, perché la complessità del medium ed il numero di persone coinvolte nello sviluppo di un titolo a budget medio – alto è in genere troppo elevato.
Ci sono, però, delle notevoli eccezioni: se il primo nome che viene in mente è quello del geniale ed enigmatico Hideo Kojima, il secondo ed il terzo sono probabilmente quelli di Yoko Taro e Goichi Suda.
All’alba del compimento dei suoi cinquantuno anni, eccoci a recensire la sua ultima fatica: Travis strikes again – No More Heroes.

Travis Strikes Again Recensione

Citazionismo spinto in Travis Strikes Again

Per segnalare anche solamente una parte delle innumerevoli citazioni (alcune velate, altre decisamente esplicite) contenute nell’ultimo delirio videoludico di Suda51 abbiamo dovuto annotarle man mano che le incontravamo: questo la dice lunga su quello che si troverà di fronte chi deciderà di dare fiducia a Travis strikes again.
L’esclusiva per Nintendo Switch contiene riferimenti principalmente al mondo stesso dei videogiochi, ma anche a quello della cultura pop in generale e delle serie tv, ambiti che il buon Goichi ha già confessato di seguire con molto interesse.
Il suono della raccolta delle monete è quello di Mario, l’incomprensibile gibberish dei personaggi è identico a quello dei titoli della serie Animal Crossing, la visuale dall’alto al ritrovamento di un chip e la posa di Travis sono prese pari pari da un qualunque capitolo di Zelda.
E non finisce qua: sempre in bilico tra omaggio e piaggeria, Suda51 ha infarcito il suo gioco di idee, animazioni e situazioni di gioco prese in prestito da altri titoli, tutti di eccelsa qualità, ad onor del vero: i nemici buggati muoiono proprio come quelli di Superhot, le fasi visual novel sembrano prese di peso dalla serie The Silver Case, in un riuscitissimo caso di cannibalismo videoludico, ed ogni dialogo, sia in-game che durante i continui sfondamenti della quarta parete, tira in ballo personaggi del mondo reale, da Takashi Miike a Gordon Gekko (!?), passando per Deadpool e Solid Snake.

Travis Strikes Again Recensione

Non c’è un vero fil rouge, sono la follia dell’autore e la sua voglia di gettare più ingredienti possibili nel minestrone a condurre il gioco, e, che ci crediate o meno, l’improbabile ricetta funziona benissimo: i sorrisi si sprecheranno, e chi è cresciuto a pane e cultura pop negli ultimi vent’anni troverà irresistibile un certo tipo di umorismo, decisamente giapponese nella genesi ma contaminato dalla crescente globalizzazione e dal gusto dichiaratamente occidentale di Suda51.
Travis strikes again è anche una splendida vetrina per tantissimi titoli indie di valore usciti negli ultimi anni: a partire dal trailer iniziale, in cui Travis sta giocando a Hotline Miami, appare evidente l’intenzione di offrire una passerella a titoli che Suda ha giocato con piacere e che, in alcuni casi, lo hanno chiaramente ispirato per il suo lavoro.
Oltre a quella dell’Unreal Engine, potrete allora acquistare magliette da far indossare al protagonista con i loghi di Dead Cells, Dandara, Fallen Legion, Hollow Knight e tantissimi altri, giusto per il gusto di farlo.
Perchè nei giochi di Suda51 è spesso così.
Ah, per la cronaca c’è anche una trama a condurre il tutto, ed è meno insensata di quanto ci si potesse aspettare: Travis e Badman, padre di una delle vittime dell’ex-assassino in cerca di vendetta, vengono risucchiati all’interno di Death Drive Mark II, una console mai immessa sul mercato per la quale furono prodotti sei (ops, sette) differenti titoli.
Per tornare alla realtà e sventare un’improbabile minaccia globale, Travis si troverà costretto a collaborare con il suo assalitore, portando a termine ognuno dei giochi disponibili.
Dopo esserseli procurati, ovviamente.
Se vi suona fuori di testa, vuol dire che questo è il primo gioco creato da Suda51 di cui state leggendo.

Travis Strikes Again Recensione

Joy-Con alla mano (legati)

Se l’iniziale avviso di legare ai polsi con gli appositi laccetti i Joy-Con di Switch lascia pensare ad un titolo che sfrutta intensamente i sensori di movimento, sulla falsariga dei primi due capitoli della serie (nella quale Travis strikes again si inserisce in maniera non canonica, non richiedendo alcuna conoscenza pregressa per essere fruito), alla prova dei fatti l’ultima fatica di Suda51 è un titolo dal gameplay assai più convenzionale, dove il motion control è relegato alla ricarica dell’arma laser di Travis e a poche altre attività secondarie.
La base, piuttosto, è quella degli hack’n’slash con visuale isometrica, anche se la presenza di numerosi giochi differenti, tra cui uno di guida (?!?) rimescola le carte in tavola sia per quanto concerne la visuale sia per alcune delle meccaniche di gioco.
Sulla falsariga di Nier Automata, Suda51 prova a proporre fasi differenti non tanto nel control system o nelle meccaniche di base, quanto piuttosto nell’angolo di visuale e, di conseguenza, nell’approccio differente a situazioni altrimenti molto simili.
Senza la scelta di variare il punto di vista, inducendo il giocatore a pensare di star giocando a qualcosa di diverso, Travis strikes again sarebbe un titolo finanche monotono, con una varietà di nemici desolante e un combat system molto buono ma alla lunga un tantino ripetitivo.
E invece la trovata dell’eccentrico game designer nipponico riesce a smuovere le acque quel tanto che basta per non far venire a noia l’incedere, spingendo a giocare i sette differenti minigiochi contenuti nel Death Drive Mark II tutti d’un fiato: aldilà delle esigenze di lavoro dettate dai tempi della recensione, avremmo comunque consumato la nuova avventura di Travis tutta d’un fiato, fermati solo dal tempo di ricarica dela batteria di Switch e da impellenze quotidiane come il lavoro e gli impegni familiari.

Questo la dice lunga su quanto, nonostante certe imperfezioni, la coproduzione Nintendo/ Marvelous ci sia piaciuta.
Il giocatore può controllare tanto Travis quanto Badman, che cresceranno di livello in maniera guidata utilizzando lo stesso bacino di punti esperienza: Badman è più lento ed un pizzico più potente, mentre Travis rotea tra i nemici ad alta velocità ma perde qualcosa in forza bruta.
Travis strikes again non consente solo di affettare decine di nemici come si farebbe in qualsiasi clone di Diablo uscito negli ultimi anni, ma anche di personalizzare il proprio alter ego se non nell’equipaggiamento (armi e vestiario rimangono gli stessi per tutta l’avventura) quantomeno nello skill set, con un ventaglio ampio di abilità regolate da un tempo di cooldown variabile ed associate alla pressione contemporanea del dorsale sinistro e di uno dei quatto tasti frontali.
Sarà allora possibile curarsi, rallentare i nemici, elettrificarli, sparare quattro proiettili nelle direzioni cardinali, e finanche utilizzare un potere che sembra identico alla Forza di Star Wars, che solleva e scaraventa via i nemici: le possibilità offerte al giocatore sono innumerevoli, e il combat system, basilare nela sua struttura, si arricchisce presto di varianti e approcci differenti, complice anche la presenza di un attacco rapido e di uno forte e di salto e schivata, a comporre la sacra quadrilogia dei giochi di azione.
La scelta del team di sviluppo di non osare più di tanto in quanto a meccaniche di gioco restituisce una piacevole sensazione di familiarità, che, unita all’alto livello di personalizzazione concesso (fino a quattro chip diversi possono essere equipaggiati contemporaneamente), rende assai piacevole la giocabilità di Travis trikes again, al netto di qualche sbavatura tipica dei prodotti del buon Suda51.
Ci riferiamo soprattutto alla già citata scarsa varietà nemica, che si avverte sopratutto nella seconda metà della campagna, ma anche della fastidiosa necessità di ricaricare l’arma laser, impellenza da soddisfare immobili per un paio di secondi, quanto basta ai nemici (soprattutto ai boss) per infliggere danni notevoli al nostro.
In più, come Diablo e la sua genia, la natura stessa di Travis strikes again lo rende maggiormente godibile in sessioni brevi, perchè, alla lunga, la ripetitività diventa decisamente un fattore da tenere in considerazione.

Travis Strikes Again Recensione

Stiloso ma spartano

L’altro elemento che allontana Travis strikes again dalla perfezione è rappresentato dal comparto tecnico, che, nonostante si avvalga dell’Unreal Engine 4 (come da t-shirt celebrativa), ha risentito del budget evidentemente limitato con cui Grasshopper Manifacture si è dovuta confrontare: a fronte della consueta, ottima direzione artistica che i lavori di Suda51 portano in dote, la modellazione e la mole poligonali non soddisfano, restituendo superfici piatte e poco attraenti sia in modalità portatile sia in modalità televisiva.
A questo si sommano tempi di caricamento mediamente lunghi e sporadici rallentamenti in occasione delle situazioni più concitate, comunque mai tali da inficiare la godibilità del prodotto.
Stranamente, non abbiamo apprezzato particolarmente nemmeno la colonna sonora, altro elemento in cui, in genere, le opere a firma Goichi Suda eccellono: qui siamo davanti ad un lavoro discreto e nulla più, che non incide più di tanto sull’economia di gioco e, conseguentemente, sulla valutazione finale.
Non mancano, comunque, anche i lati positivi, a partire dalla co-op locale, che consente ad un secondo giocatore di prendere il controllo di Badman e gettarsi nella mischia, dando vita a sessioni multigiocatore all’insegna del caos, del turpiloquio e del divertimento.
Molto bene anche sul fronte della rigiocabilità e della quantità di contenuti: se l’avventura può essere completata in una dozzina di ore scarse, i tre livelli di difficoltà e le differenze di approccio tra Travis e Badman spingono a rigiocare più volte i videogiochi già completati, alla ricerca di chip nascosti o difficili da raggiungere.
Nella versione fisica del gioco, peraltro, è incluso il season pass, che preannuncia un corposo supporto post-lancio del titolo, come già confermato in più interviste da Suda in persona.
Considerando anche il prezzo di lancio ribassato, insomma, da questo punto di vista c’è davvero poco da lamentarsi.

+ Gameplay rapido ed avvincente...
+ Un potpourri di citazioni e riferimenti
+ Umorismo come se piovesse
+ Buon livello di personalizzazione dell'esperienza
- ...ma alla lunga abbastanza ripetitivo
- Valori produttivi altalenanti

7.9

Come tutti i prodotti firmati Suda51, Travis strikes again – No More Heroes si rivela un prodotto geniale, eccentrico, grondante umorismo, ma anche dai valori produttivi altalenanti e dal gameplay valido ma a tratti ripetitivo.

Al netto degli innegabili difetti, elencati in sede di analisi, comunque, il prodotto Grasshopper Manifacture riesce a dire la sua nell’affollato panorama degli hack’n’slash con visuale isometrica, rivisitando in chiave nipponica un genere i cui migliori esponenti provengono da occidente.

Ad ogni modo, se quest’avventura di Travis è il “prezzo da pagare” per far sì che a Suda51 venga affidato un budget degno di questo nome, allora è un prezzo risibile, che i fan del game designer di Nagano pagheranno molto volentieri pur di rivedere il carisma di Travis sui loro schermi.