Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, si ricomincia da dove avevamo lasciato – Provato

Pochi giorni alla recensione

Anteprima
A cura di Gianluca Arena - 7 Gennaio 2020 - 10:36

In un periodo di relativa calma in quanto ad uscite, con un nuovo anno che si spera di grande qualità, tra il ritorno di Animal Crossing e quello di Bayonetta, Nintendo continua nella sua opera di recupero di titoli della ricca ludoteca di Wii U, console sfortunata a livello commerciale ma estremamente valida in quanto a esclusive.

Stavolta è il turno di Tokyo Mirage Sessions, che per l’occasione guadagna il suffisso #FE Encore e si presenta tirato a lucido per Switch.

Idol simulator

La coproduzione Atlus/Nintendo, che debuttò sulla scorsa console della grande N tra la fine del 2015 in Giappone e l’estate del 2016 in Europa, rappresenta esattamente il ritratto del titolo di nicchia che ha caratterizzato il ciclo vitale di Wii U, incapace di piazzare million seller come, invece, Switch sta facendo a ripetizione.

Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, si ricomincia da dove avevamo lasciato – Provato

Parliamo di un JRPG a turni tutto sommato abbastanza classico nell’esecuzione, con un combat system snello e divertente che pendeva nettamente dalla parte di Atlus, con una ibridazione davvero minima delle meccaniche che hanno reso famosa Intelligent Systems, coinvolta in maniera molto marginale nel progetto.

Ciò che rendeva il titolo unico era soprattutto l’ambientazione, che strizzava l’occhio al Giappone contemporaneo, dove i giovani sono attirati dalle idol come insetti da una fonte di luce: in una rivisitazione dei primi Persona in chiave pop/glamour, ognuno dei personaggi coinvolti nelle vicende possiede un’energia spirituale chiamata Performa, che consente loro di evocare e controllare esseri magici di grande potenza, che qui hanno le sembianze di facce note provenienti dalla saga di Fire Emblem.

Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, si ricomincia da dove avevamo lasciato – Provato

Alla validità del progetto originale, che rappresenta ancora oggi una delle migliori nuove IP nell’ambito dei giochi di ruolo di stampo giapponese degli ultimi anni, Nintendo deve aver pensato di accoppiare la differente percezione che il pubblico sembra avere della sua ultima console, uguale e contraria a quella che aveva di Wii U.
Sulla macchina a due schermi dismessa due anni or sono aleggiava un alone di scetticismo a prescindere dalla qualità, spesso eccellente, dei contenuti – laddove, invece, su Switch anche giochi “solamente” buoni vengono accolti come fossero dei veri e e propri messia videoludici.

Alla luce di queste considerazioni, e dopo aver speso oltre sessanta ore sull’edizione originale, siamo tornati volentieri nel mondo ideato dal trio Hirata – Ando – Ishida, per scoprirlo estremamente simile a come ce lo ricordavamo, per usare un eufemismo.

Lento ma familiare

Le prime ore passate in compagnia della versione definitiva del titolo per Switch risultano infatti assai familiari, anche a causa della relativa vicinanza (solo due anni e mezzo sono passati, in fondo) con l’uscita originaria: come in quell’occasione, il peculiare stile artistico e il turbinio di colori che caratterizzano l’opera aiutano a superare due o tre ore abbastanza lente e lineari, utili al titolo per presentare alcuni dei protagonisti ed introdurre il giocatore al mondo di gioco.

Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, si ricomincia da dove avevamo lasciato – Provato

La lista delle aggiunte a questa versione, che comprende, tra le altre, nuove canzoni, nuovi costumi ed un cast di personaggi allargato, non si fa sentire più di tanto, con il risultato che coloro i quali avessero spolpato a dovere il titolo all’uscita (e ancora di più a qualche mese da essa) potrebbero pensare che l’opera di porting sia stata particolarmente pigra.

In effetti, le nostre prime impressioni sono state simili: da un lato, Nintendo è conscia di avere tra le mani un ottimo prodotto di partenza, che seppe guadagnarsi ottimi voti da parte della critica (anche su queste pagine e anche dal sottoscritto, beninteso), dall’altro la casa di Mario sembra essersi un po’ seduta sugli allori, introducendo elementi inediti piuttosto marginali nell’economia di gioco che, per quanto visto finora, non sembrano giustificare un secondo acquisto anche da parte di chi amò il titolo qualche anno fa.

Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, si ricomincia da dove avevamo lasciato – Provato

La scelta stessa di mantenere le lingue contenute nel titolo originale, proprio quando la stessa Atlus lancia una nuova versione di Persona 5 con sottotitolazione nella nostra lingua, appare come un messaggio molto chiaro all’utenza Switch: l’intenzione della grande N non è, probabilmente, quella di fare di Tokyo Mirage Sessions un franchise da nove zeri e milioni di copie vendute come per Mario Kart 8 Deluxe o New Super Mario Bros. U Deluxe (giusto per citare i primi due porting da Wii U che ci sono venuti in mente), quanto piuttosto quella di riproporre a un pubblico relativamente vergine il medesimo, ottimo titolo passato quasi sotto silenzio poco meno di tre anni or sono.

In quest’ottica, la decina scarsa di ore passate in compagnia di questa versione #FE ENCORE non ci ha deluso, tra combattimenti rapidi ed estremamente tattici, canzoni ben cantate e video che farebbero invidia a quelli che trasmetteva MTV ad inizio secolo (per chi c’era…).

Stile con la esse maiuscola

A proposito del taglio dei nuovi video e delle clip musicali, tra vecchie ed inedite, è bene sottolineare come l’aspetto estetico della produzione sia assolutamente strabiliante su Switch, tanto in modalità portatile (sebbene con qualche concessione in termini di framerate) quanto sullo schermo della televisione, con colori vividi e abbacinanti e un chara design di primissima fascia, che splendono ancora di più di quanto facessero sulla precedente home console di Nintendo.

Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, si ricomincia da dove avevamo lasciato – Provato

Come Nintendo sia riuscita a migliorare contorni, definizione e texture e, contemporaneamente, rimpicciolire il file del gioco di quasi due giga rimane un mistero, ma il dato di fatto è che l’esplosione di colori di Tokyo Mirage Sessions #FE Encore e il suo taglio spiccatamente pop vanno a riempire un tassello vuoto nella ludoteca di Switch, che, in modi differenti, aveva provato a riempire solamente The World ends with you – guarda caso, un altro JRPG diverso dal solito, nonché un altro porting.
Se volete sapere di più sul titolo, ci rivediamo su queste pagine entro una decina di giorni per la recensione.

+ Sempre stilosissimo
+ Il combat system è invecchiato benissimo
+ Ambientazione e storia ancora oggi unici

Altra perla da recuperare della sottovalutatissima ludoteca di Wii U, Tokyo Mirage Sessions #FE Encore si è dimostrato assai conservativo durante le prime ore passate in sua compagnia, pur non deludendo affatto né dal punto di vista del puro gameplay né, tantomeno, da quella estetico – forte di una direzione artistica unica nel suo genere.

Rimane da vedere quanto le novità pesino sull’economia di gioco sul lungo periodo e se bastino ad effettuare un secondo acquisto per quanti lo avessero già giocato e finito, ma per rispondere a queste domande dovremo attendere la ventura recensione.




TAG: tokyo mirage sessions FE Encore