The Wanderer: Frankenstein’s Creature – Recensione

Un'avventura che rivisita il romanzo di Mary Shelley

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 12 Novembre 2019 - 10:32

The Wanderer: Frankenstein’s Creature – d’ora in avanti solo The Wanderer per amor di sintesi – è la reinterpretazione del celebre romanzo di Mary Shelley, una trasposizione digitale che ci mette direttamente nei panni della Creatura, un essere mostruoso dall’animo puro che solo stando vicino all’uomo conoscerà il significato delle parole paura e violenza. Sviluppato da La Belle Games e pubblicato da ARTE France, il titolo può essere inquadrato nei canoni di un’avventura grafica ridotta all’osso, un racconto interattivo basato su strutture ludiche limitate e dove il vero valore risiede nel racconto stesso. Il terrore per il diverso, l’esclusione, la sete di conoscenza e il rifiuto della società sono solo alcuni dei temi ripresi in The Wanderer, un’opera da godersi in poche ore di relax immersi in un’atmosfera sospesa, frustrata purtroppo da un passo claudicante e da qualche inconveniente tecnico di troppo.

The Wanderer: Frankenstein’s Creature – Recensione

Pagina dopo pagina

Scritto agli inizi del XIX secolo, il Frankenstein di Shelley può essere considerato la quintessenza del romanzo gotico, la fonte di ispirazione da cui è nato un immaginario condiviso che trascende le figure del mostro e del suo padre. Stiamo parlando di uno dei miti moderni della lotta tra uomo e natura, come ricorda il suo stesso titolo “Il moderno Prometeo”. I toni cupi vengono meno in The Wanderer, rimpiazzati da pennellate tenui e colori pastellosi che creano una serie di paesaggi acquerello placidi e sognanti. Il tratto leggero conferisce alla errabonda figura un tono malinconico che si sposa alla perfezione con il suo essere estraneo a tutto, un rifiuto costante che lo spinge ad allontanarsi dalla sua purezza e dalla sua ignoranza per toccare con mano l’odio e la violenza instillati in lui dalla società, attimi in cui il dipinto si sporca violentemente di nero, grigio e rosso. La medesima funzione è svolta alla perfezione dalla colonna sonora, in grado di mutare repentinamente i sui tocchi di pianoforte e violino in note distorte e sgraziate durante i momenti più duri e difficili. La bellezza estetica viene solo leggermente contaminata dallo stacco dato dai personaggi, decisamente meno ispirati rispetto agli scenari.

The Wanderer: Frankenstein’s Creature – Recensione

Suddiviso in brevi capitoli, il racconto abbraccia la parabola discendente della Creatura e il suo viaggio attraverso luoghi figurati d’Europa e del mondo, come un’idealizzata campagna toscana o una grigia città tedesca. Data l’importanza e la centralità della storia, è impossibile scendere in questa sede in dettagli  – in realtà se avete letto il libro vi ritroverete con facilità – che rovinerebbero il piacere della scoperta ma, stando ad un livello volutamente generico, si può solo applaudire alla qualità della scrittura. Attraverso gli occhi e la bocca della Creatura riaffiora il ricordo di ciò che è, uno scherzo della natura senza volto e senza nome alla continua ricerca del suo posto, che sia quello scelto da Dio o quello che lui stesso si costruisce ribellandosi al suo padrone.

Nonostante le evidenti differenze estetiche, The Wanderer è un ottimo tributo all’opera da cui deriva, di cui reinterpreta i passaggi chiave e con cui condivide anche gli stessi riferimenti letterari, come il Paradiso Perduto di John Milton.

The Wanderer: Frankenstein’s Creature – Recensione

Si gioca poco e si gioca male

The Wanderer si avvicina con forza al mondo dei walking simulator e la sua vera ragion d’essere è racchiusa nella incantevole direzione artistica. L’intento contemplativo purtroppo è riuscito solo a metà. L’incedere del racconto è dettato da ritmi decisamente blandi, dall’assenza di game over e da una componente ludica minimalista, con enigmi basilari, qualche manciata di dialoghi e piccole fasi da rhythm game. Giusto per fare un paragone, siamo un passo indietro rispetto ai quick time event e alle meccaniche di gioco di una qualsiasi avventura Telltale.

Purtroppo queste poche richieste sono frustrate da una misteriosa difficoltà insita nel sistema di controllo. La Creatura fatica a seguire i percorsi indicati e si muove con un passo che oscilla dal claudicante alla corsa senza un vero perché. C’è dunque un continuo click sparso fra i quattro angoli dello schermo, non solo per via di un pathfinding difettoso, ma anche a causa di indicatori che appaiono e scompaiono per motivi non ben chiari.

The Wanderer: Frankenstein’s Creature – Recensione

Il ritmo già di per sé rilassato viene quindi dilatato in modo involontario da questi passi falsi, rendendo l’avventura a tratti fastidiosa. L’elenco dei difetti tecnici è abbastanza esteso: porzioni di un livello che restano all’oscuro fino a quando non ci si posiziona in un punto preciso e ovviamente non indicato, sparizione del tasto per accedere al menù, fino ad arrivare al suono della corsa di un coniglio rimasta misteriosamente in sottofondo per svariati minuti anche dopo la cattura dell’animale.

Il viaggio della Creatura non è la sola cosa avvolta nel mistero e, pur essendo The Wanderer un percorso lineare, la totale assenza di spiegazioni alle volta lascia perplessi, non aumenta l’immedesimazione col protagonista e di tanto in tanto sembra solo una scelta di design sbagliata, come ad esempio durante il viaggio in nave verso il nord.

+ Una direzione artistica incantevole...
+ Rende il giusto tributo alla sua fonte d'ispirazione
+ I temi non sono poi così lontani da noi
- ... contaminata da personaggi meno curati
- Troppi problemi con il sistema di puntamento

7.0

The Wanderer: Frankenstein’s Creature è un piacere per gli occhi e per le orecchie, un sublime viaggio attraverso un mondo disegnato con dolci pennellate d’acquarello, un universo capace di mutare repentinamente per seguire la presa di coscienza della Creatura e dello stesso giocatore. La contemplazione di questo dipinto tratteggiato da La Belle Games viene purtroppo interrotta di frequente a causa di controlli tanto semplici quanto inspiegabilmente macchinosi, che interrompono sovente il fluire della storia.




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