The Universim, un universo tascabile – Provato

Il god game di Crytivo si aggiorna e noi torniamo a vedere come prosegue la vita in The Universim

PROVATO
A cura di Daniele Spelta - 20 Febbraio 2020 - 9:24

Nel 1986 i Litfiba componevano “Come un dio” e più o meno nello stesso periodo veniva anche pubblicato l’ultimo dei god game. Esagerazioni a parte, è vero che nel recente passato questo sotto genere degli strategici è stato latitante, lasciando – soprattutto – ai giocatori PC solo qualche nostalgico ricordo dei vari Black and White o Spore. In realtà, in questo silenzio quasi assoluto, si sente in lontananza l’eco di un nome: The Universim.

La sua è una storia antica, quasi emblematica nel raccontare il declino di un modo di concepire il videogioco diametralmente opposto alle attuali logiche di mercato. È anche la storia di uno sviluppo lento, tortuoso e passato attraverso campagne Kickstarter, prototipi, alpha ed accessi anticipati che, nonostante il lungo tragitto, arriva solo ora alla fase di beta, con una versione 1.0 ancora distante all’orizzonte.

I contenuti dell’aggiornamento

Proprio in occasione di questo ultimo aggiornamento siamo tornati a vedere come se la passano i nostri Nuggets, gli abitanti umanoidi che popolano i rigogliosi pianeti e che vanno condotti per mano dall’età della pietra fino alla conquista dello spazio. Se avete già avuto modo di provare le build precedenti, la vera novità di questa versione è la stessa sfera su cui i Nuggets poggiano – più o meno – saldamente i loro piedi.

The Universim, un universo tascabile – Provato

La generazione casuale dei mondi è stata esponenzialmente potenziata, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo: la superficie terrestre copre ora distanze maggiori, c’è una migliore distribuzione delle risorse e anche la conformazione morfologica assume un aspetto più coerente, soprattutto nell’alternanza di pianure, foreste, laghi e montagne. Sono state riviste anche le dinamiche sull’inquinamento, c’è stata qualche miglioria sulla UI e tanti piccoli aggiustamenti per i vari edifici.

I ritocchi sono numerosi, così come le correzioni dei bug e gli interventi fatti per una maggiore pulizia visiva, ma chi si aspettava delle novità più corpose rischia di rimanere deluso: la parabola di The Universim si sta trascinando pericolosamente per le lunghe e, se da un lato i tempi sono comprensibili, vista la portata del progetto e le ridotte dimensioni del team, d’altro canto era anche lecito sperare in contenuti più succosi dopo un silenzio che andava avanti da troppi mesi. Questo non significa però che non ci sia nulla di buono, anzi.

The Universim, un universo tascabile – Provato

Una lenta scalata verso le stelle

The Universim è il perfetto rimedio a quelle giornate passate in coda o che finiscono con il classico treno cancellato. Vedere i propri adepti muoversi, raccogliere risorse e prosperare ha quasi un effetto terapeutico, è un piccolo diorama anti-stress contro la frenesia e i ritmi indiavolati odierni. Questo effetto è raggiunto grazie a una difficoltà pressoché assente – a meno di decisioni scellerate – e a una micro-gestione ridotta al minimo: nel processo di crescita, i Nuggets si muovono infatti in modo indipendente, provvedono essi stessi – con qualche piccolo nostro aiuto – al proprio fabbisogno quotidiano e non c’è bisogno di indirizzarli per estrarre pietra o legna, per fabbricare mattoni o assi e più avanti per produrre fonti di energia più attuali.

Dall’alto del nostro trono virtuale, interveniamo così solo – si fa per dire – per indirizzare il corso della storia, l’evoluzione della vita sul pianeta e anche per gestire i piani urbani di una popolazione che non fa dell’ordine il suo punto forte. Già in questo accesso anticipato l’albero delle tecnologie è ben strutturato, con tante diramazioni e possibilità offerte.

C’è spazio per un po’ di tutto, dagli strumenti basilari per la caccia e l’agricoltura fino alle scoperte scientifiche in campo aerospaziale, passando anche per posizioni e carriere politiche da sbloccare. Forse latita un po’ l’organicità – ogni tanto si fatica a trovare il nesso logico fra due tecnologie messe una dopo l’altra – e la mancanza di una vera minaccia priva le scelte di peso e senso di urgenza. Allo stesso tempo, il placido scorrere degli anni permette di sperimentare senza troppi rischi, con un gusto nel seguire percorsi sempre differenti una partita dopo l’altra.

The Universim, un universo tascabile – Provato

In costruzione

L’assenza di una vera sfida non significa però che The Universim sia un gioco da prendere alla leggera. Purtroppo, le difficoltà non derivano però da una criminalità crescente, da vicini invadenti, dal consumo di risorse o dai dischi volanti che ogni tanto fulminano le nostre torri meteorologiche, quanto da una interfaccia ancora lontana dalla perfezione e da un tutorial assente ingiustificato. Impostando la lingua italiana, oltre a dei modi di dire abbastanza peculiari, si notano delle frasi non tradotte o peggio ancora delle linee di testo mancanti e che rendono più complesso capire quale tecnologia si sta sviluppando e quali saranno i risultati. Al di là della lingua scelta, mancano inoltre svariati tooltip e avvisi, che alle volte rendono ardua l’interpretazione delle missioni che ogni tanto spezzettano il fluire della storia.

Le prime ore passate in The Universim coincidono con una costante sensazione di scoperta, dubbi che affascinano i giocatori che amano sperimentare ma che rischiano di scoraggiare quelli che vorrebbero un’esperienza più guidata. Una volta presa confidenza con l’interfaccia e le meccaniche di base, si viene immediatamente catturati dalla vitalità che brulica sul pianeta e ci si affezione velocemente a quegli esseri senza volto e dagli abiti stralunati. In molti altri god game è forte il richiamo del lato oscuro e i poteri distruttivi – tornadi, incendi e devastazioni di ogni genere – sono un’irresistibile tentazione, ma qui le vesti del dio collerico vengono abbandonate e si indossano più volentieri quelle del demiurgo benevolo, fra pozzi da costruire, fabbriche da far funzionare e un municipio da cui emanare leggi e proclamare il primo cittadino.

The Universim, un universo tascabile – Provato

Anche la direzione artistica dai torni accesi fa la sua parte e lo stile cartoon dalle linee morbide rende più accattivante la società in miniatura, anche se ogni tanto la palette dei colori gioca brutti scherzi e il pianeta assume i contorni di un trip sotto LSD.

Un passo alla volta

Con il passare delle ere aumentano le meccaniche, i parametri da tenere sott’occhio e anche il rischio che gli equilibri collassino su sé stessi per una crisi idrica o alimentare, fasi delicate in cui intervenire repentinamente con il set di poteri soprannaturali messi a disposizione. The Universim riesce sempre a mantenere il giusto equilibrio ed evita quel tipico effetto a cascata, dove a un piccolo inconveniente ne segue uno maggiore, anticipazione di una successiva catastrofe e preludio del collasso totale, una difficoltà artificiale a cui spesso fanno ricorso i gestionali.

Nonostante i tempi si stiano allungando e le news sulla versione definitiva latitino, anche in questa sua veste parziale The Universim è un piacevole tuffo nel passato, un chiaro tributo ai god game di una volta e anche una delle migliori reinterpretazioni moderne del genere. Anche perché forse è l’unica.

+ Semplicemente uno dei pochi god game moderni
+ Mai troppo invadente nelle richieste
+ Colorato e accattivante
+ La beta corregge molte imperfezioni...
- ... Ma nessuna novità sulla pubblicazione definitiva
- Ancora acerbo e grezzo
- Ogni tanto i colori generano panorami quasi psichedelici

The Universim cerca di riportare in auge un genere sepolto sotto ere fatte di byte e nuove mode da cui questo god game rifugge con forza. È un titolo lento e dai ritmi rilassati, non adatto a chi cerca un’esperienza frenetica, eppure proprio questa sua pacatezza è anche uno dei maggior punti di forza. L’ultimo aggiornamento, senza stravolgere la base, ha inoltre apportato tante piccole correzioni all’interfaccia, ma è lo sviluppo stesso a suscitare i maggiori dubbi: a cinque anni circa dall’annuncio, quanto dovremo ancora aspettare prima di avere fra le mani l’opera completa al 100%?




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