The Sinking City, un’opera lovecraftiana

Oltre le semplici citazioni

Speciale
A cura di Nicolò Bicego - 27 Giugno 2019 - 9:49

Capita spesso di sentire parlare di un’opera di ispirazione lovecraftiana. Spesso, questo si traduce in qualche citazione raffazzonata sparsa: un richiamo a Cthulhu qua, uno agli Antichi là, questa è la ricetta che viene utilizzata per fregiarsi del titolo di “lovecraftiano”. Vogliamo dirlo subito, però: le cose stanno ben diversamente in The Sinking City. Uno degli aspetti che ci ha colpito del gioco, infatti, è proprio il modo in cui la storia è profondamente immersa nella mitologia del solitario di Providence, al punto che l’avventura sembra essere stata partorita proprio dalla sua penna, come se ci trovassimo di fronte ad un misterioso racconto inedito riportato alla luce solamente a quasi un secolo dalla scomparsa dell’autore. Come è possibile? Ve lo spieghiamo in questo nostro speciale.

La psicologia di un protagonista

Straniero in terra straniera

Fin dall’inizio, è evidente che ci troviamo all’interno di una storia che potrebbe essere stata scritta dallo stesso Lovecraft. Innanzitutto, il nostro protagonista è un detective burbero, piuttosto solitario; un tratto caratteriale condiviso dalla maggior parte dei protagonisti dei racconti di Lovecraft e anche dallo stesso autore di Providence. Con il tempo, uno dei soprannomi che Lovecraft si è guadagnato è quello del “solitario di Providence”, proprio in virtù del suo carattere, visibile in particolare in personaggi come Randolph Carter. Si tratta di un personaggio particolarmente importante: innanzitutto, è uno dei pochi personaggi umani a fare più comparse nell’opera di Lovecraft che, come sappiamo, è costituita quasi esclusivamente da racconti. Uno dei tratti distintivi di Randolph Carter sono i suoi sogni: essi gli mostrano una città perduta, un mondo diverso da quello in cui vive, e da questi sogni egli rimane inesorabilmente affascinato. Il tema del sogno torna in The Sinking City: Oakmont, la città protagonista del gioco, compare nei sogni del nostro tormentato protagonista, Charles Reed. “L’innominabile”, “La chiave d’argento”, “Attraverso le porte della chiave d’argento” sono alcuni dei racconti con protagonista Randolph Carter, ma le visioni fantasmagoriche attraversano l’intera opera di H. P. Lovecraft. Non c’è da stupirsi, quindi, che questi temi giochino un ruolo importante anche in The Sinking City: Charles Reed non è solo vittima di incubi che gli mostrano la città in cui si avventura; una volta sul posto, comincia ad avere delle visioni in cui gli risulta chiaro che ad Oakmont c’è molto di più di quanto l’occhio possa vedere.

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L’accoglienza che gli viene riservata, però, non è delle migliori; gli abitanti dell’isola sono particolarmente diffidenti verso gli stranieri, e pensano che Charles non abbia in mente niente di buono. Il tema della diffidenza verso gli stranieri ricorre nelle opere di Lovecraft; in parte perché lo stesso Lovecraft era apertamente razzista, come riscontrabile dal suo epistolario più che dai suoi racconti. Dopotutto, Lovecraft era figlio del suo tempo, cresciuto in un’epoca in cui gli studi scientifici non avevano ancora smentito l’esistenza delle razze. Gli sviluppatori di Frogwares hanno giustamente deciso, quindi, di dare una chiave di lettura contemporanea al problema della discriminazione, intrecciando le dinamiche politiche e sociali della città: vediamo infatti gli ex-abitanti di Innsmouth, costretti ad emigrare nella nuova città, vessati e sfruttati da chi era lì prima di loro. La citazione di Innsmouth, dunque, non risulta fine a se stessa, ma risulta inserita in un ampio contesto narrativo: è questo a differenziare The Sinking City da molte altre produzioni di ispirazione lovecraftiana.

the sinking city

Il richiamo delle tenebre

Non può mancare ovviamente il richiamo ad uno dei racconti più famosi di Lovecraft, “Il richiamo di Cthulhu”. L’acqua è uno dei temi portanti di The Sinking City: se ancora non fosse ovvio dal titolo stesso del gioco o dai primi trailer, basta avventurarsi ad Oakmont per capirlo in prima persona. Cthulhu è strettamente legato all’acqua: l’oscura divinità riposa a R’lyeh, una città sommersa localizzata nel Sud Pacifico. Il nostro arrivo ad Oakmont è segnato proprio da una fitta pioggia, una pioggia che sembra non conoscere fine e che ricorda come l’acqua possa sommergere intere città. Ovviamente, non mancano gli aspetti legati al culto di Cthulhu e degli Antichi: qualcosa serpeggia nei bassifondi di Oakmont, una trama oscura che intende avviluppare la città nelle sue tenebre. È evidente fin dall’inizio: alcune persone sembrano agire in nome di qualcun altro, contro la loro volontà, senza poi ricordare di averlo fatto. Charles comincia ad avere visioni che gli mostrano strani individui intenti in una preghiera che poco ha in comune con quelle delle religioni istituzionalizzate. Di nuovo, non è possibile indicare un solo racconto di Lovecraft da cui gli sviluppatori hanno preso ispirazione. Sembra, piuttosto, che gli sviluppatori abbiano cercato di carpire l’essenza delle tematiche care al solitario di Providence, per costruire, intorno a questi punti di riferimento, una storia completamente nuova, in grado di rievocare l’eco del sonno di Cthulhu nelle menti tanto di chi conosce a menadito le opere di Lovecraft, quanto di chi, invece, non ha mai avuto l’ardire di cimentarsi nella lettura dei suoi racconti.

Quando diciamo che un’opera “prende ispirazione” da un’altra, spesso ciò si riduce ad una serie di citazioni gratuite, rimandi che non innervano il tessuto della storia, ma hanno il solo scopo di gratificare il giocatore che sa riconoscerli. Nel caso di The Sinking City, le cose stanno diversamente; il gioco ha saputo farci immergere nel mondo di H. P. Lovecraft come pochi altri prima d’ora, al punto che si ha davvero l’impressione di trovarsi ad un racconto perduto del solitario di Providence, finalmente riportato alla luce a quasi un secolo dalla scomparsa del suo autore.




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