The Shapeshifting Detective recensione | Assassini, tarocchi e indagini confuse

Mentre i videogiochi si avvicinano sempre più al fotorealismo, simulano vite alternative, creano mondi e rappresentano situazioni aderenti alla realtà, appare curiosa la scelta di proporre nel mercato moderno un prodotto totalmente realizzato in FMV come The Shapeshifting Detective.
Il Full Motion Video era una tecnica narrativa usata trent’anni fa, che prima di conoscere il declino si ripresentò una decina di anni dopo con alterne fortune. La produzione di D’Avekki Studio tenta dunque di fare un esperimento che pesca a piene mani dal passato, sperando di riempire un vuoto di cui francamente nessuno – al di là di qualche inguaribile nostalgico – sente la mancanza.

Indovina Chi?

The Shapeshifting Detective è un noir con elementi sovrannaturali che narra le vicende legate alla sfortunata sorte della bella e conturbante Dorota Shaw, assassinata in circostanze misteriose. I principali sospettati sono tre cartomanti che attraverso la lettura dei tarocchi sono in grado, tra le altre cose, di prevedere i futuri omicidi.
La morte di Dorotha Shaw era stata prevista sul serio o si è trattato di un piano ben architettato dai complici per coprire l’assassino?

Dietro questa domanda si cela la più grande verità di The Shapeshifting Detective, tutta da scoprire nel corso delle circa cinque ore che impiegherete per arrivare ai titoli di coda. La storia, raccontata tutta in inglese, è ambientata quasi interamente all’interno di un piccolo albergo di periferia, con sortite esterne piuttosto rare che si verificano quando bisognerà interrogare gli altri personaggi che entreranno in scena nella seconda metà di gioco.
Il giocatore interpreterà un detective, incaricato dal capo della polizia, pronto a indagare sulla morte di Dorotha Shaw. È un personaggio che non vedrete mai, dai contorni sfumati, che non appare nella foto in basso a sinistra come tutti gli altri e che è volutamente spersonalizzato per tentare di farvi immedesimare il più possibile.

Ciò, in realtà, non succede mai, perché di fatto The Shapeshifting Detective è molto limitato; è un titolo da approcciare in maniera quasi del tutto passiva, una sorta di librogame moderno con una struttura eccessivamente rigida. In The Shapeshifting Detective non potrete muovervi; potrete solo selezionare a chi rivolgervi, dare input, scegliere delle domande, decidere a chi farle, tirare le somme e andare al capitolo successivo. In realtà D’Avekki Studio ha previsto una sorta di sistema randomico di assassini, pertanto le partite successive, a seconda dei bivi intrapresi, possono cambiare le carte in tavola. Non aspettatevi tuttavia chissà quali stravolgimenti, perché l’ossatura di gioco (e tutti i difetti che si porta dietro) rimane la medesima, con sommo disappunto di chi si ritrova catapultato d’improvviso nell’ultimo ventennio videoludico del ‘900.

Una storia semplice

La caratteristica più interessante di The Shapeshifting Detective (in verità anche l’unica che risolleva un minimo la produzione), è la possibilità di passare da un personaggio all’altro e scoprire così quali sono le reali intenzioni dei protagonisti. Se a un certo punto le domande finiscono, o se i personaggi faranno finta che davanti a loro non ci sia nessuno, allora potrete osservare i fatti ed elaborarli da un’altra prospettiva. Per farlo, dovrete tutte le volte entrare nella vostra stanza d’albergo, in un andirivieni che risulta essere fastidioso e tedioso.

In The Shapeshifting Detective ci si muove solo tra i menù, mentre le ramificazioni narrative – molto spesso – risultano essere poco significative. Di tanto in tanto, quando le opzioni su schermo appaiono un po’ equivoche o compromettenti, un’icona a forma di cestino vi indicherà che è possibile cancellare del tutto quell’alternativa, così da non fare casini ed evitare che l’indagine si complichi.
Sebbene la storia riservi qualche sorpresa, la scrittura rimane per larghi tratti poco ficcante, semplicistica e scarna, lontana dai thriller avvincenti e con dei risvolti mai incisivi o clamorosi. The Shapeshifting Detective è piatto, senza pathos, privo di guizzi narrativi degni di nota e con nessun personaggio in grado di rimanervi davvero dentro.

I difetti dell’opera fanno il paio con una recitazione poco più che amatoriale, con battute recitate talvolta in modo un po’ caricaturale e con un paio di performance in particolare davvero sottotono. Considerando che si tratta di un prodotto che non fa uso di computer grafica e che si affida esclusivamente alla bravura degli attori, siamo di fronte a un difetto per nulla trascurabile, che abbassa il già poco elevato potenziale del progetto, sviluppato con un budget evidentemente troppo basso e inadatto per imporsi sul mercato moderno.

+ Le performance di un paio di attrici sono al di sopra di tutti gli altri interpreti
+ Storia a cavallo tra il noir e il sovrannaturale
- Prove attoriali sottotono
- È un prodotto completamente fuori dal nostro tempo, scarno e dalla formula ormai desueta
- La mole di dialoghi, la quantità e la qualità delle diramazioni sono davvero ridotti al minimo

4.5

The Shapeshifting Detective è un’opera anacronistica, fuori dal nostro tempo; è una sortita nel settore dei videogiochi che fatichiamo a comprendere, che ha davvero poco di interessante da offrire e che si rivela in fin dei conti un tentativo infelice di rivitalizzare una tecnica narrativa giustamente caduta nell’oblio da parecchi anni.