The Princess Guide Recensione- Da mercenari a tutori il passo è breve

Educare principesse all'arte della guerra. Missione completata.

Recensione
A cura di DottorKillex - 11 Aprile 2019 - 4:59

Son tutti bravi ad impugnare una spada o un’enorme ascia bipenne, trincerarsi dietro ad un’armatura impenetrabile ed andare in prima linea a combattere il male: ci si becca la gloria imperitura e spesso anche sontuose ricompense.
Molto più difficile, invece, è educare quattro principesse all’arte della guerra, insegnare loro come comportarsi sul campo di battaglia e, finita la pugna, come guidare una nazione.
The Princess Guide tenta di insegnare le basi a tutti gli utenti Switch (versione testata) e PS4.

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Quattro principesse per me posson bastare

Nonostante durante le fasi di azione vere e proprie il giocatore rivesta i panni delle succitate principesse, in realtà il suo ruolo è più quello di un deus ex machina, severo insegnante che deve alternare bastone e carota in egual misura per assicurarsi che le future regnanti non si allontanino troppo dalla retta via.
Con la consueta, pungente ironia, NIS America regala un’altra sceneggiatura interessante, che, pur priva di colpi di scena e di particolari velleità narrative, mette quattro personaggi ben caratterizzati al centro di tutto, e condisce il piatto con metariferimenti ai videogiochi e al fantasy in generale e finanche con un pizzico di fanservice, immancabile nelle produzioni giapponesi quando le protagoniste sono di sesso femminile.
In principio il giocatore è chiamato a scegliere con quale principessa cominciare tra le quattro a disposizione, ma ognuna di esse potrà contare su una campagna dedicata, fino al climax finale in cui tutte le protagoniste dovranno cooperare per il bene comune.

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Liliartie, ereditiera del reame di Alixon, sembra avere più muscoli che cervello, ed è attratta solo dal combattimento e dal cibo, lasciando ben poco spazio alla sua femminilità e alle arti della diplomazia e della conversazione.
Alcuni lati del carattere di quest’ultima sembrano collimare con quello di Monomaria, discendente della nobile (ma decaduta) casata di Yudaria, passata dal lusso più sfrenato alla necessità di accettare incarichi da mercenari per potersi assicurare la sussistenza: severa e seriosa, sarà una bella gatta da pelare.
Alla forza bruta, Veronica preferisce l’utilizzo della materia grigia: astuta e manipolatrice, la rampolla della più eminente scuola di magia dei quattro reami di Relic Island instaurerà un rapporto quasi paritario con il giocatore, che dovrà evitare di esserne sopraffatto.
Chiude il cerchio Alpana, sessantaquattresima discendente della nobile famiglia del sangue di drago, una sorta di culto che si regge sulla musica e sulla divinazione delle creature mitologiche, che aspira a riunire i quattro regni sotto una guida illuminata e, soprattutto, pacifica.
Le premesse narrative sono gradevoli e si distaccano sensibilmente da quelle del JRPG medio, ma purtroppo non tutte le buone idee messe sul tavolo in fase di scrittura ottengono poi lo sviluppo che avrebbero meritato, come vedremo nel corso dell’analisi del gameplay.

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Buone idee e routine noiose

Il paradosso che costringe The Princess Guide ad una votazione non troppo elevata è rappresentato dal fatto che il prodotto NIS mescola buone idee ad un’esecuzione poco più che sufficiente del gameplay più spicciolo.
Ma andiamo con ordine: la struttura di gioco prevede che il giocatore scenda in campo comandando un team composto dalla principessa selezionata e quattro comandanti differenti, e che proceda lungo la mappa per intercettare unità nemiche e portare a termine una serie di missioni, che si conclude, inevitabilmente, con la mattanza di un dato numero di nemici.
Gli scontri avvengono in tempo reale, con una visuale a volo d’uccello, in maniera non dissimile da quanto visto nel recente Penny Punching Princess, altro titolo dalle grandi potenzialità espresse solo in parte: nei suoi momenti migliori, The Princess Guide si lascia giocare proprio come un clone di Diablo in versione anime, sacrificando la varietà nemica e gli effetti a schermo in favore di una certa accessibilità e di un buon numero di mosse differenti legate ai tasti frontali di Switch.
Il problema della produzione è che questi momenti rappresentano solamente una frazione dell’esperienza, che può richiedere anche una dozzina di ore per essere portata a termine: la routine delle meccaniche di gioco diviene presto stantia, per un duplice ordine di motivi.
Da un lato, il gioco fallisce nello spiegare bene tutte le sue dinamiche, lasciando al giocatore il compito di scoprirle tramite un trial and error che diverte assai poco: nessuno dei lunghi tutorial chiarisce a fondo certe meccaniche (su tutte, il grado di Dominance del campo di battaglia, necessario per impartire ordini alle truppe di supporto), e spesso si ha l’impressione che siano stati gettati troppi ingredienti in un calderone già affollato.
D’altra parte, la scarsissima varietà di situazioni e nemici e il level design elementare impoveriscono le sezioni hack’n’slash, che rimangono assai gradevoli per sessioni di gioco brevi ma tendono a ripetersi con eccessiva frequenza in caso le si voglia esperire in comodità, dedicando loro due o tre ore di fila.

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Va anche segnalato che, nonostante una patch rilasciata pochi giorni dopo il lancio, il gioco non consta di una funzione di autosave, e quindi il rischio di perdere progressi per essersi dimenticati di salvare è reale: durante i nostri test il gioco ci ha riportato alla dashboard della console ibrida Nintendo in una sola occasione, ma questo è stato sufficiente per farci perdere oltre un’ora di gioco ed abbandonarci al turpiloquio spinto.
Il rammarico aumenta quando The Princess Guide gira come gli sviluppatori avrebbero voluto facesse, regalando qualche ora di hack’n’slash spensierato e divertenti siparietti anime tra una missione e l’altra: il sistema di crescita delle principesse, legato alla possibilità di lodarle o di rimproverarle anche nel mezzo della battaglia, è originale e simpatico, vincolato al limite delle tre azioni per scontro per evitare eccessivi sbilanciamenti, e la sensazione di fisicità restituita dai colpi (tanto incassati quanto portati) è discreta, sebbene lontana dalle vette dei migliori esponenti del genere.
Portate a termine tutte e quattro le campagne delle singole principesse, prima di affrontare quella conclusiva, il giocatore corre il rischio di essere sopraffatto dalla ripetitività della struttura di gioco, che la mancanza di un loot system all’altezza non aiuta a dissipare: se il grinding è una pratica a cui siete abituati (o addirittura assuefatti), tuttavia, l’ultima fatica Nis America potrebbe fare al caso vostro.

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Carino ma generico

Mai titolo ha riassunto più efficacemente (e in maniera concisa) cosa pensiamo dell’aspetto estetico di un titolo: The Princess Guide non può assolutamente essere definito un brutto gioco, anzi, ma la costante sensazione di già visto che ne permea sia il character design sia il bestiario nemico (e qui siamo costretti a citare di nuovo Penny Punching Princess, visto il massiccio riutilizzo di asset provenienti da quel titolo) limita l’appeal visivo del prodotto.
Il buon lavoro svolto sulle principesse e sulle scene di intermezzo, così come sul doppiaggio giapponese e sulle musiche, non particolarmente varie ma sempre orecchiabili, viene quindi in parte oscurato dalla genericità dei nemici e di molte delle ambientazioni, troppo somiglianti a quelle viste altre centinaia di volte in titoli di chiara ispirazione nipponica.
Le performance su Switch si sono dimostrate buone ma non eccezionali: in modalità docked il framerate non soffre mai, tranne rarissimi casi, mentre in modalità portatile, nonostante l’abbassamento della risoluzione a 720p, abbiamo riscontrato qualche calo in più soprattutto durante le situazioni più concitate, contro i boss o con parecchi nemici comuni a schermo contemporaneamente.

+ Buona fisicità degli scontri
+ Sistema di crescita delle principesse originale
- Manca un loot system degno di questo nome
- Level design deludente
- Ripetitivo già dopo un paio d'ore

6.4

Nonostante una serie di buone idee ed un gameplay che si appoggia ad una formula che il mercato ha dimostrato di apprezzare, The Princess Guide non riesce a sfondare il muro di una sufficienza ampia a causa di scelte di game design cervellotiche, che spesso detraggono dall’esperienza invece di migliorarla. La mancanza di un loot system articolato appare di sicuro la più lampante ed invalidante, ma tutorial poco esplicativi, un level design davvero elementare e un costante senso di ripetitività non aiutano la produzione NIS America.Se, tuttavia, il grinding non vi spaventa e preferite scoprire le meccaniche di un gioco a tentativi invece che dopo l’attenta consultazione di un menu, allora potreste essere maggiormente inclini a soprassedere su queste mancanze e godervi la buona quantità di azione e battutacce che The Princess Guide porta in dote.




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