The Complex e l’azzardo della rimediazione – Recensione

Quando prendi il cinema e lo sovrapponi al videogioco ottieni più o meno della somma delle parti?

Recensione
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 31 Marzo 2020 - 13:00

Cosa succede quando metti insieme media caldi e media freddi? È da tempi non sospetti che il videogioco e il cinema si guardano e si ammiccano, con la settima arte che è sicuramente compenetrata senza mezzi termini nel videogioco, e il videogioco che – in alcuni casi – ha dato vita a dei veri e propri film interattivi. È anche il caso di The Complex, la più recente fatica firmata da Wales Interactive, che con attori in carne e ossa e alcune personalità note del piccolo schermo mira a rappresentare una nuova tappa nella rimediazione di cinema e videogioco. Ne è valsa la pena?

Non proprio Erica, più Bandersnatch

Non è certo la prima volta che vediamo un film live action trasformarsi in un videogioco: il pensiero va probabilmente subito a Erica, per citarne uno, ma la realtà è che The Complex – al di là delle sue velleità da grande schermo – non gli somiglia davvero così tanto. Somiglia di più, nella struttura e nelle decisioni lasciate in mano al giocatore, a Bandersnatch, il famoso appuntamento interattivo con Black Mirror. E somiglia, soprattutto, a Late Shift, precedente videogioco firmato proprio da Wales Interactive, dal quale eredita pienamente il design del gameplay.

The Complex e l’azzardo della rimediazione – Recensione

Vi ritrovate così a seguire le vicende della dott.ssa Amy Tenant, autrice di una scoperta scientifica a base di nano-tecnologie che, se nelle mani sbagliate, potrebbe causare danni irreparabili. La nostra protagonista, in una serie di sfortunati eventi, si ritrova chiusa nel suo laboratorio con una vecchia conoscenza, mentre inizia a domandarsi se chi l’ha finanziata per realizzare la sua scoperta volesse davvero utilizzarla per migliorare il mondo – o magari invece venderla come potentissima bio-arma.

Se la premessa non vi suona particolarmente originale, è perché probabilmente non lo è. La scrittura di The Complex propone alcuni spunti interessanti, ma rimane abbastanza scolastica nella sua struttura e soprattutto nei suoi personaggi, che non sono sfaccettati come si confarebbe a un’opera in cui la narrativa è tutto. Se Amy è probabilmente quella che gode di maggior caratterizzazione, insieme al suo collega nel laboratorio e a un altro personaggio che non anticipiamo, è anche vero che molti altri comprimari sono più monocordi e sinceramente molto prevedibili nei loro intenti.

Sì, va bene, ma come si gioca?

Citavamo una non-somiglianza con Erica, in apertura, perché nel suo caso le interazioni erano di varia natura: si potevano scegliere opzioni molteplici, o magari selezionare con cosa interagire tra le cose davanti a sé. In The Complex, invece, la struttura di gioco si basa su opzioni di scelta a tempo, che vi chiedono (un po’ sul modello dei dialoghi Telltale) di decidere cosa dire/fare tra due o più opzioni, badando bene a farlo prima che il tempo a disposizione sia scaduto. Si tratta di un’opzione in realtà disattivabile, in caso preferiate prendervi tutto il tempo per decidere, magari perché state giocando in compagnia e volete discutere delle diverse possibilità.

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Il gameplay consta, insomma, dello scegliere tra l’una o l’altra opzione, in base a cosa ritenete sia meglio fare – senza alcun QTE o analisi dell’ambiente, o enigmi da risolvere mettendo insieme degli oggetti. Ogni decisione influenzerà diversi parametri: la protagonista ha un valore di intelligenza, onestà, coraggio e via dicendo, che cambieranno in base a come vi comporterete, e che influenzeranno l’andamento delle vicende e il finale di fronte al quale vi troverete. Vale altrettanto per i rapporti con gli altri personaggi, che (anche qui in stile Telltale) possono migliorare o peggiorare, con relative conseguenze, a seconda di cosa deciderete di fare.

La presenza di scelte da compiere è abbastanza frequente, quindi raramente vi troverete davanti a sequenze in cui dovrete guardare per minuti e minuti senza poter intervenire in nessun modo. È anche vero, tuttavia, che in diversi casi gli sceneggiatori hanno attuato un po’ delle scelte “obbligate”, per cui anche decidendo di fare una cosa, accadrà qualcosa che riporterà la vicenda su un binario già stabilito. Per farvi un esempio, potreste chiedere a una persona di fare una cosa, che lo chiederebbe a un’altra, che si rivolgerebbe a una terza – che era quella che fin dall’inizio doveva essere protagonista di quella scena.

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Le ramificazioni sono comunque presenti e sono abbastanza numerose: a seconda della personalità di Amy e dei rapporti con gli altri personaggi, otterrete otto diversi finali (più uno segreto) e sbloccherete differenti scene di run in run. Mentre l’intreccio rimane grossomodo uguale, quindi, ci saranno modi diversi di arrivare a un determinato punto, anche se abbiamo riscontrato un inconveniente che azzoppa un po’ la rigiocabilità. A differenza di giochi come Detroit: Become Human, infatti, The Complex non consente di rigiocare a partire da una singola scena, il che significa che dovrete rifare tutta la run, anche se con la possibilità di saltare di opzione di scelta in opzione di scelta, per cambiare una decisione e vedere che cosa succederà.

Piccolo appunto anche per l’interfaccia: chiara e pulita nel mostrare opzioni, limite di tempo e relazioni, non lo è altrettanto nella sua sinteticità, in alcuni casi. Vi potrebbe capitare di trovarvi nel finale a scegliere un’opzione che, per amore di sintesi dell’UI, avevate frainteso, con Amy che fa una cosa completamente diversa da quella che avevate preventivato – e magari finisce ammazzata. Sarebbe stato meglio, a quel punto, spendere qualche parola in più sull’opzione, evitando magari di creare confusione nel giocatore, con la conseguenza, oltretutto, che per scegliere un’opzione diversa è necessario rigiocare tutto.

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Un film interattivo

Ci sono tante cose che funzionano, all’interno di The Complex. La recitazione è buona e conta anche su qualche volto noto, come quello di Kate Dickie (la ricorderete come Lady Lysa Arynn in Game of Thrones), mentre la protagonista è interpretata da Michelle Mylett (Bad Blood). Non sempre gli artisti sono favoriti dalla scrittura, come accennavamo: alcune reazioni sono di tanto in tanto difficili da associare a come avevamo imparato a conoscere quel personaggio, con la sceneggiatura che pur offrendo alcuni spunti di riflessione interessanti nelle sue tematiche inciampa un po’ a metà strada, quando i ritmi si diluiscono e sembra che il film-gioco stia aspettando che passi un po’ di tempo con imprevisti e strade senza uscita buttate qua e là senza troppa convinzione, prima di arrivare alle idee risolutive finali. È sicuramente un peccato, perché dalla penna di Lynn Renee (nel team che ha vinto l’Emmy per The Handmaid’s Tale) era legittimo aspettarsi qualcosa di continuativamente più brillante rispetto a una branched story che in alcuni momenti dà la sensazione di accontentarsi di fare il compitino.

Parte molto bene la regia di Paul Raschid, che pur senza strafare propone montaggi alternati capaci di far salire la tensione e riesce, con discrezione, a raccontare per immagini efficaci (merito anche di una fotografia di qualità) la disavventura della dottoressa Tenant. Non ha poi particolari picchi, con il meglio delle scelte registiche che si vede probabilmente in apertura, ma il lavoro svolto è sicuramente lodevole e aiuta notevolmente il giocatore a calarsi nell’idea di essere di fronte a un’esperienza cinematografica.

The Complex e l’azzardo della rimediazione – Recensione

Cinematografica è anche la longevità: le vicende si portano a termine in qualcosa in meno di due ore circa, con però l’alto replay value dato dalla curiosità di voler scoprire le altre possibili biforcazioni – dove, appunto, avrebbe giovato tantissimo la possibilità di ripartire da una determinata sequenza, anziché dal prologo. Il rischio, così, è che dopo aver sbloccato due o tre finali il giocatore si accontenti, anche perché molte delle biforcazioni non hanno un impatto particolarmente importante sul nocciolo delle vicende. Il prezzo è comunque tutt’altro che proibitivo: parliamo di 12,99 euro al lancio.

Sebbene doppiato solo in inglese (con squisiti accenti britannici), il gioco ha sottotitoli in italiano – anche se a tratti sarebbe meglio di no. La localizzazione, infatti, purtroppo non tiene spesso conto di genere e numero del soggetto a cui si fa riferimento, per cui vi ritroverete aggettivi al maschile per Amy, o verbi coniugati per qualche motivo al plurale per una terza personale singolare. Si tratta di inciampi che non compromettono la qualità del gioco e la sua accessibilità a chi non conosce l’inglese, ma che spezzano il coinvolgimento e possono farvi sbuffare, magari creando qualche confusione in merito a chi sia la persona di cui si parla.

+ Regia intelligente
+ Alcune buone prove del cast
+ Tanti finali e biforcazioni...
+ Localizzato in italiano...
- Alcune voci dell'UI fraintendibili
- Scrittura non sempre capace di tenere alta l'attenzione e che si accontenta un po'
- ... ma bisogna ripetere la run per scoprirli
- ... ma in modo molto distratto

6.8

The Complex è sicuramente un’esperienza interessante. Come altri prodotti di questo genere, le sue ambizioni cinematografiche, probabilmente anche nella scrittura, sono un po’ azzoppate dalla necessità di proporre molteplici opzioni di scelta al giocatore, che influenza l’andamento delle vicende e il destino dei personaggi.

Quanto proposto da Wales Interactive sa sicuramente coinvolgere e regalare qualche ora di curiosità, anche grazie a una regia intelligente e ad alcune interpretazioni degli attori abbastanza efficaci, anche se difficilmente sarete così rapiti da affrontare tante run per sbloccare ogni singola scena.

Nel complesso, parliamo di un esperimento che si piazza un po’ nel limbo in cui si è più cinema di un titolo di Quantic Dream, ma anche meno videogioco. The Complex avrebbe beneficiato sicuramente di una scrittura con un po’ più di estro e, perché no, di altre meccaniche di affiancamento a quella minimale dei dialoghi, ma siamo sicuri che si tratta di un gioco che potrà intrattenere e interessare tutti coloro che amano la contaminazione tra cinema e videogame.




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