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The Callisto Protocol | Recensione – Nello Spazio Morto

The Callisto Protocol è una delle migliori partenze in assoluto per un nuovo franchise survival horror. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

É quasi ironico pensare che a distanza di poco più di un mese dall’uscita di The Callisto Protocol arriverà il remake del primo Dead Space. Sembra quasi un passaggio di consegne, una staffetta tra quello che fu e quello che sarà, visto che Schofield è da sempre stato determinato a portare alla luce la sua visione senza più pressioni né compromessi.

The Callisto Protocol

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
survival-horror
Data di uscita:
2 Dicembre 2022
Sviluppatore:
Striking Distance Studios
Distributore:

É dunque naturale che sin dalle prime fasi promozionali, anche in virtù della paternità delle due opere, siano fioccati parecchi paragoni scomodi e soprattutto molto affrettati. Benché siano piuttosto evidenti i punti di contatto tra l’horror di Striking Distance Studios e la saga dell’ormai defunta Visceral Games, l’intenzione di seguire una nuova strada è piuttosto palese.

Sebbene The Callisto Protocol sia un survival horror classico, assai derivativo e molto conservativo, la sua natura più cinematografica e le novità del sistema di gioco puntano in direzione di una nuova genesi: quella di un titolo che vuole fare da apripista a una saga inedita in grado di diventare un punto di riferimento all’interno del genere di appartenenza.

Alla luce del rilancio in pompa magna della saga principe di Capcom, del ritorno di altri franchise illustri e di un sottobosco indie in continuo fermento, svettare non è né semplice né scontato.

Eppure The Callisto Protocol ci riesce, anche al netto di alcune sezioni non calcolate al meglio, non perfette, come la sua narrazione che aderisce ai canoni classici dei b-movie fantascientifici ma che al contempo abbraccia la sospensione finale come atto di richiamo alla curiosità, proiettandosi subito verso un futuro sconosciuto e tutto da decifrare.

The Callisto Protocol, la storia

The Callisto Protocol (lo trovate su Amazon al miglior prezzo consigliato) è ambientato nel 2320 e racconta la rocambolesca storia di Jacob Lee, che fa la spola tra la stazione Europa e la luna morta di Giove durante le sue missioni di consegna.

Subito dopo l’abbordaggio improvviso della nave su cui viaggia, a opera di sconosciuti che sembrano voler arginare un’azione di estremo pericolo e rischio, un incidente lo costringe a un atterraggio di sicurezza tra le nevi perenni del satellite. Dopo l’evento traumatico, Jacob si ritrova trasportato di peso nella prigione di Black Iron, istituto di massima sicurezza ormai completamente in preda al caos.

Subito dopo il suo arrivo, la struttura diventa la casa di mostruosità ributtanti, creature oscene, deformi e aggressive. Si tratta dei prigionieri orrendamente mutati per via di un’epidemia aliena o di un virus o di qualcosa che è sfuggito completamente al controllo della mega corporazione che controlla il centro e le strutture delle aree adiacenti. Cosa è successo davvero lì dentro? Perché Jacob è sospettato e qual è stato davvero il suo ruolo?

Nell’indagare circospetto tra corridoi attraversati da luci incerte e nebbie gelide, stazioni in completa avaria ed edifici invasi da forme di vita da incubo, il giocatore svelerà verità a lungo taciute e macchinazioni ordite nell’ombra, nel pieno stile dei grandi classici di genere.

Mentre le domande si affastelleranno nella mente del giocatore per poco meno di quindici ore di avventura, la storia si dispiegherà placidamente senza importanti sussulti né inaspettati colpi di scena, incanalandosi nel solco delle altre produzioni a tema fantascientifico senza troppe pretese.

The Callisto Protocol non verrà ricordato per la sua narrazione, che si abbarbica ai topoi del genere e non propone spunti degni di nota. Al di là di un timido accenno al concetto espanso di coscienza condivisa, e alla proiezione di visioni comuni che fanno sfumare ogni valore identitario, non si segnalano particolari guizzi.

Il finale sbrigativo con cliffhanger lascia in sospeso destini che avrebbero necessitato di un maggiore sviluppo durante l’arco di gioco, premurandosi in ultima battuta di concludere un grande atto e dare appuntamento a quello che un giorno, forse, arriverà con un secondo capitolo.

Non potremmo dunque biasimare coloro che rimarranno con l’amaro in bocca per una chiusura che tale non è. Ciò nonostante, The Callisto Protocol ha un grande controllo del racconto e punteggia sempre in modo efficace tutti i momenti di gioco, offrendo sempre situazioni che vi getteranno nello scompiglio, nell’incertezza di cosa ci sarà appena dietro l’angolo, di quale letale minaccia è pronta a mettere fine alla vostra vita nel modo più truculento possibile.

The Callisto Protocol è viscerale, violento, splatter, gore. Ed è soprattutto un survival horror autentico, che sa con perfezione come dosare l’azione che diventa frenetica per necessità e come mescolarla coi momenti più lenti e carichi di tensione, dove dovrete agire anche accovacciati senza farvi sentire ed eseguendo uccisioni furtive.

Non c’è nulla che non si sia già visto, intendiamoci, ma il modo in cui il gioco crea le situazioni è semplicemente magistrale e sempre dritto al punto. Questa natura di grande solidità si riflette anche nel gameplay puro, che eredita la base di Dead Space e implementa alcune novità che convincono appieno.

L’arte della sopravvivenza

Il sistema di combattimento di The Callisto Protocol è un misto di sparatorie, attacchi da mischia e schivate. Questi tre elementi non possono essere scissi e sono parte integrante dei metodi di sopravvivenza; escluderne uno soltanto, minimizzarne la sua efficacia o non apprendere a dovere le funzionalità previste da queste tre meccaniche vi condurrà continuamente alla morte. Sono soprattutto le schivate a dover essere apprese al più presto, perché talvolta può bastare anche un solo attacco avversario per ridurvi in poltiglia.

Oltretutto, la pesantezza di Jacob non vi consentirà di girare le spalle ai nemici e scappare via indisturbati con agilità, e questa è una precisa scelta di design che abbiamo apprezzato non poco.

I movimenti non sono quelli di un superumano addestrato al pericolo, e persino il cambio di armi avviene in tempi non celeri; figuriamoci il recupero di salute con una siringa, che vede il personaggio inginocchiarsi e inocularsi la cura con grande calma.

Tutto questo serve per farvi capire come ogni mossa debba essere ben ponderata e come ogni singolo proiettile conti (soprattutto quando giocherete al massimo delle difficoltà). A tal proposito dobbiamo segnalare una gestione del loot randomico non sempre proposta al meglio, e in alcuni scontri ci è capitato persino di rimanere sguarniti proprio nel momento del bisogno. Ci auguriamo che in futuro possa essere riequilibrato il tutto, perché qualche sbavatura, nel momento in cui scriviamo questa recensione, in effetti c’è.

Quando vedrete dei tentacoli sui corpi dei nemici, sparate immediatamente o preparatevi al peggio.

Gli attacchi in mischia risultano essere fondamentali almeno quanto quelli del vostro arsenale, e tramite il potenziamento dell’armamentario potrete reagire con colpi potenziati, sfondare difese avversarie apparentemente granitiche, rispondere istantaneamente dopo una parata e migliorare l’efficacia del danno inferto.

The Callisto Protocol vi chiede esattamente di mescolare questi tre elementi al meglio: dovrete schivare come un pugile a destra e poi a sinistra, tenendo la levetta premuta da una lato prima di un attacco e senza dover mai badare a una precisa finestra temporale.

Schivare per due volte dallo stesso lato manderà Jacob in blocco, pertanto risulta fondamentale trovare il proprio ritmo a seconda di attacchi avversari che variano in rapidità e portata. Se non sarete ben centrati può capitare di essere colpiti in pieno lo stesso, e starà dunque a voi fronteggiare con attenzione il mostro che avrete davanti.

Colpire il nemico con l’arma bianca aprirà la possibilità di eseguire un quickshot, ossia uno sparo da mandare a segno all’istante quando il mirino automatico appare. Si tratta di un’opportunità da sfruttare al meglio, perché spiana la strada per successivi colpi ben piazzati.

Non mancano nemici coriacei in grado di mandarvi subito al Creatore.

Oltretutto, alcuni nemici possono presentare dei tentacoli molesti che fuoriescono d’improvviso dal loro stomaco, chiaro avviso di una imminente mutazione in un essere ancora più potente e con maggiore salute. Inutile sottolineare come durante i combattimenti la vostra priorità numero uno debba essere proprio quella di estinguere al più presto la minaccia incombente, se non volete ritrovarvi in situazioni disperate e molto difficili da gestire.

Come in Dead Space (ecco la nostra anteprima), anche qui potrete azzoppare chi avete davanti e ridurlo a strisciare rapidamente verso di voi, avendo però una posizione predominante e maggiori possibilità di gestire il resto degli avversari con più calma.

In alcune aree vi verrà offerta la chance di eseguire uccisioni creative tramite elementi ambientali come pale che ruotano vorticosamente o spuntoni alle pareti. The Callisto Protocol prevede infatti che Jacob usi un modulo per la telecinesi, utile per avvicinare a voi i nemici o scagliarli via da un parapetto o verso punti letali che daranno vita a una pioggia di frattaglie spappolate tutt’intorno.

Il vostro incubo peggiore. Fidatevi.

Fotorealismo o no?

Durante le fasi promozionali, The Callisto Protocol (lo trovate qui in versione PS5) ha sfoggiato alcune immagini di qualità ragguardevole per quanto concerne la fedeltà dei volti, e in effetti va detto che gli sviluppatori hanno compiuto un lavoro encomiabile, perché i valori produttivi sono piuttosto alti e questo dato di fatto incontrovertibile resta evidente dall’inizio alla fine.

In modalità fedeltà il gioco fa respirare finalmente aria di nuova generazione, mentre in modalità performance, com’è facile immaginare, perde qualche dettaglio per guadagnare in fluidità. Il consiglio è proprio di optare per quest’ultima scelta, poiché ne beneficerà l’esperienza di gioco nei momenti in cui saranno necessarie azioni rapide e riflessi fulminei.

Va tuttavia ammesso che in alcuni momenti davvero assai sporadici c’è qualche piccolo calo di frame, soprattutto in zone in cui l’effettistica diventa imponente, gli scenari hanno parecchi elementi in movimento e i nemici abbondano.

Niente di grave, sia chiaro, ma considerando che The Callisto Protocol è talmente lineare da non necessitare nemmeno di mappe, forse si poteva fare qualcosa in più con l’ottimizzazione. Fermo restando che le patch dovrebbero sistemare la problematica in tempi brevissimi, lo stesso dovrebbe avvenire coi grossi problemi di localizzazione a cui abbiamo testimoniato.

In sostanza, il mixaggio della lingua italiana aveva volumi completamente sballati, con battute urlate e altre che non si sentivano nemmeno. Il tutto, mentre i personaggi erano fuori sincrono e i sottotitoli talvolta nemmeno apparivano. Una patch ha mitigato in parte in problema, ed esattamente al day-one ci è stato assicurato che l’utente finale non dovrebbe notare discrepanze o evidenti differenze con la controparte originale. Non si tratta di problemi imputabili a Striking Distance Studios, questo è evidente, ma è bene raccontarvi come durante la nostra prova qualche sbavatura ci sia stata.

Il design dell’audio 3D è invece di alto livello, e giocare The Callisto Protocol con delle ottime cuffie vi immergerà in ambienti e situazioni di gioco davvero ad alta tensione.

Tra rumori inquietanti di mostri che si muovono lungo le condutture prima di sbucare da tombini, lunghe note sospese che alimentano l’ansia, una fedeltà dei rumori ambientali e dei materiali pressoché perfetta e tutta una serie di accorgimenti tecnici di alto livello, The Callisto Protocol ha avuto la spinta decisiva per essere il primo ottimo capitolo di una serie dal grande potenziale e dal futuro molto roseo.

Versione recensita: PS5

8,3

The Callisto Protocol

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
The Callisto Protocol non tradisce le attese e si rivela un horror di grandissima qualità. Nonostante sia derivativo e molto conservativo, dimostra di avere un sistema di combattimento solido e appagante, un comparto tecnico finalmente al passo coi tempi e tutto quello che un titolo del genere dovrebbe avere per soddisfare gli appassionati più esigenti. Ha certamente qualche spigolo da smussare, ma con una base del genere e con Schofield (e non dimentichiamo Steve Papoutsis) saldamente al comando, libero di creare senza più limitazioni e finalmente in grado di imprimere la direzione che un creatore dovrebbe sempre decidere in piena autonomia, il futuro del survival horror di matrice statunitense è nelle migliori mani possibili.

Pro

  • Sistema di combattimento solido e appagante, con meccaniche miste che funzionano alla grande
  • Tecnicamente all'avanguardia, sia dal punto di vista grafico che da quello del design dell'audio
  • Truce e violento, con un bestiario degno di nota e una grande atmosfera

Contro

  • Chiaramente derivativo e molto conservativo
  • Estremamente lineare, al punto che non esiste nemmeno una mappa
  • Piccole sbavature nel frame rate e nel mixaggio audio in lingua italiana (in attesa di altre patch risolutive)
8,3