The Beast Inside, l’eredità del male – Recensione

The Beast Inside racconta due storie parallele che s'intersecano, dimostrando anche la duplice natura dell'opera. Ecco la nostra recensione.

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 1 Novembre 2019 - 13:33

Che The Beast Inside avesse delle grandi potenzialità lo avevamo già intuito nel corso della demo giocata un anno e mezzo fa. Lo avevamo prematuramente accostato a P.T. e ad altri horror classici in prima persona, ma abbiamo scoperto con piacere che l’opera dei polacchi Illusion Ray è ben più della somma delle sue parti, e offre una storia che fa della sua dicotomia il suo miglior pregio. Non si premura di innovare il genere, perché in fondo non è questo l’obiettivo degli sviluppatori; al contrario, vuole accompagnare il giocatore in un ottovolante di orrori, tragedie familiari e terribili vicende nate più di un secolo fa.

The Beast Inside e le Follie dell’Uomo

The Beast Inside costruisce un doppio scenario entro cui si muovono i due protagonisti della storia: Adam, nel 1979 e Nicholas, nel 1864. Tra i due attori della vicenda intercorrono più di cento anni di distanza, eppure si rivelano essere molto più vicini di quanto si possa immaginare, perché i misteri sepolti riemergeranno d’improvviso e creeranno tra i due un legame immediato e pericoloso.
The Beast Inside salterà spesso da un personaggio all’altro alla fine di ogni capitolo, raccontando in parallelo le disavventure dei due.

The Beast Inside, l’eredità del male – Recensione

Da una parte c’è Adam, un crittoanalista del governo americano incaricato di decrittare i messaggi dell’Unione Sovietica proprio durante il periodo della Guerra Fredda. Adam decide tuttavia di passare un po’ di tempo assieme alla moglie incinta nella vecchia casa di famiglia, immersa nel bel mezzo di un ambiente bucolico e isolato dal mondo. Tutto sembra procedere alla grande, fin quando Adam non s’imbatte casualmente in un vecchio diario mentre cerca della vernice in soffitta. Mentre inizierà a leggere, l’azione si sposterà su Nicholas, assumendo connotati decisamente più cupi e spaventosi, con un cambio d’atmosfera piuttosto netto. Proprio con Nicholas vi aggirerete nella casa immersi nel buio completo, col solo ausilio dei fiammiferi e di una vecchia lampada ad olio a rischiararvi il cammino, mentre rumori sinistri, inquietanti apparizioni e scarejump saranno gli ingredienti di base per le sezioni sostanzialmente meglio riuscite per il genere di appartenenza.

The Beast Inside, l’eredità del male – Recensione

Il rischio che possiate rimanere a brancolare nel buio è pressoché nullo, dato che le risorse non mancheranno mai e il gioco è talmente lineare da non lasciare troppo spazio alle peregrinazioni alla cieca. Anche all’esterno, dove The Beast Inside vi spingerà a più riprese per indagare sugli eventi, scoprire i segreti sepolti e scoprire la verità in edifici differenti da quello iniziale, non c’è questo pericolo. Ce ne saranno però altri, alcuni dei quali da affrontare anche con un revolver. Sappiate però che The Beast Inside non è assolutamente un horror che vi lascia ricorrere spesso alle armi per abbattere le minacce, poiché ha un’impostazione completamente diversa e più orientata verso l’esplorazione e l’efficacia dell’atmosfera.

Due di Due

Nei panni di Adam, The Beast Inside rivela tutta la sua natura bifronte, avventurandosi più nel campo del thriller e mettendo da parte l’orrore puro. Non solo le sezioni di gioco sono sostanzialmente tutte diurne, ma anche le azioni da compiere indicano tutte verso quella direzione. Si consideri ad esempio la presenza di un particolare dispositivo chiamato localizzatore quantico, in grado di far vedere attraverso uno schermo a tubo catodico le tracce residue di chi si trovava in dei luoghi specifici. Vedere le cosiddette nuvole quantiche non è sempre possibile, e sarà il gioco a obbligarvi ad usarlo nei momenti in cui è previsto, dando vita ad alcune brevi fasi investigative.

The Beast Inside, l’eredità del male – Recensione

Le fasi in questione prevedono dapprima una ricerca, indirizzata dalla percentuale di vicinanza visibile sullo schermo e dall’allineamento di due linee verdi verso la parte alta centrale, che lasciano intendere chiaramente quale sia la direzione da seguire. Una volta raggiunto il luogo ed aver effettuato la scansione, è possibile che troviate delle interferenze. Starà dunque a voi caricare il localizzatore quantico e sparare addosso alle masse che disturbano il segnale: il tutto, sempre attraverso lo schermo, perché a occhio nudo non vedrete letteralmente nulla.

Graficamente The Beast Inside ha ben poco da invidiare alle altre produzioni del genere, e sfrutta anche la tecnica della fotogrammetria per rendere il più possibile realistici gli ambienti esterni. Lo stesso non si può dire per la modellazione poligonale dei volti, o delle rare animazioni che s’intravedono durante certe scene. Ottimi invece gli enigmi: alcuni complessi, altri più immediati, per un equilibrio ben dosato che saprà soddisfare chiunque.

+ Buona storia, che approfondisce le vicende di due personaggi in due epoche diverse e lontane
+ Sezioni horror molto riuscite...
+ Enigmi e sezioni investigative stimolanti
- ... Ma alcuni scarejump erano evitabili
- A volte l'amalgama è poco coeso

7.8

The Beast Inside riesce piuttosto bene a presentare la sua duplice natura, offrendo al giocatore sia alcune dinamiche da thriller investigativo, sia quelle inequivocabili dell’orrore puro fatto di atmosfere asfittiche e cariche di tensione. Talvolta l’amalgama non è propriamente riuscito, e si notano anche alcune situazioni di gioco un po’ pretestuose; tuttavia nelle circa sette-otto ore che impiegherete per portarlo a termine, vi renderete conto di avere tra le mani uno dei migliori horror di fine anno.




TAG: the beast inside

Bestseller No. 1