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Immagine di Tannenberg Recensione | Un FPS dal fronte orientale

Recensione

Tannenberg Recensione | Un FPS dal fronte orientale

Un FPS tattico dal fronte

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Avatar di Daniele Spelta

a cura di Daniele Spelta

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 12/03/2019 alle 08:55
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  • Pro
    • La modalità Manovra vale di per sé il prezzo del biglietto
    • Molta cura sul contesto storico
    • Si respira la tensione ad ogni passo
    • Vengono esaltati il gioco di squadra e la collaborazione
  • Contro
    • I server iniziano già ad essere delle lande desolate
    • L'AI spesso compromette l'esito dei match
    • Le differenze tra le classi e le divisioni sono minime

Il Verdetto di SpazioGames

7
Tannenberg segue la scia di Verdun e lo fa scrollandosi di dosso l'etichetta di semplice copia 1:1 con qualche ritocco grafico dovuto alla differente ambientazione. Le basi sono le medesime e tutto ruota attorno alla componente multiplayer, esaltata dagli scontri serrati e tattici della modalità Manovra, ma gli scenari del fronte orientale della Prima Guerra Mondiale rimescolano le carte e si distanziano con forza dalle strette trincee dell'Europa occidentale. Il grosso dubbio non è legato al gioco in sé, ma ad una base utenti già pericolosamente bassa a pochi giorni dall'uscita dall'accesso anticipato e che inficia pesantemente sulla qualità dei match, quando non arriva ad azzerare del tutto intere modalità di gioco.

Lontano dai clamori di Apex Legends, dai balletti di Fortnite e dalle tute luccicanti di Anthem, Tannenberg ricuce il filo nostalgico con gli FPS tattici di una volta riportando il giocatore, come suggerisce lo stesso nome, lungo il fronte orientale della prima guerra mondiale. Dopo la positiva esperienza di Verdun, M2H Game Studio e Blackmill Games mantengono intatta la natura esclusivamente multiplayer della loro creatura, ma spostano il focus dell’attenzione e passano dalle lunghe trincee che hanno solcato il confine franco-tedesco agli scontri che hanno coinvolto l’Asse e l’Intesa dalla Prussia Settentrionale fino ai campi della Galizia.

Tannenberg

Come il suo predecessore, anche Tannenberg si pone in completa antitesi rispetto ai frenetici shooter moderni, anche se paragonato con il “contemporaneo” Battlefield 1, e propone uno stile di gioco molto più lento e ragionato, che premia il gioco di squadra e punisce ogni tentativo di eroica gloria personale. Il team di sviluppo ha cercato di dare un’esperienza di gioco verosimile – ovviamente nei limiti dovuti – partendo da una ricostruzione storica fedele degli scenari di guerra, sia nella realizzazione delle mappe sia nelle uniformi e nelle dotazioni degli schieramenti. Scordatevi dunque mirini olografici, colpi a ripetizioni, armature e via dicendo, perché le circa cinquanta armi presenti nel titolo sono l’esatta riproposizione digitale di quelle viste nel ‘14-’18: si va dalle carabine ai Winchester M1915, passando per il Gewehr in dotazione all’esercito tedesco e il Mosin-Nagant russo. Anche le animazioni sono state studiate nel dettaglio e contribuiscono a generare un’atmosfera tanto affascinante quanto terribile, con i lunghi e articolati tempi di ricarica che spesso sono sinonimo di morte durante uno scontro a fuoco.

Divisi ai due lati opposti dello scontro si trovano i vari plotoni e le divisioni che hanno tristemente combattuto nelle battaglie del fronte orientale, come appunto a Tannenberg, ai laghi Masuri o, ancora, a Łódź: ci sono le truppe austro-ungariche, la fanteria tedesca, quella russa e anche unità meno celebri, come quelle romene o bulgare. Ciascuna fazione è stata studiata nel minimo dettaglio ed è impreziosita dai dettagli delle uniformi e dai gridi di battaglia nelle varie lingue originali che riecheggiano in mezzo alle pallottole.

tannenberg scene

L’adozione di queste fazioni non ha garantito solo un’adeguata contestualizzazione storica, ma ha permesso anche l’introduzione di alcune caratteristiche uniche che differenziano i vari plotoni e, a loro volta, le divisioni che ne stanno alla base. I ruoli sono abbastanza canonici, come la semplice fanteria o le unità di assalto e di supporto, che permettono ad esempio l’utilizzo di granate, colpi d’artigliera o l’impiego dei tristemente noti gas letali. Inoltre, ogni plotone ha i suoi bonus specifici ma in realtà, quando i proiettili saettano vicino alle orecchie e i timpani fischiano per l’ennesima granata, queste differenze risultano pressoché impercettibili.

La Prima Guerra Mondiale raccontata da Tannenberg è fatta di masse di fanteria che si scontrano per ogni porzione di mappa, dalle buche di fortuna scavate nella Polonia orientale fino alle chiese in legno cadute a pezzi in Galizia. Siamo agli opposti rispetto alle kill streak, alle uccisioni spettacolari o alle corse all’impazzata attraverso le file nemiche, perché qui si va giù con niente e basta un singolo colpo per finire con la faccia in mezzo al fango accanto alla carcassa di un cavallo putrescente. Non c’è niente di spettacolare in Tannenberg e forse è giusto così, si avanza con la pancia a terra per non essere l’ennesima vittima anonima di uno scontro insensato e la maschera va sempre tenuta a portata di mano perché non si sa da dove potrebbe venire il prossimo attacco con il fosgene.

L’unico vero elemento di spettacolarizzazione che poteva trovare spazio lungo il fronte orientale era una distruzione ambientale figlia dell’incessante e martellante fuoco di copertura dell’artiglieria. Nessuna traccia inoltre di mezzi come carri o altri veicoli che avrebbero potuto rendere più vario e diversificato il gameplay, ma che allo stesso tempo sarebbero stati delle forzature storiche abbastanza evidenti.

La modalità di gioco che meglio restituisce questo feeling claustrofobico e carico di tensione è quella denominata Manovra, dove 64 giocatori, divisi in due schieramenti da 32, si danno battaglia per controllare i punti di interesse di ampie mappe. L’obiettivo di queste partite è l’erosione di tutti i punti risorsa della squadra avversaria tramite l’occupazione delle varie zone, oppure la conquista del quartier generale nemico. Nonostante siano solo sei, gli scenari sono protagonisti assoluti in questi scontri e spiccano per il loro design vario ed articolato, composto da linee difensive, postazioni d’artiglieria e qualche casa diroccata diventata il covo perfetto per i cecchini. Le mappe si differenziano in modo evidente rispetto a quelle presentate in Verdun, con le distese coperte dal grano e le morbide colline dell’Europa dell’est che prendono il posto delle buie ed asfissianti trincee.

Il cambio di prospettiva non ha comunque abbassato di una virgola la drammaticità della guerra e correre assieme ai propri sventurati compagni per occupare un punto d’osservazione regala sempre gli stessi brividi, con un alone di morte che circonda ogni singolo passo. L’ottimo sound design restituisce anche esso sinistre sensazioni, con il suono incessante delle mitragliatrici che preannunciano l’ennesima morte o il respiro che si fa sempre più affannoso mentre sale dalla terra un gas letale.

Tannenberg non è solo un FPS immersivo, ma è anche un gioco estremamente tattico: gli obiettivi disseminati lungo le mappe non sono delle semplici X, ma ciascuno di essi garantisce preziosi bonus e rinforzi, come il supporto dell’artiglieria, munizioni aggiuntive o ricognizioni oltre le linee nemiche. Gettarsi col petto all’infuori contro i proiettili nemici equivale a morte certa e, per meglio coordinarsi con la propria squadra, sono presenti una serie di comandi rapidi indispensabili per pianificare al meglio le larghe manovre da svolgere lungo il fronte.

Questa modalità riesce sempre a regalare scontri tesi e incerti fino all’ultimo, ma su cui pende costantemente una pesante incognita: il numero dei giocatori. A pochi giorni dal lancio, la base utenti è infatti pericolosamente bassa e non è raro che metà della propria squadra o dello schieramento nemico sia fatta da bot dall’intelligenza non proprio impeccabile. Vuoi per un modo di agire fin troppo prevedibile, vuoi per dei riflessi non eccelsi, quando un team pende pericolosamente verso una maggioranza di unità guidate dalla CPU è facile che vada incontro ad una sconfitta cocente. L’asticella della frustrazione si alza ad ogni morte causata dallo scarso aiuto dei propri compagni-robot e, a pochi passi dall’ennesima delusione, non resta altro da fare se non abbandonare una nave destinata ad inabissarsi.

All’avvio della partita fa un po’ tristezza vedere come solo uno o al massimo due teatri di guerra siano popolati in modo sufficiente, mentre sul resto delle mappe cala un sinistro silenzio. La situazione peggiora poi se si osservano le altre due tipologie di partite: logoramento e deathmatch. Nella prima lo scopo è eliminare tutti i soldati avversari, mentre la seconda modalità è il classico tutti contro tutti, ma in realtà bisognerebbe dire che è un triste nessuno contro nessuno, visto che sono più le volte in cui il contatore dei giocatori presenti indica lo zero assoluto.

Tannenberg non ha pesanti difetti intrinsechi, con il suo incedere lento e spietato non è un titolo adatto a tutti, ma quello che realmente preoccupa è la desolante prospettiva di un futuro fatto di bot. Sarebbe davvero un peccato, perché il gioco di M2H Game Studio e Blackmill Games propone una via differente rispetto alla massa informe di shooter moderni e, pur non facendo gridare al miracolo, restituisce anche un colpo d’occhio più che piacevole, soprattutto durante le partite notturne o in condizioni climatiche estreme, come fitte nevicate i quando il cielo si fa grigio e si tinge degli stessi cupi colori della guerra.

+ La modalità Manovra vale di per sé il prezzo del biglietto

+ Molta cura sul contesto storico

+ Si respira la tensione ad ogni passo

+ Vengono esaltati il gioco di squadra e la collaborazione

- I server iniziano già ad essere delle lande desolate

- L'AI spesso compromette l'esito dei match

- Le differenze tra le classi e le divisioni sono minime

7.0

Tannenberg segue la scia di Verdun e lo fa scrollandosi di dosso l’etichetta di semplice copia 1:1 con qualche ritocco grafico dovuto alla differente ambientazione. Le basi sono le medesime e tutto ruota attorno alla componente multiplayer, esaltata dagli scontri serrati e tattici della modalità Manovra, ma gli scenari del fronte orientale della Prima Guerra Mondiale rimescolano le carte e si distanziano con forza dalle strette trincee dell’Europa occidentale. Il grosso dubbio non è legato al gioco in sé, ma ad una base utenti già pericolosamente bassa a pochi giorni dall’uscita dall’accesso anticipato e che inficia pesantemente sulla qualità dei match, quando non arriva ad azzerare del tutto intere modalità di gioco.

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