Super Smash Bros. Ultimate Recensione | Ad uno smash dalla perfezione

Tocca a Super Smash Bros. Ultimate chiudere il 2018 delle grandi uscite dell’industria dei videogiochi. Un’annata che non ci ha fatto prendere fiato per un solo istante, e che dal gennaio di Monster Hunter World e Dragon Ball FighterZ non ha smesso mai di farci agognare il Videogioco del Momento®, piccoli scivoloni a parte qua e là (non ultimo, Fallout 76). Quando manca poco al calare del sipario, lo insegna il mondo dello spettacolo, bisogna esibirsi nel numero più importante, il proverbiale gran finale che rimane impresso negli occhi e che gli spettatori porteranno a casa nel cuore una volta finito lo show. Una sfida che la nuova iterazione di uno dei franchise più importanti di Nintendo raccoglie con vigore ed eleganza, proprio come farebbe un ballerino pronto a chiudere la coreografia più importante della sua vita.

Dall’esordio nel 1999, Super Smash Bros. si è esibito in un percorso di crescita virtuoso, di quelli che raramente si sono visti nell’industria del videogioco. Pensateci, quante IP videoludiche possono vantare iterazioni che hanno oggettivamente (perché di mera analisi si tratta) alzato la propria asticella da un capitolo all’altro senza mai fermarsi? L’intuizione geniale di Masahiro Sakurai di creare un picchiaduro per Nintendo 64 in cui gli stessi personaggi della Casa di Kyoto erano impegnati a darsele di santa ragione; l’imprevedibile evoluzione dell’epoca GameCube, pronta a regalare l’alta definizione ed a creare una scena competitiva internazionale che non ha fatto altro che crescere; l’approdo sulla console più venduta di sempre, ed infine quello sull’hardware più sfortunato. Super Smash Bros. non si è mai fermato un attimo, e Super Smash Bros. Ultimate rappresenta inequivocabilmente la summa di tutta la storia pregressa, la sublimazione del lavoro in termini di contenuti e gameplay che Sakurai ha sempre cercato nella sua carriera lavorativa e che – spoiler – stavolta è riuscito a raggiungere senza prestare il fianco a nessuna criticità.

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E non solo, perché Ultimate rappresenta l’apoteosi ma anche la celebrazione della sua storia. Al di là dell’ormai celebre leit-motiv everyone is here!, l’iterazione per Nintendo Switch non perde mai l’occasione per omaggiare il suo passato, con easter egg e citazioni (occhio alla nuova Smash Finale di Yoshi…) che danno ad Ultimate quasi un aspetto da gran finale, una sorta di punto di arrivo a cui è oggettivamente difficile chiedere di più.

Verrebbe da pensare che dopo il quantitativo di Nintendo Direct dedicati (che, ad occhio, sfiorano le due ore di contenuti) non ci sia più niente da dire su Ultimate. A meno che abbiate volutamente evitato di sapere la qualsivoglia informazione al riguardo, di Ultimate conosciamo il numero e l’identità di tutti i personaggi del roster, così che alcuni dei veterani sono stati rivisti in termini di moveset, il numero di scenari e modalità di gioco, ed anche che c’è una nuova modalità single player tutta da scoprire, La Luce della Speranza. Ebbene, proprio su quest’ultima modalità c’è molto da dire, invece.

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Bentornati negli United States of Smash

Partiamo dai personaggi, dal gameplay, ed in generale da tutto quello che si può fare in Super Smash Bros. Ultimate. Il presupposto è che ovviamente le fondamenta della formula di gioco sono le stesse di sempre, ma con qualche chicca in più per rendere ancora più malleabile l’esperienza. Da sempre, infatti, Super Smash Bros. è riuscito a parlare a tanti tipi di giocatori, rivelandosi contemporaneamente un party game ed un picchiaduro tecnico. In Ultimate aumentano le opzioni relative ad entrambe le parti della duplice natura del titolo.

La Mischia si arricchisce di molte impostazioni per poter creare qualsiasi tipo di partita. Ritornano tutti i modificatori di stato dei personaggi; ai quali si aggiungono l’inedita possibilità di effettuare la transizione da uno scenario all’altro durante la partita (casualmente o con un timer): una serie di handicap ed impostazioni per bilanciare il match per i giocatori meno esperti, che vanno dall’applicazione degli Spiriti alla possibilità di attivare un bonus ai danni ed alla difesa per i giocatori che sono in svantaggio. Tutto ciò applicabile ai tre tipi di partite disponibili da sempre: stock di vite, energia, partita a punti classica. Una nota interessante: finalmente è possibile salvare le proprie impostazioni predefinite creando dei set prestabiliti, che si possono anche rinominare, in modo da non dover ogni volta frugare nelle impostazioni per creare la partita preferita.

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Tra le opzioni di Mischia Speciale c’è anche l’inedita ed interessante Mischia Totale (personalizzabile oltremodo, anche in questo caso): di partita in partita, i giocatori dovranno scegliere un nuovo personaggio che al termine di ogni scontro verrà poi eliminato dal roster, il tutto fino al raggiungimento del punteggio prestabilito, del numero massimo di incontri, oppure ad oltranza se non avrete particolari necessità competitive. Infine lo Smash di Gruppo (anche in questo caso, pienamente modificabile), altra modalità inedita che è contemporaneamente perfetta per gli scontri 1v1 ma anche per un gruppo (da lì il nome) numeroso di giocatori. Si formano due squadre da 3 o 5 eroi, le quali dovranno sfidarsi in serratissimi match con tre impostazioni possibili: a staffetta, dove alla sconfitta di un eroe ne entra subito un altro in gioco; ad eliminazione, in cui dopo un KO il vincitore affronterà l’avversario successivo in un nuovo incontro; a duelli, dove gli scontri saranno stabiliti dall’inizio e toccherà ai personaggi successivi darsi battaglia nell’ordine stabilito. Si adatta bene ai duelli tra due giocatori quanto ai gruppi perché l’ordine di piazzamento dei personaggi, e quindi dei giocatori, viene selezionato in modo segreto così che non si sappia fino al momento dello scontro chi dovrà affrontare chi.

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Cosa manca? L’editor degli scenari, che non è una grossa perdita in fin dei conti visto il quantitativo di arene presenti in Ultimate. Non ce l’hanno fatta neanche gli Eventi, ma c’è una Modalità Classica (affrontabile anche a fianco di un amico) che è personalizzata per ogni lottatore, con scontri ed avversari scelti appositamente secondo un tema specifico e contestualizzati anche a livello “narrativo”. Bayonetta affronterà tutti nemici con le ali, a simulare le carneficine di angeli che fa nelle sue avventure, Ryu affronterà solo incontri ad energia visto che in Street Fighter si finisce KO in questo modo, il Trainer di Wii Fit dovrà scontrarsi con una serie di personaggi in carne, e così via. Mancano anche l’Home-Run Contest e la modalità All-Star, dove quest’ultima è stata convertita in una delle possibilità offerte dalla Mischia Multipla (quella che i veterani conoscono come Multi-Man) in cui si affrontano tutti gli eroi del roster in un’unica partita, che a sua volta affianca la classica Mischia contro 100 e la Mischia Spietata (stavolta ancora più Cruel che in passato). Ritorna ovviamente la possibilità di creare i propri guerrieri Mii, così come tutto il set di impostazioni per attivare e potenziare i Personaggi Statuetta con gli amiibo, che stavolta potranno essere potenziati anche con gli Spiriti. Ritorna anche il Forziere, e la sua natura enciclopedica fatta di guide, collezione di statistiche, raccolta di pezzi della colonna sonora (sugli scudi i clamorosi riarrangiamenti delle tracce di Castlevania ed una quantomai bondiana Snake Eater), raccolta di replay e creazione di video personalizzati da quelli salvati, e la Vetrina.

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Prima di passare alla parte più tecnica di Super Smash Bros. Ultimate, una breve parentesi per quanto riguarda le periferiche di input. Abbiamo giocato al titolo prevalentemente con dei controller originali per GameCube, alternando di tanto in tanto delle sessioni in modalità portatile e con il Grip. Ovviamente il pad del cubetto di Nintendo si dimostra la soluzione migliore, insieme ad un Controller Pro, per affrontare le sessioni più lunghe e serrate. Tuttavia segnaliamo un’ottima resa del Grip e dei Joy-Con attaccati alla console che possono costituire dei palliativi molto validi. Altrettanto sorprendente il feedback con i Joy-Con singoli che risultano molto meno fastidiosi del previsto per delle sessioni di gioco al volo, e sono utili per avvicinare magari i giocatori più giovani al gioco, ma rimangono sconsigliabili nel caso ci si prepari a giocare parecchio.

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Per i nuovi e vecchi amici

Per gli smasher dalla scorza più dura, Super Smash Bros. Ultimate nasconde delle sorprese. Per prima cosa, ogni scenario è attivabile in modalità Omega oppure Rovine, ovvero le versioni da torneo con terreno piatto, senza pericoli ambientali, rispettivamente senza o con le sole tre piattaforme posizionate “a triangolo”. Poi, per la prima volta, ad accompagnare i giocatori c’è una ricca guida che spiega non solo i fondamentali del gioco, ma anche le tecniche più avanzate così come il funzionamento delle mosse speciali di ogni singolo personaggio.

Un salto in avanti notevole per la serie che, pur avendo accompagnato sempre con attenzione i giocatori nell’apprendimento delle sue regole, non ha mai proposto una guida così dettagliata. In questo modo si apprezza ancor di più ciò che Super Smash Bros. Ultimate ha da offrire, come lo Scudo Perfetto che è un sistema di parry che gli appassionati di picchiaduro troveranno subito nelle proprie corde, che consiste nel rilasciare il pulsante dello scudo nel momento esatto in cui l’avversario lo colpisce, così da avere una finestra per contrattaccare immediatamente. A differenza del contrattacco dei personaggi del mondo di Fire Emblem, oppure Shulk e Palutena, lo Scudo Perfetto lascia l’avversario immobile per un attimo (nel caso si venga colpiti in corpo a corpo), dando una finestra di input per entrare con la propria combo. Si tratta di qualcosa che nella mischia più balorda è difficilmente applicabile, ma che siamo sicuri genererà dei match ad alto tasso di abilità ed adrenalina per quanto riguarda la scena competitiva.

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Oltre a questo, è possibile consultare dal menù di pausa le mosse speciali di ogni personaggio anche durante la partita. Personaggi il cui quantitativo è spropositato (74 il conteggio finale, inclusi gli Eco ed i Lottatori Mii), da sbloccare partendo da una lista iniziale di otto composta da coloro i quali accoglievano i giocatori in Super Smash Bros. 64, ovvero Donkey Kong, Fox, Kirby, Link, Mario, Pikachu, Samus e Yoshi, e che sono stati in parte rielaborati. Prendiamo ad esempio Link viste le differenze importanti rispetto ai capitoli precedenti, che sta a Super Smash Bros. Ultimate come Goku sta a Dragon Ball FighterZ se vogliamo, ed è presente in tre versioni: adulto, bambino e cartone. La versione adulta in particolare – che per estetica riprendere il modello di Breath of the Wild – è stata aggiornata per renderla meno simile a quelle infantili: la bomba funziona come nell’avventura per Switch ed esplode solo ad una seconda attivazione del comando; il danno dello smash laterale è stato diminuito in favore della maggior potenza dell’attacco aereo standard e della freccia; non ha più il rampino, che era una soluzione strategica non indifferente per le prese e per tornare più facilmente in campo aggrappandosi al bordo.

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Ci sono altre considerazioni importanti da fare riguardo le dinamiche di gioco in Super Smash Bros. Ultimate, perché ci sono tante cose da esplorare ed analizzare. In termini di velocità, Ultimate è leggermente più dinamico di Smash 4 (ne giovano maggiormente i personaggi lenti come Bowser, Donkey Kong e King Dedede): i salti sono più veloci, ed è di nuovo possibile effettuare le schivate a terra oppure in aria. È impossibile effettuare il wavedashing, anche perché le schivate effettuate in successione vengono penalizzate rallentandone l’esecuzione (lasciando quindi il personaggio molto più vulnerabile) in maniera esponenziale fino a sei volte. Se si viene colpiti si mantiene lo stesso orientamento come in un picchiaduro classico, mentre in passato il personaggio veniva girato nella direzione dell’assalitore in maniera automatica. Quando si finisce fuori dallo schermo, Ultimate mostra la posizione di ogni personaggio con una mini-mappa che appare in sovraimpressione sull’angolo, così da capire esattamente la portata di ogni colpo e facilitare il rientro (e contemporaneamente la difesa del bordo da parte dell’avversario). Infine, nelle battaglie 1vs1 i danni inflitti vengono leggermente aumentati così da generare scontri più veloci.

Insomma, c’è di che mettersi a studiare per i giocatori più appassionati, ed anche i nuovi personaggi presentano dei moveset costruiti con un perfetto bilanciamento tra estetica e funzionalità. Ken ha la possibilità di cancellare addirittura alcune sue mosse, Ridley è un bel manzo da cui guardarsi in grado di coprire lunghe distanze in velocità, così come Incineroar che pur essendo grosso è tutt’altro che lento e poco dinamico, Simon e Richter hanno le smash laterali con l’hitbox più lunga di tutto il roster e sarà interessante vedere come questo influirà nella scena competitiva. Esclusi i personaggi Eco – che in alcuni casi sono pur dotati di moveset interessanti – l’effetto clone che caratterizzava da sempre il roster di Smash è stato affievolito notevolmente.

Spirito della battaglia

Dopo il tentativo con l’Emissario del Subspazio in Brawl, non c’è più stata una modalità single player classica, un’avventura in piena regola. Neanche La Luce della Speranza di Super Smash Bros. Ultimate lo è, in un certo senso. Non c’è infatti una narrativa troppo presente nella modalità single player che ospita gli Spiriti, i nuovi “collezionabili” che sostituiscono i classici trofei. Kiaran è un villain che non ha volto, non parla, ma si presenta solo con la serafica forma che abbiamo già avuto modo di vedere durante il primo trailer in uno degli ultimi Direct, ed una volta che la stessa cutscene si ripropone al giocatore al primo avvio dell’avventura è tempo di buttarsi negli scontri.

La Luce della Speranza rappresenta infatti una serie di battaglie da affrontare senza nessun tipo di cutscene all’interno, nessun dialogo tra personaggi, e giusto alcuni filmati verso la fase finale dell’avventura. Iniziando nei rotondi panni di Kirby, lo scopo della modalità è esplorare una mappa alla ricerca dei compagni caduti, catturati e convertiti dal perfido Kiaran, e nel frattempo raccogliere gli Spiriti di tutte le altre entità che compongono “l’universo espanso” di Nintendo (e non solo). La Luce della Speranza è anche il luogo dove le citazioni, gli omaggi e gli easter egg si sprecano.

A partire dalla mappa in sé, rappresentata come fosse quasi una plancia di un gioco da tavolo, dove di tanto in tanto sarà possibile vedere oggetti, nomi e luoghi cari ai fan della Grande N. Ma non solo, alcune sezioni della stessa sono costruite proprio per omaggiare le avventure più importanti dei franchise della Casa di Kyoto, e senza volervi rovinare la sorpresa della scoperta (di sorprese, fidatevi, ne troverete tante), citiamo la sezione dedicata a Castlevania, che trasforma la mappa in un platform 2D e strizza l’occhio più volte alle avventure del Clan Belmont, oppure la riproposizione della Gourmet Race di Kirby.

Ma come funzionano gli Spiriti? Immaginate una fusione tra i Pokémon ed i persona di… Persona. Ogni Spirito può appartenere a quattro categorie, una neutra ed altre tre (attacco, difesa, presa) che si rapportano tra di loro con un sistema carta-sasso-forbice. Inoltre lo Spirito fornisce un bonus di attacco e difesa, a volte un’abilità propria, e può contenere da uno a tre slot per gli aiutanti, degli Spiriti “minori” che garantiscono degli ulteriori bonus, capacità ed aiuti. Infine, gli Spiriti possono essere riciclati (in seguito possono essere recuperati attraverso un tabellone di sfide esterno all’avventura, che vi permetterà di sbloccare dei singoli Spiriti) sacrificandone alcuni ottenendo una basetta che potrà essere utilizzata per potenziare notevolmente un altro Spirito dello stesso tipo, che normalmente si può potenziare con gli Snack, ovvero degli oggetti di varia intensità che si raccolgono durante l’avventura. I più potenti, infatti, potranno evolversi in maniera organica e coerente, sbloccando nuove abilità una volta raggiunto il livello 99, dove lo Spirito di Dazel diventerà la Zelda di Wind Waker e Naked Snake diventerà Big Boss, per fare un paio di esempi.

Intorno a questa dinamica ruotano gli incontri della modalità avventura di Super Smash Bros. Ultimate: al collezionare, potenziare e calibrare gli Spiriti per affrontare al meglio ogni battaglia. I combattimenti sono il cuore pulsante di questa modalità, costruiti con una cura per l’esposizione che ha del maniacale. Per quanto riguarda il gameplay capiterà di avere a che fare con terreni incendiari, terremoti, nemici d’acciaio, giganti, che possono diventare invisibili o invulnerabili per un po’, e qualsiasi altra combinazione di regole vi possa venire in mente. Gli Spiriti serviranno proprio a disinnescare i pericoli, a donare bonus ai danni oppure oggetti con cui iniziare lo scontro, tutto questo insieme ad uno skill tree generico per l’avventura, che potrà essere ampliato tramite i punti abilità raccolti nel corso dei combattimenti. Gli sviluppatori si sono sbizzarriti a creare ogni combinazione possibile e, sebbene sia impossibile chiedere incontri sempre diversi tra loro, l’avanzamento all’interno dell’avventura è una continua escalation, una sorpresa dopo l’altra, un’idea brillante che eguaglia e supera quella precedente – boss fight comprese – fino al gran finale. Stiamo parlando di un percorso che, dopo un primo paio d’ore necessario ad ingranare ed a familiarizzare con la progressione, ci ha portato a giocare per trenta ore esatte senza riprendere quasi mai fiato, sempre vogliosi di affrontare un nuovo scontro o di esplorare una nuova zona della mappa. Longevità che ci ha permesso di completare le attività della mappa all’80%, perché di fatto per giungere alla fine dell’avventura non è necessario sbloccare tutti i personaggi, ma più Spiriti e combattenti avrete più vi sarà facile avanzare, e soprattutto più possibilità avrete di esplorare.

La genialità sta nel modo in cui gli incontri sono costruiti, come dicevamo. Anche in questo caso sarebbe un peccato rovinarvi la sorpresa ma, per farvi capire di cosa parliamo, potremmo citare gli undici Abitante da affrontare con la maglietta da calcio per sbloccare lo spirito del calciatore di Pocket Football, oppure Dr. Mario in compagnia di Snake per sbloccare Otacon ma davvero, troverete ogni tipo di partita possibile ed immaginabile. Gli Spiriti servono attivamente ad esplorare la mappa in base al loro ruolo, dove personaggi in grado di manovrare navi oppure di maneggiare con la tecnologia possono rispettivamente dare accesso ad una zona di mare oppure a stazioni di ricerca segrete (che si rivelano poi dei veri e propri dungeon secondari). Questo perché la mappa nasconde anche delle attività da compiere, come i dojo in cui mandare gli Spiriti ad apprendere delle abilità al posto di altre, o le zone in cui mandarli in esplorazione con lo scopo di trovare degli oggetti utili o interessanti. La Luce della Speranza è una vera e propria fucina di idee, che siamo sicuri almeno un paio di volte vi lascerà a bocca aperta, che già dalla prima run metterà alla prova le vostre abilità (all’uscita sarà disponibile anche la modalità Difficile, che non abbiamo potuto provare) ed ha un solo difetto: una volta completata la storia, a parte la furia del collezionismo potrebbe esserci poco stimolo nell’arrivare al 100% di completamento. Sebbene gli Spiriti possano essere usati anche nelle mischie normali per potenziare i giocatori oppure gli amiibo (in modo sicuramente più organico e personalizzato), non hanno nessun altro uso al di fuori della modalità di cui sono i protagonisti. Stiamo comunque parlando di un’avventura da trenta ore, una longevità che facciamo fatica ad associare ad un altro single player di un picchiaduro, onestamente.

L’Enciclopedia Ultimate di Nintendo

Al di là di una modalità single player sorprendente ed un gameplay che ormai ha raggiunto la perfezione, Super Smash Bros. Ultimate è più che mai l’enciclopedia definitiva del mondo dei franchise Nintendo, e non solo. Personaggi, scenari, ma soprattutto una selezione di colonne sonore che da sole valgono il biglietto per ogni appassionato dei franchise della Grande N.

Sebbene, rispetto ad iterazioni passate, Ultimate non apporti delle reali novità, sarebbe ingiusto non riconoscere il lavoro fatto in tutti questi anni nel perfezionamento di una formula che non ha avuto mai una reale concorrenza in grado di eguagliarla. A questo proposito segnaliamo anche una intelligenza artificiale più raffinata, che al livello 9 di difficoltà rappresenta una sfida interessante, soprattutto per come si muove e reagisce alle azioni dei giocatori umani (sebbene gli smasher molto esperti lo troveranno quasi un passatempo per allenarsi, più che altro).

Al contrario di quanto si possa credere, siamo di fronte ad un titolo che anche dal punto di vista tecnico non è certo una riproposizione dell’episodio per Wii U. Oltre al restyling, più o meno invadente, di tutti i personaggi, c’è stato un lavoro evidente di miglioramento delle animazioni, così come dei modelli poligonali ed in particolare dell’effettistica. Ultimate è un piacere da vedere, anche con otto giocatori a schermo e tutto il bailamme di una mischia con oggetti e Smash Finali (molte di queste riviste e rese ancora più spettacolari), senza che tutto ciò influisca minimamente sulla fluidità, che giochiate con Switch tra le mani o su TV.

In tutta onestà, sulla carta avremmo voluto assegnare un perfect score al titolo, perché volendo tirare una riga i requisiti ci sarebbero stati tutti. Ma vogliamo omaggiare in qualche modo il perfezionismo di Masahiro Sakurai, perché siamo sicuri che ha ancora qualche asso nella manica per il futuro e non vediamo l’ora che venga messo sul tavolo per una futura iterazione di Super Smash Bros. che, in tutta onestà, è difficile prevedere come possa essere migliore di Ultimate.

+ La Luce della Speranza è praticamente un videogioco nel videogioco
+ Quantità e qualità dei contenuti oltre le aspettative
+ Esperienza di gioco ancora più bilanciata nell’essere accogliente e tecnica allo stesso tempo
+ Livello di personalizzazione delle partite senza precedenti
+ Apprezzabile rework di alcuni veterani, ottimi i nuovi personaggi
- Mancano gli Eventi ed alcune modalità secondarie
- Al di là dell’avventura, gli Spiriti sono poco incisivi

9.7

Piuttosto che essere un’ulteriore evoluzione, Super Smash Bros. Ultimate rappresenta la sublimazione di un lavoro lungo quasi vent’anni. È anche il pinnacolo della sua serie e di un genere, che dimostra come non mai quanto la formula di gioco dietro la serie di Super Smash Bros. sia impossibile da replicare con la stessa cura. Oltre alla solita mole di contenuti che provoca il proverbiale imbarazzo della scelta, Super Smash Bros. Ultimate offre anche un’avventura per singolo giocatore incredibilmente longeva, corposa e talmente ben strutturata da rappresentare quasi un’esperienza a sé stante. Ultimate riesce anche ad accogliere i giocatori occasionali e gli smasher più affezionati con la stessa cura ed attenzione, offrendo ad entrambi esattamente ciò che desiderano e cercano. Mancano gli Eventi ed alcune feature secondarie che erano presenti nelle precedenti iterazioni, ma a fronte di tutto il resto che Super Smash Bros. Ultimate ha da offrire non ci sembra una negatività così pesante.

L’appuntamento con il multiplayer online è rimandato di qualche giorno, invece, perché sarà disponibile solo dal day one.