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Stronghold: Warlords | Recensione – I signori di una guerra riuscita a metà

Stronghold Warlords riuscirà a conquistare il cuore degli appassionati della saga? Lo abbiamo giocato e ve lo sveliamo nella recensione.

Dall’alto della sua torre, Gengis Khan scruta imperturbabile il panorama per osservare le sue truppe che saltano letteralmente per aria colpite da una palla lanciata da una catapulta, o i suoi cavalieri che si producono in compenetrazioni grottesche scagliando frecce o, ancora, un manipolo di guerrieri che, stoici, restano impassibili sotto i colpi dei dardi nemici, per poi lasciarsi andare ad una morte silenziosa. No, l’orizzonte di Stronghold: Warlords non è di quelli che restano impressi con piacere nella memoria.

Stronghold: Warlords

Piattaforma:
PC
Genere:
strategico
Data di uscita:
9 Marzo 2021
Sviluppatore:
Firefly Studios
Distributore:

Se siete cresciuti davanti ad un PC a cavallo degli anni Novanta e i primi del nuovo millennio, è facile che le vostra dita abbiano incrociato la loro strada con quella della serie Stronghold, uno dei tanti esempi positivi di quel periodo nella grande famiglia degli strategici in tempo reale. A differenza del suo collega più noto – stiamo parlando ovviamente di Age of Empires – la creazione di FireFly Studios non è riuscita a sfruttare il ritorno in auge del genere, vittima anche di spin off e capitoli non proprio riuscitissimi.

Dopo un lungo periodo di silenzio, ecco spuntare quasi dal nulla durante l’E3 del 2019 Stronghold: Warlords, ultima incarnazione del brand e possibile trampolino di rilancio. Operazione riuscita? I numerosi rinvii e gli inciampi durante lo sviluppo sono stati degli indizi poco confortanti, prove che trovano la loro concretizzazione dopo le numerose ore passate in compagnia dei signori della guerra sparsi per l’estremo oriente medievale.

Una strategia differente

Stronghold si è sempre forgiato dell’etichetta “simulatore di castelli” e, nonostante il cambio di longitudine, anche questo nuovo capitolo non fa differenza, puntando più sulla componente gestionale-economica rispetto alle battaglie tra eserciti numerosi. Anche Warlords è dunque un RTS abbastanza peculiare. Ad esempio, i cittadini non possono essere reclutati e non vanno guidati singolarmente affinché raccolgano risorse o costruiscano edifici, ma vengono generati spontaneamente in base alla felicità e alle abitazioni disponibili e svolgono autonomamente i lavori messi a disposizione dalle varie fattorie, dalle forge per le armi o dalle miniere.

Una città ben organizzata poggia sempre su una solida economia

La gestione economica risulta complessa ed articolata, figlia di numerose materie da collezionare e da sfruttare per pianificare al meglio la prosperità del proprio insediamento. Si spazia così dal riso, verdure e carne per nutrire e far felice la popolazione, al legno per costruire case, alle armerie per fabbricare lance e armature di ogni genere, passando ovviamente per la pietra, indispensabile per erigere strutture difensive come torri, mura e portoni rinforzati.

Districarsi in quel groviglio di risorse, umore sempre oscillante dei sudditi, tasse da riscuotere e – perché no – giardini zen con cui abbellire le piazze non è affatto facile e, almeno in questo ambito, Stronghold: Warlords si dimostra uno strategico all’altezza. In estrema sintesi, l’essenza del gioco è trovare il giusto e difficile equilibrio tra crescita e sostenibilità, entrate economiche e soddisfazione dei cittadini.

I nuovi signori della guerra

FireFly Studios non si è attenuta però al solo tradizionalismo e una delle novità più importanti è contenuta nel titolo stesso del gioco, ossia quei warlords che popolano la mappa. Si tratta di fazioni indipendenti, un po’ come le città stato di Civilization VI volendo far un paragone un po’ tirato per i capelli, dotate di un proprio piccolo insediamento e che possono diventare una sorta di vassalli tramite la conquista brutale o tramite un lavoro di fine diplomazia.

Per gestire i signori della guerra servono sia la spada che la diplomazia

Questi attori aggiungono un ulteriore livello strategico, orientano le spedizioni militari ad inizio partita e avere al proprio fianco degli alleati risulta fondamentale, sia perché funzionano come barriera difensiva rispetto al lord nemico, sia perché forniscono preziosi bonus come truppe aggiuntive o risorse, fino a diventare degli eserciti ausiliari da mandare all’assalto.

Passi indietro

Purtroppo le buone notizie terminano praticamente qui e più scorrono i minuti fra assedi e disperate difese, più ci si accorge di essere al cospetto di un puzzle a cui semplicemente mancano dei pezzi o dove gli incastri sono andati per il verso sbagliato. Uno degli aspetti meno riusciti è di certo la componente tattica, con duelli che spesso si trasformano in zuffe fra ammassi di unità difficili da distinguere.

L’AI di certo non aiuta e non è raro osservare parte del proprio esercito staccarsi dalla colonna principale per seguire strade indesiderate e finire nel raggio d’azione del nemico. Altre volte si ha invece l’impressione che le unità non seguano proprio i click del mouse e occorra ridare lo stesso ordine ripetutamente affinché venga eseguito, con il risultato di ingenti perdite nel momento in cui un gruppo di samurai si trasforma in un puntaspilli immobile coperto di frecce.

Un assedio infiammato

Il culmine delle battaglie è come da tradizione l’assedio portato al forte nemico e, almeno in questo caso, le introduzioni apportate da Warlords si sono rivelate dei buoni alleati, soprattutto sotto forma delle nuove armi d’assedio capaci di sfruttare la polvere da sparo. Cospargere i torrioni di arcieri era in passato la via più comoda per difendersi, ma ora questi argini vengono travolti senza troppa fatica dai nonni dei moderni cannoni, capaci di mandare gambe all’aria interi battaglioni.

Assenti ingiustificati

Come detto in precedenza, l’impressione è però che manchi sempre qualcosa, da qualsiasi lato si osservi questo Stronghold, a partire dalla stessa interfaccia. L’UI non brilla infatti chiarezza ed immediatezza, ci sono proprio dei tooltip assenti, scarseggiano le informazioni sugli edifici o sulle unità nemiche – queste ultime evidenziate con colori che si perdono sullo sfondo e con poco risalto rispetto a quelle del proprio esercito.

Ci chiediamo poi con quale criterio sia stato scelto il font, le sue dimensioni e il suo colore, con i dialoghi durante le campagne praticamente impossibili da leggere, scritti con caratteri minuscoli e che, ovviamente, non possono essere modificati. La migliore spiegazione per ciò che stiamo dicendo è lo stesso menù delle opzioni, di una povertà tale degna solo di un qualche oscuro gioco mobile, senza macro per i comandi o impostazioni da personalizzare a piacere.

Praticamente le opzioni non esistono

Un’altra delle misteriose sparizioni riguarda la mappa e uno degli elementi classici degli RTS. Per qualche motivo che sinceramente ci sfugge, FireFly Studios ha del tutto evitato la nebbia di guerra e dunque, sin dai primi attimi della partita, si vede immediatamente la posizione dei nemici, quella degli insediamenti neutrali e tutti gli spostamenti delle truppe.

In realtà questa mancanza è meno importante di quanto possa sembrare, purtroppo per il motivo sbagliato. Le mappe sono infatti minuscole e lasciano poco spazio alla crescita delle città e, volenti o nolenti, dopo pochi istanti ci si ritrova già invischiati in qualche battaglia, anche per il solito fante che si è perso per qualche motivo e ha attirato tutto l’esercito avversario davanti alle proprie mura.

Un Oriente a ferro e fuoco

Ci dispiace ribadirlo per l’ennesima volta, ma anche passando in analisi le modalità di gioco sembra quasi che Stronghold: Warlords sia stato pubblicato quasi di fretta, lasciandosi alle spalle gli ultimi ritocchi. Prendiamo ad esempio in considerazione le immancabili schermaglie, presenti ovviamente anche qui ma che hanno una sola modalità di vittoria, una manciata di mappe e dei tasti per selezionare le fazioni alleate o nemico sparsi qua e là senza troppo ordine ed informazioni.

C’è poi una modalità libera in stile city builder, dove costruire con calma e pazienza il castello e far crescere in pace e calma la propria società in miniatura. Quasi per un paradosso, quello che dovrebbe essere un corollario di secondo piano, è invece la parte più divertente, dove viene esaltata la componente gestionale ed economica e in cui risaltano di meno i difetti legati alla guerra.

Anche le schermaglie hanno ben poco da offrire

L’offerta delle campagne non è invece delle più esaltanti. Questa modalità di gioco offre cinque storie differenti sparse lungo tutto l’estremo Oriente, dalle fredde steppe mongole fino al Giappone, agli ordini di alcune celebri figure storiche come Gengis Khan o Toyotomi Hideyoshi.

Purtroppo non è stato reso il giusto tributo a questi nomi e le missioni – sei per ciascun eroe – sono semplicemente un lungo susseguirsi di obiettivi anonimi, come raccogliere una certa quantità di risorse, reclutare un numero sufficiente di truppe, difendere per qualche minuto le proprie mura o abbattere dalla sua torre il sovrano nemico. Anche a causa di questi compiti sempre generici, dei pochi filmati introduttivi e della manciata di linee di testo – sempre piccole e poco leggibili – sparse qua e là per spiegare meglio i compiti da portare a termine, le campagne hanno una scarsa personalità, che emerge solo nei rari momenti in cui vengono sottolineate le differenze fra le fazioni.

Non aspettatevi pesanti dicotomie fra le poche potenze orientali, che di base hanno a disposizione gli stessi edifici e le stesse truppe, ma ad esempio i guerrieri mongoli possono contare sui rapidi arcieri a cavallo, mentre gli eserciti nipponici hanno dalla loro parte i silenziosi e letali ninja o i pesanti samurai.

Sbiadito

Dal punto di vista tecnico, Stronghold: Warlords fa ben poco per eccellere e, senza troppi giri di parole, sembra un titolo di qualche anno fa, ben distante per fare un paragone azzardato con il recente Iron Harvest, sempre per rimanere nello stesso genere. La qualità grafica non è però un grave problema, ci sono tanti altri RTS validi che non fanno gridare al miracolo per il loro aspetto estetico, ma il vero passo falso di Warlords è la già citata poca chiarezza, con unità che spesso finiscono con il compenetrarsi e barre della vita che si nascondono a vicenda.

Se volete dotarvi di un PC da gioco per godervi la serie Stronghold vi raccomandiamo di dare un’occhiata alle proposte di Amazon.

6,0

Stronghold: Warlords

Piattaforme: pc
Dopo tanti anni di silenzio, serviva un titolo capace di invertire la rotta per riportare sulla cresta dell'onda la serie di Stronghold e, purtroppo, Warlords fatica in questa impresa. L'ultimo titolo targato FireFly Studios è sempre il solito RTS peculiare basato soprattutto sulla componente gestionale ed economica e, anche questa volta, riesce a centrare il bersaglio se ci si limita a questo ambito. Il giudizio muta radicalmente se si osservano tutti gli altri aspetti, soprattutto il momento della guerra, con battaglie caotiche e dallo scarso contenuto tattico. Anche l'offerta l'offerta ludica non è delle migliori, fra schermaglie senza spunti e campagne che scorrono via senza lasciare il segno.

Pro

  • Come gestionale funziona molto bene
  • I signori della guerra sono stati un'ottima aggiunta
  • Tante nuove armi d'assedio

Contro

  • UI confusa e con evidenti mancanze
  • La parte tattica lascia molto a desiderare
  • Mappe minuscole
  • Campagne anonime
6,0