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Animal Crossing, uno sguardo al passato della serie in attesa di New Horizons – Speciale

Dagli albori su Nintendo 64 fino all'ultimo episodio su Nintendo 3DS, la storia completa di Animal Crossing

Ormai ci siamo: l’attesa per il nuovo Animal Crossing: New Horizons per Nintendo Switch sta giungendo al termine. Chi è già fan della serie, sa cosa questo significa: ore, giornate e mesi passate in un villaggio virtuale, facendo amicizia con i propri compaesani, costruendo passo dopo passo la propria abitazione, curando il proprio giardino, andando a caccia di insetti, e così via. Animal Crossing è una serie unica che, nonostante condivida affinità a livello di gameplay con i molti “life simulator” disponibili sul mercato, riesce ad offrire qualcosa che nessun’altra serie può vantare. È difficile dire cosa sia, ma oggi vogliamo provare a scoprirlo ricostruendo il percorso di questa serie. Dagli albori su Nintendo 64 fino al più recente episodio per Nintendo 3DS: un piccolo viaggio nella nostalgia in attesa delle avventure che verranno, che vogliamo regalarvi per condividere insieme ricordi di quei villaggi che abbiamo costruito e che, magari, sono ancora vivi nel sistema di memoria di una delle nostre amate console.

Le origini su Nintendo 64, il lifting su GameCube e il successo su portatile

Per i fan storici della serie si tratta di un fatto arcinoto, ma per i novizi potrebbe non essere così ovvio. La storia di Animal Crossing non comincia su GameCube con quello che per noi è il primo episodio, ma su Nintendo 64, quando nell’aprile 2001 uscì nel solo territorio nipponico Animal Forest, lì conosciuto come Dōbutsu no Mori. Questo titolo, giunto su Nintendo 64 alla fine del suo ciclo vitale, giunse già nel dicembre 2001 su Gamecube con il titolo di Dōbutsu no Mori+. In Europa sarebbe arrivato soltanto nel 2004, con il titolo ormai celebre di Animal Crossing.

Come si può intuire dai titoli originali, il gioco per GameCube altro non era che una versione ampliata, riveduta e corretta di quanto visto nella release originale per Nintendo 64. Perlopiù, dunque, possiamo parlare di questi due giochi come di un solo episodio della serie. Il primo Animal Crossing, dunque, servì a gettare le basi di quella che sarebbe poi diventata la formula della serie. Ci sono tutti gli elementi basilari che associamo oggi ad Animal Crossing: un mutuo da pagare al procione Tom Nook, un villaggio di cui prendersi cura, abitanti con cui socializzare, eventi a cui partecipare.

Già su GameCube, il gioco utilizzava l’orologio della console per proporre eventi ispirati al periodo corrispondente della vita reale, come Halloween o Natale. Compaiono già molti dei personaggi che diventeranno tipici degli episodi successivi: oltre al già citato Tom Nook, troviamo Blatero, Mr. Resetti, K. K. Slider, Tortimer e molti altri.
Le meccaniche di gioco sono ancora piuttosto basilari e mancano molte delle possibilità di personalizzazione che verranno introdotte negli episodi successivi, ma in compenso il primo Animal Crossing presentava delle feature che, ancora oggi, rimangono esclusive di quel pionieristico episodio. Su tutte, la più notevole era sicuramente la possibilità di sbloccare interi giochi tratti dal catalogo NES: ve ne erano ben quindici, spaziando da Balloon Fight, passando per Donkey Kong e Donkey Kong Jr., fino a Wario’s Woods e Punch-Out. Ciascun titolo era giocabile nella sua interezza ed era persino possibile giocare in multiplayer, laddove fosse stato previsto dal gioco originale.

Visto il successo del primo episodio, era evidente che un sequel non sarebbe tardato ad arrivare. E visto l’enorme successo del neonato Nintendo DS, fu proprio questa la successiva destinazione della serie. Animal Crossing: Wild World raggiunse gli scaffali europei nel marzo 2006, portando con sé la classica formula di gioco unita ad alcune novità. Esse riguardavano principalmente le possibilità di personalizzazione della propria esperienza: ad esempio, adesso era possibile modificare a piacimento il look del proprio personaggio, ed era persino possibile disegnare costellazioni nel cielo attraverso il nuovo osservatorio. Il gioco faceva un ampio uso del touch screen, permettendo agli utenti di avere una gestione più immediata del proprio inventario.

Animal Crossing: Wild World fece capire quanto la serie fosse adatta ad una console portatile, ma soprattutto fece capire le potenzialità del multiplayer. Sebbene fosse presente un multiplayer asincrono anche nella versione Gamecube, Animal Crossing: Wild World utilizzava sia il multiplayer in locale che la connessione wi-fi di Nintendo per portare i giocatori a scoprire i villaggi dei loro amici. Questo dava un incentivo per cercare di creare un villaggio quanto più originale possibile, cercando di renderlo presentabile nell’eventualità che arrivasse un amico, proprio come se si trattasse della nostra abitazione. Oggi può sembrare poco e forse anche scontato, ma ai tempi fu una vera rivoluzione, che bastò a consegnare momenti indimenticabili a chiunque ebbe voglia di fermarsi ogni sera nel locale di Bartolo per ascoltare l’allegro suono della chitarra di K. K. Slider.

L’arrivo della città e l’incarico di sindaco

Animal Crossing: Wild World fu un vero e proprio successo in termini di vendite, ancor più della versione GameCube, grazie anche alla spaventosa base installata di Nintendo DS. Quando anche Nintendo Wii si rivelò una macchina macina-soldi, Nintendo non tardò a presentare un nuovo capitolo per la sua nuova home console, vale a dire Animal Crossing: Let’s go to the City.

Questo episodio, uscito nel 2008, è forse quello più dimenticato dai fan. Il motivo è semplice, in realtà: Let’s go to the City faceva ben poco per differenziarsi da Wild World in termini contenutistici, limitandosi a trasporre l’esperienza vista su Nintendo DS sulla TV di casa. L’unica, vera novità era costituita dalla Città a cui si fa riferimento nel titolo. Questo luogo ospitava quei personaggi “evento” che, nei capitoli precedenti, visitavano il villaggio solo in occasioni speciali. Sulla carta, questa novità venne presentata come un vero e proprio punto di svolta per la serie, ma si rivelò essere poco più che un simpatico diversivo rispetto alla formula ormai nota.
Sia chiaro, non vogliamo essere troppo duri con Let’s go to the City: si tratta comunque di un buon capitolo che, semplicemente, non fece abbastanza per uscire dall’ombra del suo illustre predecessore.

Probabilmente memori di queste critiche, gli sviluppatori Nintendo decisero di cambiare le carte in tavola con l’episodio successivo. Animal Crossing: New Leaf, uscito su Nintendo 3DS nel 2013, presentava al giocatore una situazione inedita: anziché essere dei semplici cittadini, stavolta veniva assegnato ai giocatori il compito di prendere le redini della città in qualità di sindaco, dopo che il buon vecchio Tortimer aveva finalmente raggiunto l’età per il pensionamento.

Quello che potrebbe sembrare una piccola variazione all’input narrativo cambiava in realtà tutto: in qualità di sindaco, i nostri impegni nei confronti della città erano più onerosi ma anche più soddisfacenti, in quanto ci veniva data la possibilità di modificarla a nostro piacimento come mai prima di allora. A questo si aggiungeva una zona ricolma di nuovi negozi, idea ereditata da Let’s go to the City, ed il ritorno dell’isola tropicale vista nel primo capitolo, stavolta luogo di ritiro di Tortimer.

In generale, New Leaf si classifica come l’episodio più completo tra quelli usciti sinora e, nonostante la carica affettiva e nostalgica del primo episodio e di Wild World, è innegabile che si tratti del miglior punto d’ingresso nella serie. Certo, le cose possono essere destinate a cambiare: New Horizons è ormai alle porte, ed andrà finalmente ad unire le due anime della serie, quella casalinga e quella portatile.

Animal Crossing è riuscito, nel corso degli anni, a fare breccia nei nostri cuori grazie alla sua personalità unica, che lo ha sempre contraddistinto da altri titoli del genere life simulator. Ad ogni episodio sono legati ricordi indelebili, che speriamo di aver rievocato insieme a voi attraverso questo breve sguardo al passato, in attesa che New Horizons porti con sé nuove storie da raccontare. Se avete un villaggio a cui siete particolarmente legati, magari dimenticato nel sistema di salvataggio di una delle vostre console, è il momento di raccontarci la sua storia.