Sphinx e la Mummia Pasticciona Recensione

Nel corso degli ultimi anni, ci siamo abituati a vedere comparire sui nostri scaffali numerose versioni rimasterizzate di vecchi titoli ad opera di THQ Nordic, operazioni volte a rispolverare le IP ereditate da quella che era una volta THQ. A titoli più blasonati si alternano titoli più sconosciuti; ed è senza dubbio quest’ultimo il caso di Sphinx e la Mummia Pasticciona (Sphinx and the Cursed Mummy in inglese), action-adventure uscito nel 2003 su PS2, Gamecube e Xbox. Il gioco ricevette un buon successo di critica, che non fu però accompagnato dalla benevolenza del pubblico: le vendite furono infatti tutt’altro che eccelse, relegando la storia di Sphinx al dimenticatoio. Almeno fino ad oggi: il gioco si appresta infatti a tornare su Nintendo Switch (dopo essere già sbarcato su PC due anni or sono) con una versione rimasterizzata. Ma c’è ancora spazio per Sphinx nel 2019?

Sphinx la mummia pasticciona, recensione 1

Un semidio ed un principe, destini intrecciati

La nostra storia si apre con Sphinx, un giovane semidio a cui è stata assegnata la pericolosa missione di recuperare la leggendaria spada di Osiride. Ad accompagnarlo c’è Horus, altro semidio dalle fattezze di un rapace. Guidati a distanza dal loro maestro Imhotep, i due si avventurano verso il castello di Uruk, dove la spada viene protetta da misteriose forze oscure. Quando sono ad un passo dalla vittoria, un raggio colpisce un ponte sospeso proprio mentre Horus lo stava attraversando, facendolo scomparire in un fiume di lava. Sphinx, rimasto solo, riesce a recuperare la spada, solo per essere colpito dal raggio poco dopo, cosa che gli impedisce di tornare a casa usando il portale che il maestro gli aveva preparato. Mentre Sphinx deve cercare un modo per tornare indietro sano e salvo, il giovane principe Tutenkhamen si prepara a festeggiare il suo compleanno nella sua reggia. Purtroppo per lui, il fratello Akhenaten ha ben altri piani: dopo aver intrappolato Tutenkhamen, il fratello ed il sacerdote di corte danno inizio ad un rituale, che viene però interrotto dall’arrivo di Sphinx. Senza rivelarvi altro sulla storia, vi diciamo soltanto che Tutenkhamen si ritrova ancora vivo, o almeno parzialmente: adesso infatti è stato mummificato, e sebbene sia teoricamente già morto, dei vasi canopi gli permettono di tornare in vita per brevi lassi di tempo.
Questo è l’incipit di Sphinx e la Mummia Pasticciona. La storia del gioco è sorprendentemente piacevole da seguire, grazie anche ad un cast di personaggi ben assortito e caratterizzato. A fare da contraltare, però, c’è la mancanza di qualsiasi forma di doppiaggio: i personaggi si esprimono soltanto attraverso linee testuali, un elemento che stona con il quantitativo di dialoghi presenti nel gioco. E se questo difetto era stato già rilevato all’epoca di uscita, oggi la sua pesantezza si sente ancora di più, visto che ormai siamo abituati a sentire doppiati praticamente tutti i titoli che giochiamo.

Sphinx la mummia pasticciona, recensione 2

Sul fronte tecnico, Sphinx sente ovviamente i sedici anni passati dall’uscita: se il gioco era sorprendentemente bello da vedersi nel 2003, oggi, nonostante i tocchi di pennello apportati da questa remastered, le ambientazioni del gioco risultano fin troppo scarne e poco dettagliate, e la semplice trasposizione in alta definizione non riesce a nascondere le sue origini di titolo di sesta generazione. Tuttavia, il design delle ambientazioni sprizza ancora personalità nonostante gli anni passati, testimonianza del lavoro certosino svolto all’epoca dagli sviluppatori di Eurocom. Il comparto audio, invece, è piuttosto altalenante: se le tracce, prese singolarmente, risultano piuttosto orecchiabili, la loro ripetizione porta facilmente alla noia.

Sphinx la mummia pasticciona, recensione 8

Il guerriero e la mummia

Il gameplay di Sphinx e la Mummia Pasticciona si divide in due parti, a seconda del personaggio che stiamo controllando al momento. Sphinx è un guerriero, e la sua parte di gioco è quella che più somiglia ad un classico action-adventure. Nei suoi panni dovremo combattere nemici, affrontare sezioni platform, ed in generale esplorare il semi-open world che il gioco ha da offrire. Anche in questo caso, i sedici anni passati si sentono, ed il gameplay risulta piuttosto acerbo: si sente la mancanza, ad esempio, di un tasto per bloccare la visuale su un nemico, come anche di un tasto per la schivata; elementi divenuti immancabili nell’evoluzione di questo genere di gioco, ma che all’epoca non erano ancora la norma. Su tutti, però, il difetto che più si fa sentire è la telecamera: essa non è completamente controllabile dal giocatore, e spesso si trova troppo vicina al personaggio, rendendo impossibile vedere chiaramente ostacoli e burroni. Ciò nonostante, però, il gioco riesce ancora a divertire: il gameplay, nella sua semplicità, funziona e regala soddisfazioni quando si capisce come affrontare un particolare nemico o come superare una determinata sezione; le missioni, inoltre, sono abbastanza variegate e, se escludiamo qualche fetch quest, sempre interessanti. Alle fasi con Sphinx si alternano quelle con Tutenkhamen, o la Mummia che dir si voglia: essendo immortale, la Mummia non deve preoccuparsi di affrontare nemici o pericoli di varia natura. Le sue sezioni sono quasi interamente dedicate alla risoluzione di enigmi, sempre ben congegnati e mai banali. Probabilmente, le fasi di gioco con la Mummia sono quelle che hanno risentito meno del tempo trascorso: dare fuoco alla Mummia, elettrificarla, schiacciarla per risolvere enigmi è appagante ed unico adesso tanto quanto lo era sedici anni fa. Al termine delle sezioni con la Mummia, troveremo spesso dei power-up per Sphinx: grazie ad essi, Sphinx otterrà nuovi poteri che gli permetteranno di esplorare ambientazioni prima inaccessibili. Il senso di soddisfazione dato dal ricordarsi dove usare un certo potere (vista anche l’assenza di una minimappa) è impagabile, grazie anche alla conformazione della mappa di gioco, abbastanza estesa ma non dispersiva. Ed è proprio grazie a questi elementi che il gioco riesce ad essere ancora godibile a sedici anni dalla sua uscita, nonostante diversi aspetti mostrino il fianco agli anni passati.

Sphinx la mummia pasticciona, recensione 7

+ Storia e personaggi interessanti
+ Gameplay semplice ma funzionale
+ Puzzle ben congegnati
- Sente il peso degli anni sotto diversi aspetti
- Mancanza di doppiaggio
- La telecamera talvolta non collabora

7.0

Sphinx e la Mummia Pasticciona risente del peso dei sedici anni passati, tanto sotto il profilo tecnico, nonostante le limature di questa versione rimasterizzata, quanto sotto il profilo del gameplay, rimasto indietro quasi due decadi rispetto agli action-adventure contemporanei. Eppure, nonostante questi difetti, il gioco riesce ancora a divertire grazie a fasi action e platform semplici ma funzionali e ad enigmi ben congegnati. Il nostro consiglio è quindi quello di dargli una possibilità, a patto di essere pronti a soprassedere su alcuni dettagli invecchiati male.