Il nuovo PlayStation Plus ha delle buone idee, ma ora sono più confusa di prima

Lungi dal nuovo PlayStation Plus essere una risposta a Game Pass, è chiaro, ma dopo un po' di settimane di prova rimangono delle perplessità sulla nuova epoca dell'abbonamento made in Sony.

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a cura di Stefania Sperandio

Editor-in-chief

Mentre il mercato dei videogiochi si faceva sempre più digitale, è andato a braccetto con un nuovo modello di fruizione, diventato preponderante con l'ottima risposta avuta da Xbox Game Pass: parliamo dei servizi in abbonamento.

Se nel decennio scorso questi servivano a giustificare l'accesso al gioco online, con sottoscrizioni come PlayStation Plus e Xbox Live Gold, oggi parliamo di un vero e proprio accesso on demand al videogioco, dove non è più richiesto il pagamento di costi di listino sempre più importanti, ma si paga una quota costante in cui – è vero, non si è "proprietari" di niente – è incluso l'accesso a tutti i giochi in catalogo, ogni qualvolta lo si vuole e fintanto che rimangono in libreria.

Mentre Microsoft e il marchio Xbox diventavano pionieri in questo panorama, con anche numerosi publisher che hanno tentato la stessa via (pensiamo a Electronic Arts, ma anche a Ubisoft), PlayStation fino allo scorso 23 giugno era rimasta ancorata al modello obsoleto del suo PlayStation Plus. Da quella data, sul nostro mercato, ha esordito il rinnovato abbonamento per PS5 e PS4, che saluta il Plus così come lo conosciamo relegandolo al tier iniziale della nuova sottoscrizione, e inglobando quello che era stato PlayStation Now.

Mi sono presa qualche settimana di tempo per analizzare il nuovo abbonamento da vicino: PlayStation Italia ha fornito a SpazioGames un abbonamento a PlayStation Plus Premium, il livello più alto del servizio, e ho avuto la possibilità di scorrazzare tra i diversi giochi della libreria, di mettere alla prova il rinnovato streaming, di misurarmi con la libreria dei classici.

La sensazione, in breve, è che il nuovo servizio abbia dalla sua alcune buone idee – una su tutte, rispolverare il retrogaming. Dall'altra, va però a braccetto con quella comunicazione fatta di asterischi e precisazioni che Sony ha messo al centro del suo palcoscenico dall'annuncio di PS5 in poi, per cui ci sono alcuni aspetti che, toccati con mano, mi lasciano ancora più confusa di quando erano solo righe scritte nero su bianco su PlayStation Blog.

Il nuovo PlayStation Plus, in breve

Partiamo con un po' di rapidissimo contesto per chi fosse appena atterrato sulla Terra con la sua nave Normandy: PS Plus è ora suddiviso in tre livelli. Il primo, Essential, permette di avere i benefici del vecchio, ossia giochi mensili, sconti esclusivi, l'accesso all'online, la PS Plus Collection con diversi giochi PS4 fruibili su PS5 per chi se li fosse persi.

Il secondo, Extra, aggiunge a tutto questo una libreria on demand di titoli per PS4 e PS5 piuttosto nutrita, con molti giochi di Sony e di terze parti (e una imponente proposta da parte di Ubisoft, ad esempio). Il terzo livello, Premium, aggiunge infine anche la possibilità di giocare in streaming (prima appannaggio di un altro abbonamento, PlayStation Now), delle prove a tempo di giochi recenti e una libreria di classici per PSOne, PSP, PS2 e PS3 da giocare comodamente sulla propria console – o, in streaming, su un PC.

Vi abbiamo già dato conto di tutte le differenze nel nostro articolo riepilogativo e, vedendoli così, i tre tier non sono poi così confusi: includono contenuti crescenti e chi vuole solo giocare online, ad esempio, può fermarsi a Essential senza dover pagare un centesimo di più. Tutto vero. Così come è vero che, avendo in mano il livello di abbonamento più alto, ci si rende rapidamente conto che, soprattutto in termini di streaming e retrogaming, ci sono un po' di punti interrogativi che permangono e di gusci d'uovo che rischiano di essere calpestati.

Gioco in streaming a cosa?

Partiamo pure con la notizia migliore: giocare in streaming ora è molto più stabile che con il vecchio Now. Con la stessa connessione (una 100 mb FTTC che a malapena arriva a 30 mb effettivi) su Now avevo difficoltà a tenere in esecuzione anche l'eterno Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, perché comparivano da subito i messaggi di notifica dell'imminente caduta e la risoluzione crollava in modo repentino.

Questa volta, con la stessa connessione – e, anzi, a maggior distanza dal modem per via di dove è sistemata la PS5 – non ho mai riscontrato cadute e, se in difficoltà, Plus Premium è rapido a scalare la risoluzione molto rapidamente, anziché incagliarsi. C'è da dire, certo, che giocare in streaming su un monitor 4K HDR non vi riempirà gli occhi di gioia, perché nel migliore dei casi la connessione riusciva a reggere i 720p e gli artefatti dovuti all'esecuzione remota erano palesi: texture slavate o semplicemente non caricate erano un po' ovunque.

Il colpo d'occhio, insomma, è quello che è (ma con questa connessione è simile anche su Game Pass Ultimate), ma l'esperienza di gioco si è dimostrata molto stabile e non ci sono state cadute. Si avverte un input lag abbastanza marcato, ma che a meno di giochi incentrati sulla risposta istantanea – sportivi, o giochi di guida, o picchiaduro – non va a compromettere l'esperienza. In sintesi, insomma, dal punto di vista tecnico giocare in streaming su PS5 mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo rispetto a quanto claudicante avessi trovato a suo tempo la resa di Now.

Non si può dire lo stesso sul giocare in streaming da PC, considerando che l'app da cui dovete farlo è vetusta, rigida, manca di funzionalità elementari ed è piuttosto lenta. Inoltre, continua a emulare una PS4, piuttosto che una PS5 – a ulteriore riprova del fatto che necessiti quanto prima di un aggiornamento.

Il punto è in ogni caso il cosa giocare in streaming. Senza scomodare il fatto che, a fronte di una spesa che in futuro sarà più alta sull'anno per chi era già abbonato a Now, c'è da dire che una buona parte della libreria che era parte di PlayStation Now si è volatilizzata in Plus Premium. Il già citato Metal Gear Solid 2, ad esempio, complici anche i problemi di licenze di Konami, è per ora solo un ricordo – per non citare Metal Gear Solid 4, ormai disperso in azione nonostante lì i problemi di licenze non ci fossero e tutt'oggi disponibile solo come esclusiva PS3.

Ma non è la differenza di libreria con Now per lo streaming, il punto. È più il fatto che non sia sistematico cosa sia e cosa non sia giocabile in streaming. In sede di annuncio si era parlato di giocare tramite il cloud una selezione di titoli PS4 e di classici. Purtroppo, l'espressione «una selezione» fa tutta la differenza del mondo, perché rende impossibile sapere con chiarezza cosa sarà in streaming e cosa no.

Per fare un esempio, non basta che un gioco sia per PS4 per vederlo comparire nella lista degli streammabili, così come non basta che sia un classico. Forbidden SirenApe Escape 2 sono eseguibili in streaming. Syphon Filter, The Mark of KriTekken 2 non lo sono. Dal mondo PSP, LocoRoco è giocabile in streaming, LocoRoco 2Patapon non lo sono.

Non tutti i classici, insomma – ma «una selezione» – si possono giocare senza doverli scaricare. Lo stesso vale anche per le rimasterizzazioni e per i giochi PS4. Gli unici con la certezza di essere sempre eseguibili in cloud sono i giochi PS3, fondamentalmente perché è l'unico modo per farli girare su PS4 e PS5, non essendo a oggi possibile un'altra forma di retrocompatibilità.

In sintesi, quindi, il gioco in cloud funziona meglio che in passato, ma è abbastanza confuso capire quali giochi siano eseguibili in streaming e quali no senza andare a verificare sulle singole pagine dei prodotti, o senza spulciare l'apposita sezione del catalogo. Non è possibile tradurre automaticamente l'annuncio dell'arrivo di un nuovo gioco PS4, o PSOne, come «ecco un altro gioco anche in streaming», perché al momento potrebbe anche non farne parte e costringervi al download.

Per il futuro sarebbe auspicabile che Sony riuscisse a mettere dei paletti più definiti, magari a partire dalle piattaforme: se il giocatore sa che tutti i classici PSOne non sono streammabili e tutti i giochi PS4 lo sono, può farsi più chiaramente un'idea di cosa l'abbonamento abbia da offrirgli e valutare il tier che gli è più congegnale.

Salvare tra le nuvole

Il problema di capire cosa sia eseguibile in streaming e cosa no colpisce soprattutto due categorie di giocatori: quelli che si sono abbonati per giocare in streaming da PC e quelli che hanno poco spazio sulle loro console per poter scaricare quello che gli interessa.

Questo è valido anche per un'altra ingenuità che abbiamo riscontrato, che è relativa ai salvataggi. Il nostro account è in possesso di Horizon: Zero Dawn - The Complete Edition, in questo caso giocato in retrocompatibilità di PS4 su PS5. Questo significa che sulla nostra console è presente il salvataggio della partita completata, che permette di riprendere dall'endgame o di avviare una Nuova Partita+.

Tuttavia, se decidete di avviare Horizon: Zero Dawn - The Complete Edition in cloud, i salvataggi già presenti della versione scaricata su PS5 non vengono "letti" dalla versione streaming, e dovete ricominciare da zero la vostra partita. In pratica, è come se fossero due versioni differenti del gioco, nonostante sia esattamente lo stesso prodotto, sia associato allo stesso account PSN e i salvataggi siano anche caricati nel cloud – proprio attraverso PlayStation Plus.

Alla prova con altri giochi giocati invece su PS4 (come Watch DogsFallout 4), i salvataggi caricati nel cloud venivano rilevati, quindi il problema si verifica quando giocate un titolo PS4 in retrocompatibilità su PS5: una cosa che rende i suoi salvataggi invisibili per il gioco in streaming, anche caricandoli a mano sul cloud.

È una ingenuità che rende molto meno flessibile l'uso del gioco in streaming, perché in questo modo un utente non può continuare magari la sua partita su PC mentre è a casa di un amico, in cloud, e poi riprenderla sulla sua PS5 in retrocompatibilità, sincronizzando i salvataggi, una volta tornato a casa.

Funzionano, in compenso, i Trofei, che vengono visti come già sbloccati dalla run eseguita in locale.

Considerando la facilità con cui i servizi concorrenti hanno permesso la cross-progression, anche tramite cloud tra piattaforme diverse, in questo il Plus Premium risulta estremamente rigido e antico, per un mondo che corre verso l'abbattimento delle generazioni.

In conclusione

Servirà tempo per vedere cosa il nuovo PlayStation Plus potrà offrire davvero. Abbiamo visto fino a ora i primi vagiti della sua nuova strategia, e rimangono molte cose da capire: quanti giochi usciranno dal catalogo e quando, quanti entreranno e quando.

E, ancora: come cambierà lo streaming in termini di proposta e compatibilità, se sarà introdotta la cross-progression per i salvataggi anche per chi sta giocando i giochi PS4 in retrocompatibilità su PS5 in locale.

Chiaramente, dobbiamo capire come verrà poi monetizzata la nostalgia (una delle frecce più potenti all'arco di Sony), considerando che i grandissimi classici PSOne sono uno dei maggiori punti di attrattiva del livello Premium – e, allo stato attuale, i grandissimi classici PSOne disponibili si contano sulle dita di una mano e verranno probabilmente usati per convincere gli utenti a tenere il tier Premium più a lungo .

I punti ancora non scolpiti nella pietra, insomma, sono molti: l'ottima libreria di PlayStation Plus Extra risulta, a oggi, la maggior attrattiva e rende probabilmente il secondo tier quello più seducente (in caso, lo trovate su Amazon), per chi cerca giochi on demand.

Sullo streaming molti paletti sono ancora da decifrare e lo stesso vale per i classici. La sensazione è quella di un abbonamento con cui Sony ha provato ad andare contro la sua natura, perché si sente molto più a suo agio nel terreno dove si compra il singolo gioco consci che imporrà una nuova asticella in termini di qualità.

Si tratta, però, di un terreno che rischia di essere inghiottito dalle faglie aperte dal tempo che passa: ecco perché PS Plus deve trovare il suo equilibrio, dopo aver mosso questi primi passi. Ed ecco perché deve farlo, con tutta la chiarezza del caso, il prima possibile.

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