Silent Hill | Pixel e note

Le melodie dietro ai pixel del terrore.

“Now I lay me down to sleep, I pray the Lord my soul to keep, If I should die before I wake, I pray the Lord my soul to take”

Così recita la filastrocca Now I lay me down to sleep, originariamente una preghiera cristiana recitata dai bambini nel diciottesimo secolo prima di coricarsi. Ma non è solo questo: scavando nei recessi della memoria, i giocatori di un tempo ricorderanno questo stesso testo, intitolato The Reverse Will e cantato in modo particolare al termine di un gioco che ha segnato l’inizio del terzo millennio. Si chiudeva così il quinto finale possibile del secondo capitolo di Silent Hill, una serie che conta pochi episodi, ma un numero veramente ampio di musiche e brani, in grado di accompagnarci durante l’intero viaggio. Toni particolari, una melodia che mette subito in chiaro lo stile e l’atmosfera brumosa, tipica di un survival horror, ma con una presenza strumentale molto variegata e decisamente ricercata, per merito dei compositori, a partire da Akira Yamaoka.

Akira Yamaoka

Lo stile musicale di questo gioco si rivela subito nel primo pezzo musicale, agli esordi della serie, con l’omonima traccia Silent Hill che ci accoglie sulla soglia di questo iconico franchise, per accompagnarci in quasi tutti i suoi titoli, eccezion fatta per Silent Hill: Origins e Silent Hill: Downpour. Composta con strumenti in grado di produrre note vibranti e suoni molto diversi fra loro, ma dal risultato impressionante, il ritmo sostenuto della traccia musicale è preceduto da mandolini, seguiti da chitarre che segnano il tema principale della serie. I toni qui sono ancora vivaci e non troppo cupi, una piega presa solo successivamente nel primo gioco, in pezzi che dichiarano già dal titolo l’evidente precipizio nel quale cadiamo, sia a livello di gameplay, sia emotivamente, seguendo il percorso indicatoci dalle note stesse. Tracce come Devil, Children Kill, Devil’s Lyric 2 e altri ancora sono il chiaro segnale di un climax ascendente musicale e di tensione palpabile che sono rimaste nelle orecchie dei giocatori, turbando molto probabilmente i loro sonni. Già nel primo titolo i brani, di lunghezza media e non eccessiva, si legano l’uno all’altro per creare man mano una tela dove vi cadiamo preda senza poterci salvare, dalla melodia ansiogena accentuata da effetti sonori che non possono fare altro che disturbare la nostra pace interiore, mentre vaghiamo alla ricerca della figlia adottiva di Harry Mason per le strade di Silent Hill, una città fantasma idealmente collocata nel Maine. Non mancano nemmeno brani cantati, come Esperándoteun titolo ironicamente presente nel finale negativo, quando vediamo Harry Mason sanguinare, inconscio, nella sua auto, in seguito a un incidente.

Heaven Night

Il fil rouge della colonna sonora è determinato però dalla presenza di chitarre acustiche, le quali ci accompagnano con toni drammatici e introspettivi per tutto il primo episodio, ma è da Silent Hill 2 che si accendono maggiormente i riflettori sulla colonna sonora (e meno sul gioco vero e proprio, registrando un relativo calo di successo). Infatti, se procedendo nella saga il filone d’oro si è esaurito, a livello narrativo, non è venuta meno la vena artistica e concettuale alle spalle della produzione musicale, che ha regalato ai giocatori alcuni brani divenuti piuttosto celebri, come Theme of Lauraun brano che ha vissuto parecchie rivisitazioni da parte del pubblico, frutto dell’attenzione che il brano ha catalizzato su di sé. Ancora una volta, il tema principale di introduzione al gioco gode di buona fama, dove lo studio alle spalle di questo pezzo è davvero evidente e importante. Passano gli anni, ma la cura nella scrittura della colonna sonora non sembra dare segni di cedimento. Una decina di tracce in meno rispetto al capitolo precedente, questa volta Akira Yamaoka ripropone circa trenta brani, mettendoci maggiore cura e sforzo nell’intento, per elevare Silent Hill 2 a miglior titolo della serie, musicalmente parlando. Oltre alla traccia sopracitata, non possono non essere menzionati altri pezzi di rara bellezza e importanza nella memoria dei giocatori, tra cui Ordinary Vanity, Promise (Reprise), i toni rock e più duri degli altri in Angel’s Thanatos o la melanconica Magdalene.

Silent Hills

Nei capitoli successivi, si è perso man mano il brivido che ci ha percorso lungo la schiena ascoltando i pezzi presenti nei primissimi giochi della serie, forse un segnale ulteriore che il franchise era destinato a chiudersi poco dopo. Gli stessi riadattamenti di brani e musiche da parte del fandom e della rete sono molto più vicini ai primi tre episodi, con un amore incondizionato per Theme of Laura e il main theme del gioco. Indiscutibilmente triste è la difficoltà che riscontriamo nel recuperare queste tracce nelle playlist ufficiali, almeno stando alla disponibilità in Italia, su piattaforme come Spotify (di cui vi proponiamo una delle pochissime playlist più ricche di contenuti ascoltabili). Qui ben poche tracce della serie sono fruibili dagli utenti, una possibilità che ci viene malamente negata nel riscoprire queste tracce, così ricche di emozioni, toccanti e vibranti.

Riscoprire le note scritte ormai vent’anni fa è una gioia per l’udito dei giocatori, nostalgici e memori di canzoni, effetti sonori e musiche accompagnatori di momenti particolarmente emozionanti e appartenenti a una serie videoludica da tempo scomparsa dalle nostre console. Ascoltare di nuovo questi pezzi è sinonimo di un momento di pausa dalla contemporaneità, dedicando del tempo a colonne sonore che sono probabilmente andate perdute nei recessi della memoria e nei cd contenuti in vecchie confezioni, con tutto il piacere che possiamo trarne rispolverandole e riassaporando temi che possono sembrarci quasi nuovi.