Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

Il quadro è completo

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 12 Dicembre 2019 - 9:50

Shovel Knight fu uno dei titoli di lancio di Nintendo Switch ormai quasi tre anni fa, forte del successo ottenuto su altre piattaforme (da 3DS a PS4, passando per Wii U) e del suo stile inconfondibile. Oggi, con la macchina ibrida di Kyoto al massimo del suo splendore, il cerchio si chiude, e l’ultima delle numerose avventure previste viene rilasciata dai ragazzi di Yacht Club Games, ovviamente in maniera del tutto gratuita per quanti avessero già acquistato Treasure Trove. Noi ci siamo presi la briga (ed il piacere) di giocarlo per voi, e quella che segue è la nostra recensione di Shovel Knight King of Cards.

Prequel

La buffa storia raccontata in Shovel Knight King of Cards avviene prima di quella che aprì le danze in Shovel of Hope, affidandosi al sempre più utilizzato espediente narrativo del prequel, cui anche gli spettatori cinematografici si sono ormai abituati: lungo le circa dieci ore necessarie a vedere i titoli di coda vestiremo i panni di un regnante che… in realtà non regna su nulla, e si trova costretto a spodestare i tre attuali custodi del potere battendoli in un solenne torneo.

Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

Un indizio sulla comicità di cui è intrisa la produzione si ha quando si capisce che il torneo non è di quelli medievali, cappa e spada, ma di carte: sì, avete capito bene, proprio come nel mondo di Geralt di Rivia, in quello di Shovel Knight King of Cards si combatte a suon di pescate e scartate.

Il gioco si chiama Joustus e il team di sviluppo ha fatto un ottimo lavoro non solo nell’introdurlo, ma anche nel non renderlo obbligatorio: a parte cinque o sei partite necessarie all’avanzamento lungo la storyline principale, il cui livello di sfida rimane comunque abbordabile, il giocatore non sarà mai costretto a mettere mano al suo mazzo. Chi avesse una personale antipatia per i giochi di carte, insomma, potrebbe rimanere fedele al gameplay classico della serie, a base di salti e nemici da trivellare.

Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

Va detto che, così facendo, ci si perderebbe una discreta quantità di contenuti, e che vincere a Joustus può garantire fondi e ricompense capaci di rendere più agevole la vita del nostro eroe, ma riteniamo che la scelta di introdurre il gioco in punta di piedi, senza obbligare nessuno a spenderci ore, si riveli vincente.

A noi, da sempre appassionati di giochi di carte (abbiamo nominato Gwent, ma abbiamo speso ore anche su Hearthstone e sui due card game inseriti nei recenti Trails of Cold Steel su PS4), Joustus è piaciuto con qualche riserva, e lo riteniamo sì un buon diversivo ma non un elemento di gameplay sufficientemente forte da sorreggere l’intera impalcatura della produzione, il cui asso nella manica (perdonate il gioco di parole) risiede ancora nelle splendide sezioni da action platform. Nondimeno, collezionare le oltre centoventi carte disponibili potrebbe diventare un gioco nel gioco, e portare via infinite ore ai più completisti tra i nostri lettori.

Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

Questo capitolo conclusivo si rivela il più ambizioso anche a livello di scrittura, con un numero di dialoghi sensibilmente maggiore rispetto al passato, battutacce da osteria come se piovesse e sarcasmo a non finire, soprattutto in concomitanza alle visite ai villaggi e alle loro taverne.
Il fulcro della produzione è altrove, e questo è evidente, ma è bello constatare come un team piccolo come Yacht Club Games abbia riposto tanta cura nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi, contribuendo ad arricchire la lore della serie, adesso molto ricca al culmine di ben quattro diversi episodi, dalla quale potrà attingere a piene mani quando sarà giunta l’ora di pubblicare Shovel Knight 2 (che ci risulta essere già in sviluppo, peraltro).

Pala in spalla

A prima vista, si potrebbe confondere il gameplay di questo King of Cards con quello del capostipite, quello Shovel Knight che seppe guadagnarsi voti altissimi anche qui sulle pagine di SpazioGames: in effetti questa nuova avventura è quella che più somiglia a quella pubblicata nel 2014, tra il salto pogo in stile Zio Paperone e la conformazione di certi livelli, eppure il team di sviluppo ha lavorato sodo per migliorare un prodotto già di partenza molto buono.

Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

A spiccare sono il level design assai più articolato di quello originario, con un gran numero di scorciatoie e segreti sparsi per la quarantina scarsa di livelli, e la curva della difficoltà, stavolta decisamente meno ripida e più incline a perdonare qualche errore dei neofiti qua e là.

Il numero di cuori che i nemici rilasciano quando colpiti è aumentato considerevolmente rispetto all’ultima avventura, e consente di prendersi qualche rischio di più non solo in fase di esplorazione, ma anche nell’affrontare, per la prima volta, nemici mai visti prima. Nondimeno, King of Cards è tutto fuorché una passeggiata di salute: certe fasi richiedono una precisione certosina nel bilanciare il salto con attacco dall’alto, perché se non si concatena il numero giusto di nemici a cui zompare in testa si finisce irrimediabilmente nel vuoto.
Anche alcuni dei boss, tra i quali si annovera qualche vecchia conoscenza, daranno filo da torcere anche a coloro che avranno preferito spendere i sudati guadagni in potenziamenti invece che per ricomprare carte di Joustus perse all’ultima sfida.

Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

La mappa dell’overworld risulta più ricca e particolareggiata che mai, e ricorda molto da vicino quella di mostri sacri come Super Mario World – e va detto che il sistema che punisce la morte con la perdita della metà dei tesori trasportati funziona ancora alla grande; in ultimo, cosa più importante, il backtracking è meno pronunciato rispetto al recente passato e gestito con maggiore intelligenza, così da non scontentare anche i meno inclini a tornare sui propri passi.
Insomma, senza nulla togliere a Specter of Torment e Plague of Shadows, che rimangono due passaggi fondamentali nel processo di crescita del franchise, King of Cards appare come l’avventura più compiuta, longeva e godibile del trittico pubblicato dopo l’esordio, ed è quindi anche quella che consiglieremmo a chi volesse acquistare solo una delle campagne per farsi un’idea delle meccaniche di gioco del titolo Yacht Club Games.

92 minuti di applausi

Nonostante possegga già la versione fisica di Shovel Knight tanto per PS4 quanto per Wii U, ho deciso, dopo aver portato a termine Shovel Knight King of Cards, di supportare ulteriormente il team di sviluppo e acquistare anche la copia fisica per Switch, con il plus di godermi le varie campagne in mobilità Quelli tra voi che preferiscono ancora il fisico al digitale dovrebbero fare lo stesso: i ragazzi di Yacht Club Games meritano i vostri soldi e anche i famosi novantadue minuti di applausi di fantozziana memoria.

Shovel Knight King of Cards: Re di Cuori – Recensione

Riepiloghiamo: King of Cards (come anche Shovel Knight Showdown, che stiamo giocando per voi proprio in queste ore e di cui arriverà presto la recensione) è totalmente gratuito per quanti avessero già acquistato Treasure Trove su qualsiasi piattaforma, mentre costa meno di dieci euro per tutti gli altri.
Per i suddetti dieci euro ci si porta a casa un’avventura di media durata, impreziosita da un card game che può tranquillamente triplicare il monte ore e, come se non bastasse, la sempre graditissima modalità New Game Plus.

Al momento di redigere questo articolo, Treasure Trove si porta a casa con circa venticinque euro, e con esso tutte e quattro le avventure e tutti i contenuti post-lancio rilasciati negli anni: il team californiano ha confermato che adotterà questo modello distributivo anche per il sequel, e noi non possiamo che essere deliziati da questa notizia e da questo approccio al mercato, in un’epoca in cui un cappello o una skin in-game possono costare anche tre o quattro euro.

In più, i valori produttivi di quest’avventura conclusiva sono i più alti della serie fin qui: le musiche di Jake Kaufman risultano familiari ma allo stesso tempo tremendamente orecchiabili, gli effetti sonori sono sempre sul pezzo e la grafica in pixel art… beh, vi basti dare un’occhiata alle foto allegate alla recensione o a uno dei trailer pubblicati in questi giorni per rendervi conto della sua bontà.

Se nel calderone gettate anche una modalità pensata specificatamente per i giocatori daltonici (quanti oggi pensano a loro nel mercato videoludico?), ecco che l’offerta contenutistica non può che definirsi eccellente, da qualunque punto di vista la si guardi.
In vista di una nuova generazione di console, speriamo che tanti sviluppatori, non solo indipendenti, adottino il medesimo business model di Yacht Club Games.

+ Gameplay a prova di bomba
+ Level design di pregevole fattura
+ Che colonna sonora!
+ Costa poco (o niente!)
- Non a tutti Joustus piacerà

8.6

Che sia il vostro primo episodio della serie o che arrivi come ciliegina sulla torta al termine di altre tre splendide cavalcate, Shovel Knight King of Cards rimane un acquisto imprescindibile per tutti gli amanti degli action platform, e più in generale, dei titoli in due dimensioni che non intendono fermarsi al solo fattore nostalgia. Parliamo di un’avventura impreziosita da un level design sopraffino, zeppa di segreti e aree opzionali, difficile il giusto e potenzialmente molto rigiocabile, tra le tante carte di Joustus e la modalità New Game Plus. Tutto questo al costo di una pizza ed una lattina analcolica o, meglio ancora, gratis se aveste già acquistato Treasure Trove. Cosa chiedere di più?




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