Recensione 7 min

Shin Megami Tensei V | Recensione – Una delle migliori esclusive su Switch

Dopo cinque anni arriva finalmente il nuovo capitolo della serie Atlus

Tra i primi titoli ad essere annunciati per Nintendo Switch, proprio in concomitanza con la presentazione della console, Shin Megami Tensei V, quasi cinque anni dopo, iniziava a puzzare di vaporware, generando non poca ansia tra gli appassionati, che avevano consumato polpastrelli e batterie al litio di 3DS con il quarto episodio e la sua versione Apocalypse, delle quali, nemmeno a dirlo, trovate le recensioni sulle nostre pagine.

Shin Megami Tensei V

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
12 Novembre 2021
Sviluppatore:
Atlus
Distributore:
Nintendo

E invece, per una volta, la favola è a lieto fine: abbiamo speso le ultime tre settimane della nostra vita in compagnia della versione finale e non vediamo l’ora di dirvi se e quanto merita.

Spoiler: molto.

Sulle orme di Nocturne

Quando la dichiarata fonte di ispirazione per un gioco (qualsiasi gioco, a maggior ragione se è del franchise di Shin Megami Tensei) è uno dei capolavori dell’era delle console a 128 bit, ovvero Shin Megami Tensei III Nocturne, recentemente riproposto in versione rimasterizzata, tutti gli appassionati del genere non possono che rizzare le orecchie e dare quantomeno una chance al prodotto, perché, nonostante fosse un titolo per pochi, il JRPG Atlus seppe dare una sterzata tanto alla serie quanto al genere di appartenenza.

Shin Megami Tensei V riprende tematiche care alla serie sin dal suo concepimento, che trovarono la massima espressione nel succitato Nocturne, ma con un approccio assai meno criptico e indecifrabile, con il chiaro intento di non alienarsi né potenziali nuove fasce di pubblico né coloro che non amano la narrazione opaca che From Software e Miyazaki hanno sdoganato con la serie Souls.

Gli ingredienti sono i medesimi del best seller dell’epoca PS2: una Tokyo devastata dal conflitto tra angeli e demoni, che si contendono l’umanità come due cani randagi farebbero con gli avanzi di una bistecca alla fiorentina, un adolescente assolutamente inconsapevole, trovatosi a fare da ago della bilancia in una guerra più grande di lui, e un’ambientazione scolastica che rimane sullo sfondo, assai meno glamour di quella vista nella serie spin-off Persona.

Il nostro androgino protagonista in tutto il suo splendore

Senza i lustrini e i momenti leggeri cui quest’ultima ci ha abituato, ciò che rimane è una narrazione cruda, intensa, che non solo si prende tremendamente sul serio, ma non ha alcuna paura di spingersi, come già avevano fatto i capitoli precedenti, in territori relativamente inesplorati per il medium, trattando temi come la vendetta personale, il raggiungimento di uno status al prezzo della propria integrità morale, il bullismo, la fede.

Nonostante i dialoghi non si rivelino mai troppo prolissi, l’ambientazione e l’intreccio rimangono sempre in prima linea, contestualizzando le azioni del giocatore e prendendo una piega differente a seconda dell’inclinazione di quest’ultimo e delle scelte (non solo dialogiche) effettuate durante la corposa campagna principale.

La grande novità, rispetto alla tradizione cui la serie ci ha abituato, è rappresentata più dal come che dal cosa: se alcuni dei temi trattati tornano dai tempi di Nocturne, lo stile narrativo segna un punto di rottura netto rispetto al titolo succitato, a tratti di difficilissima lettura per l’utente medio.

Pur non cedendo completamente l’onore delle armi, e ammantandosi comunque di un’aura di imperscrutabilità e di mistero, parte integrante del fascino della saga, Shin Megami Tensei V sceglie di svelarsi in maniera più lineare e comprensibile, concedendosi una tregua di quando in quando per spiegare certi risvolti della trama e non annacquandola eccessivamente con riferimenti a culture e leggende perlopiù ignote al pubblico.

E questo è il nostro inseparabile compagno d'avventure

Anche chi si avvicinasse per la prima volta al franchise Atlus, a patto di dedicare attenzione ai dialoghi e persino al non detto, riuscirebbe a godere di una storia oscura e matura, plasmata su quella di Nocturne ma che riesce a prenderne le distanze in alcuni punti chiave, così da non risultare ridondante per i fan di vecchia data dello sviluppatore giapponese.

In questo senso aiuta anche la localizzazione nella nostra lingua, con una traduzione brillante e che non ha paura, per preservare il messaggio originale, di prendersi qualche licenza qua e là: spiace solamente che, quantomeno nella versione da noi testata (antecedente alla già annunciata patch del day one) essa non sia poi così capillare, limitandosi ai soli dialoghi, con buona parte del menu di gioco che rimane in lingua inglese.

Parliamo comunque di un grosso passo in avanti da parte di Atlus, che negli ultimi anni e nei limiti di budget non sempre faraonici, sta provando a venire incontro al pubblico nostrano, nel tentativo di allargare il bacino di utenza di una delle serie più amate e longeve della storia dei giochi di ruolo giapponesi.

Alla mercè dei demoni

A livello di gameplay, l’ultima fatica Atlus si propone come una summa di quanto fatto dalla software house nipponica negli ultimi, scintillanti anni, con la riproposizione dell’ottimo Press Turn Battle System e dell’incredibile livello di personalizzazione dell’esperienza di gioco, con oltre duecento demoni da reclutare, fondere e schierare in battaglia.

Ma andiamo con ordine: il Press Turn Battle System sta diventando la regola nelle produzioni Atlus degli ultimi anni, e i giocatori di Persona 5 lo conosceranno bene, tanto per la sua elasticità quanto per la sua pericolosità (per il party del giocatore, beninteso).

Sfruttando le debolezze elementali nemiche (ogni personaggio del gioco, compreso il nostro alter ego, ne ha almeno una), è possibile giocare turni extra, annichilendo l’avversario spesso prima ancora che riesca ad agire; nel contempo, però, anche i demoni che affronteremo potranno utilizzare la medesima tattica, ragion per cui anche un “semplice” scontro contro quattro o cinque nemici comuni può trasformarsi in un bagno di sangue qualora si sottovaluti la situazione.

La ritirata strategica non è disonorevole, o almeno così dicono...

Scegliere quando rilasciare la propria mossa speciale legata al Magatsuhi, l’energia spirituale che emana dagli umani, è altrettanto fondamentale: avere un turno di colpi critici garantiti, curare il proprio party nel momento del bisogno o rimuovere gli status negativi sono solo alcune delle funzioni a cui questa mossa speciale può servire, e spesso un suo utilizzo tempestivo può segnare la differenza tra una vittoria striminzita ed una sconfitta bruciante.

In assenza di equipaggiamento di sorta, la crescita del nostro party è affidata al reclutamento e alla fusione dei demoni incontrati nell’aldilà, ognuno con le proprie abilità uniche (non tramandabili), le proprie debolezze e le proprie vanità in fase di negoziazione: è incredibile come il medesimo sistema in uso dal 1992, anno dell’uscita del primo episodio della serie, si riveli ancora attuale, pur con tutte le modifiche e le migliorie del caso.

Ma non solo attraverso il reclutamento dei demoni passa la via che conduce alla vittoria: in giro per il mondo di gioco, spesso in punti non facili da raggiungere, sono nascoste essenze di demoni, dalle quali è possibile carpire le abilità del dato demone per insegnarle tanto al Nahobino, ovvero il nostro eroe, quanto alle creature facenti parte del suo gruppo.

I menu in battaglia sono in italiano

Ecco che, allora, le possibilità di personalizzazione rasentano davvero l’infinito: se è tecnicamente possibile che due giocatori schierino la stessa formazione di demoni, è altamente improbabile che ad essi siano state insegnate le medesime abilità.

Ineccepibile, sebbene tarato decisamente verso l’alto, il bilanciamento della difficoltà: ai tre livelli inclusi nella versione da noi testata (Facile, Normale e Difficile), la patch day one ne aggiungerà un quarto, denominato safety, ideale per i neofiti e per quanti volessero solo godersi la storia senza il rischio di incappare in continui game over.

E credeteci, la schermata di game over, preceduta da un’animazione ad hoc, sarà una vostra inseparabile compagna di viaggio: da veterani del franchise avevamo inizialmente selezionato la difficoltà massima, solo per poi scendere a quella intermedia (percorso a senso unico, a proposito) in prossimità di un consistente picco di difficoltà a circa metà della campagna.

I boss, com’è facile immaginare, sapranno mettere a dura prova la capacità tattica e l’abilità strategica del giocatore, ma anche certi scontri di routine possono rivelarsi fatali se presi sottogamba: Shin Megami Tensei V veicola benissimo la sensazione di costante inferiorità e di pericolo che si presume possa accompagnare una gita nelle macerie di una Tokyo devastata da demoni infernali.

 

Fin qui, tutto rientra nei canoni della serie, ma è nell’esplorazione che Shin Megami Tensei V ha fatto registrare consistenti passi avanti rispetto ai capitoli precedenti: grazie anche alla potenza della quarta versione dell’Unreal Engine, le aree esplorabili constano adesso di dimensioni assai più consistenti che in passato, sebbene non equiparabili ai titoli open world.

I vari distretti attraverso i quali saremo costretti a difenderci dall’assalto dei demoni sono suddivisi in mappe di media grandezza, esplorabili a piacimento e costellate di segreti, creature da rinvenire e spedire al loro padrone, relitti del mondo degli umani rivendibili a buon prezzo e così via. Il level design claustrofobico e spesso irritante che aveva caratterizzato alcuni degli episodi precedenti è solo un lontano ricordo, e riteniamo che in pochi ne sentiranno la mancanza.

Si può essere sia soli sia poveri...ma una risata ci salverà!

Una verniciata di fresco

Il rinnovamento che ha coinvolto le fasi esplorative si è esteso, complice il già citato passaggio all’Unreal Engine, anche all’aspetto tecnico della produzione, che, nonostante qualche incertezza, spreme a fondo le possibilità di Switch per offrire scorci di una Tokyo post-apocalittica quanto mai convincenti.

La risoluzione dinamica ha un target di 1080p in modalità televisiva e di 720p in portatile, con quest’ultima che non oscilla più di tanto e raggiunge quasi sempre il target, laddove in modalità televisiva è possibile notare cali di risoluzione quando lo schermo si affolla di nemici in movimento (o quando si corre lungo gli scenari per diversi secondi consecutivi).

Per quanto concerne le performance, invece, non abbiamo riscontrato cali di frame rate significativi: qualche singhiozzo c’è, ma nel complesso, considerando anche che abbiamo giocato alla versione non patchata, siamo nell’ambito della tollerabilità; più significativo, e speriamo possa venire ridotto post-lancio, è il peso del pop-in, che è veramente notevole soprattutto giocando sullo schermo della tv.

Lo streaming delle texture lento è uno dei problemi noti dell’Unreal Engine, soprattutto sulle piattaforme meno potenti come Switch, ma in questo caso il fenomeno appare tanto evidente quanto diffuso.

Dialoghi di un certo livello con i demoni

Nondimeno, la presentazione, complice anche la consueta, stratosferica direzione artistica, rimane di buon livello: gli artisti di Atlus sono riusciti a traslare i modelli dei demoni in tre dimensioni senza perdere troppo nel livello di dettaglio, e il comparto animazioni, con l’eccezione della ridicola corsa in stile Naruto (ai giapponesi dovremo dirlo, prima o poi, che nessuno correrebbe mai così), migliora quanto visto solo pochi mesi fa con la rimasterizzazione di Shin Megami Tensei III.

Inutile dire che, nel confronto con quest’ultima, questo quinto capitolo esce vincitore sotto tutti i punti di vista, quasi come se il lavoro precedente sia servito come “palestra”, aiutando il team di sviluppo a prendere confidenza con il versatile motore di Epic.

Se in passato la forbice complessiva tra il gameplay e l’aspetto tecnico delle produzioni Atlus (e di Shin Megami Tensei in particolare) era piuttosto ampio, con il primo degno di nota ed il secondo salvato solo dalla direzione artistica, adesso quella stessa forbice si sta restringendo, grazie ad un motore grafico e ad un taglio più moderno delle produzioni più recenti.

Unica, vera nota stonata (perdonateci il gioco di parole) è rappresentata dalla colonna sonora, firmata da Ryota Kozuka e Toshiki Konishi, non tanto per la qualità intrinseca della stessa, comunque discreta, ma perché non all’altezza di quelle, eccellenti, che avevano fin qui caratterizzato la serie, finanche su dispositivi non proprio famosi per la fedeltà sonora come Nintendo 3DS.

Se volete avvicinarvi alla saga di Shin Megami, potete recuperare anche il terzo capitolo su Nintendo Switch.

8,7

Shin Megami Tensei V

Piattaforme: switch
Si è fatto attendere probabilmente più del dovuto, ma adesso che è tra noi, Shin Megami Tensei V è la dimostrazione che quei diavolacci di Atlus, oltre alle pentole, sanno fare anche i coperchi. Partendo dalle fondamenta gettate con il terzo episodio, il team di sviluppo ha costruito una narrativa magnetica ma meno opaca, un sistema di combattimento ancora più rifinito e ha ulteriormente innalzato le possibilità di personalizzazione dell'esperienza di gioco, a creare uno dei giochi di ruolo migliori che ci siano capitati per le mani negli ultimi anni. A rafforzare concetti ludici già così solidi, questo quinto capitolo aggiunge fasi di esplorazione finalmente godibili e ariose, una maggiore scalabilità del notevole tasso di sfida e una localizzazione italiana di qualità, che, siamo sicuri, porterà nuove leve al franchise. Una delle migliori esclusive per Nintendo Switch nonché uno dei migliori episodi del franchise Atlus.

Pro

  • Oscuro nelle tematiche ma non nell'esposizione
  • Combat system tra i migliori nel genere
  • Infinite possibilità di personalizzazione
  • Tende una mano ai neofiti senza scontentare i veterani
  • Localizzazione italiana di buona fattura...

Contro

  • Comparto sonoro non all'altezza dei migliori episodi del franchise
  • ...ma incompleta
8,7