Sea of Solitude recensione | Il Mare Nero della Desolazione

Sea of Solitude è un indie incentrato su tematiche delicate come depressione e bullismo. Vediamo come se l'è cavata, nella nostra recensione.

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A cura di Domenico Musicò - 5 Luglio 2019 - 15:00

L’egoismo e l’indifferenza verso i problemi altrui mortificano la nostra umanità, ci degradano, ci trasformano in dei mostri. È quello che è successo a Kay, la protagonista di Sea of Solitudine che deve combattere con la propria solitudine e con l’oscurità che alberga nella sua anima corrotta. Appartenente al catalogo EA Originals – che ci ha già regalato titoli come A Way Out, Fe e i due Unravel -, l’opera dei tedeschi Jo-Mei Games è una viaggio introspettivo e al contempo un piccolo dramma familiare, racchiuso in poco meno di quattro ore.

 

L’Io Sommerso

Bastano pochi attimi per comprendere le simbologie che Sea of Solitude mette in scena: il mare che sotto la superficie nasconde mostri oscuri che ora emergono, ora s’inabissano; le aree desolate che comunicano l’allontanamento progressivo dai propri simili; le figure nere ed enormi che rappresentano la grandezza delle problematiche da risolvere e al contempo le figure chiave nella vita di Kay. Tutto, in Sea of Solitude, è stato costruito per comunicare al giocatore lo stato d’animo della protagonista, anch’essa con sembianze lontane dalla sua vera forma.

È una ragazza che ha fatto stare male gli altri per via del proprio egoismo, ma anche una giovane donna che, di riflesso, si è resa conto della gravità delle conseguenze solo dopo che le è accaduto lo stesso. Gli eventi traumatici ci cambiano, è vero, ma è altrettanto vero che non si riesce a interiorizzare un dramma fin quando non capita proprio a noi. C’è sempre un ragionevole distacco tra ciò che capita agli altri, anche agli affetti più cari, e ciò che ci tocca davvero personalmente. Kay è il miglior esempio di questo assunto.

 

La storia di Sea of Solitude affronta temi delicati come la depressione, il bullismo, le difficoltà coniugali, i labili equilibri all’interno di una famiglia, la felicità illusoria. Non si va sin troppo nel dettaglio, e questo è un peccato, perché Sea of Solitudine preferisce fare una panoramica e non approfondire a sufficienza ciò che dovrebbero essere le tematiche portanti dell’opera. In tal senso, la divisione in capitoli e le diverse figure che si alternano giovano sia alla progressione, sia a catalogare gli argomenti, dando una continuità narrativa buona ma non entusiasmante. Ciò che vi resterà dentro dopo i titoli di coda è la sensazione che si sarebbe potuto fare qualcosa in più, e che i rischi presi dagli sviluppatori sono tutti molto calcolati.

 

Navigando in un Mare di Desolazione

Sea of Solitude prevede sezioni a bordo di una piccola barca, utile a solcare un mare apparentemente desolato sotto la cui superficie si nasconde un mostro oscuro e affabulatore, che altri non è se non la personalità sommersa di Kay, la quale deve sconfiggere il suo male interiore e non cedere alle lusinghe di altre azioni pericolose e sbagliate. Oltre a ciò, è possibile affrontare alcune fasi platform, in cui bisogna raggiungere zone galleggianti prima che la creatura degli abissi ci divori.

Mancano dei veri puzzle, e tutto è legato principalmente all’obbligo di dover lanciare un raggio luminoso nell’etere che terminerà la propria traiettoria lì dove giace l’obiettivo da raggiungere. Una volta raggiunto, o si passa alla sezione successiva, oppure bisognerà liberare l’oggetto o la sagoma misteriosa dalla corruzione, che verrà assimilata da un enorme sacco che Kay porta sulle spalle. Ridotto ai minimi termini, Sea of Solitude non è né più né meno di tutto questo, con alcune variante che prevedono l’eliminazioni di nemici oscuri deboli alla luce.
È in effetti poco, per convincerci appieno dal punto di vista del sistema di gioco, e a ciò va aggiunta una difficoltà quasi inesistente o comunque eccessivamente tarata verso il basso. Sea of Solitude vuole dunque solo raccontarvi la sua storia, senza volervi mettere troppo il bastone tra le ruote.

Se artisticamente il titolo si difende bene, con uno stile immediatamente riconoscibile a delle pregevoli desaturazioni di colore in determinate sezioni di gioco, lo stesso non si può dire per la grafica, che non riesce ad elevarsi al di sopra di una piena sufficienza. Ci è capitato di testimoniare a qualche balbuzie o di incappare in qualche bug, mentre la modellazione poligonale alterna buoni personaggi ad altri insolitamente goffi e non particolarmente apprezzabili.

+ Vengono trattate diverse tematiche delicate...
+ Buona sia la storia, sia la simbologia
- ... Alcune in modo piuttosto sbrigativo
- Semplice e non al top tecnicamente

7.5

Se rimanere umani significa non ignorare i nostri simili, aiutarli e vedere davvero cosa succede al di fuori della nostra comfort zone, Sea of Solitude è la migliore opera in grado di dimostrarci quanto sia importante non cedere agli egoismi. Resta però la sensazione di un mancato approfondimento di determinate tematiche, che rimangono appena abbozzate, così come di una struttura sin troppo semplice che non stimola fino in fondo il giocatore.




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